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Il demanio ha venduto l'ex Distretto e una impresa meridionale ha acquistato la Cavallerizza

Due grandi opportunità cittadine vanno a privati che fanno l'ottimo affare e le trasformeranno in residenze

L'ex maneggio di via Bissolati acquistato per una ottima cifra, attorno ai 250mila euro - Il primo progetto era di trasformarlo in un giardino d'inverno a servizio di un quartiere poco dotato come quello della vecchia strada Cannone - L'altro complesso, la Caserma Vecchi, è proprio davanti a Palazzo Pallavicino e di fianco al tribunale, posizione strategica nella programmazione del centro storico ed in un confacente utilizzo delle ex caserme - Tutto fa temere che siamo al primo passo di una grande svendita che potrebbe presto comprendere i monasteri di San Benedetto e Corpus Domini - La acclamata destinazione di Santa Monica a sede della provincia è già la conferma della indifferenza verso le grande opportunità di ordine turistico, culturale e sociale offerte dalla "Cittanova" - E quanto resterà della qualità architettonica di queste due evidenze dopo la trasformazione e magari la divisione residenziale?


Il demanio ha venduto a 2.8 milioni di euro attraverso la specifica Agenzia Territoriale la caserma Agamennone Vecchi, ben più nota ai cremonesi non proprio giovani come ex distretto (foto sopra). Il palazzo ottocentesco sarebbe passato a uno studio cremonese, quello di Achille ed Edoardo Persico. Il palazzo sarà trasformato in residenza, come è avvenuto a un centinaio di metri di distanza per palazzo Visconti, già delle Canossiane ed ora proprietà Lameri. La caserma Vecchi era stata offerta preliminarmente al comune di Cremona. Ma la nuova giunta ha deciso di lasciar perdere.

Nella stessa zona si ha conferma di un'altra vendita del demanio, quella del complesso situato in via Bissolati, davanti alla Caserma Manfredini, utilizzato lugamente come maneggio, la "Cavallerizza" appunto (due foto a destra).. Sarebbe andato a una impresa edile meridionale. Anche la "Cavallerizza" avrà destinazione residenziale.

Si tratta di due significative costruzioni ottocentesche, che per la loro evidenza e la loro collocazione nel tessuto urbano, potevano suscitare un notevole interesse pubblico. Ma la nuova giunta non ha minimamente definito un progetto di riqualificazione del centro storico ed anzi sta addirittura liquidando ogni idea di Parco dei monasteri, ovvero di quella parte di Cremona ancora sconosciuta alla maggioranza dei cremonesi, la stessa che nella revisione del PRG veniva presentata come una grande opportunità turistica, culturale e universitaria, l'altra parte della città bicefala che ha per caposaldo ed emblema, appunto, Palazzo Cittanova.


CREMONA VENDUTA

Il seminario dei chierichetti diventato la caserma Agamennone Vecchi, ex distretto, una grande evidenza della Cremona storica e monumentale sembra destinata ad essere profondamente alterata: ecco la sua storia con molti altri dettagli rispetto al richiamo sintetico qui a destra

La Caserma Agamennone Vecchi è rimasta incompiuta. E' opera dell'architetto Fermo Zuccari di Casalmaggiore, lo stesso che nel capoluogo casalasco ha realizzato il Duomo di S. Stefano. Pare che originariamente fosse stato chiamato l'architetto Luigi Voghera, celeberrimo. Ma venne a mancare proprio in quegli anni. Intervenne Fermo Zuccari che tuttavia poteva ugualmente vantare la frequentazione dei maggiori architetti italiani. Il palazzo fu destinato a sede del Seminario dei Piccoli, era chiamato anche seminario di San Carlo, i lavori inziarono nel 1842 e terminarono nel 1860.. Il seminario dei grandi o di Santa Margherita era invece in quella che oggi conosciamo come caserma Lamarmora. Entrambi gli edifici passarono al demanio militare quando nel 1887 Bonomelli inaugurò il grande seminario di via Milano, nell'area che veniva detta del Fabbricone.

