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In settembre riapertura del grande museo archeologico
in una delle chiese più importanti della storia cittadina - le origini nel decimo secolo - eppure sconosciuta
a gran parte dei cremonesi,
come la altrettanto,
attigua capella Meli
Eccone la storia, il lungo restauro, le linee dell'esposizione dove spicca il Ninfeo emerso in piazza Marconi, le ragioni del percorso



A sinistra lo sfondo del ninfeo con la statuetta di Diana Cacciarice rinvenuta in piazza Marconi, sopra il celebre labirinto del minotauro e, sotto una stelle funeraria

Entriamo nel museo archeologico di San Lorenzo

di Elena Francesca Ghedini

Direttore del Dipartimento di Archeologia dell'Università degli Studi di Padova, Membro dei Consiglio Superiore dei Beni Culturali


È passato circa un decennio da quando il vecchio allestimento dei Museo Archeologico di Cremona, opera di Mario Mirabella Roberti e di Giuseppe Pontiroli, è stato gradualmente chiuso al pubblico per permettere il restauro dei materiali, soprattutto dei pavimenti a mosaico provenienti da vecchi scavi in città, in previsione della ricollocazione in una nuova sede, esclusivamente dedicata al patrimonio archeologico cittadino.
Ciò avveniva in concomitanza con un evento di straordinaria importanza per l'archeologia cremonese, quale la mostra sulla via Postumia, che permise già allora (1998) di presentare nuovi dati sulla topografia urbana, rivelati da una rinnovata stagione di ricerche nel sottosuolo della città, nel più ampio contesto della romanizzazione dell'italia settentrionale.
L'edificio individuato come sede per il nuovo museo, la chiesa sconsacrata di San Lorenzo, ha un fascino particolare, dovuto alla bimillenana stratificazione storica, a partire dalla necropoli romana republicana attraverso il complesso monastico benedettino fino all'utilizzo recente come laboratorio per il restauro dei mosaici.
La scelta è stata senza dubbio coraggiosa, per le difficoltà insite nel recupero di un monumento così fortemente caratterizzato per una finalità a sua volta tanto complessa quale la realizzazione di un allestimento museale.
Se si è riusciti nell'intento, è grazie allo stretto rapporto di collaborazione, ben leggibile nello svolgersi dei percorso museologico in rapporto con gli elementi allestitivi, tra archeologi, architetti e restauratori.
Altra felice coincidenza è stata la possibilità di esporre parte dei materiali portati alla luce dal recente scavo di piazza Marconi, all'incirca corrispondente a un isolato della città romana occupato da una grandiosa residenza, che si pensa dovesse appartenere a una delle famiglie dell'élite cittadina.
Tali preziosi materiali sono esposti accanto ai monumenti più noti della Cremona romana, dal busto in terracotta di via Plasio, agli elementi architettonici dei probabile teatro, alla domus di via Cadolini, con il mosaico dei Labirinto e lo spettacolare pavimento con inserti di scaglie policrome.
Ciò è stato possibile grazie alla collaborazione strettissima tra la Soprintendenza per i Beni Archeologici, titolare degli scavi, e il Sistema Museale civico, che insieme hanno progettato l'ordinamento scientifico.
L'operazione dei Museo di Cremona va nella direzione in cui il Ministro intende muoversi, investendo cioè in operazioni strutturali e non effimere (quindi musei e parchi archeologici) e ponendo particolare attenzione agli aspetti della comunicazione per rendere i luoghi della cultura mete di frequentazione non solo di pochi studiosi ma di un pubblico allargato che deve trovare gli strumenti per ricostruire le proprie radici.


Da settembre, dopo la invereconda chiusura nei mesi di luglio e agosto, torna al pubblico il nuovo museo archeologico, con una prima sezione dedicata a Cremona romana, ricostruita attraverso i materiali di vecchi e nuovi scavi. Gli orari di apertura sono da martedì a domenica ore 9- ore 13. La basilica di San Lorenzo ( per i più anziani, la palestra dell'Istituto Tecnico Beltrami) era tornata alla vista dei cremonesi il 4 aprile. Tra i reperti spicca lo straordinario Ninfeo che è emerso dagli scavi di piazza Marconi. Il che fa dire a Lynn Passi Pitcher che S. Lorenzo dopo il Duomo è la doppia gemma di Cremona (considerate, ahinoi le limitazioni di S. Sigismondo). Storia e imponenza della basilica danno certamente a S. Lorenzo un rilievo eccezionale. Si pensi che si fonda sui resti della chiesa voluta dal vescovo Oderico Olderico nel 986, resti dei quali si conserva traccia (con alcune eccezionali testimonianze pittoriche, per ora non ancora visibili da vicino, ma che si possono già intravvedere sporgendosi verso il catino absidale). Le foto sono di Antonio Leoni©

