Conoscenze e scoperte


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Cronache della città cementificata e condominiale

Piazza Vida, ultimo atto di 50 anni di rio destino: poteva essere una delle più belle di Cremona, è intervenuto il piccone scannatore, è sempre più squallido parcheggio

Ormai non c'è più neppure un muro sacro e intoccabile- Una volta bastava un ricordo per apporre una bella targa con la scritta "divieto di affissione" : adesso si appendono squallidi drappi pubblicitari anche alle facciate dei palazzi storici di piazza del Duomo

(a.g.s.) - Non ci sono notizie sui giornali. Prima hanno tolto i coppi, poi ad ottobre e a novembre le piogge hanno distrutto le antiche murature erette in malta d’argilla. Parliamo della casa d’affitto di Piazza Vida che sorgeva a levante, accanto al palazzo Stanga Alla Punte di Corso Garibaldi. Pochi giorni fa una bella ruspa ha letteralmente spazzato via il caseggiato, la sua storia, la sua materia. Smembrate, le membra sono finite nella discarica comunale. Ecco come a Cremona si tutela l’architettura storica, la cultura materiale e le antiche mura volute dai nostri padri: premettiamo che non si vogliono discutere le sacrosante ragioni della committenza e dell’architetto incaricato, ma la coerenza con la quale il comune gestisce gli interventi edilizi in centro storico. Ormai non c'è più neppure un muro sacro e intoccabile. Una volta bastava un ricordo per apporre una bella targa con la scritta "divieto di affissione" : adesso si appendono squallidi drappi pubblicitari anche alle facciate dei palazzi storici di piazza del Duomo. Piazza Vida ridotta a orrendo parcheggio incontra la sua ultima sorte, l'esito finale di un rio destino cominciato una cinquantina di anni fa, quando si distrusse uno dei luoghi più suggestivi della città per far posto a uno squallido casermone condominiale.



La casa giaceva da tempo abbandonata e sfitta in piazza Vida, accanto al sedime coperto della Cremonella. Una architettura antica, almeno del XVIII secolo. La tipica casa del centro storico di Cremona che, come altre, è stata vittima del piccone. Fino agli anni ’70 si demolivano vecchie residenze cittadine per edificare orrendi condomini. Proprio in piazza Vida ne abbiamo testimonianza. Si erge su più piani una delle peggiori, aberranti, insulse e irrazionali architetture della città. Un condomino anonimo, con la sua facciata degradata, sporcata dall’aria pessima della città che sostituì la parte rustica del monastero di sant’Agostino.
Per carità ben sappiamo che l’esterno non corrisponde all’interno, dove gli abitanti hanno amorevolmente allestito le proprie residenze. Peccato che noi cittadini ammiriamo l’estetica delle facciate.
Pensiamo adesso a piazza Vida. Com’è ridotta a misero parcheggio, a retro di corso Campi. Quanti cremonesi sanno che sulla piazza s’affaccia un palazzo nobiliare, antichissimo della famiglia Schinchinelli? Cosa sarà adesso della piazza? Quale costruzione verrà edificata?
I cartelli di cantiere non portano alla vista neanche i render della futura abitazione. Soprattutto sorge spontanea la domanda: chi ha autorizzato l’intervento di demolizione in zona A? La parte della città più antica ed in teoria più tutelata. Diranno in comune che basta lasciare disabitata, e senza cure, manutenzione alcuna, una vecchio edificio in centro storico affinché si possa passare con la ruspa, demolire le antiche memorie e ricostruire un bella e confortevole residenza?
Eppure a chi scrive sembra che molti cremonesi apprezzino abitare in case antiche, con il pozzo in cantina e magari una strada romana in giardino. Non mi pare che abbondino richieste di condomini con garage interrati. Certo vendere una casa antica è un bel problema. Non ci sono gli spazi razionali delle abitazioni moderne, non abbiamo la razionalizzazione della rendita di posizione elevata al massimo. Non possiamo sfruttare tutti i pertugi e neppure edificare qualche piano interrato.
Torna la domanda che ci assilla in questi anni. Cosa sta accendendo a Cremona? Perché si demolisce l’antico? (Nell'antico includiamo anche i paesaggi- ndr).
Perché non si demoliscono i condomini edificati negli anni ’60 e ’70? Chi scrive non è contro alla nuova architettura, alla stratificazione degli stili ma è decisamente nemico della insensatezza.