Quanto alla Cavallerizza non è del tutto chiaro se in origine la sua funzione fosse quella di maneggio. Fu costruita nella seconda metà dellOttocento da un architetto militare di cui non si conosce il nome. Impressiona per le sue altissime arcate interne che sostenevano il tetto, ormai crollato, e per gli eleganti finestroni e tondi della facciate. Divenne Cavallerizza per l'uso che se ne fece nel tardo novecento, quando l'edificio fu effettivamente utilizzato come maneggio. Un progetto della precedente giunta era di destinarlo a giardino d'inverno addirittura coperto da una vetrata di cristallo al servizio specialmente di anziani e bambini di una quartiere particolarmente carente di servizi come quello che insiste su via Bissolati, la popolarissima strada Cannone.

Ed ora? Due i fondamentali motivi di preoccupazione. Che queste due operazioni lasciate ai privati che ne hanno prontamente approfittato preludano definitivamente alla vendita di altri complessi di enorme valore storico ed urbanistico come il monastero del Corpus Domini ed il monastero di San Benedetto, mentre è ben noto, ne parliamo in questa pagina, quale potrebbe essere il destino altrettanto infelice di un grandioso complesso come il monastero di Santa Monica. La seconda preocupazione è legata alla destinanzio residenziale. Con tutte le frammentazioni immaginabili, soppalchi, eccetera. Certo la sovrintendenza vigilerà, ma ci si domanda come potrà essere tutelata l'integrità soprattutto interna dei due edifici, se insomma la destinazione residenziale non finirà per snaturarli al punto da farne perdere la memoria, cancellando le due notevolissime e secondo noi strategiche evidenze di questa parte della città.

Malvezzi e C. hanno regalato 2 milioni e mezzo allo Stato?

La questione è questa: nell'ambito del federalismo demaniale, un decreto di metà maggio, secondo il primo elenco stilato dalla Agenzia del Demanio porterà al trasferimento dallo Stato ai Comuni di caserme, fabbricati, palazzi, ex depositi di armi. Ci sarà da lavorarci per rimetterli in sesto ma poi le amministrazioni locali avranno la possibilità di rivenderli per ripianare i debiti o per fare investimenti.

Che cosa capita per la Caserma Vecchi? Che sottoposta a richiesta di acquisto da parte dello Stato prima del decreto, il vice sindaco Malvezzi che per primo tratta queste cose, e C. hanno rinunciato alla opzione e l'ex distretto è stata poi venduto a privati dallo Stato medsimo. Questa caserma figura adesso tra i beni dello Stato sottoposti a cessione in seguito al decreto del maggio. Significa che lo Stato verserà al Comune di Cremona la somma relativa, 2.460.000 lire, oppure essendo stato venduto prima , il Comune di Cremona ha lasciato allo Stato l'importo (non ragguardevole se si pensa all'importanza del fabbricato, un ottimo affare per chi lo ha comperato per farne appartamenti), significativo per chi proclama ad ogni piè sospinto di trovarsi le casse morenti. Nel caso più disperato, si ripeterebbe la tragicommedia della vendita della farmacie con una cifra attorno ai 50 miliardi di lire usata per ripianare i debiti presso la Cassa Depositi e Prestiti pochi mesi prima - se non andiamo errati - che i Comuni venissero liberati dal debito.

Va notato che Il Vascello ha espresso prima e dopo la vendita dell'ex distretto il suo allarme per l'abbandono di un fabbricato storico, in pieno centro, fondamentale (come la Banca d'Italia ed altri stabili, per la realizzazione di un qualsiasi disegno urbanistico... a cominciare dall'ormai derelitto e ben più grave abbandono del Parco dei Monasteri). La tabella dei beni demaniali disponibili per i comuni.

"Non avevamo i soldi", precisa il Comune, che però "sapeva"

Caro Direttore,

in riferimento al contenuto dell'articolo dal titolo "Malvezzi e C. hanno regalato 2 milioni e mezzo allo Stato", si ritiene doveroso rappresentare quanto segue al fine di riportare nel corretto percorso tecnico - giuridico la vicenda e fornire informazioni corrette e veritiere.

