Cronache dalla antica città


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La nostra bella Cremona e i continui sgarri di ieri e di oggi

Un fabbricato commerciale/dirigenziale al posto della storica casa cinquecentesca che ospitò Fra Cristoforo, un passato tra realtà e leggenda evocato anche da Alessandro Manzoni

In posizione stretegica, fu al centro di grandi battaglie e sopravvisse alla distruzione del convento dei cappuccini. Ma cede alla indifferenza di oggi



La casa di Fra Cristoforo tra via Mantova e via Cappuccini, sotto il frontale della casa e il collegamento tra lo stabile cinquecentesco e la cosiddetta casa dell'ortolano che serviva il convento e nella quale si sarebbe nascosto Lodovico Picenardi dopo l'assassinio descritto da Alessandro Manzoni, indi, nel testo, il retroce della casa dell'ortolano.


di Cesare Castellani

Un altro pezzo della vecchia Cremona se ne va! E con questa si cancella una leggenda o forse una storia vera con straordinarie reminiscenze manzoniane che in una città fiera della sua storia e delle evidenze anche turistiche non sarebbe mai stata trascurata, ma anzi fatto oggetto di visita e testimonianze.
Sta per essere abbattuta la casa d'angolo fra Via Mantova e Via Cappuccini (dalla casa il nome della strada...), un'immobile che risale al Cinquecento, non sappiamo se di pregio dal punto di vista architettonico, ma che la storia e la tradizione soprattutto indicano come la casa in cui si sarebbe rifugiato Padre Cristoforo di manzoniana memoria (al secolo Lodovico Picenardi) dopo l'orrendo delitto che lo avrebbe poi portato al pentimento, alla conversione e a vestire il saio.



Da qualche tempo appare sulla stampa locale una pagina intera pubblicitaria a cura dello studio immobiliare e marketing "Claudio Villa" che reclamizza "un nuovo complesso in posizione unica da edficarsi ad uso commerciale/ direzionale con diverse tipologie". La foto in bianco e nero chiarisce bene che il complesso in posizione unica sostituisce completamente ed esattamente la casa di Fra Cristoforo della quale non resterà traccia. Sono state superate le deboli resistenze iniziali della sovrintendenza, sostenendo che la indicazione popolare, il ricordo negli antichi testi di Cremona, l'intervento manzoniano non sono sostenuti da documenti inoppugnabili e dunque, a quanto pare, vista la resa della sovrintendenza, non valgono nulla.
Ma ragionando così, si potrebbe tranquillamente abbattere il balcone di Giulietta e Romeo a Verona. Manzoni non vale Shakespeare ed i luoghi manzoniani sono una invenzione turistica, null'altro.
La casa manzoniana di via Mantova era di proprietà della famiglia Caporali (che adesso sta passando qualche guaio serio per la vicenda di Palazzo Grasselli). Fu venduta alla impresa Azzali. Il progetto del COMPLESSO IN POSIZIONE UNICA (singolarmente non specificata, a scanso di polemiche, nell'inserto pubblicitario, meglio far passare la storia in secondo piano, non si sa mai... Sarebbe comico se poi venisse chiamato Complesso Cappuccini o Complesso Fra Cristoforo) è dovuto all'architetto Tamagnini di Cavatigozzi, lo stesso coautore del quartierone "marino" di via Del Sale realizzato dalla cooperativa Pastore vicina alla CISL e che ha suscitato tante polemiche.
In via del Sale un panorama della città parzialmente cancellato. In via Mantova la casa di Fra Cristoroforo. Un bel record.


Casa storica quella in via Mantova, peraltro, non solo per le attenzioni del grande scrittore. E' muta testimonianza di grandi battaglie tra '600 e '700 dalle quali è fortunosamene uscita indenne. Cede invece alla triste indifferenza di oggi, altro esempio di architettura storica liquidato come altri in questi ultimi tragici anni per l'urbanistica cremonese, ormai paragonabili in tutto e per tutto, per libertà distruttiva, agli anni '50 del secolo scorso.
Questa era infatti la casa in cui abitava l'ortolano del convento dei cappuccini ove Lodovico avrebbe trascorso, nascosto, i giorni immediatamente successivi al delitto non potendo, trattandosi di un assassino non ancora pentito, entrare nel luogo sacro.
Il convento dei cappuccini (Convento dei 12 Apostoli) sorgeva infatti in quel luogo ed è ricordato dalla via che ne porta il nome e fu fondato in torno al 1570.
Poco lontano dalla Porta Bresciana (oggi Porta Venezia) esisteva da qualche secolo una piccola chiesa appartenente ai Monaci Benedettini, i quali vi avevano istituito un Priorato chiamato dei Santi XII Apostoli. Qui appunto vennero ad abitare i primi Cappuccin, ma essendo la chiesetta quasi diroccata, i nobili e il popolo di Cremona gareggiarono in offerte. Sorse il Convento e fu riedificata la chiesa che lo stesso Cardinale Vescovo Sfondrati, prima di salire al soglio pontificio, consacrò.
Nel 1630, anno luttuoso anche per Cremona, infieriva terribilmente la peste nelle contrade lombarde. Le cronache della città sono concordi nel tracciarne il quadro raccapricciante e nel dichiarare che i Padri Cappuccini nell'assistenza agli infermi furono degli eroi.
Nel secolo XVII le guerre vennero di nuovo a sconvolgere il territorio cremonese.
Le truppe francesi nel 1648 tennero assediata Cremona ben 83 giorni ed il Convento dei SS. Dodici Apostoli, data la sua ubicazione, era, come si esprime uno storico, tra due fuochi!
Più tardi, nel 1655, decretata la fondazione di nuove fortificazioni alle mura della città, furono abbattuti i borghi fuori dalle mura da Porta Bresciana ed i Cappuccini furono per un momento trepidanti, ma alla fine il loro convento fu per allora risparmiato.
Non fu risparmiato però durante la guerra per la successione di Spagna. Nel 1705 per ordine del governatore francese di Milano, il governatore di Cremona concesse tre giorni di tempo ai Cappuccini per sgombrare il Convento, che fu subito dopo abbattuto col pretesto che avrebbe potuto giovare all'armata imperiale guidata da Eugenio di Savoia.
A ricordare l'antico asceterio è rimasta, appunto, la via intitolata al leggendario cappuccino immortalato dal Manzoni: «Via Padre Cristoforo Cappuccino», ora «Via Mantova». (Il Manzoni per questo personaggio si é ispirato ad un certo fra Cristoforo, Lodovico, alias Giovanni de Picenardi, nobile cremonese, vissuto e morto nel lazzaretto di Milano durante la peste da lui descritta). La città di Cremona, in questi ultimi anni, nell'urbanizzare la zona della vecchia carboniera ha tenuto presente di questa presenza intitolando la via che collega la Via Mantova con la zona della parrocchia di S. Francesco, «Via Cappuccini».