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I dodici arazzi del Duomo con le Storie di Sansone

2437 ore per riportare "Sansone squarta il leone" al primitivo splendore

Presente il Vescovo, il dottor Rebecchi per la Fondazione Cariplo, il vice sindaco di Cremona Malvezzi, il primo arazzo restaurato presentato in Battistero è stato quello a soggetto "Sansone squarta il leone" della famosa serie del Duomo dedicata alle Storie di Sansone, in dodici pezzi del cartonista Gillio Mechelon di Malines, realizzati dall'arazziere Jan Raes nella manifattura di Bruxelles con un contratto firmato il 29 agosto 1629 per una spesa complessiva di 9240 fiorini. L'arazzo in questione che ha goduto per la pulitura ed il restauro del contributo della fondazione comunitaria della Cariplo, della parrocchia di Trigolo oltre che della Diocesi, raffigura, appunto, Sansone che squarta il leone ed è largo al massimo 5 metri e 21 metri, alto al massimo 4,84 metri ( i lati non sono esattamente uguali), l'ordito è di lana, la trama di lana e seta. Un lavoro imponente: sono state impiegate per il suo ritorno allo splendore da llaboratorio nei pressi di Reggio Emilia il doppio delle ore previste, esattamente 2437 ore. Ecco l'arazzo ammirato da Renzo Rebecchi, Dante Lafranconi e Achille Bonazzi nella foto di A. Leoni.


Scrisse nella scheda di presentazione mons. Franco Voltini: "L'individuazione del soggetto di questa scena non ha mai presentato difficoltà, tanto è puntuale l'illustrazione del testo biblico: "Sansone scese con il padre e con la madre a Timna; quando furono giunti alle vigne di Timna, ecco un leone venirgli incontro ruggendo. Lo Spirito del Signore lo investì e, senza niente in mano, squarciò il leone come si squarcia un capretto" (XVI, 5-6). L'episodio è ambientato in un paesaggio aperto sul cui fondo, a destra, nobili architetture annunciano vicina la città di Timna. Al centro della composizione domina la figura di Sansone, impegnato nello sforzo di aprire le fauci della belva. Il richiamo alle "vigne di Timna" è evidente nel ripetersi, tra la vegetazione, dei tralci di vite carichi di frutti. La figura in secondo piano, al limite del bordo di sinistra, nell'abbigliamento e nei calzari parrebbe ripetere la figura dell'eroe, colta nel momento che precede l'incontro con il leone; mentre nelle tre figurine in cammino, su un piano più arretrato sempre a sinistra, si vuole forse alludere al viaggio di Sansone con il padre e la madre verso Timna".

Sul futuro degli arazzi, come già affermava Maria Grazia Binda Beschi nel catalogo della famosa mostra allestita nel 1987, occorre riflettere su una adeguata collocazione che non potrà essere per ragioni conservative ancora attorno ai pilastri , ma che comunque dovrà trovarsi nel Duomo stesso, dato che storicamente questi arazzi vennero tessuti non per un museo ma per l'abbellimento della nostra stupenda Cattedrale. La conclusione dei restauri "E' un problema di fondi": ha affermato il Vescovo. In questo senso, nel suo intervento il presidente della Fondazione Comunitaria Rebecchi ha ricordato l'importanza perché nel futuro, con il contributo della Città, la Fondazione comunitaria possa raggiungere entro il termine fatale del 2011 il traguardo di una propria autonomia finanziaria e propositiva. E' un auspicio che tutti i cremonesi non possono che condividire.

Agli arazzi ed all'appello di mons. Bonazzi perché la città contribuisse al loro restauro, Il Vascello ha dedicato un ampio servizio con molte illustrazioni, raccontando nei dettagli le vicissitudini della preziosa collezione (non in esemplare unico, ma il ciclo di Cremona è l'unico rimasto integro e completo dei vari eseguiti, in particolare per il cardinale Borghese, oggi divisi in vari musei, altri andati all'asta anche abbastanza recentemente a Cannes).

