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In consiglio comunale voto decisivo per l'area commerciale nella Cittadella dello Sport

Quella che vedete nella fotografia è l'aiuola centrale della rotonda di via Mantova alla congiunzione con lo sbocco di via Zaist. Di fronte, a sinistra le piante già di alto fusto, al centro si intravvedono le centinaia di alberelli già posti a dimora con il sostegno finanziario della Regione Lombardia proprio in questa posizione per contribuire a una efficace azione di contrasto dei gas di scarico e di depurazione dell'aria in una zona fortissimamente trafficata anche dai mezzi pesanti. Ebbene, per circa 18.800 mila metri quadri assegnati dal progetto ai privati, la forestazione sarà annullata da un insediamento commerciale inserito dalla attuale amministrazione a completamento della già prevista e lodevole Cittadella dello Sport.

Spicca in questa zona un megastore, si dice Decathlon, che raggiungerà i 4500 metri quadri con il contorno di ristorante, bar , ambulatori, studi medici, solarium, eventuale palestra privata, foresteria (ovvero residenza, si spera riservata solo agli atleti, ma a pagamento, dunque business anche questo).

La zona commerciale nella posizione più appropriata per lo sviluppo del megastore (ma non certo appropriata per migliorare lo scorrimento del traffico) è stata approvata dal Consiglio Comunale nell'ambito del Programma Integrato di intervento per la Cittadella dello sport con 21 voti a favore e 14 sorprendenti astensioni della sinistra. Più coerente il capogruppo della Lega che in dissenso con le decisioni dei compagni di partito è uscito dall'aula.

Astensione incomprensibile e sorprendente perché all'inserimento commerciale voluto dalla attuale giunta nel progetto della Cittadella dello Sport auspicata già dal centro sinistra, l'ex assessore Soregaroli ha dedicato un'aspra e ripetuta critica. Soregaroli ha dichiarato che il comparto commerciale non è necessario per il completamento della Cittadella, che l'impatto ambientale peggiorerà con il dimezzamento della forestazione , che il megastore sulla tangenziale aggraverà la criticità della tangenziale già prevista.

Va ricordato che quando si insediò il centro commerciale a Gadesco , si parlà di pistola puntata alla tempia del centro storico, allora ancora vitale, affollato. Oggi è desertificato dalla pessima gestione dell'isola pedonale e dei trasporti e di sicuro dalla concorrenza esercitata via via da tutti i centri commerciali a proseguire col gigantesco Cremona Po e da tutti gli altri, grandi e piccoli, che ormai stringono d'assedio la città storica. I commercianti con le loro scarse possibilità di grandi investimenti pubblicitari,, con qualche colpa propria, ma anche condannati dalla loro dimensione, non sono in grado di reagire.

Se all'inaugurazione di Cremona 2 si parlava di pistola puntata alla tempia, adesso si deve constatare che la pistola ha sparato un'altra pallottola contro il centro storico. Oltretutto il grilletto viene premuto dal vice sindaco della nuova amministrazione che in campagna elettorale aveva fatto un punto di forza del suo discorso ai commercianti, affermando che mai più sarebbero sorti centri commerciali in concorrenza col centro storico..

Non è passato neppure un anno, è tutto è già dimenticato. L'Ascom ha lanciato l'allarme, ma ha subito tirato i remi in barca quando Pugnoli ha verificato le minacce alle sua presidenza. Ma si può ancora leggere la vigorosa accusa di tradimento delle promesse elettorali che fu lanciata alla giunta dopo il voto delle commissioni sull'appendice commerciale della Cittadella, una accusa attendibile perché proveniente dallo stesso che sottoscrisse il patto, proprio Claudio Pugnoli.

