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Il corso dell'acqua non viene deciso dai partiti
A.T.O. ovvero Ambito Territoriale Ottimale: ‘ottimale’ perchè? Il difetto da subito fu la scelta squisitamente politica anziché tecnica, secondo logica
Caro Direttore,
nella politica locale cremonese ha notevole rilievo quanto s’afferma volersi fare o proporre in mérito al destino dell’Ambito Territoriale Ottimale - in sigla: A.T.O. – che per la maggioranza dei cittadini è certo un oggetto misterioso.
Sul relativo sito web si percepisce la preoccupazione di ben spiegare cosa non sìa l’A.T.O., ma non altrettanto chiara m’appare descritta la sua funzione e, di conseguenza, la dimensione della sua importanza, se non della sua necessità.
S’apre il dibattito tra abolizionisti e conservatori, tutto incentrato su ragionamenti di equilibrio politico, cosicchè, qualsìasi decisione si prenderà, è probabile che non ci si guadagnerà in chiarezza.
Favorìto dalla professione, mi permetto un piccolo contributo, anche celebrativo, poiché l’A.T.O., per quanto misconosciuto e disconosciuto, tra pochi giorni già compirà vent’anni!
È infatti del 18 agosto 1989 la legge che per la prima volta parla di ambito territoriale ottimale (n. 183 art. 35), concepìto quale possibile porzione di un bacino idrografico.
Poi, nel 1994, la legge n. 36, cosiddetta ‘Legge Galli’, trasforma gli ambiti territoriali ottimali da possibili ad obbligatori, nella forma di unità territoriali nelle quali organizzare il servizio pubblico di acquedotto-fognatura-depurazione, a tutela della risorsa idrica e del consumatore/utente.

Tralascio il séguito, chiedendo fiducia, per limitarmi a sottolineare che l’A.T.O. deve trovare la propria definizione territoriale secondo criteri idrologici, poiché il suo fine principale è l’assicurare un uso sostenibile delle acque che si raccolgono in ciascun bacino e che quindi sono accomunate dallo stesso destino.

Non è certo un caso che la normativa, quando parla dell’ente di riferimento dell’A.T.O. - ora detto Autorità d’Ambito Territoriale Ottimale – parla di Comuni e Province (e non: Provincia), poiché i suoi lìmiti idrologici (normalmente la linea spartiacque) mai coincidono con i confini amministrativi.

Questa impostazione, idrologicamente coerente (con madre Natura – almeno ‘sulla carta’ – non si può certo far compromessi!), venne ignorata sin dall’inizio, optando per una scelta squisitamente politica.
Gli A,T.O. - almeno lombardi, a quanto ne sappia - son stati definìti secondo i confini delle Province. Un esempio del risultato: l’Autorità dell’A.T.O. di Bergamo decide sulle acque che si trovano, anche solo di passaggio, nella sua provincia, potendo ignorare gli effetti provocati sulle acque, superficiali e sotterranee, dell’Altocremasco, che altro non sono se non, in gran parte, le stesse acque, ma che, ahimè, ‘appartengono’ all’A.T.O. cremonese.

Cambiare per cambiare, credo sarebbe bene ricominciar da capo ed attenersi ai criteri che la stessa legge ha previsto, a cominciare dal “… rispetto dell’unità del bacino idrografico o del sub-bacino …”. Diverrebbe inevitabile riconoscere l’Autorità dell’A.T.O. come necessaria e posta ad un livello certamente interprovinciale, poiché tale è l’estensione dei bacini idrografici, nei quali si raccoglie e si preleva la preziosissima acqua.
Il mettere allo stesso tavolo, a pianificare l’uso dell’acqua, bergamaschi e cremaschi oppure milanesi e pavesi, potrebbe sembrare un’utopìa, quasi follìa.

Niente paura! Tra le iniziative della Regione Lombardìa, in materia di acqua troppo spesso confuse se non errate, sembra cogliersi un segnale positivo, idrologicamente coerente, laddove si prevede di suddividere il territorio in sottobacini idrografici, quindi idrologici e non politici. Su questi, che potrei chiamare ‘nuovi A.T.O.’, già ci sarebbe anche il nome dell’ente di riferimento: l’Ente Regionale Sviluppo Agricolo e Forestale (ERSAF): … ho detto “un segnale” … non due!
Stefano G. Loffi

Perri, un passo avanti per la Monteverdi, ora o mai più: l'amministrazione di centrodestra ha una grossa responsabilità, completare l'iter!

Caro Direttore,
in relazione alla prima riunione operativa, organizzata dagli enti locali, per promuovere il “Distretto della musica” voglio sollecitare l’attenzione sul futuro dell'Istituto "Monteverdi". L’Amministrazione Corada, dando alla città il pareggiamento della "vecchia" scuola civica di musica, ha ben operato. Infatti oggi ci troviamo un Istituto dove sono attivi corsi di specializzazione che attirano numerosi studenti da fuori sede. Persone che vanno ad aggiungersi a quanti arrivano in città per specializzarsi in Liuteria e Musicologia. Questo movimento può fare da volano a tutte le attività di promozione del territorio, caratterizzandolo con la presenza di veri talenti della musica.
Ora l’Amministrazione di centro-destra ha una grossa responsabilità: chiudere la partita con il conservatorio di Brescia e portare anche a Cremona corsi di musica universitari. Questa operazione sarebbe a carico del Comune, ma tra quello che si risparmierebbe accentrando la direzione e l’amministrazione a Brescia e l’utilizzo delle risorse già presenti nel conservatorio, l’investimento da affrontare sarebbe assolutamente giustificato. Calcolando soprattutto il grosso ritorno di immagine. Si passerebbe dagli slogan ai fatti: “Cremona città della musica”.
Le premesse politiche ci sono tutte. Infatti Perri si trova ad avere tutti gli interlocutori dello stesso schieramento: a Brescia, in Regione e lo stesso Ministro. Forza Sindaco, ora o mai più.
Roberto Vitali

La destra si bella coi 24 vigili in più assunti da Corada e C.


