Cose di casa nostra



Un altro passo fondamentale della nostra grande inchiesta. Nell'imminenza dell'apertura del colossale centro commerciale della Coop sulla Paullese, i commercianti si sono aperti, quasi d'improvviso, all'isola pedonale allargata: nella prima parte di corso Garibaldi, forse via Matteotti. Radicale revisione rispetto a tante battaglie opposte. Ma basta un ritocco dell'isola pedonale?


Sono anni tristi per Cremona che ha dimenticato la sua fisionomia e continua a cancellare il proprio futuro, salviamo almeno quel che resta (ed è ancora tanto!)


Nel necessario dibattito che tenta di dare una svolta ad una politica che ha disperso un patrimonio omogeneo di iniziative, ecco l'intervento quasi drammatico di un altro storico assessore all'urbanistica, l' architetto Michele De Crecchio che conclude: "La città che esiste, che ci è stata consegnata dalle generazioni precedenti, è la risorsa maggiore di cui disponiamo e ad essa andrebbe innanzitutto riferita ogni scelta di intervento. Non pensiamo a distruggerla, a rinnovarla, a modificarla in forme grottesche scimmiottando quanto si fa in realtà urbane che non possono vantare il nostro retroterra culturale. Pensiamo piuttosto a come valorizzare le mille preziose risorse di cui già disponiamo, senza complessi di inferiorità per altre realtà territoriali.

di Michele De Crecchio

La città di Cremona sta preparandosi al compimento di tre episodi urbanistico-edilizi che rischiano di snaturarne la sostanza.
In via del Sale la realizzazione del parcheggio roulottes (altrimenti detto “camping”) e il devastante intervento di ristrutturazione a palazzoni dell’area ex-Solai Varese stanno per distruggere per sempre quello che rimaneva di godibile dell’antico raffinato rapporto visivo e funzionale tra il centro storico e il fiume.



Tra la via Dante e il vecchio scalo ferroviario si sta completando quella abnorme colata di cemento (foto sopra), certamente la più massiccia mai realizzata in pieno centro urbano, di cui solo ora l’opinione pubblica comincia ad avvertire il pieno e gravoso significato urbanistico. Una serie di macroscopici e non coordinati interventi edilizi si stanno qui realizzando in fregio alla nuova via detta “della vecchia dogana” costruita dal Comune e non dal lottizzante Consorzio Agrario come pure sarebbe stato logico aspettarsi.
Fa sorridere la coraggiosa intenzione a suo tempo espressa dal sindaco Zaffanella di destinare l’intera area ad un grande giardino pubblico, ora che in tale area scopriamo non essere stato riservato all’uso pubblico neppure un metro quadrato di area e che, pertanto, all’interno della stessa non è possibile realizzare né la nuova sede degli uffici provinciali, né la nuova sede dell’Einaudi come la Provincia sta elemosinando di poter fare altrove.
Proprio nel nodo più problematico della viabilità cittadina, dove l’asta della Castelleonese si congiunge alla tangenziale urbana sta per essere inaugurato un ciclopico centro commerciale, frutto di un “inciucio” politico di cui non conosceremo probabilmente mai completamente la natura e, soprattutto, esito di un colpevole “sonno” della ragione urbanistica.




La preziosa area dell'ex solai Varese destinata a palazzoni


In tali condizioni, parlare di una nuova stagione per la politica del territorio cremonese e della città in particolare richiede un coraggio da leoni. Occorre infatti conservare un ottimismo di fondo sulle autonome capacità della città di rigenerarsi (speranza che personalmente coltivo) e della sua “elite” politica di ravvedersi (ipotesi che giudico al presente, irrealizzabile, anche perché di politici veri in città se ne vedono ormai pochi).
Che i commercianti comincino a prendere le difese dell’isola pedonale è probabilmente un buon segno, ma non tale da farci dimenticare tutto il danno che la miopia di buona parte dei rappresentanti di tale categoria ha determinato in passato per le migliori sorti urbanistiche della città: non ultima la controproducente campagna contro l’attraversamento del centro storico da parte del mezzo pubblico, scelta esiziale per la vitalità del mezzo stesso.
Ha ragione Terzi a reclamare un più ampio respiro alle scelte pianificatorie. Purtroppo da anni la costruzione di tale disegno è stata abbandonata, preferendovi da parte comunale la scelta estemporanea del “caso per caso”.
Persino il recupero del Vecchio Ospedale, ciclopica e benemerita iniziativa alla quale il Comune di Cremona aveva posto mano sin dai primi anni settanta, è operazione praticamente abbandonata da circa un decennio. Nel frattempo non decolla neppure il recupero delle ex-caserme di via Bissolati, attorno alle quali grondano i discorsi retorici, ma scarseggiano gli interventi concreti e nessuno si pone il tema del recupero della La Marmora di via Villa Glori, nella quale, sfiduciato, persino l’Archivio di Stato ha rinunciato ad intervenire.
Già dagli anni ottanta la riqualificazione dei corsi cittadini e il parallelo recupero dell’arredo tradizionale si evidenziava come un’esigenza ormai pressante (a forza di ricariche di bitume la pavimentazione carrabile è ormai più alta dei marciapiedi).
La bizzarra trasformazione di corso Campi ne ha rovinato l’immagine umbertina e l’infelice episodio ha, probabilmente, inibito ulteriori iniziative.

Di fatto, e incomprensibilmente, il decennio bodiniano ha finito con il ripiegare su sistemazioni di arredo urbano (piazza Cavour/Stradivari, nella foto a destra, e piazza Roma) che prioritarie davvero non erano. Chi era alla guida della città ha così dimostrato una miopia amministrativa davvero singolare inadeguata ad una città che pure vanta il centro storico più ampio e meglio conservato della Lombardia.
Con la stessa amministrazione, nel frattempo, nei nostri preziosi vicoli l’asfalto è tornato a sovrapporsi fastidioso al bel selciato ottocentesco, riprendendo alla grande una incolta metodologia di lavoro che era tipica degli anni sessanta, ma che era stata, saggiamente, sconfessata dagli amministratori successivi e ormai abbandonata da anni.
Di converso il Comune ha anche rinunciato a quelle ordinate e felicissime iniziative di recupero dell’arredo urbano tradizionale per organici comparti quali furono gli interventi a nord del Duomo, nella zona di piazza Lodi, nella zona di piazza Antonella ecc. a suo tempo felicemente programmate dalle amministrazioni Zanoni, Zaffanella e Garini.
Persino le facciate delle case del nostro centro storico, facciate che ci eravamo riabituati ad apprezzare nella loro compostezza tardo-neoclassica, stanno tornando a deformarsi innaturalmente in forme sguaiate che, sperimentate dapprima nelle sole insegne, si sono estese poi alle vetrine ed ora stanno persino aggredendo facciate e coperture.
Nell’estrema incertezza del nostro futuro perché non fondare le nostre scelte sulla certezza di ciò che già c’è (ed è tanto!) di bello nella città esistente? La città che esiste, che ci è stata consegnata dalle generazioni precedenti, è la risorsa maggiore di cui disponiamo e ad essa andrebbe innanzitutto riferita ogni scelta di intervento.
Non pensiamo a distruggerla, a rinnovarla, a modificarla in forme grottesche scimmiottando quanto si fa in realtà urbane che non possono vantare il nostro retroterra culturale. Pensiamo piuttosto a come valorizzare le mille preziose risorse di cui già disponiamo, senza complessi di inferiorità per altre realtà territoriali.





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di Mar, 5 set 2006