Idee sui fatti a Cremona, in Italia e all'estero



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L'incredibile proposta della direttrice del museo Ivana Iotta e dell'assessore alla cultura Gianfranco Berneri

Traslocare i capolavori della liuteria e sfrattare i pittori cremonesi
Una idea da... due amici al bar

La questione riporta al problema più grave e ben noto, aggravatosi dalla Giunta Garini in avanti: Cremona è una città che naviga a vista - Una questione simile non si presenta come si trattasse di spostare la poltrona nel salotto di casa - Imporrebbe visioni di assieme, strategie, un progetto culturale, un salto di qualità ed anche il rispetto del nostro passato che non è soltanto quello liutario - Giusta la proposta alternativa di Bodini che peraltro vaga a sua volta in un vuoto pneumatico di soluzioni alternative, già preparate e praticabili,(altrimenti si fa accademia) - Invece non c'è nulla di tutto questo - Ed, allora, lasciamo tutto com'è piuttosto che arrivare a esiti pasticciati ed umilianti

ULTIME NOTIZIE: No sacrosanto della Sovrintendenza di Mantova al trasferimento dei violini dal Palazzo Comunale al Museo stradivariano

Il trasloco dei capolavori liutari e lo sfratto verso le cantine del Museo delle collezioni dei pittori cremonesi. Davvero una idea da "due amici al bar" così ci siamo espressi in questa pagina fin dal suo primo apparire riguardo alla proposta dell'assessorato alla cultura del Comune di Cremona di dare un po' più di corpo al numero dei visitatori del museo di Cremona, trasferendovi la collezione prestigiosa dei maestri liutai esistente nel palazzo comunale, oltre tutto a danno dei pittori cremonesi.
La proposta viene aggravata da un'altra ipotesi . Quella di scorporare un violino prestigioso dalla collezione e mantenerlo in palazzo comunale per averlo a disposizione come testimonial in occasioni di visite importanti. La collezione si trasferisce ma non tutta. Incredibile che si possa soltanto pensare a una soluzione del genere aggiungendo un'altra considerazione e cioè che non c'è più spazio in palazzo comunale per nuovi arrivi, come se a fianco della attuale sala occupata dalla collezione non ce ne fosse un'altra perfettamente fruibile.
Ci si arreampica sugli specchi, insomma.
Meno male che la Sovrintendenza di Mantova resiste e dice no a questo pasticciaccio brutto, come scriverebbe Gadda. Ariverà al Ministero una lettera alla maniera dell'ex sindaco Bodini a proposito del parco archeologico e del no all'autosilo di piazza Marconi, diretta a rimuovere il direttore della sovrintendenza di Mantova Filippo Trevisani? Resista, resista sul no, per favore. Ma perché come accade per via Garibaldi, Cremona non sa davvero vedere le sue peculiarità e le sue evidenze e debbono suggerirle un comportamento adeguato da fuori? Come sono lontani i tempi dei Puerrari e dei Grasselli e persino dei Magnoli...

di Antonio Leoni



Il Museo Stradivariano a Palazzo Affaitati. Sotto, nell'ordine opere di pittori cremonesi che verrebbero trasferite nei magazzini : Mario Busini, "Conversazione", 1932 - Alfeo Argentieri, "La Cima del Monte Avio" - Carlo Vittori, "Tramonto sul Po" - Mario Biazzi, "ritratto di Antonio Sant'Elia", 1912 -Francesco Arata, "Madre", 1932