L'allegrezza peraltro non regnerà certo nei negozi di calzatura, attrezzi e di abbigliamento sportivo (o psueudo sportivo) del centro storico, i quali possono peraltro gioire, soprattutto quelli medio piccoli, e sono numerosi, per le... rassicurazioni che sono giunte loro dal consigliere Quinzani. Questi ha dichiarato che una sua personale ispezione al Decathlon di Brescia garantisce che troveranno una concorrenza risibile, perche Decathlon smercia prodotti sportivi o etichettati come sportivi (in pratica tutto l'abbigliamento di questo tipo, i maglioni ad esempio) di media o scarsa qualità. Peccato che non abbia aggiunto che al Decathlon la gamma dei prodotti è completa e con l'etichetta "sportiva" saranno messe in discussione il 90 per centro delle vetrine di settore all'ombra del Torrazzo.

Foto Antonio Leoni



Un punto vendita della "Decathlon", la organizzazione commerciale maggiormente cadidata ad insediarsi nella Cittadella dello Sport", forse con una importante sponsorizzazione cremonese. Ma al riguardo il vice sindaco Malvezzi ha affermato che sarà indetto un bando nella massima trasparenza.


Pagina interna: l'area commerciale della Cittadella dello sport, un'altra pallottola alla tempia del centro storico

Ed arriva un nuovo durissimo attacco delle Associazioni congiunte, Commercianti e Artigiani, alla Giunta Perri : Sorda a tutto ed a tutti sul megastore!

Riceviamo e pubblichiamo:


La risposta alla crisi che sta colpendo duramente anche l’economia cremonese può essere ricercata solo in una pianificazione di medio-lungo periodo. La Giunta Comunale, invece, non solo si conferma incapace di una visione strategica già per il futuro prossimo ma ancora una volta smentisce gli impegni appena assunti con i cittadini.

Nel corso della campagna elettorale la valorizzazione del centro storico, la tutela del sistema dei negozi di vicinato, l’arresto dell’avanzata della Grande Distribuzione erano scritti - nero su bianco – tra le priorità proposte da Oreste Perri.

E’ rimasto tutto lettera morta finché, a seguito delle legittime proteste dei commercianti per la prevista concessione di un negozio sportivo da 2500 metri quadrati, il Sindaco ha incontrato i rappresentanti delle associazioni di categoria. Al termine del confronto ha sottolineato con una nota ufficiale come fossero stati individuati obiettivi comuni finalizzati al rilancio economico della città e messi in evidenza numerosi punti di convergenza. L’incontro è stato l’occasione per fornire chiarimenti tecnici in merito ad interventi e progettualità in corso da parte dell’Amministrazione comunale. Si è concordato un metodo condiviso di lavoro che prevede un percorso di collaborazione sulle scelte strategiche riguardanti i settori del commercio, turismo e servizi. In questa prospettiva è stato deciso di programmare incontri periodici riguardanti l’intero settore del terziario, ai quali l’Amministrazione inviterà tutte le associazioni di categoria coinvolte sulla base dei temi trattati”. Era il 7 gennaio.

A distanza di tre settimane quell’impegno sembra essere stato già disatteso e apprendiamo dai quotidiani che la realizzazione del grande punto vendita è approvata dal Consiglio Comunale senza che le Associazioni di categoria siano state coinvolte e  informate. 

Al di là delle gravi incongruenze, si può tentare di ipotizzare il futuro, non solo commerciale, di Cremona, partendo, magari, proprio dalla valutazione espressa dal vicecesindaco e assessore all'Urbanistica Carlo Malvezzi a conclusione del dibattito in consiglio comunale: “siamo sempre più convinti che operazioni importanti per la città si possano fare mettendo insieme l'interesse privato con quello pubblico”.

Ma quale privato? Il privato che contribuisce alla realizzazione della cittadella, il privato che occuperà il megastore, il privato che subirà il megastore o il privato che per l’apertura del megastore dovrà chiudere il suo negozio?

Sarebbe interessante che il vicesindaco definisse in maniera più attenta l’uno e l’altro.

Ben consci, naturalmente, che l’utilità pubblica, reale o presunta che sia, debba prevalere sulla privata (le vicende Ipercoop, Bonetti, Famila, Cardaminopsis ecc. purtroppo ce lo hanno insegnato) è però amaro osservare come la città sarà costretta ancora una volta a subire la perdita di valore aggregativo del suo centro storico per ottenere in cambio qualche impianto sportivo.

