Vita in comune, viaggi, riflessioni sulla natura, alimenti

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Oltre 16 mila animali e piante stanno scomparendo

Cancelliamo anche la fortuna

L’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura denuncia che 16.119 specie di animali e piante sono in pericolo di estinzione. Un anfibio su tre, un uccello su otto e un mammifero su quattro (tra questi e per la prima volta l’orso polare e l’ippopotamo). La “Lista Rossa 2006” mostra una chiara tendenza: “la perdita di biodiversità aumenta, non diminuisce”.

Il ministero dell’ambiente (spagnolo) arriva a pubblicare l’ultima edizione del Catalogo Nazionale delle Specie Minacciate. Sei uccelli passano dalla categoria “di interesse speciale” ad altre che riflettono un stato di minaccia maggiore. L’arao comune, l’alimoche ed il picchio dal dorso bianco si trovano “in pericolo di estinzione”, mentre la pernice delle nevi, il milano real, e l’aquila pescatrice sono già specie “vulnerabili”.

Per colmo, l’aspetto più allarmante del catalogo ha a che vedere con una piccola ed incantevole pianta: il quadrifoglio. la Marsilea quadrifoglia, presente fino a non molto tempo fa nel sudest della Penisola Iberica, appare da oggi nel gruppo delle specie “in pericolo di estinzione”. Quattro foglie, mille e una qualità, e fortuna illimitata. Per noi, i quattro punti cardinali: il mondo riposa su un quadrifoglio.

Gli indios Kogi vivono sulla faglia Bucaramanga-Santa Marta in Colombia. La loro precaria sopravvivenza è minacciata da costanti movimenti sismici. Ana María Shua racconta che il mondo era per loro un grosso uovo sostenuto su quattro travi da quattro uomini forzuti.
Ogni volta che uno dei portatori, stanco, cambiava la trave di un uomo con un altra, si produceva un terremoto. Per preservare il precario equilibrio di questo fragile universo, gli indios Kogi avevano proibito di saltare, gridare forte, tirare pietre o che le donne si muovessero durante l’atto sessuale.

C’era una volta un pianeta senza fortuna, una terra con tanta poca fortuna che... Chi sa come termina il racconto? Chissà se non sia il caso di starsene un po’ quieti. E’ ora di coltivare quadrifogli, seminare fortuna.




Francia, crollano i prezzi del vino: dimezzati i costi dei Bordeaux

Il Bordeaux (anche un gran cru) in Francia ha prezzi in caduta. Anche i vini sono sono vittime della crisi economica che in Francia ha già messo ko il settore immobiliare. L'annata prestigiosa del 2005 che a luglio si vendeva a 1.000 euro la bottiglia ora non costa più di 500. Quando va bene
Anche i vini francesi, i grandi "crus", sono vittime della crisi economica che in Francia ha già messo ko il settore immobiliare. Ed il mercato crolla: è successo all'annata più prestigiosa degli ultimi tempi, quella del 2005. Un "premier cru" di Bordeaux che si vendeva a più di 1.000 euro la bottiglia fino allo scorso luglio, sul mercato londinese oggi non costa più di 500 euro. Insomma, dopo l'esplosione delle "bolle" immobiliare e speculativa in Francia, ora tocca anche a quella del vino.

Naturalmente si parla dei vini che meritano la definizione di grandi "crus", prodotti straordinari e in alcuni casi unici, sia per provenienza (hanno questa denominazione concessa ufficialmente soltanto alcuni vigneti di qualità superiore), sia per annata. Si tratta di etichette mitiche come Cheval-Blanc, Palmer, Yquem, Haut-Brion, Ducru-Beaucaillou: tutti prodotti che si quotano come in Borsa e i cui prezzi seguono spesso la curva del Dow Jones newyorkese.

Bottiglie di Mouton e di Latour 2008 quindi a 100 euro ad esemplare quest'anno? Non è impossibile. Gli esperti parlano di "crollo epocale" con prezzi in calo del 20%-30% per i "cru" medi (venduti intorno ai 10-20 euro alla bottiglia) e fino al 40-50% per i più noti "chateaux". Calo che sembra destinato a durare. Qualche esempio. In sei mesi la quotazione di uno Chateau-Lafite-Rothschild è passata da 1.200 euro a 600. La Revue du vin de France registrava di recente uno chateau Sociando-Mallet 2006, uno dei più grandi Haut-Medoc, a 25 euro. Sono i grandi vini che dettano le tendenze, spiegano ancora gli esperti.

