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2009 internazionale per la Fondazione Stradivari

Il presidente Bodini: “Ai candidati di tutti gli schieramenti politici chiederemo una sede stabile e la realizzazione del Museo del Violino”

Dopo lo straordinario successo della mostra “1730-1750, Cremona nell’Olimpo della Liuteria” ed il riconoscimento di prestigiose istituzioni internazionali, la Fondazione “Antonio Stradivari” propone, per il 2009, un fitto calendario di eventi altrettanto importanti.

L’assemblea dei Soci Fondatori, ha approvato all’unanimità i risultati gestionali del 2008 e la previsione degli impegni futuri. Ad iniziare dalla XII edizione del Concorso Triennale Internazionale di Liuteria (vai) che, ha ricordato il presidente Paolo Bodini “è la ragione stessa della esistenza della Fondazione”. Per questo motivo si è deciso di puntare tutta la programmazione sulla liuteria contemporanea rinviando la mostra monotematica su Carlo Bergonzi al 2010.

Dal 3 luglio ben sei capolavori liutari al Museo

Provengono dalla collezione Lam di New York - Concerto di Krylov all'inaugurazione

L’accordo raggiunto da Comune di Cremona, Fondazione Stradivari ed eredi di Sau-Wing Lam porta a Cremona sei violini di scuola classica e cinque archi antichi di scuola francese. Sono esposti nella Sala delle Colonne del Museo Civico Ala Ponzone. L'apertura al pubblico da venerdì 3 luglio con un'esibizione del maestro Sergej Krylov alle prese con uno dei prestigiosi strumenti, lo Stradivari 1734.
Questi i violini: Nicolò Amati del 1669 ex “Collin”, Giuseppe Guarneri “filius Andrae” del 1699 , Antonio Stradivari del 1720 ex “Bavarian”, Antonio Stradivari del 1734 "Scotland University”, Giovanni Battista Guadagnini del 1757 ex “Pochon” ,Ferdinando Gagliano del 1785.
Sau-Wing Lam nasce a Shangai, in Cina nel 1923, dove consegue la laurea con lode in economia all’università di St. John. Si trasferisce a new York nel 1948 e diventa presidente del Dah Chong Trading Corporation, Inc, una impresa di import-export che gestisce anche alcune tra le più affermate catene di concessionarie automobilistiche del Paese.

Mr. Lam ha coltivato anche una autentica passione per la musica. Violinista e violista dilettante ma di solide capacità tecniche, ha realizzato una collezione che possiede parecchi strumenti ed archi costruiti dai grandi maestri. Gli eredi di Sam-Wing Lam possiedono undici tra violini e viole e 52 archi costruiti dai grandi maestri, primi fra tutti Stradivari, Guarneri, Amati e Tourte. Sam-Wing Lam era particolarmente affezionato al "suo" quartetto "Amati" e ad uno dei primi strumenti acquistati, il Giuseppe Guarneri "filius Andreae" del 1699, che prediligeva a tal punto da suonarlo sempre (ora è tra quelli giunti a Cremona).
ll privilegio del possesso di un’opera d’arte trova la sua più alta espressione nella scelta etica della condivisione. “Friends of Stradivari” è il progetto internazionale che mette in rete Istituzioni e collezionisti, ricercatori e grandi interpreti nel segno di un comune impegno di valorizzazione culturale e dell’amore per la liuteria. Promotore di questa sinergia, che sta raccogliendo adesioni entusiaste da ogni continente, è la Fondazione “Antonio Stradivari
Particolarmente interessati a questo riguardo i contatti con molti possessori di strumenti ad arco non esposti e non utilizzati per poterli ospitare temporaneamente, anche per lunghi periodi, a Cremona, rendendo così il Museo Stradivariano dinamico ed ancor più attraente.
Tra i primi ad aderire alla proposta delle Fondazione, la famiglia Lam.
L’accordo e' stato ratificato nelle scorse settimane, quando una delegazione della Fondazione Stradivari si è recata in America per una serie di appuntamenti istituzionali.


