Cose di casa nostra


Cremona ha un futuro, ma la politica dominante dorme, fa orecchie da mercante, rema contro


Passo a passo cosa non va e cosa fare: il capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale si esprime con un progetto per temi dominanti che finalmente inquadra in breve e sistematicamente i propositi della opposizione, dunque destinato a far molto parlare. E non mancano significative frecciate sulla imbalsamazione del consiglio comunale e di altri organismi (come la commssione edilizia).

di Ferdinando Quinzani, capo gruppo di Forza Italia in consiglio comunale a Cremona



"Ex Feltrinelli: Sono allibito del fatto che se parli solo ora". Sotto, un'opera del regime, la pensilina ormai fatiscente: il Comune deve affrettarsi a mandare i suoi operai a sgomberare il tetto dalla neve altrimenti cede. L'operazione viene effettuata anche prima che si rendano praticabili le strade principali. Fotoservizio Il Vascello©


L’apertura dell’Ascom all’allargamento dell’isola pedonale ha aperto un dibattito che per la verità è andato ben oltre, a cui vorrei aggiungere qualche considerazione per punti, partendo proprio dal centro storico ed i suoi mali.

ZONA PEDONALE - Va bene, ampliamola. Non siamo pregiudizialmente contrari. Ma prima i parcheggi corona, che non siano solo quattro strisce sull’asfalto ma vere e proprie stazioni di interscambio fra trasporto privato e quello pubblico. In questa ottica non solo il foro boario ma deve essere meglio utilizzato anche il park stadio (che è bene rimanga dov’è). Occorrono biglietti giornalieri o abbonamenti mensili integrati che consentano sia la sosta che il libero utilizzo della rete di trasporto pubblico, con navette piccole, agili, veloci, ecologiche. E soprattutto frequenti: nelle ore di punta dei lavoratori devono transitare ogni 4/5 minuti al massimo. E’ necessario stipulare un patto con i cittadini a cominciare da talune categorie di lavoratori, siglando convenzioni con i dipendenti, coinvolgendo le forze sindacali, volti a incentivare il TP: perché il Comune non inizia proprio dai suoi dipendenti? In seguito Provincia, AEM, ASL e poi categorie come i bancari, gli assicurativi e così via. L’abbiamo già proposto ma chi di dovere ha fatto orecchie da mercante... Almeno si cominci, si provi, visto che il Comune deve giustificare la spesa dell’ineffabile ufficio “Tempi ed Orari della Città”!
Servono però, ne siamo convinti, anche almeno un paio di park a maggiore penetrazione per venire incontro alle esigenze di chi deve sostare per poco o pochissimo tempo. Non si può paragonare chi lascia l’auto al mattino e la riprende la sera con chi magari deve solo consegnare una busta in corso Campi! Per questo ok a piazza Marconi ma anche trasformare il Villa Glori in un multipiano. Invertendo pochi sensi unici si potrebbero ridefinire i percorsi di ingresso ed uscita dal Villa Glori, consentendo la pedonalizzazione piena fino a S.Agata.

CENTRO STORICO - Anche i privati però, se incoraggiati da un serio sforzo pubblico, dovranno fare la loro parte. Cremona si è conservata non tanto per scelta quanto perché congenitamente poco incline al cambiamento. E’ insieme la sua forza e la sua debolezza: non si è certo snaturata, ma fatica a ritagliarsi un proprio ruolo. Occorre domandarsi perché la gente gradisce i centri commerciali: ci sono elementi di comodità ed altri di convenienza. Nessuno osserva ad esempio che spesso, viste le dimensioni dei più recenti colossi, si percorre più strada a piedi nei park e nelle gallerie dei centri commerciali che nemmeno in centro storico. Ciò in cambio del comfort di ambienti climatizzati in ogni stagione e posteggi gratuiti. Cremona ha le sue gallerie, ormai monumenti alla desolazione ed al degrado. Ho presentato una mozione (approvata ma rimasta lettera morta) in cui invitavo alla giunta a farsi soggetto promotore con i privati per chiudere Galleria xxv Aprile mediante vetrate e trasformarla in un salotto, un gioiello di centro commerciale, caldo d’inverno e fresco d’estate, dotata di arredi di pregio, magari di un angolo con palchetto e pianoforte a coda, ovviamente a chiusura notturna. Non ne gioverebbero solo gli esercizi insediati: ritengo che chiunque nelle fredde giornate invernali o negli afosi pomeriggi estivi farebbe più volentieri shopping in centro sapendo di poter trovare ristoro in galleria. Stessa sorte potrebbe avere galleria del Corso, al cui proposito è recentemente sfuggita una ghiottissima occasione: nella ristrutturazione dell’immobile d’angolo ex banca regionale europea il comune avrebbe dovuto intervenire, a costo di acquistare metri quadri, per prolungare a pian terreno il porticato: si sarebbero congiunte le due gallerie solo attraversando via Guarneri!

