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INCHIESTA: IL TERRITORIO CREMONESE È CAMBIATO.... TUTTI I DATI DEL DISAGIO


Il rapporto sulla povertà di Cremona dà ragione alle statistiche sul PIL: la politica economica del territorio non va


Dicono che la crisi è ...in crisi. Sarà. Le banche ingrassano, molte industrie si sono... "liberate" degli appesantimenti di personale. Ma il prezzo chi lo paga? Ecco un'altra statistica. Lo pagano i poveri, sempre più poveri. Secondo l'Ores, l'Osservatorio sulla esclusione sociale, nel 2008 rispetto al 2007 25 mila altri poveri lombardi hanno chiesto aiuto al privato sociale.
Cremona non sta troppo bene nella classifica neutrale, ed ancor peggio se poi si considera la carta della povertà estrema che con qualche difficoltà siamo riusciti a ricavare dai dossier dell'Ores. I poveri estremi nel cremonese vanno infatti verso l'allarme sopravvivenza.
Ecco la graduatoria asettica della povertà: Milano 202.817; Brescia 24.543; Bergamo 19.328, Varese 17.791, Cremona 12.324; Como 9.529; Pavia 9.486, Mantova 5.056, Lecco 4.891, Lodi 4.190, Sondrio 4.006.
Se si fa il rapporto con la popolazione, la misura della povertà cremonese porta alla medesima conclusione del rapporto sul PIl dove Cremona ha la maglia nera lombarda. La Camera di Commercio e gli altri ce la contano soave: il PIL a Cremona è a +8,9 passando da 24.873 euro a 27.087 euro di Pil pro capite nel periodo 2003 -2008 ed ha maturato un distacco dall'altro territorio in stallo, Milano aggregato a Monza e Brianza, del 3,4!. Oggi misura un abisso di 14,7 punti dalla provincia migliore, Brescia. Il PIL medio lombardo pro capite è del 17,5, quello di Cremona poco più della metà! Lo sviluppo deviato del territorio cremonese non dà frutti.E andrà così finché ci preoccupiamo di più della ZTL che dei poveri o se vogliamo, dei meno abbienti. I SUV si moltiplicano, la povertà cresce. C'è anche qualcosa che non va.
Il primo censimento degli enti di assistenza rivolti alle persone in condizione di povertà materiale nasce dalla fusione delle banche dati del privato sociale coinvolto in ORES (Associazione Banco Farmaceutico, Caritas Ambrosiana, Caritas Lombardia, Fondazione Banco Alimentare, Gruppi di Volontariato Vincenziano, Opere degli ordini francescani, Società San Vincenzo de Paoli - Conferenze San Vincenzo) e di istituzioni pubbliche (Registro regionale delle organizzazioni di volontanato, Registro regionale delle cooperative sociali).
Complessivamente le organizzazioni censite alla fine del 2007 sono state 1513