In questi giorni le pagine dei giornali si sono particolarmente occupate di un fatto: cioè che la dirigente del settore affari museali Ivana Iotta e l'assessore alla cultura del Comune di Cremona Gianfranco Berneri hanno in testa di far posto in museo alla collezione storica dei violini cremonesi per affiancarla alle evidenze del museo stradivariano e che per trovare posto, starebbero per mettere in cantina le collezioni degli artisti cremonesi del primo Novecento.
Le motivazioni, leggiamo testualmente, sarebbero insufficienza degli spazi dove è attualmente è collocata la collezione degli strumenti storici liutari (in Palazzo Comunale, come è noto); problemi di fruibilità di questi spazi in determinati momenti della vita pubblica e amministrativa; incompiutezza del museo stradivariano, mancante appunto dei capolavori dei maggiori maestri liutai.
A questa ipotesi risponde il senatore Bodini presidente dell'Ente Triennale. Con una proposta che in se stessa, una volta tanto, ci sentiamo di condividere. Volete davvero realizzare il Museo Stradivariano che abbia rilevanza nazionale? Allora pensate a un contenitore degno, che possa richiamare per la sua dimensione e organizzazione anche l'attenzione del ministero dei beni culturali e collegarlo con i propositi del Governo in questo settore, ricavando opportuni finanziamenti ad hoc.
Il problema è ben collocato. Ma lo stesso Bodini poi si arrende ed ha qualche peccatuccio da farsi perdonare, come diremo poi: non ci sono i soldi o, comunque, non siamo ancora maturi per questa operazioni (pensiamo ai travagli davvero incredibili per arrivare a far funzionare palazzo Raimondi il quale è indicato come sede, in primo luogo, dell'istituto di restauro liutario).
Si ragiona sui violini di Stradivari e C. come si trattasse di spostare un mobile da un angolo all'altro del soggiorno. Si elimina di conseguenza la fruibilità di una bella fetta della storia artistica della città.
Siamo, una volta di più, di fronte a medici che applicano i cerotti sulle piaghe, e ignorano il malato (anzi la malata, Cremona). Non è una novità: come dimostrano questioni significative: Il profilo urbanistico, paesaggistico e storico della città, la organizzazione del centro storico e dell'isola pedonale, il rapporto centro periferia, la politica industriale, il piano commerciale, per arrivare al concorso internazionale nell'area della stazione, a piazza Marconi ma anche al rinnovo del museo di Cremona sono, questi ed altri, tutti il frutto di ripensamenti, deviazioni, di una dispendiosa guida nella nebbia. Cremona si governa a vista. E' tollerabile?
Le motivazioni che vengono esposte per lo spostamento dei violini storici sono in se stesse risibili se non ci sono ragioni "dietro" che ci possono sfuggire (si cerca di sfuggire, ad esempio, ai diktat della finanziaria non limando gli sprechi - enormi - della amministrazione? Chi vuole la stanza dei violini? La domanda ci viene spontanea, ma potrebbero essercene altre).

Perché è francamente una esagerazione sostenere che i violini storici sono sacrificati nel Palazzo Comunale (ed eventualmente perché non usare la saletta adicente?), più sincero sarebbe dire - ma sarebbe un delitto come chiudere di domenica la Cattedrale - che è dispendioso mantenere aperto questo palazzo nelle festività.
Affermare poi che il passaggio dei turisti quando c'è il consiglio comunale disturba è altrettanto pretestuoso, considerato che alla collezione si può e si deve andare in piccoli gruppi e nessuno si è mai accorto che dessero fastidio.



Terzo, non vediamo cosa ci sia di scandaloso, anzi troviamo proficuo per una città che molti turisti "mangiano" in un paio d'ore che almeno visitino due palazzi e la percorrano per cinque - seicento metri passando davanti ai negozi dello shopping. Se i visitatori del museo stradivariano - inaugurato non troppi anni fa (fine anni '80), con taglio di nastro e discorsi gloriosi - sono davvero interessati, non ci pare inutile e neppure provocatorio o ingeneroso (ci sono anche i taxi, comunque) che confermino la loro passione con quattro, diconsi quattro passi.