INTERVENTI EDILIZI - In questi anni si sono cumulati due fattori rilevanti: la piena entrata in vigore del nuovo PRG e il concomitante boom del settore edilizio. Situazione delicata che forse andava governata con maggior cura, senza però dimenticare che è proprio il PRG a stabilire le possibilità edificatorie. Un minimo di compromesso tra la salvaguardia e la nuova edificazione però non solo serve, ma va ricercato ed il PRG ne offre gli strumenti. Per cui si ai tetti rossi in coppi, ma anche ai lucernari che consentono piccoli squarci di cielo nel recupero dei sottotetti.
Con l’integralismo invece non si va da nessuna parte. Prendiamo l’esempio delle cascine: alcune sono meravigliosamente conservate, altre non meritano vincoli così stretti, soprattutto se già fatiscenti per non dire del tutto crollate. Dico questo da amante convinto del genere architettonico. Non si può tutelare ogni mucchio di pietre in cotto pur che siano. Questa politica ha finora ottenuto gli effetti contrari, ovvero: se non si può recuperare perché i troppi vincoli non lo rendono conveniente, crepi sansone e compagnia bella, tanto è sufficiente pazientare ancora poco e poi manderemo le ruspe a portare via le macerie, altro che recupero testimoniale! Nel bresciano e nella ricchissima Franciacorta invece, più astuti e pragmatici, consentono maggior flessibilità, soprattutto nella ridistribuzione degli spazi interni, nel riutilizzo dei porticati anche scopo abitativo, nell’aggiunta di soppalchi. D’altronde quale imprenditore spende per recuperare un barchessale così com’è? Per farci cosa? Il fieno per l’inverno? Qui se un imprenditore ritiene di farne un residence magari con piscina parte già col piede sbagliato “perché fa case per i ricchi”. Al patibolo. E pensare che ci sarebbe una richiesta fortissima di queste tipologie, con meno cemento fresco che verrebbe colato altrove.
Personalmente condivido invece alcune perplessità espresse sull’ex consorzio agrario. Troppa cubatura, troppe altezze, che temo partoriranno un quartiere alienante. Non condivido invece la stroncatura sul futuristico edificio progettato da Bianchi-Palù: per lo meno visto sulla carta sarà forse l’unica cosa da salvare di tutto l’intervento. Se poi non si osa un po’ in un’area di recupero, dove non c’era nulla da preservare, dove si dovrebbe osare? Cremona deve preservare e tutelare ciò che ha di bello, ma non si può pensare che resti imbalsamata come Grazzano Visconti! E’ una città non un borgo. Analogo discorso per l’intervento che purtroppo non si farà su Palazzo dell’Arte: se il buon Cocchia avesse incontrato coloro che adesso ne magnificano le opere, il Palazzo non avrebbe mai visto la luce, sarebbe stato giudicato una moderna bruttura (quale in effetti è) e al progettista avrebbero imposto il risanamento conservativo delle catapecchie preesistenti. E’ un paradosso, ma neanche poi tanto.


