Cose di casa nostra


Per riscattare Cremona bisogna anche ricordare

Renzo Zaffanella: l'eredità mancata e i soldi bruciati dagli pseudoprogressisti sottomessi

Non sono certo mancate le polemiche e le contestazioni anche urbanistiche ai tempi in cui Renzo Zaffanella era l'autorevole sindaco socialista di Cremona. E comunque Michele De Crecchio era stato (prima di Giuseppe Carletti) suo assessore e se l'uno con l'altro si accusavano di eccessi conservatori o all'opposto di perigliose avanzate urbanistiche, tuttavia il dibattito c'era, la politica della città aveva un suo senso logico e Cremona andava avanti, nonostante le zeppe poste dai ricatti dei poteri forti ai quali cominciavano a dare ascolto, non ci si stupisca, proprio i settori pseudoprogressisti (prima Comunisti, poi Querce e DS) di un ben diverso consiglio comunale, ansiosi di avere per la conquista del potere l'appoggio degli agrari con il loro giornale, cosa che avvenne con la cosiddetta giunta anomala.
Politica urbanistica faticosa, poi del tutto assente con il crescere delle pretese di questi poteri forti, sostenuti da un progetto ideato da Mauro Masone per dare carisma alla presidenza di Angelo Duchi, quel progetto sostenuto a tambur battente, quasi ogni giorno, rappresentato dallo slogan ” Cremona isola felice”, città immutabile, apparentemente traquillizzante, ma nei fatti oggi tristemente famoso nel giudizio storico perché con quest'alibi dagli anni settanta in avanti, il potere agrario si giovò del ricatto politico e disse no a tutto, pauroso di una innovazione che lo avrebbe sconvolto e con il timore di un ritorno all'imponibile di mano d'opera (per far fronte al ritorno dei contadini che lasciavano le fabbriche in crisi: era la fine del boom e si avviava il fenomeno della conversione post industriale). Al grido di “Cremona isola felice” si trovò la ragione per bloccare ogni iniziativa di sviluppo, avviando così una città prevista negli anni sessanta oltre ai centomila abitanti, al degrado demografico e al poco o nulla operativo degli ultimi quindici anni (durante i quali Piacenza ha ha nettamente scavalcato la città del Torrazzo, afferrando al volo le occasioni che Cremona aveva costruito per se stessa).
L'eredità di Renzo Zaffanella non era trascurabile quando una congiura di palazzo ordita all'interno della dC gli tolse il Comune. Da qui ha avuto inizio il periodo più nero della civiltà urbanistica di Cremona, da questo momento i poteri forti trionfatori pienamento sulla politica (non erano mancati i compromessi neppure prima, ma di sicuro non con questa virulenza) hanno fatto e disfatto, poco preoccupandosi degli interessi comunitari, ma giovandosi di tutti i vantaggi degli interessi soddisfatti a pioggia, caso per caso nella quale hanno intrallazzato in molti, frenando e dicendo ora no, ora si, reclamandolo sviluppo che avevano negato pochi giorni prima con il nuovo slogan, quello dei tiraa indrée. Bisogna pur soddisfare nuovi interessi, e stavolta c'è bisogno di sostenere quello che fino a ieri si è negato: la funzione del canale, per esempio, la occupazione di aree agricole per l'autostrada, altro esempio, le aree lungo la Paullese, ennesimo esempio , si potrebbe andare avanti per un bel po'. Gli agrari non hanno più l'amore per la propria terra, come una volta.
Siccome il futuro non si costruisce sul nulla e la storia ha il suo peso, giunti a questo punto della nostra inchiesta giova ricordare qualche dato che dà piena ragione alla bella e profetica striscia ripresa qui sopra, autore Pinè, il famoso cartoonista di “Mondo Padano” diretto da Antonio Leoni. Sono in molti a ritenere che uno Zaffanella, se dovesse tornare schiaccerebbe tutti inesorabilmente. Ma Zaffanella non ritorna, anche se nei fatti appartiene ancora alla storia della città e qualche cosa avrebbe da rammentare.


Fu fatto fuori dagli agrari principalmente per la sua idea di dare all'area dell'ex Consorzio agrario una grande valenza urbanistica (così oggi imperversa e infuria una frenetica e del tutto opinabile attività edilizia, perdendo un'altra volta la grande occasione di uno straordinario progetto a vantaggio della città). Nei fatti, Cremona poteva avere qui il suo “Jardin des Halles”, avendo ben presente la formidabile posizione strategica e le evidenze di archeologia industriale di quest'area a ridosso di scuole, stazione e parcheggi, tutto sciupato da una remunerativa destinazione abitativa e commerciale.
Senza poco eleganti interventi incensatori, alla luce attuale si deve riconoscere che Renzo Zaffanella ha consegnato ai suoi successori denaro e progetti che sono stati bruciati con motivazioni che l'attualità e la storia dimostrano assolutamente risibili, anzi condannabili. La città dei poteri forti, falsamente progressista, ha gettato all'aria tutte le residue iniziative di sviluppo, persino quelle finanziate e già pronte per essere realizzate, con progetti e tutto. L'elenco è veramente impressionante. Ci si può stupire dello stallo attuale?
Partiamo da un dato di principio che ha caratterizzato gli anni '80.