Una avventura dal 1962 al 1965 che riprende 30 anni dopo con l'idea del Museo

La costruzione di San Lorenzo risale alla seconda metà del XII secolo ed avvenne sui resti della chiesa voluta dal vescovo Olderico nel 986, messi in luce dalle campagne di scavi condotte dalla Soprintendenza ai Monumenti nel 1962 e nel 1965.

Da allora la basilica rimase abbandonata finché, trent'anni dopo, fu lanciata l'idea di recuperare il complesso di S. Lorenzo per ospitarvi la nuova sede del Museo Archeologico.

Il proposito ha cominciato a concretizzarsi nel 1994 con la sistemazione della copertura ed il restauro dell'involucro esterno della basilica e della cappella Meli. Fu allora condotta anche una nuova campagna di scavi all'esterno della zona absidale, dove è stata individuata un'area di necropoli con sepolture databili alla fine dell'età romana repubblicana, intorno alla metà del I secolo a. C.. All'interno venne attrezzato, con opere a carattere provvisorio, un laboratorio per il restauro dei mosaici pavimentali provenienti dalla collezione del Museo Civico o rinvenuti di recente in città.

Successivamente, grazie al contributo economico della società Autostrade Centropadane, nel 2002 è stato possibile il restauro della cappella Meli, che ha disvelato le decorazioni originarie del 1479, gli altari dipinti a finto rilievo nel Settecento e nell'Ottocento, ma soprattutto l'affresco quattrocentesco della Madonna col Bambino e Santi, di elevata qualità pittorica.

Nel 2005 è stato fatto un ulteriore passo verso la realizzazione del nuovo Museo Archeologico mediante l'avvio di un progetto limitato, per ragioni economiche, allo svolgimento di approfondite indagini non distruttive sugli elementi strutturali della basilica, al restauro delle volte e dei paramenti interni ed alla realizzazione del futuro ingresso al museo, nel piccolo fabbricato di raccordo con il complesso scolastico posto a destra della basilica.

Le prove strutturali, condotte in collaborazione con il Politecnico di Milano, hanno previsto il posizionamento di martinetti piatti, singoli o accoppiati, in particolari zone delle murature e delle fondazioni per verificare gli sforzi sopportati dalle strutture, l'esecuzione di indagini soniche e radar che hanno permesso di accertare la reale consistenza delle colonne, delle catene e delle capriate in legno del sottotetto, il monitoraggio del quadro fessurativo delle volte per mezzo di un sistema di fessurimetri, con i quali sono stati rilevati a cadenza programmata nel corso di un anno gli eventuali spostamenti o modifiche della struttura.

Le informazioni raccolte hanno consentito lo sviluppo di uno specifico progetto di adeguamento sismico delle strutture portanti, che è già realizzato nella zona delle navate laterali mediante operazioni di scucitura e ricucitura delle murature, l'ammorsamento delle volte alle pareti d'ambito e l'inserimento di catene in acciaio, ed in parte è stato rimandato ad un successivo intervento da attuare sull'orditura della copertura e sul timpano. Le volte settecentesche della navata centrale, che verso la zona absidale presentavano diverse lesioni, sono state consolidate con la tecnica dello scuci-cuci o con l'infissione di cunei lignei.

Il restauro delle superfici interne della chiesa è stato condotto mediante interventi di pulizia delle murature e di consolidamento dei lacerti dell'impianto decorativo quattrocentesco, mentre i tamponamenti murari successivi alla prima edificazione e le superfici incoerenti nella tessitura sono state ricoperte da un intonachino di calce.

L'ulteriore lotto di lavori iniziato lo scorso autunno ed in via di ultimazione contempla la realizzazione di tutti i servizi impiantistici, delle pavimentazioni e degli apparati espositivi necessari a rendere operativa una prima zona del museo archeologico.