La storia e i protagonisti del restauro

Una utopia che comincia ad essere scalzata

La fotografia dell'arazzo restaurato è di Antonio Leoni ©


Un intervento di Achille Bonazzi


Scrivevo piuttosto recentemente: "Vorrei ricordare che la Cattedrale è proprietaria di 12 arazzi "grandi", che fino ad alcuni decenni fa avvolgevano i pilastri centrali della navata maggiore, oltre a due "minori" che fino allo scorso anno erano collocati lateralmente alla piazzetta senatoria.
Dei 12 "grandi", metà erano stati sottoposti a restauro da parte delle Suore Adoratrici di Rivolta d'Adda, in parte attorno agli anni '20, in parte dopo la Seconda guerra mondiale; l'altra metà non è mai stata interessata da interventi conservativi.

Quando, per interessamento del "Leo Club di Cremona" venne allestita nel 1987 una mostra all'interno delle strutture di S. Maria della Pietà, il dott. Antonio Paolucci, nella doppia veste di ex Soprintendente di Mantova e di Soprintendente dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, scriveva che il "Leo Club" si era reso promotore di una iniziativa "tanto meritevole quanto, in apparenza, difficile". Infatti si trattava di "raccogliere l'attenzione dei pubblici uffici ( la Soprintendenza, il Comune, la Curia stessa) intorno a un progetto di studio, valorizzazione e restauro degli arazzi del duomo: monumento artistico di cui tutti a Cremona conoscevano la rarità e il pregio, ma che per la complessità tecnica e i presumibili costi di qualsiasi intervento, sollecitava, al più, riflessioni di sconsolata impotenza".
Sono trascorsi più di vent'anni e oggi, la "sconsolata impotenza" comincia ad essere scalzata, nella prospettiva di un pieno recupero di tutti gli arazzi così da poterli collocare - ma forse è un po' un'utopia nell'erigendo Museo diocesano. Infatti, per interessamento del "Lions Club Cremona Host", un secondo arazzo si trova a Piacenza ed è in fase di lavorazione, se non di conclusione.


Il recupero del primo arazzo "Sansone che squarta il leone" è stato effettuato dal laboratorio di restauro tessile di Albinea, cittadina collocata a sud di R.E., sotto la direzione delle sigg.e ANGELA LUSVARDI e IVANA MICHELETTI con le loro collaboratrici. Il lavoro, nelle previsioni di progetto, avrebbe comportato 1127 ore lavorative; in realtà le ore di lavoro sono risultate più del doppio, esattamente 2.437.
Capite bene l'importo dei costi, supportati dalla realtà diocesana con una significativa partecipazione della Parrocchia di Trigolo - don Giuseppe Ferri ne è il Parroco -, ma soprattutto dalla Fondazione Comunitaria presieduta dal dott. Renzo Rebecchi. Senza il loro stimolo e il loro incoraggiamento non si sarebbe iniziato. Ma il ringraziamento si estende a quanti hanno seguito il non semplice lavoro di restauro: anzitutto al dott. Giovanni Rodella, funzionario per la nostra Diocesi della Soprintendenza dei Beni Storico - Artistici con sede a Mantova, con i Soprintenenti che in pochi mesi si sono succeduti: dal dott. Filippo Trevisani, al dott. Fabrizio Magani, alla dott.ssa, nostra concittadina, dott. Sandrina Bandera che, oltre che essere Soprintendente a Brera, ad interim è responsabile anche di quella di Torino e di Mantova.
Le fasi del lavoro sono state precedute da un'attenta osservazione dello stato di conservazione che così venne descritta dalle restauratrici: "l'arazzo conservava una buona leggibilità complessiva del disegno. La superficie risultava comunque ricoperta di polvere e sporco diffusi che nel tempo hanno tolto idratazione ed elasticità ai filati, azione aggravata dall'esposizione per lungo tempo alla luce. I danni, molti dei quali malamente fermati con rammendi nei precedenti interventi, erano sparsi su tutta la superficie e riguardano particolarmente le sete chiare e le lane scure. Tutta la superficie dell'arazzo era interessata da forti increspature dovute ad una tessitura non omogenea, fenomeno aggravato dal prolungarsi dell' immagazzinaggio su rullo.