Nella foto di Sandro Rizzi, Eva Lam (tradotta da Paolo Bodini) racconta la storia di suo padre e spiega il suo affetto per Cremona. In prima fila, suo marito e la figlia

Questa scelta, che da un certo punto di vista potrebbe sembrare riduttiva, - ha sottolineato il presidente - è stata in realtà sostenuta dalla volontà di mettere in vetrina una volta tanto la liuteria contemporanea, per far comprendere al vasto pubblico, ma anche al mondo stesso della liuteria, che non si può vivere solo del passato, sia pure glorioso, ma che bisogna affermare anche la validità di ciò che giorno per giorno viene prodotto dai nostri artigiani.. Anche gli Stradivari, gli Amati ed i Guarneri producevano al loro tempo strumenti nuovi! Legni, vernici, forme, segreti, tradizioni e innovazioni devono essere saggiamente mescolati per una produzione di qualità”.

Il calendario del concorso sarà scandito una programmazione musicale di notevole interesse che privilegi l'uso di strumenti contemporanei ed in particolare quelli della collezione della fondazione, di cui verrà presentato il primo catalogo in ottobre. Ed ancora: ben 6 tra i maggiori Conservatori italiani arriveranno ogni giorno della settimana dal 5 all'11 ottobre per una “full immersion” cremonese, regalando una esibizione musicale alla città in ciascun pomeriggio.

Inoltre, per dare visibilità mondiale alla città ed alla liuteria, la Fondazione sarà presente alle rassegne internazionali di Parigi e Francoforte e, probabilmente, a Shanghai. È, inoltre, in atto un contatto con il Conservatorio di Boston, che probabilmente porterà in città una masterclass ad inizio estate 2010.

Particolarmente prestigioso il progetto di portare a Cremona nel 2011, in occasione delle celebrazioni dei 150 anni della Unità d’Italia, il Quartetto intarsiato di Stradivari appartenente al Patrimonio Nacional spagnolo e collocato in esposizione nel Palazzo Reale di Madrid. Si sta lavorando anche per un concerto ed una esposizione cremonese nel Palazzo Reale stesso, forse entro la fine di quest'anno. 

“Continuo a ritenere – ha osservato il presidente - che la dimensione internazionale sia quella su cui puntare, uscendo definitivamente da quel provincialismo che ancora un po’ ci affligge. Le parole chiave da lanciare sono sempre tre: “Cremona – Liuteria – Stradivari”. Tutte le altre nostre sigle interne a Cremona, istituzionali o di associazione, sono importanti. ma non essenziali. Dobbiamo tutti avere l’umiltà e la capacità di essere meno incentrati su ciò che ciascuno fa ed avere maggiore capacità di lavoro comune.

Per questo serve un soggetto forte, che faccia sempre più da catalizzatore e da vero crogiuolo delle varie iniziative sulla liuteria, per offrire all’esterno in modo unitario. Ed occorre pure un adeguato finanziamento di questo soggetto perché la sua forza non stia solo nelle buone intenzioni o nell’assetto istituzionale, ma nei fatti”.  Il Presidente ha ricordato che in questi anni tutte le relazioni consuntive e programmatiche sono sempre state approvate all'unanimità dall'assemblea a testimonianza dell'accordo raggiunto su queste tematiche e del buon lavoro svolto dall'attuale Consiglio di Amministrazione.  Questo rende la Fondazione forte e credibile.

“La Fondazione Stradivari – ha affermato Bodini -è pronta per accettare questo ruolo e questa sfida, se gli Enti che la costituiscono vorranno fare questa scelta chiara e netta, a mio avviso ineludibile: una Fondazione al completo servizio della causa della liuteria e al completo servizio della città, che della liuteria è il simbolo mondiale”.

Perché ciò possa avvenire è tuttavia fondamentale risolvere, in tempi brevi, il problema della sede. Il 2008 è stato, infatti, segnato da ben due traslochi: uno in primavera all'interno di Palazzo Fodri ed il secondo in ottobre per spostarsi definitivamente in Palazzo Pallavicino Ariguzzi, sistemazione ancora provvisoria in attesa della partenza delle attività dell'Istituto di Restauro per strumenti musicali. La collocazione attuale non è, peraltro, all'altezza del prestigio della Fondazione per quanto riguarda gli uffici e la rappresentanza, e pone anche vari problemi per la collezione essendo l'ambiente non climaticamente adeguato.

“Si deve individuare in tempi brevi – ha sottolineato il presidente - uno spazio, quale il Magazzino Carri nel Parco dei Monasteri o il Palazzo dell’Arte o altro contenitore, dove creare il primo nucleo del Museo Nazionale del Violino, raggruppando in quella sede la collezione storica di Palazzo Comunale, il Museo Stradivariano adeguatamente rivisto, le collezioni di liuteria contemporanea presenti in città, unitamente a spazi didattici ed interattivi. La meta dovrebbe essere quella di avere questo spazio pronto per il 2013.