I DISTINTI POTEVANO GIA' ESSERE COPERTI DALL'INIZIO DEGLI ANNI NOVANTA! - Prima l'assessore Soregaroli lancia l'idea di spostare lo Zini a San Felice. La tifoseria reagisce duramente e conferma il suo parere anche nei sondaggi de "Il Vascello: ma le condizioni di utilizzo dell'area di San Felice cambiano e intanto alcuni esponenti della maggioranza vanno in Portogallo per scoprire l'acqua calda, ovvero che lo Zini si può ristrutturare (e che oltre tutto la copertura della tribuna è vincolata). Si cambia idea: sarà ristrutturato il glorioso stadio, meno male. Intanto i tifosi confermano, in un altro sondaggio, che debba restare intitolato soltanto a "Zini". Ebbene, i distinti avrebbero potuto essere già coperti all'inizio degli anni '90. Ma la nuova maggioranza anomala lasciò cadere il finanziamento dello Stato. Per uno sgarbo a Renzo Zaffanella


I finanziamenti dello Stato per opere pubbliche vengono finalizzati dal comune di Cremona per una percentuale dell'80 per cento della spesa prevista!
Nel doppio mandato 80-90 il comune di Cremona realizza la depurazione delle acque  e della rete fognaria. Grazie a questa iniziativa strutturale - altro che destinare una reggia alle ambizioni di ciascun assessore - e di autentico interesse pubblico, non si registrano (a differenza di Roma e altre città importanti) inondazioni a Cremona, si pone rimedio alle esondazioni particolarmente pericolose nell'area del Morbasco che in precedenza avevano angosciato ben quattromila famiglie.
Si avvia il teleriscaldamento della città e - per andare a un altro settore, quello della cultura e delle strutture collegate- è in questo periodo che si avvia la politica delle grandi mostre, le uniche che poi interesseranno anche gli pseudo progressisti, perdendo peraltro, successivamente quasi del tutto la loro iniziale giustificazione di base, le motivazioni prevalenti, l'esaltazione delle valenze locali (e nel contempo privandosi, a livello di intelligenza locale, di personaggi come Giovanni Valagussa e Marco Tanzi).
E' di questo periodo il recupero del teatro Ponchielli (senza un giorno di chiusura!).
Ma si realizzano anche, con un discusso gesto di forza che supera le mille esitazione dell'Anas, la circonvallazione di via Eridano( avrà qualcosa da dire Davide Martinelli) , ed ancora il parco al Po, le case per gli sfrattati e per anziani, il recupero del palazzo Cittanova, i tre parcheggi corona, la sistemazione degli impianti elettrici e di riscaldamento nelle scuole cittadine.
Vogliamo riassumere il tutto, ovvero i lavoro a vantaggio della città e del suo sviluppo? In un decennio superano i 200 miliardi di lire, un investimento rilevante anche oggi, figuriamoci allora.




Il nulla urbanistico: utilizzo ideale di questo gioiello? Altri uffici pubblici!


L'area dell'ex ospedale in pieno centro cittadino. Altro che il fascino dell' Ipercoop sulla Castelleonese! Guardate che gioiello abbiamo via via sempre più trascurato. Un centro nel centro, per l'umanità.Il cntro Pompidou (chiamiamolo così per farci capire) di Cremona. Negli anni Settanta un gruppo di architetti intelligenti, con la collaborazione di un fotografo, promosse una grande iniziativa "Ospedalechefare" che ebbe un primo seguito, ma fu successivamente abbandonata al punto che persino la sala mostre di Santa Maria della Pietà è diventata non un elemento propulsore ma un fardello. Così' siamo giunto alla proposta pazzesca che questo straordinario corpus architettonico dove si uniscono il fascino della storia, la bellezza artistica e la praticabilità, è proposto per realizzare altri uffici pubblici che si espanderanno anche nella stupenda realtà monumentale di San Francesco (anche se si nega questa ipotesi). Il vecchio ospedale è la conferma di tutte le contraddizioni e della povertà della storia urbanistica di oltre tre lustri che hanno ridotto Cremona a una città col buco, il centro storico, mentre proprio qui si potevano costruire i percorsi culturali ed anche commerciali