In data 19 agosto 2009 l'Agenzia del Demanio comunicava al Comune di Cremona, ai sensi e per gli effetti di cui all'art.1, comma 437, della legge 311 del 2004, l'intenzione di procedere all'alienazione dell'"ex caserma capitano Vecchi" al fine di verificare l'eventuale interesse del Comune di Cremona all'esercizio del diritto di prelazione sull'importo di euro 2.460.000,00.
In casi del genere gli enti, che sono chiamati ad esercitare il diritto di prelazione nel brevissimo termine di 15 giorni, si esprimono in tale direzione laddove sussistano le relative immediate disponibilità finanziarie (sia in ordine all'acquisto che ai relativi oneri di manutenzione) sia l'interesse pubblico sotteso alla relativa destinazione d'uso.
L'Amministrazione comunale nella seduta del 27 agosto 2009, e pertanto a meno di due mesi dall'insediamento, ha ritenuto, responsabilmente, di non dover esercitare il relativo diritto di prelazione in quanto, a prescindere da valutazioni di merito inerenti la sussistenza di un interesse pubblico, prioritario rispetto ad altri, legato all'acquisizione, ha dovuto prendere atto della mancanza delle relative risorse finanziarie in un periodo, tra l'altro, in cui le difficoltà economiche che stanno attraversando i Comuni d'Italia sono sotto gli occhi di tutti.
Conseguentemente l'Agenzia del Demanio ha dato corso alle procedure di alienazione senza che ciò abbia comportato alcun danno all'Ente.
Premesso questo e sebbene l'art. 19 della legge n. 42 del 5 maggio 2009 prevedesse entro 24 mesi dalla data di entrata in vigore l'emanazione di decreti legislativi aventi ad oggetto l'attibuzione agli enti territoriali di parte del patrimonio statale, nessun tipo di previsione certa al 27 agosto 2009 era possibile fare sugli immobili che avrebbero potuto essere attribuiti al Comune di Cremona. In ogni caso certezze non esistono ancora oggi, posto che nessun elenco ufficiale risulta ancora emanato e che gli adempimenti previsti dal recente Decreto Legisilativo n. 85 del 25 maggio 2010, entrato in vigore il 26 giugno 2010, fanno riferimento a procedure dai tempi non immediati, rimandando a successivi provvedimenti.
Da ultimo si fa notare che, in ogni caso, all'eventuale acquisizione di somme legate all'alienazione di beni immobili concessi dallo Stato, dovrebbe corrispondere un equivalente taglio ai contributi che lo Stato concede ai Comuni.Nell'auspicio di aver fornito ogni necessario chiarimento ad una vicenda di per se limpida e linerare si porgono distinti saluti. Ufficio Stampa
Comune di Cremona