Paradossalmente finiscono per essere penalizzati quei comparti dell’economia – Commercio, Turismo ed Artigianato - che più e meglio degli altri, hanno una valenza  economica e sociale. Proprio quelle piccole e medie imprese cioè che più di altre posseggono un valore aggiunto straordinario, che deriva loro dall’essere fortemente radicate e che fa di esse una risorsa di vivibilità fondamentale per l’intero territorio. Perché l’azienda – le nostre in particolar modo - non è un’entità astratta ma vive nella città e per la città, cambia con essa, seguendone o anticipandone i ritmi e l’evoluzione.

In realtà si tratta di un contributo potenziale, mai completamente utilizzato, troppo spesso poco considerato o bistrattato.

Condizione necessaria perché il terziario diventi una risorsa, una scommessa vinta, è però “fare sistema”, favorendo il dialogo, gli scambi e le relazioni tra istituzioni e Associazioni economiche.

A questa sinergia anche la Giunta Perri pare opporre un rifiuto incomprensibile.

La vicenda Megastore/Cittadella dello sport lo testimonia chiaramente. Il vicesindaco Malvezzi, assessore all’urbanistica procede come un rullo compressore. La decisione è presa, il contraddittorio con le Associazioni di categoria inutile, superfluo fastidioso; il megastore si deve fare, si vada avanti “ a prescindere”. Il Sindaco, in questo frangente, anziché facilitare il confronto, si astiene, tace.

Assisteremo così, ancora una volta impotenti, all’ulteriore indebolimento del tessuto economico urbano, alla chiusura di altre attività, al conseguente impoverimento del nostro centro storico e di tutta la città.

Purtroppo assieme al dialogo, alla partecipazione, alla condivisione  questa Amministrazione rischia di rinunciare  al contributo che le associazioni di categoria possono dare al rafforzamento della competitività e alla costruzione dello sviluppo del territorio. Al contrario per conquistare un ruolo all’altezza delle sue ambizioni, la città dovrebbe aprirsi al nuovo senza paura e senza tagliare le radici della sua storia. Si dovrebbero abbandonare subito le vecchie e superate pratiche dirigiste, per costruire un futuro condiviso e sostenibile con il concorso della politica e di tutte le forze attive della società civile.

Ecco perché, oltre che nel merito, le posizioni della Giunta sono sostanzialmente sbagliate anche nel metodo.

Non appaia, infine, superfluo sottolineare la natura non di parte e non economica dell’istanza. Le iniziative intese alla salvaguardia e alla rivitalizzazione delle attività del commercio e dell’artigianato hanno, soprattutto oggi, un ruolo centrale per consentire, al centro storico e alle periferie, di continuare a essere punto di riferimento identitario per le collettività che ad essi fanno capo. Molto, molto più di un anonimo Megastore nella  Cittadella dello Sport.

Come le commissioni hanno portato alla approvazione definitiva del Consiglio Comunale.

Enorme area tra via Postumia e Via Mantova: anche foresterie, centri benessere e supermercato sportivo (in concorrenza con Cisalfa a Gadesco): 2500 mq targati Decathlon? Forse destinati a salire a 4500

Un piano integrato che aggiorna il PRTG vigente - Si incrociano convenienze pubbliche con quelle private