In particolare, considerato che la basilica non presentava più traccia della pavimentazione originaria, tutta l'impiantistica è stata concentrata a terra, senza interferire così con la struttura muraria, utilizzando pannelli radianti per il riscaldamento, realizzando le dorsali degli impianti elettrici in cunicoli perimetrali ispezionabili e concentrando i terminali degli impianti e le luci negli stessi elementi espositivi.

La nuova pavimentazione è stata realizzata con un materiale avulso dalla tradizione cremonese, la pietra piasentina, e posata in evidente distacco dalle pareti e dalle colonne per sottolinearne la modernità in opposizione all'originaria pavimentazione in cotto lombardo della cappella Meli.

I grandi finestroni aperti nel novecento, quando la chiesa fu utilizzata prima come magazzino e poi come palestra scolastica, sono stati tamponati lasciandone in evidenza i contorni per testimoniare anche quest'ultima trasformazione.

Ultimati questi interventi di restauro, ora il lungo cammino di San Lorenzo proseguirà con l'allestimento espositivo, in vista dell'apertura, a breve, di un primo nucleo del nuovo Museo Archeologico.

Nel corso dell'anno altre opere interesseranno la zona absidale, con la speranza di poter metter mano, nei prossimi anni, agli edifici limitrofi per ampliare e arricchire il museo di nuovi spazi.

Come si è giunti al nuovo Museo, ma S. Lorenzo ha già ospitato il restauro dei mosaici

di Paolo Rambaldi


Il progetto per il nuovo allestimento nel complesso di San Lorenzo, affidato allo studio Tortelli e Frassoni di Brescia per la parte museografica e frutto, per la parte scientifica, della collaborazione tra il Museo Civico e la Soprintendenza per i Beni Archeologici, costituisce l'inizio di una nuova fase per le raccolte archeologiche cremonesi.

Esse si compongono di materiali di provenienza eterogenea, acquisiti con diverse modalità a partire dal nucleo originario del lascito Ala Ponzone; per quanto riguarda la provenienza territoriale, il primo importante gruppo di reperti entrò a far parte delle collezioni intorno alla metà del XX secolo, grazie a cospicui rinvenimenti nel sottosuolo cittadino.

Tale patrimonio fu esposto nelle sale al piano terra di Palazzo Affaitati nell'esposizione, basata essenzialmente su criteri tipologici (sala dei mosaici, delle sculture, delle ceramiche, ecc.), curata intorno al 1960 dall'allora Soprintendente alle Antichità della Lombardia Mario Mirabella Roberti e dal conservatore Giuseppe Pontiroli.

L'allestimento, esemplare per l'epoca, risultò poi superato dall'affermarsi di nuovi principi museologici e museografici, dalla limitatezza degli spazi a disposizione a fronte dell'incremento delle raccolte e dal presentarsi di problemi conservativi soprattutto in relazione ai mosaici, allora posizionati su supporti in cemento armato.

Pertanto, a partire dalla fine degli anni '90, si procedette ad una graduale chiusura dell'esposizione, lasciando libere le sale ove ora vengono allestite le mostre temporanee.

Con l'inaugurazione, nel 1997, del nuovo allestimento di Palazzo Affaitati, il primo soppalco del primo piano fu destinato all'esposizione provvisoria di parte della raccolta archeologica: la scelta cadde sulle collezioni di formazione "storica", in quanto più adatte alla natura degli spazi disponibili, ma anche più coerenti col percorso complessivo.

Contemporaneamente venivano intrapresi importanti lavori sia di restauro, sia di risistemazione critica dei dati relativi ai materiali.

Per il restauro dei mosaici si scelse di allestire un laboratorio all'interno della chiesa sconsacrata di San Lorenzo, in seguito ad una prima operazione di recupero del complesso monumentale, individuato proprio allora come futura sede espositiva.

Tale scelta si rivela particolarmente significativa in quanto la chiesa sorse sul luogo della necropoli romana che affiancava il tratto suburbano sudorientale della via Postumia e di un edificio funerario paleocristiano. Gli scavi effettuati nella zona absidale negli anni 1950/1960, e successivemente ripresi, portarono inoltre alla luce - e lasciarono a vista i resti di una precedente chiesa, citata in un documento della fine del X secolo come annessa al monastero benedettino ivi ubicato.

