Cose di casa nostra


L'autorevole Confsercenti scende in campo con il suo presidente ed allarga con grande realismo i confini degli interventi da realizzare al più presto

Per Ernesto Fervari, Cremona ha programmato, eccome: la nascita dei grandi centri commerciali!
La desertificazione non solo commerciale è un dramma in città, ma ancor più nel territorio


Dunque va coinvolto non soltanto il Comune di Cremona, ma - se ci fosse - la Provincia nei molti provvedimenti da attuare proposti nel dibattito del nostro giornale – É però fondamentale rendere la città vivibile, valorizzando l'eredità lasciataci dai nostri avi, con un'inversione di tendenza che si verifica persino negli USA

di Ernesto Fervari, presidente della Confesercenti Cremonese



La antica zona di influenza diretta del territorio cremonese. "È fondamentale non tralasciare quanto sta accadendo oggi presso i piccoli comuni che orbitano vicino alle città ossia il fenomeno della desertificazione commerciale e dell’assenza di esercizi di vicinato".

“Non spegnete le luci della Città” è l’espressione adottata da Confesercenti negli anni scorsi quando il dibattito sull’autorizzazione del centro commerciale Cremona Po era agli inizi e particolarmente vivace era il confronto tra i partiti politici e le associazioni dei commercianti.
Guardando le pagine dei quotidiani dell’epoca e confrontandole con quanto è apparso in questi giorni sul “Vascello”, a pochi mesi dall’apertura del sopraccitato centro commerciale, sembra che questo slogan sia quanto mai attuale e appropriato.
In questi anni molti sono stati gli interventi sulla programmazione urbanistica e commerciale.
Tuttavia si sta delineando anche a Cremona quello che alcuni urbanisti hanno definito l’effetto ciambella.
Un fenomeno che comporta la crescita smisurata, nelle periferie, di centri commerciali, formando una barriera naturale che rende difficoltosa la penetrazione verso i centri storici che rischiano di svuotarsi.
A Cremona il traffico si muove su arterie come la tangenziale e la Castelleonese che gia ora sembrano essere in sofferenza e inadatte a sopportarne volumi maggiori, che potrebbero ancora aumentare con la prossima realizzazione di grandi strutture di vendita quali Cardaminopsis e Colombera.
Più volte infatti questo problema è stato citato e portato a conoscenza dell’opinione pubblica.
Negli anni Confesercenti ha scelto di rappresentare il piccolo commercio in modo esclusivo evitando rapporti con la Grande Distribuzione Organizzata e manifestando il suo dissenso nei confronti della crescita non controllata dei centri commerciali.
È importante ricordare attraverso i numeri le conseguenze a livello regionale dell’espansione della grande distribuzione.
Dal 1999 ad oggi in tutta la Regione Lombardia sono state chiuse circa 3000 attività commerciali a fronte di una crescita della GDO che nel 1999 si sviluppava su 1.486.320 mq e a metà del 2005 su 3.057.936 mq.
Emerge, in questi giorni, dal dibattito su “Il Vascello” la mancanza di programmazione degli interventi urbanistici proposti dalle Amministrazioni Comunali di Cremona che si sono susseguite.
In realtà i fatti evidenziano tutt’altro: la programmazione urbanistica ha avuto una direzione ben delineata volta a favorire i grandi investimenti edilizi per realizzare centri commerciali recuperando le aree dismesse, non ultima la variante al Piano Regolatore che ha visto il passaggio di zone importanti della città ad aree commerciali. Confesercenti allora si oppose ritenendo eccessive le superfici previste.
Inoltre è importante ricordare che il territorio è un bene finito e che alcune aree dismesse potrebbero essere utilizzate per interventi di diversa natura.

Svuotare il secondo centro storico della Lombardia era come scalare l'Everest in mutande


...Ma ci è riuscita la difficilissima impresa

Il dibattito, ritornato prepotentemente all'evidenza pubblica, è di estrema importanza e permette di fare alcune osservazioni e di rispolverare teorie già espresse in precedenza.
Si è parlato di isola pedonale allargata, progetto nei confronti del quale Confesercenti non si è mai detta a priori contraria, di parcheggi a corona, di viabilità, di trasporto pubblico, di centro storico, di urbanistica, di arredo urbano, di trasposto delle merci in centro e di inquinamento ecc.
Sono tutti temi importanti, tra loro collegati, che non vanno assolutamente sottovalutati e che permetterebbero al commercio cittadino, qualora adeguatamente sviluppati, di poter competere con i centri commerciali.
Oggi, in un contesto economico particolarmente difficile, vanno adottati provvedimenti sui temi di cui sopra, è tuttavia necessario che siano legati da un denominatore comune: rendere più vivibili e a misura d’uomo le nostre città valorizzando il più possibile le peculiarità ereditate da i nostri predecessori che ci hanno lasciato una città di notevole valore architettonico e artistico.
Questo obiettivo passa anche attraverso la promozione del centro commerciale naturale cittadino.
Lo insegnano, in questi anni, gli USA fautori in passato dell’espansione della GDO.
Infatti, in America, è nato un movimento, chiamato New Urbanism che teorizza la nascita di città più vivibili attraverso esponenti competenti quali architetti, professionisti, universitari, sociologi e imprenditori.
Un modo di concepire le città che oltreoceano ha già provocato l’abbattimento di diversi e famosi centri commerciali, che, come dimostrato dalla American Plannig Associaton, sono anche grandi collettori di inquinamento e così hanno gia fatto Francia e altri paesi del nord Europa.
Un esempio da tenere ben presente per evitare errori che altri hanno già commesso e per non dover poi correre freneticamente ai ripari.
È fondamentale, inoltre, non tralasciare quanto sta accadendo oggi presso i piccoli comuni che orbitano vicino alle città ossia il fenomeno della desertificazione commerciale e dell’assenza di esercizi di vicinato.
Di conseguenza molte amministrazioni si trovano ad affrontare questo difficile problema.
Quindi, appare, importante avere una visione più ampia del problema a livello provinciale supportata da una pianificazione commerciale equilibrata.
Attraverso un nuovo bando regionale (PICS), che prevede lo stanziamento di fondi, oggi i Comuni hanno uno strumento importante per realizzare progetti, con la collaborazione di soggetti pubblici e privati, che intendono attuare interventi integrati e complementari fra loro per generare un’effettiva crescita del contesto locale.
Un’occasione importante per invertire la rotta presa in questi anni.
Per quanto riguarda Cremona è ancora più importante la realizzazione di un progetto unico e condiviso sul quale investire adeguate risorse.
Per esempio, sarebbe interessante proporre un intervento che rilanci Cremona quale città della cultura e della musica, capace di creare un indotto positivo per tutto il commercio, il sistema turistico e l’artigianato cittadino valorizzando, inoltre, le eccellenze del territorio.
È chiaro che, non solo gli enti pubblici devono impegnarsi, ma anche i privati devono rimboccarsi le maniche e con rinnovata capacità imprenditoriale trovare formule sempre più adeguate al sistema, investendo sia nella formazione che nella propria impresa. Tutto ciò purché ci siano le condizioni per farlo.
Anche su questo fronte, infatti, si registrano difficoltà: investire nella propria azienda è più difficile.
Confesercenti, oltre alla crescita dei tassi d’interesse e quindi del costo del denaro, registra crescenti difficoltà che le PMI riscontrano nei rapporti con gli istituti di credito.
Si tratta di un fenomeno che frena sia la possibilità di ottenere finanziamenti, sia, in conseguenza di ciò, la possibilità di investire per sviluppare la propria impresa.




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di Mar, 5 set 2006