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Cos'è il Grande Fiume per la Lombardia? Una questione di Lega
Il taglio dei fondi mette a rischio i lavori di sicurezza idraulica

Ecco un'altra storia tipicamente italiana. Novanta Comuni e tredici Province che si affacciano sul Po varano un piano strategico per il rilancio del Grande Fiume da realizzare entro il 2013. Il Piano viene approvato dalla Autorità di Bacino. Il Cipe ministeriale nel dicembre del 2007 delibera uno stanziamento di 180 milioni di euro suddivisi in 5 linee di azione: 81 milioni volti a migliorare le condizioni di sicurezza, 47 milioni per la integrità ecologica del fiume, 39 milioni per le opportunità culturali e turistiche, 8 milioni per il sistema di governance, 5 milioni per l'assistenza tecnica.

Ebbene di questo stanziamento, conferma il consigliere provinciale Angelo Dusi che ha raccolto dettagli in Regione, non si hanno più notizie. Pare che i fondi siano stati destinati altrove.Probabilmente in Abruzzo. Restano venti milioni, pare, che non sono sufficienti neppure per le opere di sicurezza idraulica. Il progetto è morto ancor prima di decollare. Così l'Italia va avanti da sempre su questo Po mortificato. Ben diversamente si comportava l'Austria.

E pensare che già la Repubblica Romana dei triumviri Armellini, Mazzini e Sacchi definiva il 12 aprile del 1849 il Po un fiume Nazionale, destinato quindi alla attenzione dell'intero Paese. Macchè attenzione, il Grande Po è un fastidioso ingombro, anche per la Regione Lombardia che ha sempre guardato con sospetto, possibilmente seppellito e deviato ogni progetto.

Così non si riesce a credere alla esecutività di un progetto presentato dal direttore dell'AIPO Luigi Fortunato che dà corpo alla idea sostenuta anche dalla amministrazione provinciale Torchio di bacinizzare il fiume con quattro sbarramenti tra Motta Baluffi e Rocca Bianca, tra Viadana e Brescello, tra Borgoforte e Motteggiana, tra Sustinente e Quingentole. Si regolerebbe il regime delle acque, si produrrebbe energia elettrica, si consentirebbe la regolare navigabilità, dunque si toglierebbero migliaia di tir dalle strade (vedi il nostro servizio qui sotto). Il costo è pesante: 1 miliardo e 334 milioni di euro. L'Italia non ha una sua Maria Teresa d'Austria. Soltanto la Lega si batte, scrive in un servizio "La Stampa". Ci dobbiamo affidare al ricatto, non alla programmazione.


Purtroppo l'Italia è un Paese che non adegua o non sfrutta le sue risorse, eppure...

Jacopo apre la via da Venezia al porto di Cremona, il suo carico di sfarinati ha tolto dalla strada 40 TIR

Nella foto ufficiale, l'arrivo della chiatta Jacopo da al porto di Cremona: proviene da Venezia. Sotto, nelle foto di Antonio Leoni, altri utilizzi del porto di Cremona per carichi eccezionali


 

Un primo passo concreto che potrebbe portare Cremona (non vorremmo sbilanciarci di più, il vaso di Pandora del Po da 40 anni al fondo è colmo di delusioni) a diventare il capolinea interno del trasporto merci via acqua.

E’ arrivata puntualissima, nel porto di Cremona, la chiatta Jacopo, mossa dallo spintore Mantova, con un carico di 1200 tonnellate di sfarinati destinati dl mangimificio Veronesi di Acquanegra Cremonese. Era partita da Marghera, il carico è quello equivalente al trasporto di 40 Tir.

Il viaggio ha inaugurato una linea di collegamento via fiume fra le due città, che consentirà un servizio di trasporto merci eco sostenibile. Ciascuna delle cinque chiatte armate dalla Fluviomar, una compagnia partecipata dall’Autorità portuale di Venezia, da operatori privati e dalla Provincia di Mantova, infatti, può trasportare fino a 2060 tonnellate di merci, equivalenti a 70 camion. Un collegamento che consentirà, a regime, di eliminare dalla strada circa 16mila Tir all’anno. Il passo successivo sarà quello di attivare una linea di trasporto container, fino a 60 per chiatta, corrispondenti a un treno e mezzo.



Ad accogliere la chiatta sulla banchina del porto di  le autorità governative, provinciali e comunali..

L’intermodalità del nostro territorio è testimoniata dal flusso di merci nell’area portuale di Cremona, passate dalle 600mila tonnellate del 2005 a quasi 1.400.000 del 2008, anche se la crescita è principalmente legata  all’incremento dei trasporti su ferro e su gomma.