Se il monitoraggio degli enti riesce a fornire utili elementi generali sulle tipologie di servizio e sulla numerosità degli utenti, al fine di ampliare la base di conoscenza su entrambi i versanti, viene annualmente svolto un approfondimento su un campione di 215 enti del privato sociale di diversa tipologia e identità. La raccolta di queste informazioni è stata effettuata nel mese di ottobre 2008.
Il trend generale rispetto alla fine del 2007 indica un aumento delle persone che si sono rivolte a questi centri in cerca di aiuto, confermando le attese legate alla crisi economica. Il numero di utenti di questi enti è di circa 315.000 alla fine 2007, e cresce fino a 340000 utenti a fine 2008.
Solo l'1,9% degli enti dichiara che il numero di persone assistite quotidianamente è diminuito rispetto al precedente anno; nel resto dei casi, l'andamento è per lo più cresciuto (55,4%) o rimasto stabile (42,7%).
C'è ancora da dire, peraltro: 2 assistiti su 3 sono di nazionalità non italiana; un terzo degli assistiti sono minori, soprattutto stranieri e di sesso maschile; tra gli adulti 18-64 anni prevalgono le donne, soprattutto straniere (in particolare fra i 18 e 130 anni); gli anziani sono soprattutto italiani e donne. Bisogna dunque agigungere, e qui ha ragione la Lega, che la immigrazione non motivata produce situazioni estreme. Stranieri sì, pealtro, ma 4000 poveri estremi, non dimentichiamolo, solno italiani. Come arrivano alla 'indigenza?
Rispetto alle cause dello stato di bisogno e di difficoltà prevalgono lo scarso reddito e la perdita o la mancanza del lavoro; la seconda causa di povertà è legata a motivi di salute.
Rispetto alla fine del 2007 aumentano soprattutto le persone che hanno perso il lavoro, le madri sole con minori e gli uomini separati o divorziati.
Quasi tutti i servizi hanno avvertito una domanda crescente da parte degli adulti (italiani e stranieri), con picchi di particolare intensità da parte degli erogatori di sussidi in denaro (messi sotto pressione soprattutto da parte degli stranieri), di posti letto e di servizi per l'igiene personale (richiesti soprattutto da parte degli italiani).
Il maggior bisogno di aiuto da parte dei minori stranieri è stato avvertito anzitutto da chi eroga pacchi alimentari, vestiario, sussidi in denaro. I minori italiani hanno bisogni non dissimili da quelli dei loro coetanei stranieri, ma il loro numero non cresce con la stessa progressione e dunque la loro pressione sui servizi è avvertita in modo meno forte.
C'è una luce, legata alla tradizione di carità lombarda e cremonese. Va sottolineata. È interessante notare come oltre la metà degli enti abbia potuto segnalare percentuali più o meno consistenti di persone che, anche grazie all'aiuto ricevuto dai soggetti del privato sociale, sono riusciti a fuoriuscire dalla condizione di disagio conclamato nel corso dell'ultimo anno. Nel 12% dei casi si segnala una quota di assistititi usciti dal bisogno più grave, quello superiore al 20%: un dato significativo, che conferma la capacità del privato sociale - quando funziona - di promuovere percorsi virtuosi di affrancamento dalla condizione di povertà.
ORES stima che siano state circa l6mila le persone uscite dalla condizione di bisogno nel corso del 2008.
Ma resta il dato totale drammatico: 25 mila poveri estremi in più nel 2008. Ed i poveri nel cremonese sono oltre 12 mila. Tremila più che a Como, il doppio e mezzo che a Mantova, il triplo che a Lodi. E così via. Stiamo sbagliando o no?
La conferma del disagio viene da un altro indicatore. La misurazione del PIL. Guardate nella tabella qui sopra, la posizione di Cremona in Lombardia. Un distacco in negativo di 5,2 punti percentuali dal penultimo peggior dato regionale, quello di Mantova, di ben 8,6 punti (quasi pari al PIL cremonese) nella media regionale.

Una raffica di dati e di raffronti nazionali sui quali si preferisce tacere

Sfratti, in Lombardia è un disastro: a Cremona inesorabili, 375 sfratti su 389 famiglie, a Como e Mantova un aumento del 40- 50%

Dall'Istituto Cgia di Mestre giunge un 'altra classifica, sempre in negativo, ahinoi. Cremona e provincia figurano nella parte alta della graduatoria nazionale che misura l'indebitamento delle famiglie. La cifra media è di 16.898 euro. Dal 2002 l'indebitamento nel territorio ha avuto un incremento del 93%. Così Cremona e provincia (il dato non è riferito soltanto alla città, l'errore di chi ha individuato solo il capoluogo è clamoroso) raggiungono un poco allettante 26° posto nella classifica generale: l'insieme dei dati che si affollano denunciano la questione fondamentale: il fallimento della pianificazione economica nel cremonese da almeno vent'anni a questa parte.