Ecco le linee del percorso espositivo

di Marina Volontè


Negli spazi resi disponibili dall'intervento di recupero sopra descritto da Paolo Rambaldi, viene ora proposto un allestimento museale relativo alla città romana che si giova anche dei ritrovamenti del recentissimo scavo di piazza Marconi, in modo da proporre un percorso ricco di novità non solo rispetto alla vecchia sezione archeologica, ma anche rispetto a quanto proposto nella mostra "Tesori della Postumia", che già aveva permesso, net 1998, di presentare importanti aggiornamenti soprattutto in relazione alla topografia urbana.

Più in dettaglio, il percorso è introdotto da una sezione sul recupero dell'edificio storico e sulla storia delle ricerche archeologiche in città, per poi entrare in medias res con una sezione sull'edilizia pubblica (con elementi di decorazione architettonica in terracotta e in marmo, a partire dalla statua fittile da via Plasio e dal capitello con leoni da via Cesare Battisti, noto dal 1680) seguita da quella sugli spazi del vivere privato: gli oggetti d'uso, spesso di lusso, gli splendidi affreschi parietali e le decorazioni dei giardini, tra cui il ninfeo (fontana monumentale) a mosaico, restituscono l'immagine del vivere quotidiano di una élite raffinata, che possiamo immaginare politicamente e culturalmente legata alle famiglie più in vista di Roma.

Infine, la cappella Meli ospiterà una sezione preliminare sulle necropoli, in cui saranno esposti i letti funerari in osso lavorato rinvenuti nell'area delle tombe del I sec. a.C. dietro le absidi delta chiesa stessa di San Lorenzo, i corredi delle necropoli poste lungo le strade per Milano- Bergamo e Brescia (tra cui il prezioso vaso in bronzo noto come "olpe Bonomelli", dal nome del vescovo che ne fece dono al museo), la rara coppa di produzione renana in vetro inciso del IV sec. d.C. venuta atta luce nei pressi della cattedrale.

Nell'allestimento l'incoraggiamento dell'esperienza di Santa Giulia, a Brescia

di Giovanni Tortelli


Restaurare la magnifica basilica di San Lorenzo e adibirla a Museo Archeologico risulta una scelta lungimirante e particolarmente adeguata per le caratteristiche proprie del luogo, vero palinsesto strutturale dove convivono importanti testimonianze stratificate della storia urbana.

Le difficoltà di organizzare la distribuzione museografica di reperti archeologici in uno spazio architettonicamente così caratterizzato sono facilmente comprensibili anche se la cultura progettuale di riferimento, in Italia, è incoraggiata dalle recenti realizzazioni di San Salvatore e di Santa Maria in Solario del Museo di Santa Giulia di Brescia e da progetti analoghi, per approccio culturale e consistenza dimensionale, in corso di perfezionamento per la grande chiesa gotica di Sant'Agostino a Genova.

Date le particolari caratteristiche materiche e dimensionali dei reperti, in gran parte da proteggere in teche vetrate, l'allestimento in San Lorenzo prevede la collocazione di strutture modulari che riprendono le ricorrenze, di ritmo e di dimensione, dell'architettura dell'edificio storico, instaurando quindi con esso, pur nella necessaria autonomia funzionale e formale, e con un linguaggio inequivocabilmente contemporaneo, un dialogo costruttivo ed interattivo.

Altri reperti di dimensioni maggiori, quali i grandi mosaici policromi provenienti da via Cadolini, sono collocati su piattaforme espositive orizzontali che ne evocano l'originaria collocazione.

L'esposizione avviene per scelte esemplificative dei vari aspetti dello spazio pubblico, dello spazio privato e delle necropoli, privilegiando i resti più significativi per tipologia, materiali e funzioni. Gli elementi allestitivi progettati, in metallo naturale e pietra arenaria grigia, fungono da fondali liberi o da vetrina, accogliendo in nicchie protette i reperti più delicati.

I resti dell'eccezionale ninfeo della domus di piazza Marconi sono ricomposti su un fondale in pietra, in asse con la chiesa e con il percorso di visita, evocando la funzione di fulcro prospettico spettacolare che il ninfeo rivestiva nella sua originaria concezione distributiva.

La foto di Lynn Passi Pitcher è di Sandro Rizzi




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di Mer, 19 ago 2009.