Ora Venezia chiama Cremona - ha affermato Torchio -  e noi prontamente abbiamo risposto, sia attraverso la rete ferroviaria di collegamento con l’area portuale sia con i servizi, anche in previsione della grande area industriale e logistica di Tencara di Pizzighettone, dove si attesta verso Milano il Canale navigabile, sia del terzo ponte sul Po cui è indispensabile far seguire adeguate strutture logistiche, per togliere traffico dalle strade sempre più congestionate. Il rafforzamento dell’area portuale viene sostenuto dalla realizzazione del nuovo scalo merci ferroviario di Cavatigozzi, che al porto sarà collegato, dai collegamenti dedicati per le aziende Oleificio Zucchi e Acciaieria Arvedi, dal terminal ferroviario già realizzato dalla Tamoil. Vanno però sostenute le aziende che ancora credono nella navigazione, attuare, come più volte hanno sostenuto l’on. Costa e l’assessore Boni, l’infrastrutturazione necessaria al pari dei sistemi europei del Rodano, del Reno e del Danubio, per affrontare le sfide del futuro. L’Expo 2015, infatti, non può fermarsi ai tornelli di Rho-Pero, ma deve coinvolgere l’intero bacino padano-veneto”.

Già oggi vi sono operatori che organizzano il trasporto fluviale. Qual è allora la novità? “Che oggi – ha detto Costa – si inaugura un servizio generalizzato, non su richiesta per trasporti specifici, ma a disposizione di tutti, del mercato, cui seguirà a breve una linea di trasporto di container. Oggi il trasporto fluviale toglie dalla strada una quota simbolica di traffico. Ma è bastato il solo annuncio di questo nuovo servizio che si è creata una certa domanda. Dal punto di vista del mercato, dunque, è possibile che questo servizio possa svilupparsi per passare dal simbolico al significativo”.

Vari gli interventi degli imprenditori con un leit motiv: occorre però che vengano date le necessarie garanzie agli imprenditori che investono in questo trasporto, e ai clienti che ne usufruiscono, sulla continuità e la convenienza del servizio, a partire dalla navigabilità del fiume, la cui criticità maggiore oggi è fra Cremona e foce Mincio.



Fa una certa specie sentire il ripetersi di certi discorsi e soprattutto constatare la loro annosità. Arriva Jacopo, ma i grandi problemi restano. Sopratutto quello della continuità della navigazione sul fiume. Eppure nel 2006 la VIII commissione della Camera dei Deputati, nella relazione finale di una indagine conoscitiva sui fiumi italiani, richiamò l'attenzione del Paese sulla necessità di una scelta tra un Po "parco naturale" o “una grande arteria intermodale che attragga nell'area padana le correnti di traffico est - ovest, dotando le istituzioni competenti di adeguate risorse finalizzate a questo scopo”.
Così la Commissione nel 2006.
Per capire come l'Italia sia fatta, tiriamo fuori un documento.
Il Po è dichiarato documento Nazionale”, con tanto di N maiuscola. Chi lo dichiara così? La Repubblica Romana con il suo Triumvirato. Le firme sono Carlo Armellini, Giuseppe Mazzini, Aurellio Saffi.
Siamo a Roma, nel 1849.

Il Po, le proposte dall'estero, la bacinizzazione: intendiamoci e facciamo tutto alla luce del sole, con autentico impegno e attenti... agli affari degli altri!