OPERAZIONI DI RESTAURO - Dopo l'arrivo in laboratorio, l'arazzo è stato nuovamente analizzato nei particolari per verificare la correttezza del progetto.


Sansone, divelte le porte di Gaza le porta sulla montagna, un dettaglio


C'è un altro arazzo in vista. Eccone un dettaglio. Rappresenta "Sansone che divelte le porte di Gaza, le porta sulla montagna".

Misura 6 metri e 53 di larghezza e 4 metri è 84 di altezza (le misure non corrispondono perfettamente sui due lati, come è noto). Un arazzo imponente, dunque, anche se non è il maggiore, "La Nascita di Sansone" è largo 8 metri, "Sansone che uccide i Filistei" è 8 metri e 16!


Iconografia: Dopo la strage compiuta con la mascella d'asino, il testo biblico racconta che Sansone, essendo andato a Gaza, prese alloggio presso una prostituta; ma i suoi nemici, saputolo, gli tesero un agguato, bloccando le porte della città. "Sansone riposò fino a mezzanotte; a mezzanotte si alzò, afferrò i battenti della porta della città e i due stipiti, li divelse insieme con la sbarra, se li mise sulle spalle e li portò in cima al monte che guarda in direzione di Ebron" (XVI, 3). Il racconto è illustrato per momenti successivi: una prima volta Sansone è raffigurato appena fuori della porta della città e già con i battenti in spalla; ma sembra che le guardie vicine, forse colte di sorpresa, restino immobili.
La fase seguente dell'episodio coglie l'eroe in primo piano, verso sinistra, oppresso evidentemente dal peso e tuttavia incamminato verso la salita a grandi passi, se non di corsa, anche perché alcune guardie mostrano di essersi rese conto di quanto sta avvenendo. Ma la raffigurazione di questa fase cerca d'interpretare anche i particolari più analitici della narrazione biblica: i battenti sono stati effettivamente divelti con i loro cardini, visibili sul bordo di destra, e con le sbarre e i catenacci, chiaramente descritti lungo il bordo di sinistra.
Sulla montagna, poi, al limite dello sfondo nell'angolo superiore a sinistra, s'intravede la figura di Sansone in piedi tra i due battenti eretti verticalmente.

PULITURA e LAVAGGIO - Si è provveduto all'eliminazione delle parti restanti delle bande in lino di foderatura.
Dopo la spolveratura protetta e le prove di tenuta colore, sono stati eliminati tutti i rammendi e chiusi temporaneamente gli stacchi per poter procedere con la cucitura di supporti provvisori in rete termosaldata sul retro delle zone più compromesse e instabili per evitare perdite di materiale durante l'immersione. Alcune reti più leggere sono state cucite anche sul davanti soprattutto nelle aree in seta più danneggiate.
L'arazzo è così stato posto in apposita vasca di adeguate dimensioni, dove prima di essere immerso nella soluzione di lavaggio è stato umidificato su tutta la superficie e successivamente lavato in acqua addolcita a 5° francesi e Saponina (gr. 0,5 / I.).
Al lavaggio sono seguiti quattro risciacqui di cui il penultimo con aggiunta di acido acetico (ml. 0,5 / I.).
Tutte le fasi sono state monitorate con misurazioni del pH al fine di riportare il panno ad una condizione finale vicina alla neutralità; nell'ultimo risciacquo è stato raggiunto pH 7,46.
Una volta assorbita l'eccessiva umidità con teli assorbenti, l'arazzo è stato disteso e lasciato asciugare a temperatura ambiente. Prima della completa asciugatura avvenuta in piano, si è cercato con il posizionamento di attenuare le deformazioni generali, mentre gli orditi liberi, arricciati dai rammendi, sono stati riallineati con posizionamento locale.


