Cose di casa nostra


Il gigantesco Ipermercato Coop che devia il baricentro commerciale della città, la proposta dei commercianti di allargare (modestamente) l'isola pedonale, i sempre più assillanti problemi di inquinamento in centro storico come in periferia, il crescendo esponenziale delle operazioni speculative nelle aree cittadine più caratteristiche, l'intrusione di nuovi stili architettonici, la collocazioni di nuovi quartieri, spesso in contrasto con la fisionomia urbanistica cremonese difesa nei secoli, rendono ormai sorpassati criteri, valutazioni, idee sulle quali si è molleggiato per decenni: siamo tutti responsabilmente di fronte a un problema che non si può più eludere.

Un grande confronto di idee
Cremona da costruire
(oppure da ricostruire?)

Passo a passo gli interventi più autorevoli costruiscono un dossier propositivo

La proposta dei commercianti in se stessa niente affatto rutilante come quella di estendere l'isola pedonale a 250 metri di corso Garibaldi ha tuttavia aperto un dibattito che si riassume in un termine ben più significativo: programmazione. Caduta nel silenzio dettato da un evidente opportunismo politico, la città si è confrontata sin qui proprio per nulla su un evento che invece la segnerà profondamente e che dunque si può definire “storico” come l'apertura di un altro e gigantesco centro commerciale alle sue porte, con un evidente effetto di ulteriore esplosione di altre peculiarità caratteristiche del centro tradizionale, come d'altronde si è già constatato sulla via Mantova con l'apertura dell'Iper.

La città non è solo di fronte ad un problema di natura commerciale, deve porsi seriamente la questione vitale della vivibilità e della propria identità. La città dovrebbe rispondere con un grande piano programmatorio ed invece marcia a vista, con i provvedimenti a tocchi e bocconi e le belle pensate che si continuano a proporre con scoraggiante pervicacia..
Non si può andare avanti così come se nulla stesse accadendo: per questa ragione scendono in campo a cannonate, ma con tutto l'affetto verso Cremona che ancora si può faticosamente mantenere vivo, due pezzi da novanta, Massimo Terzi revisore del Piano Regolatore e Michele De Crecchio che sempre come assessore all'urbanistica ha segnato profondamente una fase significativa della vita cittadina, quando Cremona, con lo scontro di interessi non tutti positivi ha affrontato incompiutamente - ma decisamente meglio che oggi - il passaggio dalla rivoluzione industriale alla criticità ed agli interrogativi di una fase non ancora definita come ben ci ha ricordato Alain de Benoist. Si è espresso un altro personaggio che ha segnato decisamente un elemento fondamentale della fisionomia cittadina, Davide Martinelli , il traffico e denuncia - di fronte alla nuova realtà - con un gustoso tedesco maccheronico il “katastrofen trafick”. E via via annunciano altri interventi personaggi che hanno la responsabilità di Cremona. Adesso è la volta di Ferdinando Quinzani, capo gruppo di Forza Italia in consiglio comunale.
Ecco allora aprirsi un impegno che va ben oltre i 250 metri di cui sopra.

L’isola pedonale deve diventare un monolite e scaricare l’inquinamento all’esterno con un crescendo di percorsi e quindi di attentati alla salute? Come affrontare la penetrazione nell’area pedonale e quindi gli accessi dalla prima circonvallazione ma anche le relazioni umane e fisiche all’interno della città?
La organizzazione dell’area pedonale sul piano umano e commerciale si risolve con i giovedì d’estate o le feste di Natale, come molto riduttivamente pensa l’ASCOM (Meglio e più incisiva la posizione di Fervari della CNA)?. Poi, che fine ha fatto un organico sistema dei parcheggi corona (e ci risentiremo su piazza Marconi)?
L’arredo urbano comprende anche la fisionomia architettonica della città ed i suoi colori?
L’utilizzazione dei fabbricati dismessi e di quelli in ristrutturazione (spesso selvaggia) è esito di un giusto rigore?
Si deve dare un senso alle nuove aree proposte  a pioggia e come capita? (Dopo piazza Roma e Stradivari adesso la stazione! ). L’area tecnologica, infine: in proposito con chi e per quali aziende quando ormai in questo senso si è attrezzata tutta la restante Lombardia? Una proposta di Mondo Padano risale al 1982, quando soltanto Dalmine si muoveva in questa direzione... anche qui si è perso l’autobus La città della musica intesa non soltanto come marchio o come programmazione, la città turistica, tutto in estrema confusione di ruoli, proposte, continuità. Ovvero, cosa  si vuol davvero fare da grandi (aspettiamo questa risposta sin dalla costituzione della inguardabile giunta anomala) ? Ecco le domande. E solo alcune.

Nella foto: l'iniziativa commerciale spontanea e più continuativa del centro storico, con un'accanita concorrenza e cambiamenti che sono segno di vitalità, il mercato bisettimanale ambulanti. Ma i banchetti cremonesi si sono rarefatti al limite della sparizione.


Vai rapidamente ai vari interventi: basta cliccare sulle foto

Massimo Terzi

Michele De Crecchio

Davide Martinelli

Ferdinando Quinzani

Matteo Lodi

Ernesto Fervari

Renzo Zaffanella

Consiglieri comunali AN

GC Storti - Attilio Superti

Italico Maffini

Pier Luigi Cervellati

Vittorio Foderaro


L’insegnamento di Antonio Cederna

Il territorio è un sistema complesso e fragile in quanto tale, perché in esso ogni elemento che vi viene alterato ne scompone tutto l’equilibrio come nel più delicato degli ecosistemi. E di conseguenza i centri storici sono da interpretare non come insieme di monumenti eccellenti, ma nell’insieme del loro tessuto connettivo, come articolazione organica, complesso contesto di strade e palazzi e così i beni culturali non come emergenze isolate, ma inseriti nel problema più complesso delle città e del paesaggio. Arretrata e dannosa, la visione della natura come paesaggio, a sua volta inteso come sommatoria di panorami e quindi quasi esclusivamente interpretato nelle valenze estetiche. L’urbanistica è lo strumento privilegiato per il governo del territorio.


Le arretratezze delle nostre città in campo urbanistico sono il perverso effetto della costante difesa della rendita fondiaria a livello politico – legislativo; bisogna difendere la irriproducibilità e fragilità del suolo.
É più vantaggioso risanare, conservare che costruire ex-novo, è più economico prevenire, studiare, che fronteggiare i danni del dissesto idrogeologico. Il recupero dei centri storici creerà nuovi posti di lavoro in quantità maggiore e più qualificati rispetto alla nuova edilizia.


Ed ancora: “Mettere fine all’espansione, alla crescita indiscriminata delle città, e puntare ogni risorsa sulla loro riqualificazione- trasformazione qualitativa: quindi risanamento conservativo dei centri storici [...] e ristrutturazione delle periferie costruite nell’ultimo mezzo secolo [...].Tutela rigorosa delle aree “irrinunciabili” agricole e verdi, per creare sistemi e cinture verdi. Conservazione delle aree ancora libere nei centri e nelle periferie e destinazione a fini pubblici degli immobili che vengono dimessi, a cominciare da quelli militari”.




La pagina è aggiornata alle ore 2:06:43
di Ven, 22 set 2006