di Stefano G. Loffi


Caro direttore,
il Po è il fiume più negletto anche se più ‘chiacchierato’: non da decenni ma, ormai, da secoli troppi parlano dell’urgenza di interventi ‘radicali’.
È quindi con gran merito che la Provincia di Cremona ha saputo coinvolgere altri pubblici enti in iniziative che paiono aver portato ad una ìdea condivisa: la soluzione dei molti problemi del nostro fiume passa attraverso la sua bacinizzazione.
Ma già sul significato del termine ‘bacinizzazione’ - che dal punto di vista tecnico sarebbe unìvoco ed inequivocabile – nascono le prime perplessità: ‘bacinizzazione morbida’, ‘bacinizzazione a corrente libera’ … specificazioni che dal punto di vista tecnico non hanno significato!
Inequivocabili sono invece le intenzioni di un grande gruppo privato del settore energetico che, pochi giorni or sono, ha fatto versare non poco inchiostro sui quotidiani locali, dicendosi ‘disponibile’ a realizzare il progetto, già facendo luccicare un bel mucchietto di soldi e suscitando, così, unanimi consenso ed entusiasmo: la soluzione, da secoli attesa, s’avvicina?
Proprio per nulla; stando a quanto pubblicato, direi si sta indirizzando su un ‘binario morto’!
Se si vogliono risolvere i problemi del nostro più grande fiume e contemporaneamente sfruttarne, una volta ‘guarìto’, le enormi potenzialità (ambientali, energetiche, di trasporto, idrologiche, turistiche...) non si può ignorare la realtà ed il Diritto, italiano ed europeo.
La realtà, infatti, ci dice che ci sono fior di enti pubblici, quindi ‘pagati’ da tutti gli onesti cittadini, ai quali è affidato il Po: l’Autorità di Bacino del Po (AdBPo) e l’Agenzìa Interregionale del Po (AIPo), quest’ultima che ha preso il posto del compianto (almeno per me!) Magistrato per il Po. Tra i compiti di questi due pubblici enti c’è senz’altro il definire, direi senza più indugio e con ‘Autorità’ (!!), quali sìano le opere da realizzare; se non lo fanno non ci si può sostituire, ma soltanto provvedere a cambiare chi, al loro interno, evidentemente non è adeguato al posto che occupa (tra l’altro non si parte dal nulla: di studi sul Po ve ne sono ‘a tonnellate’!).
Una volta stabilìto quali opere debbano essere realizzate, non sarà certo il ‘primo arrivato’ ad aver diritto d’accaparrarsele, ‘semplicemente’ perché è disposto a ‘cacciare un po’ di soldi’.
Uno studio oggi in corso (che trovo assai discutibile, ma del quale null’altro posso dire perché ancora in fase di definizione) quantifica in almeno 230.000 Megawattora all’anno la produzione di energìa idroelettrica di ciascuna delle previste quattro òpere di bacinizzazione; il corrispondente ricavo lordo potrebbe essere di almeno 50÷60 milioni di Euro all’anno. Se si fa avanti qualche volontario non è certo per … beneficienza!
Ma il processo non può dipendere da un tale ‘volontariato’, credo lo dica anche ‘l’Europa’!
Una volta che l’AdBPo e l’AIPO avranno assunto al proprio responsabile dovere (!) di definire la soluzione, ci si dovrebbe attendere una sana e corretta competizione tra qualsìasi ‘gruppo economico’, in modo da poter giungere alla soluzione migliore, direi quella ‘più geniale’ (si tratta del nostro maggior fiume!) e non certo solo energetica. Dal punto di vista del tornaconto economico – che ormai sappiamo non essere, se onesto, un male! – anche l’ottenuta navigabilità del Po sarà ‘un affare’, credo assai allettante, perché, ovviamente, al vincitore sarà assicurata la gestione per un congruo numero di anni.
E allora? Prima di sedere al tavolo ‘con Tizio o Caio’, disponibili ‘a far affari’, è più giusto far pressione perché gli enti pubblici, (per legge) competenti, facciano, bene e sino in fondo, la propria parte... poi ‘il resto’ verrà, per naturale conseguenza, spero al più presto!
Puntualizza Stefano G. Loffi:il destino del Po è deciso non dai progetti ma da interessi di cortile!
Caro Direttore,in parte mi ripeto, ma non verso di Lei così mi giustìfico: repetìta adiuvant.
Non è la mancanza di soldi pubblici che impedisce la bacinizzazione del fiume Po! Se c’è impedimento, certo sorge da chi ne vuol far cosa d’interesse limitato, direi ‘da cortile’.
Sulla necessità ed urgenza della bacinizzazione poco v’è ancora da dire.
Dalle più alte sorgenti su Alpi ed Appennini sino alla foce, quasi tutti i corsi d’acqua padani sono bacinizzati, cioè ‘armati’ con òpere di stabilizzazione: in montagna son chiamate briglie, a volte frequentissime, … in pianura ‘traverse’, tra loro ben più distanti. A queste strutture trasversali, che fermano l’erosione del fondo, si aggiungono i rinforzi delle sponde.
Ho scritto “quasi tutti i corsi d’acqua padani”, perché queste necessarie òpere idrauliche mancano solo e soltanto nel Po! Intendiamoci: ‘necessarie’ solo e soltanto a vantaggio della dannosissima specie homo sapiens.