"Siate ottimisti": predica il nostro premier. Non pensare alla crisi. Ma dirlo a chi vive di reddito fisso pare una presa in giro. E va ancora peggio per chi è rimasto a casa, in cassa integrazione o senza lavoro. Sistenta a credere quel che dicono i dati inesorabili sullo stato del territorio cremonese e dei nuovi disagi. Sfrecciano i SUV. Magari di chi denuncia redditi insignificati o addirittura non denuncia nulla. Così gli occhi se si gira per le città e per i Paesi restano sorridenti e tranquilli. Ma dietro c'è l'inesorabile marcia dei dati (cifre autentiche) in negativo. L 'emergenza picchia in un altro indicatore estremamente significativo. L'emergenza sfratti. L'Unione Inquilini ha fatto una graduatoria, nella quale si mettono in rapporto i morosi con il numero delle famiglie residenti nella provincia. La provincia con la peggiore incidenza risulta Modena dove si registrano nel 2009, secondo i dati fornito dal ministero degli interni, 1.062 sfratti . Ebbene, in questa graduatoria, Cremona è nella parte alta, al diciassettesimo posto nella graduatoria nazionale proporzionale (375 sfratti su 389 sfratti per famiglie, in Lombardia peggiore soltanto Pavia). Si conferma la situazione grave della Lombardia dove, secondo l'Espresso, addirittura si deve considerare fuori controllo l'emergenza sfratti. E molti sfrattati finiscono addirittura in strada. Ecco gli sfratti per numero nelle altre città di Lombardia: Brescia 415, Lodi 419, Mantova 451, Varese 452, Lecco 638, Como 920, Milano 1318, Pavia 611.
Pio De Chiara, che fa il lavoro del "cattivo" da 26 anni ed è segretario regionale del sindacato degli ufficiali giudiziari, dice che non lavora così tanto dal 1991. Altro periodo difficile per l'economia. «Stavolta è peggio. Io ho il mandamento su Trezzano dell'Adda, Gorgonzola e altri otto comuni. L'aumento dei morosi è pazzesco, del 40-50 per cento. Io non posso farci nulla, se ci vanno di mezzo bambini e anziani cerco di spostare l'arrivo della polizia di una, due settimane. Ma dopo il secondo accesso dobbiamo cambiare la serratura. Qualcuno dice che noi acceleriamo per guadagnare più soldi, ma è una menzogna. Per uno sfratto becco la miseria di 17,20 euro, un fabbro circa 150. Lo scriva, noi con questo boom non ci guadagniamo niente».
Gli sfratti emessi sono cresciuti in Italia del 17 per cento, ma a Torino si arriva al 50, a Venezia al 260, a Treviso al 74, Como e Mantova sfiorano un aumento del 40.

L'indebitamento medio delle famiglie cremonesi: anche qui siamo nella parte alta della classifica dell'emergenza

Tornando a Cremona, dal dato emerge sempre più una situazione economica assai critica. Dall'Istituto Cgia di Mestre giunge un altra classifica, sempre in negativo, purtroppo. Cremona e provincia figurano nella parte alta della classifica che misura l'indebitamento delle famiglie. La cifra media è di 16.898 euro. Dal 2002 l'indebitamento nel territorio ha avuto un incremento del 93%. E così Cremona e provincia (il dato non è riferito soltanto alla città, l'errore di chi ha individuato solo il capoluogo è clamoroso) raggiungono un poco allettante ventieiesimo posto nella classifica generale. Lodi detiene il record assoluto con 20.960 euro.

Artigianfidi e la crisi

In 7 mesi prestiti di 500mila € superiori
a quelli di tutto
il 2008

Morde la crisi. In soli 7 mesi i prestiti assistiti da Artigianfidi di Cremona hanno "bruciato" per importo quelli dell'intero 2008. Lo scorso anno ammontavano a 7.802.420 euro; nei primi sette mesi di quest'anno (il dato è aggiornato al 28 luglio) hanno già "sforato" di circa 500 mila euro raggiungendo la rispettabile cifra di 8.319.650 euro. Una crescita paurosa con questi dati a picco: tra il 9 febbraio ed il 3 marzo 1.036.700 euro tra il 23 marzo ed il 28 aprile 1.545.000 euro, tra il 28 aprile e il 12 maggio 1.184.000 euro. A luglio la richiesta è scesa a 933.000 euro, ma siamo di poco sotto e comunque vedremo a settembre. Mancano 5 mesi alla fine dell'anno. Tanto basta per dire quanto sia preoccupante il momento come sottolinea il presidente di Artigianfidi Giorgio Everet il quale richiama le banche. "Hanno fatto tanto, ma siamo convinti che possano fare di più specialmente nei confronti della piccola e media impresa".