La Fondazione potrebbe, adeguatamente rafforzata, gestire questi spazi anche nell'ottica di semplificare gli aspetti gestionali delle collezioni e ottimizzarne la promozione e la fruizione. La richiesta che avanzo è che questo progetto sia inserito nei programmi elettorali di entrambi gli schieramenti che si fronteggiano, in modo da garantirne l'attuazione dopo le prossime elezioni amministrative”.

Molti eccezionali approfondimenti e studi nel catalogo dell'Opera Omnia mettono fine anche a dispute centenarie: alla fine del 1400 lo strumento era lavorato anche nel bresciano

Andrea Amati non "inventò" il violino, lo perfezionò e lo... commercializzò con altrettanta abilità

Certo la sua fu una grande impresa che esaltò una bottega dove lavoravano i migliori artigiani e decoratori della straordinaria Cremona rinascimentale - Era un grande laboratorio dove si producevano i più diversi strumenti per "sonar" - Il capostipite della liuteria cremonese costruì, dunque, anche molti altri diversi strumenti - Si rese conto che uno strumento "cresceva" su tutti e rispondeva alle richieste di una nuova musicalità, così la genialità dei suoi interventi affermò il violino in modo definitivo e con un ruolo sempre più essenziale nelle orchestre di Corte



La mostra dell'Opera Omnia di Andrea Amati poteva persino essere attesa come risposta a una domanda annosa ed un po' stucchevole, l'esito finale del confronto all'interno di un localismo romantico ed ingenuo che però è stato lungamente coltivato: chi fu inventore del violino? Andrea Amati, cremonese, o Gasparo da Salò come rivendicano i bresciani, che però pare non abbia costruito un violino prima del 1574? Insomma, Coppi o Bartali? Piacciono molto a noi italiani questi confronti, due nomi secchi per i quali fare tifo. Ma non si può porre la questione in questi termini.


Derivano dalla grande pittura del '500 cremonese le decorazioni dei violini: i puntuali riferimenti nel grandioso studio di Marco Tanzi

Sarebbe interamente da riprodurre il profondo studio di Marco Tanzi sulle relazione tra le decorazioni dei violini e la pittura cremonese. Ma qualche dato va preso come estremamente interessante con alcune significative immagini a corredo.
La figurazione del violoncello Berger potrebbe trovare paralleli in gran parte della pittura ornamentale manierista. Ma Tanzi scende nel dettaglio ed esamina gli apparati effimeri allestiti a Cremona nel Cinquecento per l'ingresso dei sovrani.


" Disegni preparatori risultano d particolare utilità per la ricerca: nel violoncello Berger gli elementi che ornano i plinti sono in relazione con un gruppo di fogli campeschi conservati al British Museum di Londra".


Nel violoncello The King la figura della "Giustizia" trova riscontro con la produzione di Giulio e Antonio Campi ma ancor più con numerose figure femminili di Bernardino Campi, dalla Santa Caterina della celebre pala del1566 in San Sigismondo alla Santa Barbara sulla destra della grande tavola eseguita l'anno precedente per il Sant'Antonio a Milano. Nel violino "Il Portoghese" si scorge Sofonisba Anguissola.


Nel violino Carlo IXe nel più leggibile violino Tullie House l'immagine della Pietà si rapporta specialmente a un disegno di Giulio Campi agli Uffizi; dove gli studi per la Prudenza col capo velato dimostrano altrettanto di essere stati conosciuti da vicino dall'autore di queste decorazioni.
Pochi cenni che per la loro scarsità fanno torto allo studio di Tanzi. Ma che dimostrano come tanti interrogativi trovino invece risposta pressoché definitiva.

La domanda è francamente improponibile, figlia di uno spirito di campanile che Cremona, la città con il campanile più alto d'Europa alimenta con orgoglio e per certi aspetti giustamente, non certo da oggi: perché il violino non è il brevetto di un ingranaggio, non può essere una idea geniale ma estemporanea, ma può essere solamente l'esito di un processo e di un adeguamento alla richieste della musica in rinnovamento.
Ad ogni modo, finalmente il catalogo dell' mostra sull'Opera Omnia di Andrea Amati dà una risposta, indiretta e scientifica, all'interrogativo. Ed è una risposta che lascia le... armi in campo.
Un 'attività di ricerca del protoviolino viene attestata nel bresciano alla fine del '400 mentre ad Andrea Amati viene attribuito soprattutto l'esercizio di una vera e propria impresa nella costruzione di strumenti "per sonar", non solo violini dunque.
"Ma non appena la richiesta di violini comincia a farsi sentire il costruttore commerciante Andrea Amati è pronto". Ecco la affermazione piuttosto sensazionale.