Direttore,

"Farsi bello con le penne del pavone" deriva da una favola di Fedro. Racconta di quel corvo che si adornò con penne di pavone. I pavoni però lo riconobbero e lo scacciarono. Così si vide costretto a tornare dai corvi, che però lo rifiutarono, imputandogli di averli disprezzati camuffandosi da pavone.

"Farsi bello con le penne del pavone" ora é diventato un modo di dire che si addice molto bene ai signori della destra cremonese che oggi comandano in Palazzo Comunale.

Da settimane vanno sbandierando l'utilizzo della Polizia Locale contro l'insicurezza dei cittadini. Ora, a parte che in sé questa affermazione é una vera banalità, perché a cosa serve la Polizia Locale se non a quello? Ma - se fossero animati da onestà intellettuale - i signori della destra dovrebbero almeno ricordare - e ringraziare - le amministrazioni del centrosinistra. Giova infatti ricordare che il Sindaco Corada - all'interno del suo pacchetto di sicurezza (contro il quale la destra si schierò per pura demagogia) assunse ben 24 nuovi Vigili Urbani.

Ed é solo grazie a quella decisione (una delle poche in Italia .... a quel tempo non era molto di moda fare assunzioni nel Pubblico Impiego) che ora i signori della destra - che allora contrastarono quella decisione - adesso la utilizzano e se ne fanno vanto.

Meditate gente, meditate.

Dario Antoniazzi

Le imprese del centro destra, anche irregolari, spesso bufale mediatiche


Caro direttore,

dalle cronache giornalistiche il centro destra cittadino è molto attivo sul taglio dell’erba, i buchi di bilancio delle aziende partecipate e le multe comminate alle questuanti.
Per quanto concerne il taglio dell’erba, è un falso problema che si trascina da molti anni, manca una vera volontà di intervento poiché i giardinieri ci sono, si tratta semplicemente di saperli utilizzare senza aspettare le lamentele di qualcuno.
Sui buchi di bilancio delle aziende partecipate, ci sono delle critiche della attuale giunta come se loro non avessero mai avuto dei rappresentanti all’interno dei vari CDA, allora è proprio vero che i politici di professione anelano ad entrare nei consigli di amministrazione non per fare una verifica costruttiva, e denunciare le anomalie, ma semplicemente per portare a casa lo stipendio, perché sanno che denunciare a chi di dovere bilanci in perdita comporterebbe la loro immediata revoca, con la perdita del prezioso stipendio.
Per quanto concerne invece le multe comminate ai questuanti, nel cimitero civico di Cremona presumo che siano una bufala mediatica.
Mi domando e chiedo:
come ha potuto la polizia comminare una multa al posto dei vigili urbani se il regolamento antiaccattonaggio entrerà in vigore alla fine di Settembre ? gli attuali regolamenti di polizia municipale e cimiteriale parlano di divieto di ingresso al cimitero, o di esercitare la questua in luoghi pubblici, ma se la questua non viene fatta in modo persistente e molesto, e senza l' utilizzo di minori o di animali al seguito, come si possono comminare delle multe da 100 euro, se l’attuale regolamento di polizia municipale prescrive che nel caso di accattonaggio molesto le multe applicabili siano di 30 euro non di 100 euro come riportato sul giornale locale: Poi chiediamoci queste persone una volta multate le pagheranno? Le cronache insegnano che fare contravvenzioni ai nomadi, stranieri, ecc il più delle volte non serve a nulla in quanto, i multati spariscono e vanno in altri lidi più accoglienti, e quelli che restano fanno spallucce. perché sanno benissimo che anche se arriverà il pignoramento giudiziario, dimostreranno di essere nulla tenenti, o faranno in modo che nulla in loro possesso possa essere pignorato.
Tali azioni saranno come in passato senza effetto, basti pensare per citare un esempio che dopo tanti strombazzamenti, in merito alla soluzione dei problemi dei portoghesi sui mezzi pubblici. Ancor’oggi molti cittadini stranieri e Italiani prendono l’autobus senza fare il biglietto, nell’indifferenza totale e rassegnata degli autisti, i quali se interpellati in merito rispondono che loro sono pagati solamente per guidare non per controllare se i passeggeri hanno il biglietto. intanto i vari deficit della aziende partecipate come sempre li paga pantalone non i responsabili dei dissesti; bene bravi continuate cosi che andiamo bene.
Penso che la politica dei proclami, non faccia più effetto la gente è stufa di sentire iniziative roboanti che il più delle volte si rivelano delle bufale mediatiche sfruttando l’ingenuità di alcuni giornalisti.

Elia Sciacca

La Lega "contro chi vuole imporci le discariche": ma non è anche la Lega regionale che le impone?

Caro direttore,

oggi pomeriggio m'è caduto l'occhio sul programma della Lega Nord di Crema per le elezioni provinciali. Se ne potrebbero dir tante, ma un punto mi incuriosisce parecchio: quello che recita testuale "Contro chi vuole imporci discariche".
È una bellissima notizia! Considerando che a voler imporre alla nostra Provincia due belle discaricone di amianto è la Giunta Regionale, guidata dal centrodestra, abilissimamente spalleggiata dal consigliere regionale Gallina (leghista e cremasco), dobbiamo intuire che la Lega ha espulso Gallina ed è passata all'opposizione in Regione! E finalmente, era ora!

O dice, caro direttore, che è strano? In fondo, è l'unica spiegazione logica. Mica si potrà pensare che la Lega finga di schierarsi contro se stessa, per mero inganno da campagna elettorale?

Sandro Gugliermetto
ex consigliere provinciale PD

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Già. Se Parigi val bene una Messa, quanto vale un voto ?