La magica parola sport apre alle più svariate fruizioni pubbliche e private

Ecco l'elenco delle funzionalità ammesse, oltre alle strutture ed impianti per le attività sportive e per la pedonalità o l'uso della bicicletta:
centri benessere e palestre, studi di medicina sportiva, fisioterapia...
insediamenti di attività commerciali legate allo sport e tempo libero
insediamenti di uffici, laboratori, sedi di rappresentanza e ricerca con riferimento sia alle varie federazioni e associazioni, sia alle realtà professionistiche sportive
insediamenti residenziali con tipologia "foresteria" per rispondere alle utenze sportive e professionali del mondo sportivo locale (appartamenti per gli atleti, ad esempio)
L'area
Si colloca a sud dal grande recinto dell'ex ospedale psichiatrico, a ovest ingloba il centro sportivo comunale, a est parte dalle sede impianti e attrezzature AEM/KM, a nord dai complessi residenziali di via Zaist, e a sud dai complessi residenziali di via Giuseppina e Villetta, con più a sud il polo ospedaliero. Il tutto è delimitato dalle vie Postumia, Mantova e viale Concordia e viene attraversato, nella porzione nord, dalla linea ferroviaria Cremona - Mantova. Gran parte è già di proprietà comunale, il resto è in carico alla immobiliare Verde o in proprietà indivisa tra il comune e i signori Ada Bocchi e Carla Ferrari: con tutti è in corso una marcata pratica di acquisizione tramite l'istituto perequativo.

il Programma Integrato di Intervento “Città dello Sport” ha ottenuto il via libera definitiva dal consiglio comunale, dopo il consenso della Commissione Urbanistica , seguito da quello della Commissione Edilizia che si è riunita per l’ultima volta nella vecchia composizione.

La Cittadella dello Sport che l'assessore all'urbanistica Malvezzi chiama Cittadella degli Sport a Palla per distinguerla dagli impianti al Po avanza verso l'approvazione finale con una somma di conferme delle nostre anticipazioni. Il vice sindaco Malvezzi ha proprio confermato che alcune aree di proprietà comunale saranno concesse ad utilizzo privato, e che è prevista una area a destinazione commerciale. Il tutto verrà assegnato con bandi che "saranno esperiti in assoluta trasparenza".

Malvezzi ha parlato di una piccola presenza commerciale, oltre che di bar e ristorante, di foresteria ( a pagamento) per gli atleti delle squadre professionistiche cittadine, di centri benessere e palestre , studi di medicina sportiva e fisioterapia.

Piccola presenza commerciale? Nel suo intervento l'ex assessore Soregaroli (PD), affrontando l'insediamento pricipale, ha confermato le anticipazioni del nostro giornale. In realtà il maggior candidato non dovrebbe essere un negozietto sportivo ma un ipermercato di media grandezza (o megastore), Decathlon, appunto, che si prospetta con una dimensione iniziale intorno ai 2500 metri quadri, senza escludere che potrebbe salire a 4500. Posto sulla rotonda di via Mantova, sarà certamente il concorrente diretto di Cisalfa oltrre che di tutti i negozi che si occupano di attrezzi, abbigliamento o calzature "sportive" nel centro storico.. E i presunti oneri di urbanizzazione? Malvezzi ha parlato di una somma di 500 mila euro da destinare alla costruzione di impianti sportivi, una parete per arrampicate, la pista di pattinaggio, un campetto polivalente e il sottopasso della ferrovia che divide in due parti la Cittadella.. E si parla anche del campo di rugby nella zona ora occupata dall'Esperia che verrebbe dirottata dal Comune in zona equivalente.

Alla Cittadella dello sport è legato il nome di Giovanni Arvedi che sarebbe destinatario per l'utilizzo di alcune aree comunali, anche in ragione al fatto che si inserisce nel progetto portando le proprietà della U.S. Cremonese (campo Soldi, eccetera). Ad Arvedi sono assegnati cinque campi di calcio più una palazzina multifunzionale.

E proprio il nome di Arvedi era stato portato in primo piano in commissione urbanistica dall'ex assessore Soregaroli che, dopo aver criticato la realizzazione della zona commerciale, ha aggiunto che non capisce un'apertura a tutti i privati quando Giovanni Arvedi già nel maggio scorso e poi alla presentazione della Cremonese in settembre si era proposto per il completamento della cittadella dello sport. L'intervento di altri privati non sarebbe dunque assolutamente necessario. Quasi una sponsorizzazione di Soregaroli per un intervento di Giovanni Arvedi "già promesso a maggio e riaffermato a settembre".