Andrea Amati fu un vero imprenditore dell'epoca, ed assorbì il clima ed il fermento commerciale di una città vivace culturalmente ed affermata commercialmente, che aveva per mercato tutta l'Europa, dunque aperta ad una intraprendenza che i cremonesi , salvo poche eccezioni, possono sognarsi.

Andrea Amati lavora a molti strumenti musicali, non solo al violino. Ma quando si accorge che questo particolare strumento trova sempre più attenzione, è certamente anche prodotto che fa guadagnare, vi si dedica con genialità, lo rivede, lo reinventa in qualche modo. In questo senso si può certamente affermare che comunque Andrea Amati con tutti i lavoranti che gli sono attorno, è il "primo" a ricercare il meglio e ad adeguare il protoviolino. Andrea Amati ha un merito essenziale e dominante: porta il violino assai vicino a quella perfezione armonica ed artistica che con Antonio Stradivari raggiunge l'acme, creando le basi di quella scuola cremonese che è riferimento nel mondo.
Ecco, dettagliato, l'intervento che puntualizza questi aspetti all'interno del catalogo per la mostra di Andrea Amati. Scrive tra l'altro Carlo Chiesa...


"...È in questa ricca città (Cremona, ovviamente -ndr) che nella prima metà del Cinquecento comincia ad operare un liutaio che si specializza nella costruzione di un particolare tipo di strumenti da poco entrati in uso, gli strumenti della famiglia del violino. Quest'uomo, Andrea Amati, osserva il lavoro di altri liutai, lo copia, lo perfeziona, aggiunge idee sue e riesce a costruire qualcosa di originale, che si rivelerà molto superiore e più adeguato all'uso musicale rispetto al modelli da cui era partito. Ma la grandezza di Andrea non si limita alle sue intuizioni e ai suoi strumenti, pochi o tanti che fossero: essa deriva anche dal suo avere stabilito un metodo costruttivo estremamente efficiente, fondato sull'uso di una forma che definiva il profilo interno della cassa armonica e intorno alla quale tutto lo strumento veniva costruito e assemblato.

Il liutaio era in grado di costruire con precisione e in poco tempo strumenti sempre simili o uguali e di apportare in ogni nuovo strumento modifiche controllabili, che poteva poi continuare a mantenere o scartare. Il metodo di Amati, il celebre metodo costruttivo cremonese, resterà proprio della sua scuola (e solo di essa) per più di due secoli, usato senza notevoli variazioni ancora da Antonio Stradivari e Giuseppe Guarneri del Gesù, ed è senza dubbio una delle ragioni del successo dei lutai cremonesi".