Non usate il telecomando per chiudere la macchina o vi derubano, adoperate la tradizionale chiave a mano

Caro direttore,
da alcuni mesi la cronaca riporta furti di merce all’interno delle autovetture senza segni di effrazione o scasso, soprattutto nei pressi di autogrill parcheggi ecc. Il sistema adottato è molto semplice ed in uso già da diversi anni.
Alcuni specialisti dotati di sofisticati strumenti (scanner a radiofrequenza), in grado di clonare la frequenza dei nostri telecomandi di chiusura dell' auto, passano il loro tempo nei pressi dei parcheggi con l’intento di impossessarsi dei nostri beni senza nessuna fatica. Infatti quando ci fermiamo in un parcheggio il furbetto del quartiere con aria disinvolta, ma munito di uno scanner di cui sopra , quando chiudiamo la macchina col telecomando, ne decodifica il segnale, quindi, quando noi ci siamo allontanati, con l'aiuto di un complice che sorveglia il nostro eventuale rientro apre con il telecomando, clonato la nostra macchina e si impossessa di tutto quello che gli necessita, soldi, computer valige, ecc, ed alla fine richiude tutto tranquillamente con lo stesso telecomando clonato.
Questi delinquenti, incalliti sono difficili da scovare, aprire le nostre auto diventa per loro di una semplicità estrema.
Essendo un tecnico sono consapevole che nessun tipo di antifurto possa assicurare una sicurezza totale, pertanto l’unico consiglio efficace che mi sento di dare è il seguente:consiglio di chiudere la serratura della macchina non con il telecomando, ma con il tradizionale sistema di chiusura con le chiavi a mano, cosi l’eventuale furbetto non può far altro che... attaccarsi al tram.

Elia Sciacca

Ciclisti cremonesi aspiranti suicidi?

Caro direttore,
Le chiedo ospitalità per evidenziare una forma di malcostume , ormai divenuta moda, che riguarda la quasi totalità dei ciclisti che circolano,soprattutto di sera, privi sia di luci che di campanello nonostante il codice della strada sia chiaro nel prevedere queste indispensabili dotazioni.
Purtroppo il legislatore non ha ancora previsto una qual si voglia forma di sanzione per chi disattende la normativa di cui sopra, con la conseguenza che sempre più spesso questi "invisibili" rimangono vittima di investimenti, talvolta mortali, per i quali l'automobilista incorre nei rigori della legge (financo di natura penale) pur senza ravvisarsi in capo a questi la pur minima responsabilità!
E ciò accade non di rado quando la stagione, come l'attuale, rende la visibilità assai ridotta sia di prima mattina che di sera...
Di conseguenza faccio appello alla sensibilità dei lettori-ciclisti, in modo tale che provvedano a tutelare la propria incolumità.

Liviana Poli Bonelli

via Manini 50 Cremona


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La pensilina, buco parking e altro... Paga Pantalone?

Caro direttore,

mi permetta uno sfogo personale; non bisogna necessariamente essere ecologisti o ambientalisti per notare quale scempio siano stati commessi a Cremona, avvalorati ed avallati da una amministrazione comunale che ha esercitato il potere per il gusto del potere, senza dare ascolto a coloro (i cittadini) dai quali aveva ricevuto il mandato. Ma ricevere un mandato non significa fare quello che si vuole, ma significa anche rendere conto di quanto fatto. Pensilina di piazza Stradivari: quanto è costata? a cosa è servita? quale mente l'ha voluta (questo è noto) e quale mente l'ha progettata? Chi paga il suo trasferimento? La cittadinanza, ma chi l'ha voluta in barba ai sondaggi negativi non paga nulla? Bell'esempio di servizio alla cittadinanza. Parcheggio di piazza Marconi: altro spreco di denaro pubblico che sprofonda in un pozzo di cui non si vede la fine. E chi paga? Ma questi nostri ex amministratori non sono perseguibili amministrativamente? Via Dante e viale Trento Trieste: ma era proprio necessario? O è stata solo una manovra pre-elettorale?
Pavimentazione dei giardini pubblici: altro esempio di spreco e di alterigia politica. Si potrebbe continuare all'infinito nell'elencare i disastri delle Amministrazioni che si sono succedute da decenni a questa parte.
Ma la domanda che mi pongo è sempre la stessa: ma questi amministratori (?) non pagano mai?
Se ha una risposta me la dia, per favore.

Mario Bernardi

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Prendo la sua domanda per il problema morale che pone, poichè sotto l'aspetto legale è inammissibile che, salvo violazioni della legge, chi ha amministrato il Comune paghi. Lei parla di amministratori con un tono sulfureo e mi pare idenfiticativo. Pronto il rogo. Ma gli amministratori chi sono? La giunta e non il consiglio comunale? Su alcuni interrogativi che Lei pone una gran parte del consiglio comunale è stata consenziente, addirittura incalzante. Ha votato. Ma non solo. L'Ascom, moralmente, sul parking ha fatto pressioni infinite perchè si realizzasse. E se si parla del parking come esito della infelicissima, anzi assurda isola pedonale che ci ritroviamo, le sue domande vanno a colpire lontanissimo, nessuno si salva. Abbiamo da 30 anni una pessima classe politica. Trasformiamo allora la sua domanda: moralmente chi deve pagare? Personalmente farei un lungo elenco che si allungherà paurosamente e con costi altissimi nei prossimi anni quando sconteremo assurdità urbanistiche e di gestione territoriale condivisi nei programmi di destra e sinistra per pura convenienza elettorale (come la comparsa improvvisa e inattesa di un'autostrada, mai citata prima nei programmi della Provincia). Vede, dove portano proposte sagge, punitive, e condivisibili come le sue? Il problema è che identificato il bersaglio, caduta una presunta unica responsabilità, i cittadini si fanno coraggio e arrivano. Applaudendo il vincitore, non si rischia più. Tipicamente italiano, ancor più tipicamente cremonese. Invece, in tutti i casi Il Vascello ha immediatamente reagito contestando le scelte che oggi si lamentano. Noi abbiamo duramente contestato, i cremonesi non hanno battuto ciglio. La maggioranza è stata davvero silenziosa. Eppure sapeva. Al massimo un paio di lettere subito isolate come eretiche dai giornali eternamente conniventi, sempre sul carro del vincitore. Pagano allora anche i cittadini che hanno hanno imposto altre scelte? Paga la Cremona sonnecchiosa, furbastra, opportunista? Pagano i voltagabbana giornalistici e non? Temo di no. Eppure sarebbe moralmente un gesto apprezzabile ed anche poco costoso, basterebbe battersi il petto, come insegna Santa Madre Chiesa.