CONSOLIDAMENTO E RESTAURO - Il consolidamento generale è stato realizzato su di un supporto totale in tela di lino appositamente tinto, applicato per riquadri alternati di cm 80 x 65 e imbastiti provvisoriamente sul retro con filze a griglia ogni 15 centimetri. Nel contempo sono state tolte le reti di protezione al lavaggio e si è perfezionata la fase di posizionamento ortogonale di trame e ordito con l'aiuto del vapore.
Tutto il supporto totale, alfine di una stabilità generale, è stato cucito con filze allargate parallele verticali, eseguite ogni cm. 6, (filato cucirini N°50 di colore idoneo) con passaggio dell'ago da sopra a sotto, attuato tramite apposito tavolo di restauro a tavolette mobili.
Con la medesima metodologia sono state eseguite le filze parallele più o meno ravvicinate a seconda della gravità del degrado da cm 2 a cm 0,5 (filato cucirini N°100 di colore idoneo).
Gli orditi spezzati o mancanti sono risarciti tramite l'inserimento di nuovi filati di colore e titolo simili all'originale, innestati nel supporto di lino senza entrare nell'intreccio tessile e fermati al supporto. Queste zone insieme a quelle con perdita di trama, sono state fissate con filze a punto tela ogni cm 0,5 o cm 0,25. secondo necessità (eseguite da sopra a sotto uno ordito preso e uno no, a punti alternati).
Questo tipo di fermatura, non si è limitata strettamente all'area lacunosa, ma è stata estesa anche alle zone immediatamente adiacenti per alcuni centimetri, diventando poi gradatamente più allargata dove il tessuto era meno danneggiato.
La lacuna presente al centro del cartiglio con iscrizione in seta chiara su fondo blu, (nella bordura inferiore) è stata reintegrata con una ritessitura che ha ridato leggibilità alla scritta.


CIMOSE - Le cimose di questo arazzo rivestono una particolare importanza anche dal punto di vista storico, in quanto ancora riportano i marchi di fabbrica. Se la firma dell'arazziere risulta perfettamente conservata purtroppo del simbolo della città di Bruxelles sono giunti fino a noi solo la parte superiore dello scudo e di una delle due B. Infatti, proprio in quel punto, la perdita di materiale si estende oltre la metà dell'altezza della cimosa originale. Per valorizzare il frammento di marchio esistente e ridare compattezza alla parte inferiore dell'arazzo, è stata ritessuta, la porzione di cimosa mancante, in cui si è inserito il completamento del disegno realizzato con tecnica ad arazzo, in sottotono rispetto all'esistente.
Questa cimosa, eseguita a telaio manuale, con lane tinte in differenti tonalità per ottenere una tessitura vibrante e irregolare, è stata inserita sotto all'originale e quest'ultimo fermato con piccoli ponticelli di lana; con la stessa tecnica sono stati reintegrati gli angoli mancanti.Per risarcire le piccole lacune sono stati reinseriti gli orditi e si è eseguita una ritessitura con filati di lana simili agli originali, appositamente tinti in diverse sfumature di colore; la cimosa alta, al fine di renderla più compatta e resistente alla sua funzione, è stata supportata sul retro con strisce di canneté in tinta, opportunamente fissate a cucito con filze verticali e a contorno delle mancanze.
L'intervento è stato completato con l'applicazione di una fascia di sospensione in lino, fornita di velcro, successivamente unita all'arazzo tramite due filze orizzontali a punto quadro e numerose filze verticali distribuite "a pioggia"."
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Ecco la descrizione delle operazioni compiute. Non da poco, certamente. Ma il risultato lo potete vedere e, credo, apprezzare, perché si è ricuperato un bene che tanti ci invidiano: le necessità economiche per procedere, pur in un tempo di crisi, sono evidenti, ma credo molto nella generosità dei cremonesi: si è iniziato un iter difficoltoso, col tempo - e ce ne vorrà molto - si porterà a termine un progetto che il dott. Paolucci definiva "di sconsolata impotenza": ma ho fiducia che si procederà e si giungerà alla fine. Per questo, comincio a ringraziare quanto vorranno impegnarsi per questa non più nuova ma ancor più stimolante impresa.




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di Sab, 8 gen 2011