L'area di 300mila metri quadri, in gran parte è l'esito della eredità Grasselli che tra l'altro è stata oggetto di una intensa piantumazione. Per completare organicamente il progetto della Cittadella dello Sport è preannunciata l'acquisizione di altre aree di proprietà terze. Nell'insieme una Cittadella dello Sport ma anche un grande affare, i diversi ruoli, le convenienze pubbliche e private della Cittadella dello Sport che potrebbe dare ragione ad altre operazioni già ampiamente discusse dentro la città.

Commento: la Cittadella dello Sport non è soltanto una grande opera che promette ottimi affari, è un test per la Giunta che proclamandosi pronta a dialogare con i privati deve saper dimostrare imparzialità rispetto ai poteri forti

In questo finale d'anno è avvenuto qualcosa di importante al Comune di Cremona. Il Programma Integrato di Intervento “Cittadella dello Sport” ha ottenuto il via libera.


Perché il fatto è importante?
Certo per la valenza del progetto, una Cittadella dello Sport di oltre 300 mila metri quadri alle porte della città. Come per palazzo dell'Arte e piazza Marconi il progetto passa ad atti concreti dietro spinta di Giovanni Arvedi che già si era inteso anche con la precedente amministrazione di centro sinistra.

L'area commerciale pone delicati problemi. Nei fatti è un grosso affare che investe l'ipermercato sportivo ed anche il campus con i suoi centro benessere, le residenze ed altro, realizzate da Immobiliare Verde sulla quale speriamo di avere maggiori dettagli. (In commissione di questo aspetto si è parlato davvero poco e per nulla in consiglio comunale). Il sincrono con i privati e qualche volta la loro ispirazione In assoluto non è un male.

Ma sia ben chiaro che la Cittadella dello Sport apre un'era, è il primo passo di una strada promettente per gli interessi cittadini, ma altrettanto piena di insidie, di precipizi e di curve nella quale il guidatore pubblico deve avere molta sicurezza al volante e molta indipendenza dai poteri forti.


Perchè se l'indipendenza non c'è ed a vario titolo, con i do ut des, i guidatori sono altri, allora - bisogna dirlo - si rovesciano le speranze e il guidatore eletto finisce nel baratro della speculazione pura.


Si aggiunge un dubbio specifico: è capace il governo cittadino di esercitare il proprio ruolo, dopo le polemiche che hanno accompagnato la vicenda piazza Marconi - Palazzo dell'Arte?

La Cittadella è un test della coscienza civica del nuovo governo cittadino, una coscienza della quale non si può in premessa dubitare, ci mancherebbe altro, ma che rimanda ai fatti, alla limpidezza su ogni dettaglio rivendicata dal vice sindaco Malvezzi.

Ben venga la Cittadella, però la scommessa politica e civile non si esaurisce in questo fatto, va ben oltre. Va detto ai cittadini.


Guardate bene la Cittadella dello Sport, forse così non avete mai visto come si colloca il nuovo insediamento approvato dalla Giunta Malvezzi/Perri: non solo il Comune distrugge boschi appena impiantati, ma ai cittadini concede tempi insignificanti per presentare le osservazioni!

Scadono il 27 i 15 giorni per 300 mila metri quadri!

 

Come è ormai ben noto alla opinione pubblica cremonese, per una gran parte scandalizzata dalle evoluzioni di un progetto che poteva avere qualche senso (la Cittadella dello Sport pura e semplice) il Comune di Cremona ha deciso recentemente, variando il proprio strumento urbanistico generale, di consentire l’insediamento di un grosso complesso commerciale ( un “megastore”, nel linguaggio degli addetti ai lavori, si parla di una possibilità di ampliamento fino a 4500 metri quadri, sotto l’etichetta sport, in pratica tutto con questa etichetta nel settore dell'assistenza alla persona) a lato della rotatoria di via Mantova proprio dove, tre anni or sono, nel cono di terreni inedificati esistente tra la ferrovia e la via Mantova stessa, era stato effettuato l’impianto di un bosco destinato a rigenerare l’ambiente urbano. Fu una iniziativa universalmente approvata, barriera contro il  traffico della tangenziale attuale e di quella futura, un contributo alla lotta per  limitare i danni della PM 10.