Lo squallido paesaggio di Piazza Marconi (senza casco)

Buonasera Direttore,
ho letto recentemente il suo articolo sul parcheggio di p.zza Marconi.
E' un tema che mi trova particolarmente sensibile in quanto da più di tre anni esso rappresenta lo squallido paesaggio sul quale ci affacciamo io, e molti miei colleghi, tutte le volte che guardiamo attraverso le finestre dal nostro luogo di lavoro. Constatiamo così, quotidianamente, il penoso risultato di quelle decisioni miopi e prive di qualsivoglia afflato creativo che purtroppo caratterizzano da troppo tempo l'operato delle amministrazioni comunali cremonesi.
Dall'inizio dei lavori (archeologici prima e ingegneristici dopo) ho tenuto un diario fotografico, attraverso centinaia di scatti, dei progressi di quello che ritenevo sarebbe stata una veloce realizzazione di un progetto comunque errato nei suoi presupposti.
Le allego alcune foto a testimonianza : in quelle più recenti è interessante osservare come siano state interpretate le norme di sicurezza nel cantiere.
Auspico che la redazione del Vascello non cessi di tenere informati i cremonesi su questo vero affronto alla città e metto a sua disposizione (se lo ritenesse utile) la possibilità di affacciarsi (anche giornalmente) sul "buco infinito" attraverso l'obiettivo della mia Nikon.
Buon lavoro.

Marco Platè

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Grazie. Ne approfitteremo.

Se il grande Floriano Bodini non piace a Perri...

Caro direttore,

ho letto della dichiarata intenzione del neosindaco Perri di sostituire la statua di Stradivari opera di Floriano Bodini "con quella del maestro scultore Gianfranco Paulli " perché "mi piace di più".

Se l'intenzione corrispondesse a verità, quello di Perri sarebbe un esordio alla grande in materia di beni culturali cittadini. Purtroppo l'Oreste non può più giovarsi degli apporti di Laura Carlino, defilatasi appena in tempo da una compagine di volonterosi praticanti; ma ci sarà pure qualcuno a destra in grado di spiegargli l'apprezzamento internazionale per un artista del livello dello scomparso Bodini.

Giusto per fornire un aiutino, ricordo che il Land Bassa Sassonia gli affidò il compito di celebrare i Sette di Gottinga (per i quali si vada all'anno 1837 della Germania preunitaria), con un gruppo di otto statue bronzee separate da un portale semiaperto che dal 1998 nobilita la piazza antistante, il Landtag di Hannover.

Il Perri come qualsiasi altro cittadino può preferire l'artista che vuole, ma Cremona non è cosa sua, e non meriterebbe certo un clamoroso impoverimento del proprio patrimonio artistico "en plein air".

Enzo Rangognini

Piazzole ecologiche, un esempio, in Baviera fanno anche paesaggio

Caro Direttore: vi sembra che l’istantanea da me volutamente scattata (e che qua doverosamente allego), non più tardi di una quindicina di giorni fa, in quel della Bassa Baviera, nella splendida cittadina di Fussen, là ove inizia il favoloso viaggio turistico attraverso la Romantische Strasse (Strada Romantica), non faccia letteralmente “A PUGNI”  con l’altrettanto volenteroso e voluto scatto immortalato dal vostro così solerte lettore?



Com’è possibile  considerare questo strabordante bidone, palesemente insufficiente, oltre che malamente posizionato,  quale “parte integrante” di una piazzola ecologica? Vedete, direttore, i così detti “SPORCACCIONI” (non conosco altro termine che meglio li qualifichi!), sono sempre pronti ad abbandonare, anche con comportamenti recidivi ed incuranti dell’altrui rispetto, la spazzatura sui marciapiedi di casa nostra.

 Per fortuna (viva Dio) esistono ancora persone che sanno dove dimori il “buon senso civico”, soprattutto l’educazione. Ed allora…rimediano. Ma quanto invidio, credetemi direttore, quella bella, pulita, sgombra da rifiuti, ordinata, oculatamente e logisticamente ben ubicata piazzola ecologica tedesca. Non sorridete, direttore, se oso definire quella piazzola quale elemento decorativo “colorato e vivace”, che bene riesce ad integrasi nel paesaggio bavarese, a tal punto che la mia curiosità si è volentieri là soffermata, pur avendo goduto della visione di paesaggi da favola, ricchi di pascoli e di laghi dove, tra il verde, spuntano monasteri, castelli, chiese, che sono veri gioielli architettonici. Questa è la Baviera! E la Baviera è anche quel “luogo deputato alla raccolta ed al conferimento dei rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata e non”, in quanto costituisce, a mio avviso, elemento di ricchezza culturale, oltre che di alto senso civico per quel paese. Già, dimenticavo, direttore: maaa.…là, proprio là…siamo in Germania!

Giorgino Carnevali

Per la verità, poco oltre, c’è una piazzola ecologica un pochino più decente . I contenitori sono irrazionali ed anche brutti, ma se non altro è pulita. Il fatto che esista questa piazzola, rende ancor più insopportabile la maleducazione  nell’uso del cassonetto fotografato dal nostro lettore, proprio davanti a un asilo, oltre tutto.

Ennesimo attentato a Palazzo dell'Arte: dopo le mutande la minaccia del... pesce fritto


L'ennesimo attentato a Palazzo dell'Arte: in una intervista a "Libero" Oreste Perri parla della possibilità di farne un mercato coperto alla "francese" con ristoranti e angoli per la degustazione. Siamo alla riproposta riveduta e correttaa che ha avuto entusiastici sostenitori in allora Forza Italia quando, dietro l'improbabile museo del calcio di Vialli si vedeva l'occasione del redditizio roof garden sopra lo storico Palazzo, monumento razionalista del Novecento.