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Tre fatti, il primo tecnico. Noi abbiamo scritto e si può ancora leggere qui sopra nel titolo: "Malvezzi e C. hanno regalato due milioni e mezzo allo Stato?": c'è il punto di domanda. Un bel mistero, secondo fatto, perchè l'interrogativo scompare dalla lettera dell'ufficio stampa. Peraltro, non polemizzeremo: qui nessuno mette in dubbio la buona fede, ci mancherebbe altro, oltre tutto abbiamo ripassato le cose con un bel autoesame tecnico e neppure noi possiamo escludere, anche se non solo in pagina ma anche in archivio il titolo è con il punto di domanda, che in fase di correzione in linea di un paio di errori di stampa, l'interrogativo sia scomparso e riapparso.Vuol dire che il caso tra una correzione e l'altra ci ha resi profetici. Confermiamo peraltro che non abbiamo mai parlato di vicenda poco limpida. Si può rileggere il testo nostrano. Semmai abbiamo configurato un dubbio sulla bontà di una scelta gestionale e probabilmente anche ideologica. Così veniamo al terzo fatto, che è davvero clamoroso rispetto al fulcro dell'inchiesta. Pare proprio che la decisione abbia portato i due milioni e mezzo di euro nelle casse dello Stato invece che in quelle del Comune.
Il Comune non ha colto l'interesse pubblico della cosa, mentre era a conoscenza - lo scrive senza mezzi termini la lettera dell'ufficio stampa qui sopra - dell'art.19 della legge n. 42 del 5 maggio 2009 la quale prevedeva entro 24 mesi dalla data di entrata in vigore l'emanazione di decreti legislativi aventi ad oggetto l'attribuzione agli enti territoriali di parte del patrimonio statale".
Qui, ci si consenta, l'amministrazione non brilla assolutamente. Sembra caduta come una pera matura. Ha rivendicato il decreto? Punto di domanda: Con chi, come e quando? Punto di domanda. Sono stati compiuti i passi necessari per garantirsi tutti i vantaggi dell'art. 19, reclamando ad esempio il Parco dei monasteri ed il progetto di città, oppure il quartiere della liuteria con palazzo Pallavicino proprio davanti?
Oppure Malvezzi e C. ( Perri non lo vediamo impegnato in queste arrampicate ideologiche...) erano abbagliati dalla prospettiva di affermare, contro ogni parere contrario, anche de Il Vascello - il valore sublime delle privatizzazioni che tanto è stato esibito in una miriadi di dichiarazioni? Il risultato dell'ultraliberismo made Cremona porta in ogni caso alla conclusione ufficiale: Malvezzi e C. hanno consentito, allo Stato di incassare due milioni e mezzo di euro. Il punto di domanda su questo aspetto è caduto, mettiamoci pure l'inesperienza (nonostante la consapevolezza del decreto, il che diminuisce di molto le attenuanti, ed una flebile , flebilissima speranza di lieto fine).
Uno scivolone ai tempi del cholera, anzi ai tempi della crisi, non diverso in tempi diversi ma con le casse sempre vuote, da quelli dei predecessori di sinistra, sia detto per par condicio ed onestà, i quali saprebbero menare un casino senza pari se fossimo ai tempi di Bardelli e degli alloggi d'oro ma che taceranno per sempre perché hanno in lire 50 miliardi di analoghe trovate negli armadi, per non parlare dei palazzetti dello sport Tadiol - Gariniani e dunque si chiuderanno un uno sdegnoso silenzio di tomba.
Chiudiamo in bellezza e siccome amiamo questa città ci uniamo al fervente auspicio ovvero che all'eventuale acquisizione di somme legate all'alienazione di beni immobili concessi dallo Stato, dovrebbe corrispondere un equivalente taglio ai contributi che lo Stato concede ai Comuni".(Sperando altrettanto che l'esperienza faccia scuola, sempre di quattrini pubblici si tratta).

Il Seminario dei Chierichetti: ecco la sua storia

É diventato poi la Caserma Vecchi e la sede del Distretto

Il demanio ha venduto attraverso la specifica Agenzia Territoriale la caserma Agamennone Vecchi, ben più nota ai cremonesi non proprio giovani come ex distretto (foto sotto, l'ingresso con i segni di una eleganza e di una monumentalità che restarono peraltro incompiute.). Non è nota la cifra pagata per l'acquisto. Il palazzo ottocentesco sarebbe passato a uno studio cremonese, quello di Achille ed Edoardo Persico. Il palazzo sarà trasformato in residenza, come è avvenuto a un centinaio di metri di distanza per palazzo Visconti, già delle Canossiane ed ora proprietà Lameri. La caserma Vecchi era stata offerta preliminarmente al comune di Cremona. Ma la nuova giunta ha deciso di lasciar perdere.



Non è stato facile rintracciare notizie accurate su questo palazzo, che pure emerge per la sua monumentalità ed anche per le facciate a vivo su una via, Ruggero Manna, di grande rilievo in città, via di palazzi insigni, come palazzo Persichelli sede del tribunale, palazzo Pallavicino che doveva diventare sede del Centro di Restauro liutario dopo una spesa di 7 milioni e mezzo di euro (ed ora, a quanto pare, dstinata a ll'IPIIALL, scuola professionale che ingloba anche a Scuola di liuteria, dall'altra parte di via Colletta, dove la caserma Vecchi ha il suo ingresso monumentale, poi palazzo Visconti, trasformato da poco in residence.

La pianta annessa alla storia di Cremona di Antonio Campi,indica nell’esatto punto in cui trovasi ora il corpo principale dell’ edificio, esisteva uno stabile indicato con la dicitura “Julius Collectus”.