PROGRAMMAZIONE - Certo è indispensabile e sinceramente se ne vede pochina, perché per non basta avere le idee chiare sulla città che si vuole, ma occorre che queste idee siano condivise da una maggioranza di governo. E qui casca l’asino: la città dei DS è quella della Feltrinelli, dell’espansione degli uffici pubblici (che accontenta tanto l’apparato), degli interventi periferici da cooperativa e di qualche intervento a cui tengono; la città di Rifondazione e Verdi è quella dei centri sociali e del no a tutto per partito preso, quella della Margherita è la gestione tentennante del potere senza mai una posizione chiara, sempre un colpo al cerchio ed uno alla botte purché la coalizione non tracolli. Sono condizioni ottimali per una programmazione seria ed innovativa?
Ribadisco che programmare è fondamentale, con l’avvertenza di non scadere, come pure è successo nel passato, nel dirigismo peggiore che ha portato per anni all’immobilismo. Qualcuno passando per Cremona pare abbia esclamato con atto di fede “Eppur si muove!?”.
Infine occorre ripensare anche al ruolo della commissione edilizia, anche in seguita alla legge di riforma, individuandone bene gli ambiti di intervento. Non deve ridursi a un organo talvolta incline a dare il voto al lavoro di altri colleghi usando la matita rossa e blu.

NUOVE AREE DI ESPANSIONE - A Cremona mancano alcune tipologie. Su tutte spicca l’assenza nel territorio comunale di un bel quartiere residenziale di case singole o bifamigliari, con rapporti di copertura tali da garantire tanto verde nei lotti, con strade ampie ed alberate, piste ciclabili, giardini, illuminazione, ordine, silenzio, spazi per le famiglie. Un po’ quello che realizzò la borghesia del secolo scorso con le meravigliose e discrete ville lungo viale Po ed il Vecchio Passeggio. Quello che intelligentemente hanno provato a fare con un certo successo a Malagnino e Castelvetro Piacentino. Occorre individuare un’area a ridosso della città, magari appena fuori dalle moderne mura, ovvero le tangenziali.


AREA EX MACELLO - L’idea di recuperare questo quartiere è senz’altro positiva, ma sulla strada intrapresa aleggiano non pochi interrogativi. Il polo tecnologico, pare un assurdo, è un’opzione già vecchia o quantomeno sfruttata da quasi tutte le provincie lombarde, dove alle idee sono seguite concrete manifestazioni di interesse da parte delle aziende. Non per voler fare le cassandre, ma qui tira aria di cattedrale nel deserto. Per esprimerci diversamente sulla proposta l’amministrazione dovrebbe essere in grado di esibire impegni vincolanti di insediamento per almeno il 50% delle aree interessate. Per ora restiamo in attesa di vedere come evolve la questione.
Anche se una preoccupazione di fondo resta: questa amministrazione è alla evidente e finanche legittima ricerca di qualcosa che possa qualificarla, un progetto che scriva un pezzo di storia della città, in grado di retrocedere in secondo piano tutte le divisioni politiche e contraddizioni interne che di fatto la costringono all’ordinaria gestione. Non vorremmo che a far le spese di questa smania sia l’area in questione, perdendo così un’altra occasione per riqualificare mediante un piano che una volta tanto liberi risorse economiche fresche anziché fagocitarsi anche le poche rimaste nel barile. Ex Feltrinelli docet. Forse sarebbe meglio pensare di alienare al meglio le aree pubbliche ivi disponibili ed impegnare i danè ricavati in almeno uno dei grandi progetti che da anni giacciono nei cassetti. Leggasi Strada Sud, tanto per dirne uno. Da ultimo, a costo di andar contro corrente, non convince nemmeno l’opzione bucolica di stombinare il Cavo Cerca: visto che ormai è una fogna, non pare proprio il caso di riportarla a cielo aperto... Abbiamo già tanti canali appena fuori porta, senza scordarci... il Po.

PARCO DEL PO - E’ una vasta risorsa naturale, la Regione ne ha finanziato il recupero ed il rimboschimento. Manca una struttura specifica che se ne occupi, un Ufficio del Parco almeno per cominciare, ma in prospettiva perché non coinvolgere maggiormente i comuni limitrofi, poi quelli frontalieri piacentini? Perché non arrivare a costituire insieme l’Ente Parco del Po come gestore, regolatore e soprattutto intercettatore di risorse? Lo hanno già fatto quasi tutte le altre città di fiume, tranne che il Po.