E’ triste vivere a Cremona, oggi. Sarà per l’aria inquinata, sarà per gli scempi in centro storico che, nel silenzio generale, sono passati come restauri conservativi o per la violenza quotidiana che la città subisce. I monasteri sono ancora vuoti, abbandonati. Piazza Marconi assomiglia ad un buco derivato da una deflagrazione atomica. Immagino la tristezza del futuro parcheggio e il costo esoso di una sosta natalizia per comprar regali. Nel frattempo, incentiviamo la costruzione di una porta della città davanti alla stazione. Ne avevamo bisogno? NO! NO! NO! Chi ci amministra? Chi ha dato l‘autorizzazione all’abbattimento della casetta di piazza Vida? In altre città si lotta per salvare la memoria degli avi, da noi la cancelliamo senza pietà. Leggete Ruskin! Vi prego! Il peggio sinceramente è che in Europa, nei centri storici, si abbattano vecchie architetture per sostituirle con le nuove tendenze, da noi si abbattano per sostituirle con copie esatte, munite solamente di una metratura maggiore e di qualche caldaia griffata. Non so dove andremo a finire, sinceramente. Aveva ragione un vecchio murature cremonese che un giorno mi disse e che la fortuna di piazza del Duomo era solo che c’era il divieto di costruire perché se non ci fosse stato avremmo avuto dei bei condomini rosa e grigi nel mezzo!
Ci andiamo vicino, però. Piazza del Duomo è mascherata dagli inverecondi drappi che annunciano manifestazioni buone e grame, stracci pubblicitari quando su un muro appena decente un tempo si scriveva: divieto di affissione.
Giù i muri, giù i divieti di affissione: persino in piazza del Duomo. Ecco la citta nova.

La Giunta cementificatrice incassa vendendo i gioielli di famiglia

Cedute l'area SNUM, l'area gasometro, la scuola di Gerre Borghi: quest'amministrazione si regge sul calcestruzzo


L'esterno dell'area SNUM: sorgeranno una serie di condominii


Cedute l'area SNUM, l'area gasometro, la scuola di Gerre Borghi. La Giunta Corada passerà certamente alla storia di Cremona come la amministrazione cementificatrice. Per gli esempi c'è soltanto l'imbarazzo della scelta. Un elenco impressionante.
Cominciamo dalla gestione dell'area dell'ex Consorzio Agrario, grande occasione mancata per una degna riqualificazione di questa parte della periferia a ridosso della stazione. (La nostra perplessità a suo tempo, negli arretrati)
Poi l
a cortina abnome e fuori misura rispetto alle tipologie della città dell'area Lucchini, una barriera che chiude la visione della città a nord est. (Leggi)
Arriva la cancellazione del panorama dal Po con il gigantesco complesso di via del Sale che guarda sul Morbasco nell'area dell' ex solai Varese ( Vai)
Sparisce il vecchio quartiere nell'area del mulino Maglia Feraboli in via Castelleone (leggi). Ecco le costruzioni a ridosso del Naviglio in via Aglio davanti alla Negroni con la distruzione di un altro antico mulino, il mulino della Passere di cui già nel 1979 si reclamava la salvezza. (Leggi) .
Ancora,si ha l'occupazione dell'area Galletti davanti al seminario con un'altro mulino secolare, il Mulino Mangianti, raso al suolo in un'area a suo tempo definita dall'allora Magistrato del Po a rischio idrogeologico e quindi non edificabile, e con la scomparsa, inoltre di un antico bosco oltre la deviazione della tangenziale verso via Milano (creazione di un campetto di calcio in cambio di un'area concessa alla cooperativa che costruisce in via del Sale. Dunque anche abbattimento di un bosco filtro contro l'eventualità di un disastro Tamoil.
Abbondano le nuove casette a schiera a ridosso dell'antico parco della cascina Belvedere, a sua volta presto ridotta ad uso condominale in via Cà del Ferro. E altre cascine ristrutturate malamente.
Suscita viva polemica quando non c'è più nulla da fare l'assedio abitativo a un'area di grande valore storico e umano come Porta Mosa, l'unico imponente complesso della mura che circondavano la città: finalmente peraltro con un intervento minimale e dopo sollecitazioni che durano da almeno tre anni, il Comune ha deciso di intervenire contro l'attacco distruttivo delle piante infestanti, che stanno sbriciolando i mattoni secolari. (Vai)
Di prospettiva, per confermare la poco qualificante etichetta di cementificatori,incombe l'ipotesi della tangenziale sud nel parco del Po e del Morbasco. (Vai)
E a proposito di cemento e paratie di contenimento, come dimenticare il parcheggio coperto in un'area di enorme valore archeologico come piazza Marconi (ce ne siamo occupati anche negli scorsi giorni: vari servizi qui, o qui )? O la concessione agli acquarelli inverecondi di via Manzoni, la casa Lego in viale Trento Trieste, sempre di architetti che piacciono molto a palazzo? (Leggi).
O infine come non chiedersi il perché del brutto progetto per la riqualificazione dell'area della stazione, ignorando del tutto la città al di là del cavalcavia del cimitero?
Ci fermiamo qui, ci sarebbe molto altro da scrivere, ma crediamo che gli esempi bastino per ricordare ai cittadini quanto è accaduto negli ultimi anni a Cremona