Se un cremonese volesse fare un ràpida verifica, basta che si sieda su una canoa senza neppure remare (a sgonda, come si dice sul ‘nostro’ Po) e si lasci trasportare, per restare nel cremonese, dalla corrente dell’Adda partendo da Rivolta d’Adda, dell’Oglio da Soncino e del Po da Crotta d’Adda). Lungo l’Adda e lungo l’Oglio troverebbe grossi guai! Lungo il Po, se non si arena, arriverebbe a … Comacchio!
Tutti gli affluenti del Po, Adda ed Oglio compresi, sono bacinizzati, cioè: ogni tanto c’è una traversa (o sbarramento, diga, scogliera), con tanto di salto dove il nostro canoista ‘sgondante’ molto probabilmente ‘ci lascerebbe le penne’!
Il Po, dopo l’ùnico sbarramento di isola Serafini, è privo di traverse che ne stabilizzino il fondo e, a peggiorar le cose, è costretto tra alte scogliere, il cui primo effetto è proprio quello di accrescerne la potenza erosiva.
Anche un profano non potrebbe che pensare: “C’è qualcosa che non quadra!”.
Come mai tutta la rete idrografica è bacinizzata tranne il fiume Po?
Ora s’è presa la politica decisione: bacinizzare è necessario, ma ... non ci sono i soldi! Che peccato!
Ma, a pensarci bene, c’è altro che non quadra!
Su ogni traversa di ogni affluente del Po, piccolo o grande che sìa, è in corso un’asperrima lotta, a suon di carte bollate e progetti, per realizzare centrali idroelettriche, interamente con capitali privati, mentre sul fiume Po, dotato più di tutti di tanta acqua, la bacinizzazione non può decollare perché mancano i soldi?
L’ennesimo, recentissimo studio sulla bacinizzazione del Po, che ho già avuto modo di ricordare, prevede quattro traverse che produrrebbero non meno di 910.000,00 Mwh all’anno di energìa idroelettrica, il cui ricavo sarebbe dell’òrdine di 200 € per ciascuno di quei 910.000,00 Megawattora prodotti. Quanto fa, ogni anno, 910.000,00 x 200?
Ancora ricordo, inoltre, un altro aspetto altrettanto allettante per i capitali privati: il ricavo prodotto dalla navigazione, commerciale e turistica. Il passaggio delle imbarcazioni, nelle chiuse di ogni traversa, non sarebbe certo ‘a gratis’!
Esiste l’istituto della ‘Concessione di costruzione e gestione’, per un numero x di anni, con la quale i soldi per queste opere, così redditizie, si troverebbero senza problemi.
Con un concorso europeo, se non mondiale, si porterebbe a casa la migliore idea europea, se non mondiale, per sistemare finalmente il nostro Po, d’importanza certo europea, e migliorare l’ambiente suo e di tutti, produrre tanta energìa pulita, avere una via navigabile più capace della più capace autostrada … e molto altro.
Ho l’impressione che dietro la decisione politica vi sìano interessi ancora troppo … limitati, direi quasi ‘da cortile’!
Mi sbaglio?
Stefano G. Loffi
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Povera Italia, povero Po, quanto ha ragione... alla malfede si aggiungono i luoghi comuni, la mancanza di approfondimento, la scarsa consapevolezza dei cittadini perché altrimenti, come si diceva nel Risorgimento, l'Italia intera insorgerebbe in armi. Scrisse Giorgio Bocca: " Come mai...questa Lombardia che scavava i navigli per cui passavano le merci provienienti da Genova e dall'Adriatico, che si legava all'Europa attraverso i laghi, come mai la Lombardia dei grandi ingegneri idraulici come l'Aristotile Fioravanti e il Bertola di Novate, non riesce a fare a fare di questo Po cadaverico e puzzolente il fiume della rinascita? Forse perchè ha poi prodotto al posto dei Leonardo e dei Filarete i Craxi e i Formigoni".
Ci ha scritto poi S.G.Loffi:
Caro Direttore, credo immeritate le lodi che mi ha riservato, soprattutto dal punto di vista professionale ma non certo passionale: amo il Po e ne soffro sinceramente, nel vederlo così "cadaverico e puzzolente" ...Comunque sìa, La ringrazio!
Un onore veramente immeritato il trovarmi 'a fianco' del grande Giorgio Bocca, ma, senza temere di apparire presuntuoso, se mai avrà tempo rimando a: http://www.consorzioirrigazioni.it/ci/documenti/pdf/idro/PiccolaSI-Cap15.pdf dove ben altri idraulici lombardi son ricordati, da Alberto Pitentino - bergamasco, che risolse per sempre (!) il problema della regolazione delle piene del Mincio, nel 1198 (!!), ... bacinizzandolo (!!!) - sino ad Elìa Lombardini - cremonese (!), ingegnere e massima autorità di Idraulica Fluviale, di fama internazionale!



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di Ven, 14 ago 2009.
La edizione iniziale di questa pagina con il testo qui ripetuto è del 25 agosto 2006. Il cambio della data di aggiornamento è determinato dalla nuova foto delle finestre ad acquarello.