"È difficile valutare l'opera di Andrea Amati: gli strumenti che ci sono arrivati sono pochi e molto rimaneggiati, e fino ad oggi è stato impossibile collocarli in una sequenza cronologica che mostri in modo esauriente lo sviluppo del suo stile. Poco o nulla sappiamo, inoltre, della sua formazione, del suo carattere, della committenza con cui aveva a che fare, delle condizioni in cui lavorava. Senza dubbio i suoi strumenti rivelano un progetto, la capacità di organizzare un modello geometrico, di disegnare e realizzare praticamente una spirale perfetta con cui concludere il manico di uno strumento, e lasciano intravedere chissà quale elaborato ragionamento nel progetto della forma della cassa acustica e dello sviluppo delle bombature di tavola armonica e fondo. Molti ricercatori hanno tentato di ricostruire i modelli geometrici cui Amati sembra essersi appoggiato e molte teorie sono state sviluppate. In realtà, ad oggi si è rivelato impossibile recuperare il set di informazioni che costituiva il bagaglio teorico di un maestro artigiano cremonese in pieno Rinascimento..."
Ed ecco la parte più sensazionale dell'intervento di Chiesa:
".... al termine di un lavoro di ricerca durato tre anni possiamo aggiungere molto altro, guardando alla situazione storica e agli strumenti che conosciamo, e ci permettiamo di avanzare qualche ulteriore supposizione. Possiamo partire da alcune considerazioni: la bottega di Andrea Amati rimase aperta per più di quarant'anni, produceva strumenti musicali e almeno dal 1556 vedeva la collaborazione del figlio Antonio; negli anni seguenti entrò a farne parte attiva anche l'altro figlio, Girolamo. Di contro, conosciamo sì e no una ventina di strumenti attribuibili ad Andrea. Questo significa che del lavoro di Andrea sappiamo ben poco.
Andrea è di fatto un contemporaneo dei primi liutai bresciani. Zanetto Micheli, autore dei più antichi strumenti noti che si possono con qualche ragione inserire nella famiglia dei violini, si considera nato intorno al 1490 ed è comprovata la sua attività come costruttore di viole nel 1537. Nello stesso anno anche Amati era certamente al lavoro? La prima parte dell'attività di Andrea si svolge in un periodo in cui il violino è uno strumento ancora sperimentale, privo di una precisa definizione. Ne deriva una conclusione inevitabile: Andrea non è nato come costruttore di violini, ma si è formato in qualche altro modo, presumibilmente costruendo strumenti musicali di altre tipologie, e con questi ha incominciato la sua carriera. Ma non appena la richiesta di strumenti della famiglia del violino comincia a farsi sentire, probabilmente poco prima della metà del secolo, Andrea è pronto: si interessa ai nuovi strumenti, li studia, li perfeziona, ne costruisce di particolarmente buoni e giunge persino ad inventare un metodo che permetta di costruirli rapidamente e con precisione"
.


"Il suo successo commerciale cresce, come testimonia la partecipazione dei figli alla sua bottega, che negli anni '50 sappiamo essere la sola in Cremona a costruire strumenti musicali. Non abbiamo un'idea esatta del suo giro di affari, non sappiamo chi fossero i suoi clienti e neppure a quale fascia di mercato egli principalmente si rivolgesse. Forse egli finì con lo specializzarsi particolarmente in questa tipologia di strumenti, ma è anche possibile che i violini siano sempre rimasti una parte della sua produzione. Certo è che nel terzo quarto del Cinqeucento la bottega Amati è una realtà commerciale di notevole dimensione e di grande successo cui si rivolgono committenti prestigiosi per ordinazioni di lusso..."

Non un motto di Andrea ma un richiamo allo stemma di Margherita de France

Altro interessante elemento alla mostra di Andrea Amati è perché gli strumenti destinati a Margherite de France rechino il motto "QVO VNICO PROPVGNACVLO STAT STABITQUE RELIGIO".


Questo motto viene considerata da alcuni come una specie di marchio di fabbrica degli strumenti. Scrive, però, Renato Meucci:
"ll motto latino che compare su questi strumenti «Quo unico propugnaculo stat stabitque religio» ha da tempo richiamato la mia attenzione per due differenti ragioni. La prima è l'incongruenza tra il significato della frase - che si può tradurre con "affinché unico baluardo sia e resti la religione" - e il fatto che tale affermazione, che ha quasi il sapore di un ammonimento, si trovi scritta su un "baluardo" del tutto innocuo, quale può essere appunto uno strumento ad arco.
La seconda considerazione riguarda la parola "propugnaculum", impiegata spesso nel latino del XVI secolo in relazione a tematiche religiose, a partire almeno dal primo testo pubblicato in difesa della confessione cattolica dopo la promulgazione delle tesi di Lutero, vale a dire il Propugnaculum Ecciesiac, aduersus Luthcranos di Josse Chchtove, edito a Parigi nel 1526.Tale uso del termine in un contesto religioso è confermato da numerosi testi di erudizione teologica, alternativamente di ispirazione cattolica o protestante, sempre nel significato di "difesa estrema", roccaforte, baluardo, riparo".
Ed ecco la conclusione di Meucci, che riassumiamo: "la corona che compare sullo strumento è assai simile a quella indossata da Margherita dopo le nozze avvenute nel 1572. Ebbene la corona reale, riconoscibile dai rami salienti ("vette",) al punto di congiunzione sostiene "un piccolo globo sormontanto da una crocetta".
L'ipotesi è dunque che il motto s riferisca all'impegno supremo della casa reale. Afferma Meucci, riferendosi alla corona reale: "tale indentificazione ... fornisce piena giustificazione all'insolito motto".




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di Sab, 4 lug 2009.