Ebbene, non sazi di cemento, ecco che Corada e C. hanno confermato - come purtroppo si sapeva - la loro travolgente passione per le colate di calcestruzzo, chiudendo un'altra finestra sul centro storico ed una occasione di riqualificazione a giardini e parcheggio di un'area preziosa che guarda direttamente al Torrazzo, alle porte del centro storico , abbandonata da anni al suo destino (era la grande occasione per sviare molto traffico che andrà ad incombere nel parcheggio sotterraneo di piazza Marconi): parliamo dell'area Snum.
Per una sua riqualificazione e contro l'ennesima colata di cemento si erano espressi da subito gli ambienti più avvertiti ed angosciati del destino che viene riservato a questa ampia area in posizione strategica. (Vai a leggere e vedere l'ampia documentazione). Ma non c'è stato nulla da fare.
L'area Snum, le vecchie scuole di Gerre Borghi ed anche l'area dell'antico gasometro di via cardinal Massaia a ridosso dello stadio sono state cedute per 4.357 mila euro.
Con grande soddisfazione dell'assessore al patrimonio Campagnolo.
L'amministrazione cementificatrice non brilla di sicuro per la razionalizzazione delle proprie spese. Il bilancio non mostra segni decisi di inversione di tendenza. In compenso vende i gioielli di famiglia, incapace o disinteressata a qualsiasi progetto unitario di riqualificazione urbanistica della città. Solo un disfarsi dei problemi che richiederebbero lungimiranza progettuale ed altro ancora. Non roviamo in questi comportamenti - che assomigliano molto a quelli tanto vituperati del “piccone risanatore” - alcun amore per Cremona a misura d’uomo, cogliamo soltanto una irresistibile passione per i sacchi di cemento e le betoniere. (Vai per ulteriori commenti)

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Nella riproduzione dentro il testo, il rettangolo azzurro inquadra gli antichi fortilizi inclusi nell'area SNUM. Sono ancora presenti le basi di questo sistema di fortificazioni che aveva il suo caposaldo a Porta Mosa. Speriamo che almeno queste antiche testimonianze superstiti siano salvaguardate dalla proprietà entrante. Certo, anche queste presenze ben incluse in processo di riadattamento anche a parcheggio (molto meno costoso che quello di Piazza Marconi) potevano dare a una amministrazione "creativa" obiettivi diversi che la vendita a scopo edilizio dell'area.





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di Dom, 29 mar 2009