L'opera di Cocchia non può avere altre destinazioni - per la sua architettura, funzionalità e caratteristiche, scelte razionalistiche e impostazione- diversa dallasua destinanzione caratteristica ed originaria, ovvero per un museo, naturalmente non delle mutande. Si profila la minaccia pesce fritto , presenza poco gradita - a quanto si sa - dal vescovo in piazza S.A. Zaccaria. Ma Forza Italia puà proclamare la sua coerenza nel Pdl. Votò entusiasticamente anche per l'opera degli architetti Palu e Bianchi che vedete qui di fianco, allora in perfetto accordo con il sindaco Bodini. Roba da rabbrividire. C'è davvero da aspettarsi di tutto. Le proteste di mezza Europa giunte contro la revisione dell'architettura di Cocchia non arrivano a chi non le vuole ascoltare.

Buona idea il mercato in Palazzo dell'Arte: così De Bona

Caro Direttore, diversamente da te trovo invece bellissimo il progetto di rilancio di Palazzo dell'arte: innovativo, non banale, in grado di attrarre numerosi visitatori con ricadute positive sul territorio. Tu che viaggi molto avrai senz'altro avuto modo di visitare i mercati Les Halle in Francia o il mercato di Cape Town o di Hong Kong: quasi tutti inseriti in "contenitori" d'epoca, spesso in strutture liberty.
Alcuni esempi ti apriranno a scenari diversi....dal pesce fritto.

Irene De Bona

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Se non altro bisogna riconoscere la coerenza. La destra voleva le mutande di Vialli a Palazzo dell'Arte, adesso il mercato. Conosco gran parte delle realtà citate. Le Halles, me lo aspettavo, erano dei mercati generali ed è logico e giusto che restino un mercato. Era questa la loro funzione. Gli altri palazzi citati non sono sorti per una specifica funzione, non sono capolavori rappresentativi ed emblematici, non sono l'unico simbolo espressivo di un modo di fare architettura in una città, nel caso specifico, Cremona la quale può vantare quest''unico esempio illustre e ultracitato in Italia e all'estero (assieme alla chiesa di S. Ambrogio del Muzio: cosa ci mettiamo nel convento?) di una architettura razionale che in quanto tale trova, ovviamente, nella razionalità la sua ragion d'essere.

La razionalità dell'architetto Cocchia è l'esposizione di opere d'arte. Per questa ragione le finestre sono collocate in un certo modo, i soffitti sono ondulati per riflettere la luce solare, e così via. I trattati di architettura italiani e stranieri lo esaltano per queste funzioni. Illustri architetti e persino la Bauhaus, in una mostra a Weimar, ha sottolineato alcune felici intuizioni (per l'arte) e le innovazioni illuminotecniche insite nell'opera dell' architetto napoletano. A Baden alcune soluzioni del museo d'arte moderna, sono citazioni esplicite di quest'opera del Cocchia.

La destra mettendosi insieme al sindaco Bodini voleva distruggere un prodotto dell'ingegno italiano ieri, schierandosi entusiasticamente per la profanazione di Palu e Bianchi, dunque vada pure avanti su questa strada oggi.

L'impero del male (così adesso lo definisce Fini, l'opera fu voluta da Farinacci per una precisa funzione, il premio di pittura Cremona), non merita alcun rispetto dai nipotini neppure quando a mettere i mattoni della Frazzi l'uno sull'altro fu un geniale antifascista come, appunto, era Cocchia (il che, secondo il loro andazzo, dovrebbe ampiamente consolarli... ma evidentemente non è così.).

In questi giorni, chissà perché, lo chiederò al mio amico dottor Medagliani, continua a venirmi in mente Leo Longanesi. Scrisse: "Dire che la politica è un'arte è certamente giusto; ma dedurne poi che quanti fanno della politica sono artisti, è altrettanto sbagliato".

Alcune proposte per il futuro dell'Istituto "Monteverdi"

Caro Direttore

mi consenta qualche riflessione sulla situazione e le prospettive del Conservatorio.

Una prima considerazione: se oggi a Cremona parliamo di "conservatorio" è perché, pochi anni fa, un'amministrazione di centrosinistra ha creduto nel pareggiamento della "vecchia" scuola civica Monteverdi. Non era scontato: un fervente manipolo di entusiasti si dovette scontrare con chi non ne voleva sapere, chi vedeva tutt'al più l'istituzione di una sede staccata di Milano o Brescia, per giungere ai più ruminanti che ci dicevano "sarebbe bello, ma non ci riuscirete mai".

Un'altra considerazione d'ordine storico: se oggi, all'Istituto Pareggiato Monteverdi sono attivi dei corsi di specializzazione equiparati alla laurea, e quindi a tutti gli effetti il Monteverdi è una Università, è stato anche in questo caso per la coraggiosa visionarietà di una amministrazione di centrosinistra. La città non si è ancora resa conto che la vecchia "scuoletta" di musica oggi attrae studenti fuori sede al pari e più delle altre realtà universitarie o di Liuteria: questo non è avvenuto per automatismo, ma per una precisa volontà politica.

Tutto questo oggi non basta: ma se si crede allo sviluppo del nostro Conservatorio occorre comunque cominciare riconoscendo il merito di chi ha creato i presupposti affinché questa realtà esistesse. Non basta, dicevo, perché il quadro è mutato. La Gelmini ha affilato le cesoie per tagliare oltre il tagliabile il comparto dell'istruzione artistica e musicale (AFAM). In una delle sue prime uscite post-elettorali sparò di voler dimezzare il numero dei Conservatori statali; quella sparata si è concretamente tradotta nell'annuncio di un taglio del 40% al comparto AFAM nel 2008, e del 50% del rimanente nel 2009. Insomma, riduzione di budget del 70% in due anni. Inoltre, stando alle sue dichiarazioni di ier l'altro, il futuro delle scuole di specializzazione per l'insegnamento è assolutamente incerto.