Parliamo adesso delle eredità che vengono consegnate al disastro.
A fine della seconda legislatura, il Comune ottiene, con la legge dei campionati mondiali di calcio, un finanziamento di 5 miliardi e mezzo per il nuovo palazzetto, una occasione irripetibile ma che non piace agli agrari. Masone è decisamente contrario: già, per gestire il palazzetto dovrebbero arrivare nuove forze, Zaffanella le ha già trovate. Ma nuove energie che richiamano masse di giovani rappresentano una minaccia per lo status quo agrario, come abbiamo già chiarito. Nuove energie, nuovi imprenditori, una ventata di gioventù: i bacucchi tremano.
Zaffanella sa che gli stanno togliendo la terra sotto i piedi, ma riesce ad appaltare, si può fare: allora non c'erano palazzetti a Lodi, Piacenza, Mantova, Brescia: Cremona poteva dunque esaltare quel ruolo di centralità nel sud della pianura padana che nei secoli ha costituito la peculiarità e l'attrattiva anche commerciale della città del Torrazzo. Il palazzetto è strategico per attirare o riattirare attenzioni.
C'è qualche dubbio su come si schiera il giornale degli agrari? “Mondo Padano” invece conduce una furiosa battaglia per salvare il palazzetto ed i suoi cinque miliardi, ma in palio c'è il ricatto agrario sulla cosidetta giunta anomala ed il tutto, a patto di spezzare la ormai traballante DC, trova il promesso compenso.
Senza considerare che si tratta di un abbraccio fatale che lega sempre più Cremona agli interessi immobilistici, la giunta Garini-Tadioli arriva alla pazzesca decisione annullare la realizzazione (con motivazioni risibili: le spese di gestione, ma Zaffanella aveva già trovato chi se le sarebbe assunte, liberando da ogni rischio imprenditoriale il Comune) Si pagherà una penale all'impresa ed ai direttori lavori di circa 4 miliardi di lire. Da notare che il palazzetto era stata appaltato ad un costo di 9 miliardi e mezzo. Dunque si pagano 4 miliardi di penali (e se ne perdono altri cinque, in totale fanno 9 miliardi) per non installare una sola pietra di quel palazzetto che sarebbe costato, più o meno, la medesima cifra!
Ma non finisce qui. Ecco una notizia a pochi nota. Zaffanella può rivendicare altri finanziamenti recepiti dalla seconda giunta da lui presieduta e che arrivano a Cremona poche settimane dopo le elezioni del '90.
Per un miliardo e mezzo riguardano la copertura dei distinti dello Zini (sempre con la legge sui campionati).
Pochi giorni fa i cervelloni cremonesi si sono andati in Portogallo per scoprire l'acqua calda e quello che i tifosi cremonesi, si veda il sondaggio de “Il Vascello”, avevano già detto da mesi e cioè che è folle rinunciare allo storico e comodo impianto per costruire un nuovo stadio a San Felice (dove eventuali interessi privati in un'area indicata favorevole a strutture sportive sono del tutto scomparsi con la vendita delle cubature e dunque è persino politicamente dannoso insistere).
Adesso per ben altra cifra si provvederà - si spera e senza bisogno di altre scoperte in Portogallo - alla ristrutturazione dello “Zini” con la copertura, si spera, dei distinti che sarebbe già stata realizzata se il finanziamento degli anni 90 non fosse andato perso come quello per il palazzetto.
Non basta: ci sono tre miliardi e mezzo per l’ampiamento del parcheggio nell’area delle ex tranvie secondo un progetto.prodotto dall’ufficio tecnico (ing. Galli) e valutato ottimo dagli esperti. Altri 15 anni o più persi, soldi gettati via. Per avere un parcheggio nella medesima area.
La giunta Garini-Tadioli rinunciò ai finanziamenti considerando le opere inutili così come rinunciò al mutuo agevolato contratto dalla giunta Zaffanella con la Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde per realizzare il quarto lotto del parco al Po che interessava il tratto che va dalle colonie padane al ponte sull’autostrada considerato il più importante di tutti i lotti realizzati sui quali il gruppo del P.C.I.(ora D.S. e Rifondazione Comunista) votarono contro. Va ricordato che il progetto del parco al Po fu dalla giunta di allora commissionato all’architetto Iori ed al professor Groppali (militanti D.S.).
Tanto serve per spiegare che solo il nulla nasce dal nulla. E che le invocazioni per smentire un congelamento di tre lustri hanno ben poche fondamenta.
La politica degli investimenti è stata enormemente ridotta, sono grandiosamente aumentate le spese per il personale, le innumerevoli consulenze, la proliferazione delle sedi comunali. In questa direzione sono andati direttamente o indirettamente i 50 miliardi per la vendita delle farmacia comunali. Il potere si garantisce la sua base.
Nelle invocazioni per rilanciare Cremona, nel progettare le azioni per riempire il buco della ciambella bisogna anche ricordare.

Nel fumetto di Pinè gli incubi dei nuovi amministratori di Cremona (Piva edizioni, 1983)



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di Mar, 5 set 2006