Se gli altri chateaux vogliono vendere, tutti dovranno abbassare il prezzo" osserva su Le Journal du Dimanche Francois Leveque, presidente del Sindacato dei broker di Bordeaux. Questo vuol dire innanzi tutto grandi affari per gli amanti del buon vino che possono approfittare del crack.
E' quanto succede sul sito di riferimento 1855.com dove, dalla mezzanotte del 22 marzo è scattata l'operazione "Bordeaux CAC 40" con una trentina di etichette 2006 vendute a prezzi promozionali: una bottiglia di La Dame de Montrose di Saint-Estephe è venduta a 14,95 euro invece di 21,50 mentre un Senejac del 2006 (un Haut-Medoc) a 8,95 euro invece di 15,55.

Sanpellegrino, dopo i dazi Usa, ora una campagna anti minerali ?

di Alberto Lupini


Per giustificare la riduzione del personale l'azienda della Nestlè lancia un allarme sorprendente: ci sarebbe in atto una campagna per criminalizzare i produttori di acque minerali... Ma nessun concorrente ne ha mai parlato, mentre i politici contestano all'azienda di non rispettare gli impegni

Se non fosse per l’autorevolezza della fonte che la riporta, il “Corriere della sera”, ci sarebbe da farsi due risate e cambiare argomento. Eppure tutto sembra confermato. La Sanpellegrino (una delle acque più note e più vendute al mondo, e fra le più costose) lancia un’accusa davvero strabiliante che apre scenari forse inconcepibili. Ai danni dei produttori di acque minerali, secondo la divisione acqua e bevande non alcoliche della più importante realtà alimentare operante in Italia (il gruppo svizzero Nestlè), sarebbe in atto «un’aggressiva quanto ingiustificata campagna anti-minerale che, anche in Lombardia, ha potuto contare sull’appoggio di opinion leader e figure istituzionali di rilievo che, con vari mezzi, hanno contribuito a criminalizzare chi opera in questo settore».
Il contesto in cui Sanpellegrino ha sparato ad alzo zero contro ignoti è quello di una qualche giustificazione (oltre ai nuovi dazi Usa) per la pesante riduzione del personale in programma. Sanpellegrino dice di vedere in pericolo parte delle 200 milioni di bottiglie vendute ogni anno negli Usa sulle 980milioni proodotte. Un allarme che ha l’effetto di una vera e propria bomba perché nessun altro produttore italiano sembra avere avanzato una simile ipotesi. Né si trova conferma presso la Federlombarda, che pure avrebbe dovuto denunciare da tempo un simile accanimento contro gli imbottigliatori di acqua pura di sorgente.
Si può anche capire che a qualche produttore di acqua minerale possa dispiacere che, visti i prezzi raggiunti da alcune minerali (e quelli del gruppo della stella rossa sono fra i più elevati), in tempi di crisi si venda qualche bottiglia in meno. Ma tutta questa campagna anti acqua minerale francamente non ci pare di averla vista. Se fosse il contrario l’avremmo del resto segnalata e denunciata da tempo a tutela dei prodotti di qualità.
Il dubbio, volebndo prendere per buone le parole di Sanpellegrino, è che l'azienda svizzera si riferisca magari ai risultati di alcune sue discutibili iniziative di marketing, tese ad enfatizzare un po’ troppo come acque esclusive i suoi prodotti. Tanto che in alcuni ristoranti "in" si è a volte imbarazzati di fronte ad una scelta quasi obbligata fra Sanpellegrino (una delle acque più gasate in commercio) e la gemella Panna (una delle meno leggere fra le ferme …). Come dire che, avendo osato forse un po’ troppo con scelte di campo elitarie e restrittive, ora con la crisi anche in Italia potrebbe essersi ridotto (ma è vero?) il numero delle vendite o, più facilmente, delle scelte. Se non ci fosse di mezzo un problema commerciale non si capirebbero delr esto le ragioni dello stato di crisi...
Uno stato di crisi che non convince peraltro le istituzioni e i politici di Bergamo (provincia dove ha sede da sempre il più importante stabilimento del gruppo, a San Pellegrino Terme). In proposito Gianluigi Scalzi, sindaco del comune della val Brembana, è lapidario: «Una questione troppo forzata. La guerra sui dazi con gli Usa non mi convince. Un taglio così improvviso all’occupazione mi sembra un colpo troppo forte. E ora vengono disattesi gli impegni presi dopo avere peraltro ottenuto molto … Credo che vadano studiati tutti gli strumenti possibili e immaginabili per far rientrare questa situazione, questa fase di difficoltà. Ragioniamo tutti per uscirne ».

