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40 anni dal primo sbarco sulla Luna

Il nostro collaboratore Sandro Rizzi, allora redattore de Il Gazzettino di Venezia, racconta come visse la notte del 20 luglio 1969

di

Sandro Rizzi


Il primo messaggio datato Luna fu lanciato dall'Associated Press. Un riga: "L'uomo è atterrato sulla Luna". Quella notte tra il 20 e il 21 luglio di 40 anni fa l'ho vissuta a Venezia, a Ca' Faccanon, storica sede del "Gazzettino". Direttore era Alberto Cavallari, un vulcano di idee per "coprire" al meglio un avvenimento destinato da subito a essere pagina di storia.

La diretta televisiva poteva supplire alla limitatezza dei nostri mezzi. Per catturare le immagini riuscimmo a procurarci uno dei primi videoregistratori che aveva la possibilità di "fermare" i fotogrammi: così con le foto fatte in casa anticipammo le telefoto delle agenzie, allora non velocissime.

La chiusura della prima edizione fu relativamente facile, considerando che l'allunaggio avvenne alle 22.17' 40" italiane. Storico, in quel momento, divenne il dispaccio dell'agenzia americana: stampato in negativo andò a illustrare il grosso titolo "Sono sulla Luna". Il titolo basso rivela l'attenzione di Cavallari (che ho riavuto come direttore al "Corriere" dall'81 all'84) per gli equilibri internazionali: "Minuto per minuto le notizie memorabili, mentre il Lunik manovra misteriosamente". La gara dello spazio vedeva in corsa Usa e Urss: gli americani vincevano una tappa determinante, ma intanto i sovietici erano presenti in orbita con una sonda che "esplorava lo spazio circumlunare".
La prima passeggiata di Armstrong, intorno alle 4.40 (orario impossibile anche oggi per i giornali di carta) ci obbligò a fare i salti mortali: in un paio d'ore un supplemento straordinario di otto pagine.

Se il "Corriere" schierava le sue grandi firme, noi ci difendemmo con un reportage del mitico Ruggero Orlando e l'appassionato lavoro di una redazione piccola ma agguerrita. Per amicizia con il direttore, Orlando - impegnato da Houston nella maratona televisiva della Rai condotta a Roma da Tito Stagno (avrete tutti visto il replay del famoso bisticcio sull'attimo esatto in cui il "lem" Aquila toccò la Luna) - trasmise il servizio in parte a braccio per telefono in parte per telegramma-lettera (strumento oggi dimenticato): risultato, un testo avvincente, senza sbavature, che rendeva tutta l'atmosfera e l'ansia di quei momenti. Ho ancora nelle orecchie la sua inconfondibile erre arrotata: parlargli in diretta fu per me, giovane giornalista, una forte emozione. Ero per la prima volta a contatto con un maestro della professione: imparai che quando gli avvenimenti incalzano non bisogna perdere la calma. Una lezione che m'ha accompagnato in tutte le successive esperienze.
Uscimmo in Calle delle Acque verso le 9.30, stravolti, ma fieri del risultato. Avevamo tra le mani un giornale che sovvertiva, per impaginazione, il suo aspetto tradizionale. Ma l'avvenimento meritava. Giusto quindi che anche un quotidiano facesse un passo straordinario. Oggi la diretta, per di più a colori, è consuetudine e sono stati proprio gli sforzi tecnologici dell'impresa lunare a rendere possibile questa consuetudine.
"Un piccolo passo per l'uomo, ma un grande balzo per l'umanità": la frase dell'astronauta Neil Armstrong, il primo a mettere piede sul suolo lunare, allora poteva sembrare retorica. Oggi potremmo dirla profetica. I nostri titoli l'avevano intuito.
Una ventina d'anni dopo, vissi una giornata al centro spaziale di Capo Kennedy: salii sulla rampa di lancio, vidi applicare le mattonelline dello scudo termico allo Shuttle in costruzione, rividi i filmati.

Ma un vero pezzetto di Luna l'ho visto soltanto a Milano, in una teca custodita dal Museo della Scienza e della Tecnologia "Leonardo da Vinci".

Un frammento di roccia di neanche un centimetro, inglobato in una sfera di vetro sintetico di 7 centimetri (nella foto a destra nel testo).

E' il dono che il presidente Nixon fece nel 1973 al governo italiano dopo l'ultima missione americana sulla Luna (Apollo 17, nel 1972). Il prezioso cimelio è stato esposto al pubblico in via eccezionale nel settembre 2007 dopo la prima di "Luminare Minus", uno spettacolo ispirato proprio a quel pezzetto di roccia. Per la regìa di Mauro Bonazzoli e la coreografia di Manuela Tagliavia, l'étoile Luciana Savignano danzò con gli allievi della Scuola di Ballo dell'Accademia Teatro alla Scala, su musiche di Giampaolo Testoni.

"Per lo spazio il Museo ha un futuro - afferma il direttore Fiorenzo Galli - perché stiamo pensando all'ampliamento della sezione astronomia per dedicare un'area proprio all'esplorazione cosmica".
Rilette in questi giorni, le "nostre" pagine lunari (Cavallari, Orlando e altri colleghi purtroppo non ci sono più) non sembrano neanche ingiallite.