In questa situazione, fare come Perri e rispondere all'allarme lanciato dal presidente e dal direttore del Monteverdi coi soliti slogan sulla "città della musica" o sul museo del violino è come rispondere a coppe quando si gioca a denari: si imbroglia per un attimo l'avversario, ma poi si perde. Il museo del violino è importantissimo: ma non ha nulla a che vedere col problema dell'istruzione musicale superiore. Anche la questione dell'auditorium è mal posta: nell'ambito del progetto del Parco dei Monasteri l'auditorium è progettato, ci si interroghi piuttosto sullo stato di avanzamento del progetto complessivo, senza prefigurare altri temporanei ed estemporanei auditorium. Una volta posta l'interrogazione, si scoprirà che entro l'anno - e dopo decenni di nota incuria - la Provincia riconsegnerà alla città il convento di Santa Monica, destinato ad essere la nuova sede di Musicologia. Siamo abituati ad affrontare i problemi e a risolverli seriamente, passo dopo passo ma seguendo un cammino sicuro.

Quali sono le risposte che vanno date, dunque, alla luce dei mutamenti intercorsi nell'ultimo anno? Oltre all'auspicio della "statizzazione" del Monteverdi, per la quale i nostri parlamentari d'ogni bandiera avrebbero l'obbligo di darsi un po' da fare, le urgenze a mio avviso sono queste:


- Considerare il Monteverdi non più come parte del sistema culturale, ma come parte del nostro sistema universitario (poiché tale è), uniformando di conseguenza l'impegno finanziario di Comune e Provincia.

- Creare (superando le reciproche resistenze) un unico polo di alta formazione musicale tra Monteverdi, Musicologia e corsi Stauffer. Resto orgogliosamente difensore della differenza culturale e curriculare tra la formazione musicale e la formazione musicologica, ma continuare a non profittare dei punti d'intersecazione tra le due discipline diventa sempre più stolto.

- Trovare una partnership stabile: non è possibile ora collaborare con Parma, ora con Piacenza o Mantova, e nel frattempo auspicare di finire sotto ali bresciane. Si proponga ad un Conservatorio di dimensioni ragionevolmente adeguate questo progetto nuovo di Polo dell'alta formazione musicale, si scelga il partner, e non si tentenni più.

- Favorire la costituzione di una Orchestra stabile, in modo tale che i musicisti che si formano professionalmente a Cremona non siano costretti ad emigrare il giorno dopo il conseguimento del diploma: ché altrimenti, il Conservatorio non serve.


Questi sono i punti sui quali ci possiamo impegnare, e ci impegneremo, nei prossimi cinque anni di mandato amministrativo. Con la concretezza di chi vede i problemi, individua un cammino, lo persegue con pazienza. Tutto il resto è letteratura elettorale.

Sandro Gugliermetto, consigliere provinciale uscente

candidato per la Lista Torchio nel collegio Cremona V

I problemi del Centro Fumetto, i mancati pagamenti ed il buco dell'APIC

Direttore,

il caso Apic mi spinge a tornare sulla vecchia questione (poi risolta come vedremo) dei contributi dovuti dall'Amministrazione Provinciale al Centro Fumetto "Andrea Pazienza" per le attività degli anni passati.

Nell'estate 2008 ho recriminato sulle pagine dei giornali locali in merito alla mancata erogazione dei fondi dovuti alla nostra associazione dall'Amministrazione Provinciale, socio fondatore del Centro Fumetto, assieme ad altri enti del territorio. La "cospicua" somma di 5.165,00 euro annui era arrivata solo parzialmente nelle casse del Centro nel 2006, in misura di 1.390,00 euro, mentre per gli anni 2007 e il 2008 in corso non era pervenuto nulla. Tali cifre erano da noi state regolarmente iscritte a bilancio, e il mancato incasso si è ovviamente ripercosso negativamente sui risultati degli esercizi in esame.
Nonostante l'interessamento e i solleciti dell'assessore di riferimento Denis Spingardi, il suo dirigente Franco Feroldi, al centro del caso Apic di questi giorni, non ha mai reperito i fondi dovuti al Centro Fumetto e nemmeno la risorsa umana che avrebbe dovuto supportarci nelle nostre attività, risorsa promessa anche a compensazione della mancata erogazione dei contributi, e ottenuta solo per un periodo limitato di sei mesi. Inoltre, nel corso di quest'ultima legislatura non è stato possibile avviare nessun progetto o collaborazione, nonostante le proposte avanzate: dall'ingresso nel Sistema Bibliotecario Provinciale al sostegno al Concorso Provinciale per autori esordienti.

La situazione finanziaria si è sbloccata solo in seguito a ulteriori missive di lamentela indirizzate direttamente al presidente Giuseppe Torchio, e finalmente, questa primavera, il Dott. Renato Crotti ha risolto il sospeso con il versamento nel marzo 2009 di 7.000,00 euro, una sorta di "una tantum" tombale per tutto il pregresso degli esercizi 2006, 2007 e 2008.
Per le attività dell'anno in corso, invece, abbiamo ricevuto solo la quota sociale di 1.000,00 euro, e non avremo altri contributi a meno che la nuova amministrazione non si metta una mano sul cuore (e sul portafogli).
Diversamente da quanto si è verificato con il Settore Cultura della Provincia, dobbiamo per fortuna riconoscere che con altri settori, come quello dell'Ambiente, è stato possibile costruire delle positive colllaborazioni, in cui il fumetto è stato utilizzato come efficace strumento di comunicazione.