La scelta  di distruggere l’impianto del bosco appena fatto ha lasciato sconcertati tutti i cittadini attenti alle sorti del territorio: anche coloro che da tempo avevano perso ogni fiducia nella capacità delle ultime amministrazioni comunali (di qualsiasi colore, ormai si può verificare, il nostro giudizio non è assolutamente determinato da ideologie o simpatie) di gestire correttamente o, per lo meno, decorosamente, il territorio comunale. Si dice che le essenze saranno ripiantumate per metà altrove. Ma il contributo della Regione Lombardia  era venuto proprio per un bosco qui, non altrove.

Le scoperte non finiscono, peraltro.

Ora, esaminando bene il documento urbanistico, si scopre che, essendo stata la pratica di Variante presentata sotto forma di “Piano Integrato di Intervento”, i tempi concessi ai cittadini per presentare eventuali osservazioni non sono gli usuali trenta giorni, ma solamente quindici!

Il burocrate comunale si è infatti premurato di ben avvisare i cittadini che i termini scadranno inesorabilmente sabato 27 febbraio (alle ore 11.30!), solo quindici giorni (e non trenta come di solito concesso per pratiche assai meno importanti!): e ne restano dodici, domenica compresa-.

Quanti cittadini si sono accorti?  Ecco una lettera intanto, che aggiunge fatti a fatti. Con una ben triste ma ormai moltodiffusa valutazione della qualità del consiglio comunale a Cremona.


Caro direttore,
l’adozione del Programma Integrato di Intervento denominato “Città dello Sport" è serenamente passata in Consiglio comunale senza particolari obiezioni. Qualche domanda e qualche dubbio sorgono però spontanei. Ad esempio, la sottrazione della risorsa limitata “territorio”: di fatto, una vasta zona dell’area compresa tra via Mantova, via Postumia e via Concordia, ora in parte piantumata e in parte area “verde” (non usufruibili pubblicamente), sarà messa a disposizione di “privati”.
Ai cittadini viene lasciata una cosiddetta “area boscata”, che non è nient’altro che un insieme di relitti di terreno incastrati negli angoli inaccessibili: ci viene consentito di godere delle piante sulla scarpata ovest di viale Concordia (vedi figura) e della “piantumazione lungo la ferrovia Cremona-Mantova e lungo l’asse di viale Concordia”, mentre per compensare l’estirpazione delle piante attualmente presenti verremo risarciti con nuove alberature nella zona opposta della città, peraltro attualmente a “verde”.
Si parla anche di “parco lineare”, che è semplicemente l’accesso con pista ciclabile all’ennesimo spazio commerciale (vedi figura). Quest’ultimo è un altro maldestro intervento che rende la città ancora più disarticolata e dispersiva, oltre che un danno per il piccolo commercio che ancora cerca di resistere.
Se consideriamo poi che nel progetto rientra, come “verde urbano”, anche l’aiuola stradale di via Postumia (vedi figura), risulta evidente che il “verde” concesso ai cittadini non è nient’altro che un obbligo alle prescrizioni delle leggi di settore (aria, acqua, suolo, rumore).
Vista quindi l’armonia che regna in Consiglio comunale su questi temi, c’è da chiedersi chi orienta realmente le scelte urbanistiche.
Non sono state valutate le possibili alternative, il piano proposto è grezzo e approssimativo e il nuovo spazio commerciale viene accettato acriticamente.
Nel Piano del Governo del Territorio (febbraio 2009) si legge che “non sono previsti insediamenti di nuovi centri commerciali o nuove grandi strutture di vendita”, per cui la domanda del cittadino stupito è sempre la stessa: perchè si considera il territorio (urbanizzato e non) solo per gli interessi di pochi e non per il bene di tutti? Carlo Inzaghi




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di Dom, 21 feb 2010