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Il Comune di Cremona insiste nel voler proporre una devastante arteria nel Parco del Po e del Morbasco

La prima parte del tracciato, da via del Sale (rotatoria)

La tangenziale sud diventa una strada urbana "parco" con un costo minimo di oltre 16 milioni di euro. C'è di più: con la trasformazione in via cittadina, dovranno pagarla tutta i cremonesi con le loro tasse

Ci mancava la incredibile prospettiva finanziaria in aggiunta ai problemi già noti: viene presentata come meno impattante, ma i progettisti prevedono diecimila veicoli giornalieri, barriere anti rumore ed altro - Sarebbe questa la strada "parco"? Consumando territorio verde (ma si annuncia un suo riassetto benefico) si mette una cintura di cemento anche a questa zona della città , oltre tutto con un ulteriore paradosso: non raggiunge direttamente l'ospedale, il punto magnetico rilevante, per cui ci sono infiniti dubbi che i cittadini abbandoneranno il percorso più corto rappresentato da via Giordano - In pratica la strada è utile solo ai mezzi pesanti che raggiungono il depuratore e la discarica - E caso mai avesse successo, si profila anche il pericolo che l'espansione edilizia si allargherà su un suggestivo terreno agricolo e verde: ma che idea cari Corada , Soregaroli, e adesso anche Perri e C. (camerati o compagni?)

La seconda parte del tracciato, con lo sbocco alla tangenzialina


Resta in discussione a Cremona (se ne è appropriato anche il programma del centro destra) la tangenziale sud, vecchia idea trasferita nel programma di Corada che, come ribadì l'assessore Soregaroli, è intoccabile proprio come il Vangelo. E siamo alla quinta proposta. Affidata alla ideazione preliminare dell'Autostrada Centro Padane, la tangenziale sud cambia nome e diventa strada urbana che, nel rispetto del vincolo ambientale posto a suo tempo dalla Giunta Corada, si chiama strada "parco". Con una sorpresa malefica peraltro che lascia davvero sconcertati sulla capacità di previsione della Giunta caduta: perché il cambiamento di destinazione della strada da tangenziale a urbana ne fa una via tutta cittadina, il che comporta il fatto che il suo costo, minimo oltre i 16 milioni di euro, dovrà essere sostenuto interamente dal Comune di Cremona, ovvero dalle tasse e da tagli dei servizi alla cittadinanza.


Parco, poi... il parco c'è, effettivamente. Ma è quello del Po e del Morbasco che, come si vede nel tracciato qui sopra, viene ora violato sulla fascia di sinistra, con un tracciato di circa 3 chilometri e mezzo che prevede anche la costruzione di un ponte, piuttosto importante, nell'attraversamento del Morbasco, una serie di rotonde e limiti di velocità a tratti di 70 all'ora ed altri di 50. Dove porta questa strada parco? Non riesce ad arrivare all'ospedale ma risulta di buon servizio per i mezzi pesanti che raggiungono il depuratore e la discarica, sfruttando anche alcune strade (di servizio) già esistenti e da riqualificare. Con quali vantaggi? E qui viene il bello.


Le ipotesi sono svariate. Quella dei proponenti è un passaggio di circa diecimila mezzi al giorno, in gran parte sottratti, questo sarebbe al beneficio, al traffico di via Giordano.

Tuttavia alla domanda a proposito di quanti di questi mezzi servano i cittadini cremonesi e quanti provengano da fuori, non si sa rispondere,

Soregaroli resta imbarazzato. "Noi possiamo contarli - dice - ma non possiamo sapere di più su chi e da dove".

L'ingegner Pagliarini corregge un po', ma la cifra non viene fuori. Eppure non è irrilevante: perché se quanti percorrono via Giordano, come riteniamo a lume, sono prevalentemente mezzi cremonesi, è assolutamente chiaro che continueranno ad utilizzare via Giordano che è strada più diretta, più corta per andare da piazzale Cadorna all'altra parte della città e che conduce, oltre tutto, alla svelta all'ospedale.

Ma facciamo buona la idea dei progettisti: cioè che la via "parco" susciti le attenzione che una simile spesa pretende.

Traffico e scorrimento imporranno nei punti che si avvicinano di più alla città una serie di barriere di attenuazione e terrapieni. La strada in se stessa si pone in rilievo di circa un metro, non molto si dice, ma in ogni caso con una propria identità e con il suo asfalto. Parco allora? Torniamo al discorso ambientale. Resta un progetto devastante, anche in prospettiva. La nuova arteria cementifica e stringe la città a sud. Dunque nel caso abbia successo, chiamerà progressivamente ad espandere le abitazioni e i fabbricati commerciali nella sua direzione, mangiando una bella fatta di parco del Morbasco. Non è una responsabilità da poco per la amministrazione Corada e per quella che gli succede codificata nel nome di Perri che da canoista il verde dovrebbe amare, soprattutto guardando alle generazioni future.