Concludendo: posso capire che in momenti di scarsa liquidità gli Enti Locali effettuino tagli, e dunque le associazioni come la nostra ne subiscano le spiacevoli conseguenze. Non vorrei però che siano solo i piccoli a soffrire: i "centri fumetto " di turno, dove le molteplicici attività si fanno anche grazie al volontariato, dove si cerca di incidere sul territorio e di rivitalizzarne il tessuto sociale. Mentre in altri ambiti assistiamo a iniziative faraoniche in perdita, che permettono a qualche interessato di mettersi in mostra sulle pagine dei quotidiani, e che vengono gestite con leggerezza (se non con dolo: ma di questo si occuperanno gli organi competenti), e con un insufficiente controllo sulle modalità di spesa di notevoli cifre di denato pubblico da parte di una sola persona, se ben interpreto quanto riportato dai giornali in questi giorni...

Il mio augurio è che questa brutta e controversa vicenda incoraggi i nostri amministratori ad appoggiare chi veramente ogni giorno opera in prima persona e senza alcun tornaconto per rendere Cremona e il suo territorio migliore e più vivi.

Andrea Brusoni
Presidente Centro Fumetto "Andrea Pazienza"


• Bodini, il Museo del violino, la pensilina... (segue, vai a leggere la intera lettera nella sezione dedicata alla liuteria)


Parla l’ex consigliere provinciale Gugliermetto

I luoghi comuni della cultura, il proliferare di associazioni e fondazioni, le vetrine e le realtà della liuteria e della “Monteverdi”. Con un augurio

 

Caro Direttore,

in questo periodo, rimbalzano da sinistra e da destra alcuni insopportabili luoghi comuni sulla gestione delle politiche culturali. È il caso di enunciarli, sperando che la loro elencazione sia l'inizio della loro sconfitta.

1 (di carattere nazionale) - "Allarme per i tagli al FUS". È uno slogan che si ripete ogni anno, almeno da quando ero piccolo, sotto Governi d'ogni gradazione di colore. Quello che non si dice, è che le 14 Fondazioni liriche continuano ad assorbire il 75% del FUS: calcolate alla grossa quanti biglietti si staccano, quante persone vanno a vedere l'Opera nei 14 principali teatri, e ditemi se ha senso che i soldi destinati allo spettacolo vengano spesi così. Più che l'allarme per i tagli, non sarebbe ora di darsi da fare per la riforma del FUS? E scoprire magari che si può spendere di meno, ma meglio?

 

2 (di carattere locale) - "La cultura non deve essere vissuta come una spesa, ma come un investimento". Lo stanno ripetendo in tanti, dalle nostre parti; solo che, enunciato così, è come proclamare che l'acqua calda di solito scotta. Ovvero: ogni euro utilizzato per beni o attività culturali, può essere speso o può essere investito: dipende dal progetto. Se, per assurdo, organizzo uno spettacolo, e spendo mille euro pubblici per ciascuno dei cinquanta spettatori, posso raccontare la favola che preferisco, ma quella è una spesa, non è un investimento, quale che sia la qualità dello spettacolo. L'investimento si qualifica come tale se a un impegno di spesa corrisponde un ritorno in termini di crescita culturale diffusa e collettiva; e invece, le stesse persone che oggi ci ammanniscono questo brutto predicozzo sono le stesse che gestiscono enti culturali che hanno da decenni gli stessi spettatori o visitatori. La cultura non dovrebbe essere una spesa: e invece, troppo spesso è una spesa; e per giunta, di molto elitaria.

 

3 - "A settembre arrivano quattro milioni di euro dalla Fondazione Cariplo". Vien quasi voglia di contattare una banda musicale che scorti festosa il furgone portavalori fin sul portone di Palazzo Stanga. Peccato che sia, appunto, un mero luogo comune. La Fondazione Cariplo raddoppierà - fino a un massimo di quattro milioni - il finanziamento per progetti già finanziati per metà dagli Enti Locali. Forse varrebbe la pena di confrontarsi sui progetti, invece di invocare la Befana che ci raddrizza i bilanci?

 

4 - "Il Conservatorio rischia la chiusura". In realtà, quest'anno viene sospeso un corso abilitante - presso il quale mi sono onorato di insegnare - per la semplicissima ragione che esso non sarebbe più abilitante. Dalle parti della Gelmini si stanno smontando e rimontando parecchie cose, spesso in peggio ma talora in meglio, e questi processi di riforma hanno reso inutile e insostenibile un corso che operava da appena due anni. Poi, i problemi del nostro Pareggiato (che non è un Conservatorio) esistono, e vorrei vedere i nostri Parlamentari darsi un po' da fare per ottenere la statizzazione. Una cosa è certa, tornando a prima: i soldi spesi nel Pareggiato sono comunque investimento e mai mera spesa, poiché generano formazione e istruzione. Discorso analogo si dovrebbe fare per la Scuola di Liuteria, e invece troppo spesso si è preferito spendere per allestire la vetrina della nostra liuteria, anziché investire per migliorare le condizioni del suo retrobottega.

 

5 - "Per produrre cultura, ci vogliono i soldi; e con la crisi, e col buco dell'Apic...". Nessuno nega il "buco" dell'Apic, anzi: chiunque, come me, abbia avuto incarichi amministrativi in Provincia negli ultimi cinque anni deve essere pronto a riconoscere la sua quota di responsabilità; pur riconoscendo che è cosa diversa creare un debito fuori bilancio, o semplicemente accorgersene troppo tardi. E tuttavia, negli ultimi cinque anni, il restauro di Palazzo Stanga, il finanziamento alla rete dei musei, l'allargamento del sistema teatrale, le nuove e preziose convenzioni del sistema bibliotecario, e altre cose ancora non hanno gravato per un solo centesimo sui bilanci provinciali. La bontà delle idee e il dinamismo nella loro realizzazione, conta talora più del danaro. Lo dico, perché non vorrei che questo luogo comune divenisse un alibi preventivo per non far nulla.