(fonte: Italia a Tavola)


Scoprire la Carnia a cavallo

La Carnia ha un fascino semplice, naturale, senza artifici: i paesaggi alpini sono incontaminati e di rara bellezza, i boschi fittissimi di pini e abeti, le radure ricche di una straordinaria varietà di fiori ed erbe officinali (oltre 2000 le specie).
Uno dei modi più affascinanti per scoprire queste montagne friulane incuneate fra Carinzia e Slovenia è farlo a cavallo. L'offerta, in questo campo, è ampia e articolata, con escursioni guidate giornaliere o anche con pacchetti - trekking di varie giornate, a partire da 180 €.

L'equitazione, in Carnia, è una tradizione consolidata. Antiche leggende narrano di banditi in groppa a veloci cavalli, di fanciulle sulla sella di bianchi destrieri, di carri pieni di masserizie trainati da possenti giumente. Uomo e cavallo, quindi, hanno sempre vissuto in perfetta simbiosi, aiutandosi nei momenti difficili. In sella a un cavallo, ancora oggi, si possono vivere al meglio le possibilità escursionistiche di queste montagne. I sentieri carnici sono in genere ottimi percorsi per cavalli e cavalieri: i dislivelli non sono mai troppo pesanti, le mulattiere sono ampie e comode, i fiumi da guadare non oppongono troppa resistenza e i prati offrono ottimi pascoli. Le montagne, qui, hanno fianchi morbidi e generosi. I sentieri, quindi, non salgono ripidi e scoscesi, ma si sviluppano dolcemente, salendo poco a poco.

La Carnia può offrire emozioni intense, come trekking (con guida e cavallo, trasporto bagagli e assistenza) lungo la prima linea della Grande Guerra tra Italia e Austria, scoprendo trincee, postazioni e reperti (3 giorni, con mezza pensione in agriturismo o rifugio e cena di fine trekking, il tutto a 260€); oppure lungo le Vie dei Templari con un itinerario che parte da Arta, conosciuta per le sue Terme con Centro Benessere, e percorre alcune vie disegnate dagli antichi cavalieri che in Friuli avevano ostelli (3 giorni, da Arta a Vivaro, passando per il sito templare di San Tommaso di Maiano, San Daniele e Spilimbergo, con mezza pensione e cena di fine trekking a 360€); ma anche di Museo in Museo, scoprendo amene valli solcate da fiumi e torrenti, fino ad arrivare in Carinzia, con visite ai musei di arti e tradizioni popolari (2 giorni, con cena, pernottamento e prima colazione in agriturismo e pranzo in malga a 260€). Infine la via delle Malghe, partendo da Piano d’Arta, sempre sul dorso di un cavallo, per salire alla scoperta dei sapori del burro, delle ricotte e dei formaggi magnifici alla piana degli Alzeri, su su a Malga Pramosio, Malpassa, Malga Cervesa e Malga Casera Ramac in un paesaggio rimasto integro e dal fascino davvero ineguagliabile (3 giorni, 2 pernottamenti, 3 cene e 3 pranzi a 300€).
Insomma, non resta che salire in sella, impugnare saldamente le redini e partire.

Info: Carnia Welcome Tolmezzo, info@carniawelcome.it, www.carnia.it, tel. 0433 466220




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di Gio, 16 apr 2009