Soregaroli non resse molto alla contestazione e si inalberò, sciorinando tutti i numeri, quando gli lanciammo questa osservazione.

Rispose Soregaroli:"Siamo noi che nel 2004 abbiamo codificato, allargato e definito il parco del Po e del Morbasco per quello che è ".

Giusto, perché negarlo? Ma proprio questa impresa non giustifica il fatto di mangiarne di volta in volta una fetta.

Impresa assurda, allora. Si va avanti perché la demagogia fiuta che i cittadini, senza conoscerne tutti i risvolti, secondo i sondaggi proclamati da Ceraso, sarebbero favorevoli.

La prossima spesa? Dopo la brillante idea, si stanzieranno quattrocentomila euro per un progetto preliminare da approntare entro il 2009. E via così.



La veduta panoramica di Cremona dall'argine del Po, nella zona che potrà essere percorsa dalla circonvallazione sud : era evidente, anche prima che fossero colorati di verde marino i tetti del quartiere autorizzato nell'area dell'ex Solai Varese, come la città non abbia mai avuto alcun riguardo per il proprio panorama,adesso pressoché cancellato dall'insediamento promosso dal Consorzio G.Pastore, nel quale non è mai stato difficile intravvedere personaggi che sono stati protagonisti della politica cattolico - centrista cremonese.

Un'altra sorpresa sgradevole dal quartiere del Consorzio G.Pastore in via del Sale

Incredibile: i tetti in verde marino contro l'austera architettura contadina ed i rossi mattoni del cotto cremonese

Abbiamo più volte sottolineato con dispiacere l'indifferenza culturale (a tutti i livelli di intervento) ed anche il disinteresse per il paesaggio cremonese che si accompagnano alla realizzazione di un enorme villaggio condominiale nell'area dell'ex solai Varese a ridosso del Morbasco e lungo via del Sale. A proposito di paesaggio violato c'è stata persino una vana denuncia di Italia Nostra.
Dietro c'è il Consorzio Casa G. Pastore, di impronta centrista, associato a Confcooperative.
Il complesso residenziale di via Del Sale è costituito da da 4 palazzine condominiali su tre piani con 88 alloggi di varie metrature tutti completi di garage, cantina e terrazze. 14 villette a schiera bifamigliari o quadrifamigliari su più piani con giardino di proprietà e garage. 117 autorimesse collocate in piano interrato e venti posti auto scoperti. L’inquadramento paesistico è stato realizzato dall’agronomo Giorgio Ferlenghi per Silvaconsorzio. Il progetto complessivo è invece degli architetti Giuseppe Tamagnini e Enrico Pedretti,
Ebbene, in questo discusso complesso tutto ci saremmo aspettati fuoché l'ultima novità, che chiama una volta di più contemporaneamente in causa chi ha approvato una simile scelta.
Il complesso si colloca - come mostra la foto sopra - nell'austera architettura contadina della zona caratterizzata dal rosso mattone ed ha per sfondo un centro storico che qualcuno ha chiamato la città "rossa" per la dominante del cotto, tanto bene valutato dai coppi dei tetti della città, un onda che dilaga dal Torrazzo, posto al centro , pennone in mattoni del vascello cremonese che dà il ritmo e lo stile al nucleo urbano.
Ebbene, in questa sinfonia che richiama la tradizione del mattone e le antiche fornaci (ecco sullo sfondo la manumentale ciminiera della Frazzi, anch'essa in mattoni) poste lungo le ripe del Po per sfruttare le caratteristiche dell'argilla, realizzando manufatti che hanno vinto i secoli (come il Battistero conferma), ebbene, in questa sinfonia monocromatica, qual'è l'ultima trovata del Consorzio e dei suoi architetti, naturalmente autorizzata dalle illustri commissioni di controllo comunale?



I tetti dell'enorme complesso sono in verde marino come neppure nel più ovvio villaggio vacanziero tunisino.

La sorpresa è enorme: perché oltre tutto il rendering del quartiere collocato in gran vista all'ingresso dei cantieri mostra i tetti con un colore indecifrabile, comunque ben diverso da quello realizzato.
Chi ha cambiato rotta? Da restare allibiti. Un altro sgrarro alla unità stilistica della città. Perché?





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di Sab, 1 ago 2009