Popolare Cremona: le famiglie in difficoltà possono sospendere il pagamento delle rate del mutuo

Il Banco Popolare, grazie all’accordo con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, ai sensi del decreto legge n. 185/08, si impegna a garantire ai propri clienti, che si trovino in situazione di difficoltà, la possibilità di sospendere, fino a 12 mesi, il pagamento delle rate del mutuo senza alcun costo e con conseguente prolungamento del periodo di rimborso.

Nello specifico, con decorrenza 31 luglio 2009, hanno diritto alla sospensione tutti i sottoscrittori di un mutuo per l’acquisto dell’abitazione principale che abbiano usufruito di interventi di sostegno al reddito per la sospensione dal lavoro (es. Cassa Integrazione) o abbiano perso la propria occupazione da lavoro dipendente o si trovino in possesso dei requisiti per l’assegnazione della somma una tantum di cui all’articolo 19, comma 2, del D.L. 185/2008.

L’accordo per anticipare la Cassa integrazione ai lavoratori
Gli iscritti sono oltre 1700: una situazione  in incremento, purtroppo 

Provincia, Camera di Commercio e Istituti di Credito locale hanno sottoscritto il protocollo per l’anticipazione da parte delle banche dell’indennità che spetta ai lavoratori in caso di ricorso agli ammortizzatori sociali: Cassa integrazione guadagni ordinaria, straordinaria, in deroga e la mobilità.

L'allora presidente della Provincia, Giuseppe Torchio, e della Camera di Commercio, Giandomenico Auricchio, hanno illustrato il contenuto dell’accordo.

“Il ricorso agli ammortizzatori sociale è in costante e forte aumento” ha illustrato Torchio, “la cassa integrazione straordinaria in deroga – cioè quella a cui possono ricorrere le aziende fino a 15 dipendenti, vale a dire la maggior parte delle nostre aziende e la cui procedura ha inizio, dal 2007, in Provincia - ha avuto un aumento imponente. In tutto il 2008 le richieste hanno riguardato 54 aziende, per 290 lavoratori, per un totale massimo impegnato di risorse pari a 479mila euro. Solo nei primi due mesi del 2009 le richieste hanno invece riguardato 69 aziende per 531 lavoratori e per un ammontare totale di risorse impegnate pari a circa tre milioni di euro”.

La Provincia, dal prossimo primo aprile, gestirà le liste dei lavoratori in mobilità, attualmente gestite a livello regionale. I dati, anche in questo caso, evidenziano una crescita costante del ricorso alla mobilità e credo che nei prossimi mesi l’incremento sarà ancora maggiore.

Alla 28 febbraio 2009 i lavoratori iscritti nelle liste della provincia di Cremona erano già 1700. Nei Centri per l’impiego gli utenti sono in deciso aumento già dallo scorso mese di settembre e le file di persone che richiedono servizi e sostegno nella ricerca di un nuovo lavoro sono sempre più frequenti.

Gli Istituti di Credito che hanno aderito sono: Banca Cremonese di Credito Cooperativo, Banca Cremasca, Cassa Rurale del Cremasco, Cassa Rurale e Artigiana di Rivarolo Mantovano, Cassa Padana-Banca di Credito Cooperativo, Banca di Credito Cooperativo di Dovera e Postino, Banca dell’Adda Credito Cooperativo, Banca Popolare di Cremona, Banca Popolare di Crema.




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di Dom, 16 ago 2009