Dal momento che il Campi, nella sua pianta, cita solamente i nomi delle famiglie più illustri, l'indicazione specifica sta a dimostrare che in quel posto abitava l’insigne famiglia cremonese dei Colletta cui fu successivamente intitolata la strada che ancora oggi fiancheggia il prospetto principale dell’edificio.

Nel XVi secolo, tutto il terreno adiacente la casa di Julius Collectus doveva essere occupata da edifici modesti e di nessuna importanza come testimonia la pianta del Campi che non cita altri nomi meritevoli di essere segnalati.

La proprietà delle case limitrofe e del palazzo è cambiata spesso nel tempo: Mastalia, Morenghi, Ariguzzi e Zaccaria, tutte illustri famiglie cremonesi che hanno risieduto in questa zona della città. In epoca successiva il carattere educativo e teologico della espansione ecclesiastica aveva richiesto la necessità di procurare nuovi spazi per i giovani e giovanissimi che si accostavano agli studi sacerdotali.

Fu così che i vescovi cremonesi si interessarono all’area per insediarvi un nuovo seminario di studi. L’area era da tempo sotto l'attenzione della diocesi per la presenza di numerosi monasteri.

La progettazione iniziale fu di Luigi Voghera che avrebbe sicuramente continuatore di l’opera. Ma venne a mancare proprio in quegli anni. La scelta del nuovo progettista cadde su Fermo Zuccari, casalasco, architetto di cui si hanno scarse e confuse notizie,ma di cui sono certi gli studi di architettura a Roma, il suo apprendistato a Milano, la vincita del concorso per il progetto del Duomo di Casalmaggiore, battendo in quell’occasione l’agguerrita concorrenza degli architetti Luigi Voghera e Carlo Visioli, la realizzazione di alcune opere maggiori a Milano come il teatro Fossati ed il Circo Teatro Ciniselli.

Si sa inoltre che Fermo Zuccari partecipa al dibattito sulla nuova sistemazione di Piazza del Duomo a milano, presentando un suo progetto che, però ,non sarà mai attuat. Zuccari collabora con diversi giornali,in particolare con “il giornale dell’Ingegnere,dell’Architetto ed Agronomo” che aveva proseguito l’eredità del “Politecnico”,il prestigioso foglio fondato da C.Cattaneo .

Per il Seminario dei Piccoli (così era chiamato, altrimenti Seminario di San Carlo, dalla chiesa in via Bissolati) , Zuccari presenta un progetto che sostituisce quello del Voghera in modo radicale.

Nel 1842 fu posata la prima pietra del grandioso edificio che venne completato totalmente solo con la fine del 1860, lasciando a vivo paraltro le facciate esterne. Il palazzo che oggi vediamo ,non è come lo Zuccari lo aveva immaginato perché l’esterno prevedeva un rivestimento di marmo, nonché la presenza di numerosi elementi decorativi di grande eleganza, dei quali si ha traccia nell'ingresso.

L’edificio è degno di considerazione e rilievo per la sua posizione, all’angolo tra via Colletta e via Ruggero Manna, la sua imponenza ed il ruvido aspetto che ne rendono difficile la collocazione stilistica . E’ costituito da un grande quadrilatero massiccio con corte e porticato interno con colonne. Estremamente affascinanti sono gli spazi scantinati che sfruttano il dislivello tra le due vie . Fino al 1887 l’edificio fu occupato dai giovani chierici ma il numero elevato dei seminaristi e l’evolversi dei corsi di studi resero necessaria la costruzione di un nuovo complesso fuori città. Fu così che l’edificio venne venduto allo Stato così come il Seminario Maggiore, detto anche di Santa Margherita, lche divenne la Caserma Lamarmora, ancora oggi visibile in via Villa Glori, purtroppo adibito a con il suo cortile a pacheggio, dopo aver lungo sognato di potervi installare l'Archivio di Stato. La vendita dei due seminari sotto Bonomelli, che aveva promosso il seminario attuale in via Milano avvenne in un momento propizio al controllo del territorio del neonato Regno d’Italia. Fu insediato il Distretto militare che vi resto’ fino al 1991.




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di Mer, 7 lug 2010