 

Ora, una proposta. L'ho ripetuta nei cinque anni nei quali ho occupato uno strapuntino in Consiglio Provinciale, e non ce l'ho fatta, nonostante l'assenso di molti; l'ho, l'abbiamo ripetuta talmente tante volte che rischia anch'essa di apparire come un non desiderato luogo comune. Eppure, riprovo a formularla, ora, che dall'opposizione in fondo si sta più comodi: non sarebbe finalmente il caso di ridurre i centri di spesa nell'ambito della cultura? Non si pensa che il numero ipertrofico di Fondazioni e di Associazioni pubbliche o fintoprivate, oltre a non favorire il dialogo tra i diversi soggetti delle attività culturali in Cremona e provincia - e sappiamo quanto la cultura a Cremona sia il regno incontrastato degli orticelli e degli steccati - sia anche d'ostacolo ad una oculata gestione delle risorse finanziarie?

 

Infine, un sincero augurio alle due novelle Assessore alla Cultura. Le conosco poco o punto: scambiai con loro poche parole quando, unico esponente del centrosinistra, andai a firmare la petizione che avevano lanciato per l'intitolazione di una strada ad Aldo Protti. Ci tengo a ricordarlo, e credo che loro ricordino pure che a Milano, alla cerimonia per l'intitolazione dei Giardini al nostro grande baritono, si distingueva una fascia azzurra: ci tengo, per mostrare e rammentare come la politica culturale dell'amministrazione Torchio non sia mai stata a senso unico, non sia mai stata escludente, nei confronti né di idee, né di territori, né di espressioni artistiche. L'augurio alle Assessore è dettato dall'irripetibile occasione che esse hanno di fare quello che noi abbiamo proclamato, ma non siamo riusciti a fare interamente e per tempo. Auguro dunque loro maggior fortuna: anche se ora io sono all'opposizione, spero sinceramente di poter applaudire i loro successi, che sarebbero il successo di Cremona e del suo territorio, e non di dover criticare i loro insuccessi. 

Sandro Gugliermetto

Un appello alle autorità cremonesi di Slow Food

La Condotta del Cremonese di Slow Food rivolge ai Rappresentanti del governo locale e alle forze politiche impegnate nella difesa dell’economia del territorio un appello perché – nella contingente situazione economica – non sia dimenticata quella parte del mondo agricolo che lavora nel rispetto delle buone pratiche in armonia col metabolismo della terra usando le risorse naturali senza depredarle . Il cibo e l’agricoltura non sono settori produttivi come gli altri ; non danno semplici oggetti di consumo . Il cibo e l’agricoltura sono i fondamenti della nostra identità fatta di luoghi , cultura e diversità e possono rappresentare l’esempio di una produzione sostenibile , radicata nel territorio e costruire al contempo altre fonti di reddito come il turismo enogastronomico .
La Condotta del Cremonese , a nome dei propri iscritti , chiede dunque al Presidente della Provincia , al Consiglio Provinciale , ai Sindaci dei Comuni , alle Istituzioni locali di impegnarsi a sostenere – con interventi ed investimenti a favore dell’agroecologia – le economie locali anche tramite il sostegno a nuove forme di distribuzione come i mercati di prossimità ; di farne la bandiera di una rinascita culturale e produttiva fondata sulle specificità e sulla pluralità ; chiede siano valorizzati e sostenuti gli agricoltori , gli allevatori e trasformatori che – come afferma il Ministro Zaia - guardano al futuro forti della propria identità fondata su un patrimonio di biodiversità , sapori , saperi e giustizia sociale . Non è con la cieca crescita dei consumi o della produzione che si esce dalla crisi ma con una gestione più attenta , umana e sostenibile delle straordinarie risorse naturali ed agricole del nostro paese e del nostro territorio . Gli agricoltori di piccola e media scala ed i consumatori stanno costruendo un nuovo sistema alimentare che potrà essere il modello di una nuova rivoluzione industriale basata sul riuso , il risparmio , il riciclo , il rispetto dell’ambiente e le energie rinnovabili . Il cibo buono perché piacevole , pulito perché sostenibile e giusto perché rispetta il lavoro del produttore e le tasche dei cittadini deve essere al centro dell’attenzione politica : è una risorsa di grande rilevanza , anche in termini economici ; può creare futuro e benessere insegnando lo stile di un nuovo umanesimo e costruire le condi- zioni per una vita più gratificante per tutti .

La Condotta del Cremonese

Il Fiduciario della Condotta Claudio Rambelli – Via Goito 4 26100 Cremona

Cagnolini abbandonati

Caro direttore
le scrivo perchè sabato pomeriggio a Casalbuttano ho ritrovato due bellissimi cuccioli di cane meticcio di media misura abbandonati in una secchiella della pittura, appositamente lasciata in prossimità di un cantiere, così che i passanti non destassero sospetto. Fortuna vuole che gli animali siano più umani delle persone, e passeggiando il mio cagnolino ha individuato il secchio ed ha cominciato, come si dice, a tirare in quella direzione senza volerne sapere di altre strade ed ecco la sorpresa che ha meravigliosamente, ma con rabbia, movimentato il mio sabato.
Ora mi chiede come è mai possibile compiere un'atto di tale brutalità? Si sente sempre parlare di mandare sms per donazione a destra e a manca, bollettini postali e bonifici bancari per aiutare le persone in difficoltà, ben vengano queste iniziative per carità, ma la domanda a cui voglio arrivare è la seguente, chi ha abbandonato due piccole creature indifese non le ha guardate negli occhi prima di depositare la secchiella?
Non ha avuto il minimo rimorso tornando a casa? Non avrà pensato , visto che c'era molto nuvoloso, e se piove e annegano? Che fine faranno? Queste riflessioni mi portano a pensare come può una persona credere nella carità nella fratellanza nell'aiutare chi è più in difficoltà se compie atti simili senza il minimo ripensamento?
Come dice il proverbio: " CHI NON AMA NE GATTI NE CANI NON AMA NEMMENO I CRISTIANI!" Chiudendo vorrei solo dire a questa persona che il VERO BASTARDO E' CHIA ABBANDONA NON CHI VIENE ABBANDONATO! Provate a guardare negl'occhi queste due splendide creature e RIFLETTETE!.

Francesco Bona




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di Mer, 12 ago 2009