EX CASERME – PARCO MONASTERI - Ottima intuizione dell’ex Assessore Terzi (chissà se un giorno vorrà far trapelare i veri motivi della sua uscita di scena...) è ancora lontana dal diventare realtà. Anzi, diciamo che ultimamente non ne parla più nessuno. Come mai? Un sospetto malizioso: la sinistra ha sempre sostenuto che per realizzare il progetto occorrono per forza sovvenzioni statali, chiedendole come una litania per tutti e cinque gli anni del governo Berlusconi e lamentandosi del fatto che i parlamentari di centrodestra non riuscissero a portare a casa i soldi. Ora che a Roma c’è proprio il senatore Bodini siamo tutti ansiosi di vedere quanto grano arriverà a Cremona per l’abbisogna... Che sia il motivo dell’improvviso mutismo sull’argomento?

VIABILITA’ - Si accennava alla Strada Sud: è la vera priorità per risolvere la viabilità esterna, togliere traffico ed inquinamento dall’asse Giuseppina-Novati-Giordano-Del Sale-Viale Po e completare così il sistema-tangenziale. Eppoi la viabilità interna, al servizio del centro pedonale. Ma cosa si può pretendere da chi in più di dieci anni non è riuscito a realizzare i sensi unici Dante e Trento Trieste? Porta Venezia dovrà diventare una grande rotatoria di innesto e distribuzione del traffico. Non c’è tanto da inventare. Resta solo la capacità realizzare, tagliando una serie di costi superflui (e non sono pochi), facendo scelte di bilancio mirate, anche razionalizzando un po’, occorre dirlo, il maxicapitolo della spesa sociale. Che non significa tagliare l’assistenza, ma l’assistenzialismo, perpetrato accontentando tutta una serie di associazioni e cooperative che con mille rivoli di spesa gravitano attorno alla sinistra. Idem dicasi per taluni i settori della cultura.


EX FELTRINELLI - Sono allibito del fatto che se parli solo ora. Ho sperimentato grande solitudine nello scorso mandato quando ho condotto in prima persona una feroce battaglia, con interventi durissimi in consiglio comunale, tutti ovviamente agli atti, in cui denunciavo lo scempio annunciato, sia dal punto di vista urbanistico che economico, additando passaggi ed atti amministrativi posti in essere sul sottilissimo filo della legalità. E stata un’operazione guidata con granitica determinazione da parte dei DS e col tacito assenso degli alleati. I pochissimi che hanno vacillato ci hanno rimesso il posto. Politici o dirigenti che fossero.
Il tutto, ad eccezione dei commercianti, nella sostanziale indifferenza della città, intesa come enti, associazioni, partiti, nel silenzio colpevole persino di quei giornali che pare si siano accorti solo l’estate scorsa che sorgeva il mastodonte! Ora ha ragione Fervari: c’è, tenetevela ed imparate a conviverci. De Crecchio ha parlato senza mezzi termini di inciuci politici: non li conosco, ma il dubbio viene anche a me.
Il problema non era tanto, lo si dice da liberali e fautori della concorrenza, avere un altro centro commerciale: ma non lì, non di quelle dimensioni, non in una zona con quel tipo di viabilità già problematica. E soprattutto non senza averne una solida contropartita: il comune avrebbe dovuto incassare una barca di miliardi in cambio delle concessioni, denaro fresco che avrebbe dovuto spendere per mettere il centro storico in par condicio proprio nei confronti della grande distribuzione, soldi per parcheggi e viabilità, risorse indispensabili che ora il comune si lagna di non possedere. Per farlo occorreva insediare la Coop (perché tanto quella e solo quella si sarebbe insediata) in un’area che non necessitasse di tutte quelle costosissime opere di adeguamento viabilità. Punto. Cosa guadagna la città? Il nuovo accesso all’Itis ed al Cambonino. Complimenti. Bell’affare. Ma non certo per i cittadini.

Eppure (sembra incredibile, ma a pensarci è pure logico) tutto ciò alimenta ancora il consenso di una parte politica. Il centrodestra finora ci ha anche messo del suo per perdere malamente le elezioni. Ma una parte della città pare vivere (e votare) con la Sindrome di Stoccolma.




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di Mar, 5 set 2006