Vogliono piuttosto la Iotta e Berneri incrementare le visite a Palazzo Affaitati? Qui il problema è serio. E qualche volta sarebbe bene affrontarlo. Ma non è questa la sede. Peraltro è strano (o no?) che tra tutte le motivazioni addotte, nessuno del Palazzo, dentro e fuori, cavi di tasca la questione fondamentale..
Diverso sarebbe se, realizzando la soluzione prospettata da Bodini, si ritenessero ormai da gettar via i quattrini spesi per il museo Stradivariano e si provvedesse a dare a Cremona una sede per le sue evidenze storiche di risonanza internazionale. Ma il Palazzo non ci ha mai parlato di un progetto del genere.
Non vorremmo essere crudi: ma messe giù così (come tante altre trovate estemporanee, da Garini in poi) ci pare di trovarci un'altra volta con due amici al bar. Non si offendano Iotta e Berneri: apprezziamo la buona volontà e siamo convinti che siano in buona fede. Ma che miseria... di prospettive.
Lo spostamento dei Capolavori non è come dare uno spazio in frigo a quattro limoni comperati al banchetto di Piazza della Pace. Dovrebbe essere l'esito conclusivo - se proprio ostinatamente si vuole perseguire questa strada - di una operazione gigantesca che mette in gioco ed organizza, promuove, modifica le relazioni tra cittadino/turista e musei, che esige la rivoluzione del sistema museale in se stesso, ammesso che esista un "sistema" reale (e non una parola), intendendo per sistema quel che scrive un qualsiasi vocabolario, cioè l'insieme dei rapporti che collegano produttivamente le realtà artistiche cremonesi, spesso prodigiose ma del tutto abbandonate a se stesse ed incapaci di interagire persino nei calendari della propria attività, non parliamo nella produzione e scambi di beni. Nei fatti abbiamo evidenze scollegate e pressoché autonome, persino gelosie di campanile che impediscono di solidificare le presenze e tutto ciò quando ormai sono vent'anni, ad esempio, che irrompe l'era telematica dappertutto ma non in stanze ovattate che non hanno neppure scoperto che la fotografia esiste da un secolo e mezzo, figuriamoci il computer che al massimo serve per spedire una e.mail.

Ed i Palazzi? Quello comunale e gli altri contenitori che precipitano in una cascata di parole dopo aver vagato in una nebbia di belle speranze, un Vaso di Pandora della cultura cremonese - e non solo -che ha sul fondo, come tutti sanno, la delusione.



I palazzi, la loro organizzazione? Anche qui un optional oscuro, dettato dal buon cuore dei governi cittadini. Palazzo Comunale ma anche gli altri contenitori cittadini.

Museo Ala Ponzone, poi: due signori si inventano che i capolavori vengano presi sotto braccio da Andrea Mosconi (come capita sempre più spesso quando c'è di mezzo un viaggetto in New York o altrove con biglietto aereo prepagato e cena all'ambasciata per tutti i rappresentanti cremonesi). Che accade nella semplicistica ipotesi prospettata? Andrea non inciampa nei marciapiedi di via Manzoni ed eccoli, i Capolavori, nel Museo stradivariano. Zac, il miracolo è compiuto, tutto è già bello e risolto in un Museo dove bisognerebbe rimettere tutto a posto, come ha dimostrato la revisione della sala del Cinquecento effettuata da Marco Tanzi - ovviamente escluso dalla Giunta Bodini - quando ha compiuto qualche minimo spostamento per far posto alla mostra di Andrea Amati.
Il fatto poi che si annunci che le ristrettezze di spazio costringono ad annullare la presenza dei pittori cremonesi del primo novecento non dà la minima inquietudine. Allegria direbbe il Mike, come uno scherzo si risolve alla cieca un problema capitale per la storia della città con la vaga promessa che si darà la caramella all'asino con qualche mostrina, senza lo straccio di un percorso, cioè si propina en passant una proposta contro la quale insorgerebbe la cultura consapevole cremonese se non la si fosse anestetizzata in tutti questi anni con una indigestione di effimero e la intitolazione di qualche via o di qualche busto al cimitero donato dalla buona volontà (e senza una valutazione - per confermare la improvvisazione degli assessorati alla cultura e delle giunta, - di chi c'è e di chi manca, cosa che sarebbe assolutamente necessaria dal momento che il luogo si chiama viale degli Artisti e non di "qualche artista più o meno tale che da morto ha finalmente trovato i soldi degli amici").
Hanno avuto molto più coraggio i riformatori del cimitero che decidendo di ornare artisticamente gli androni hanno scelto, ad esempio, uno scultore come Francesco Riccardo Monti, il quale non solo fondò la Canottieri Bissolati ma entrò in polemica con Cremona e se ne fuggì addirittura nelle Filippine, conquistando gloria qui.

Ed anche sul cimitero e sul suo degrado, i lettori protestano. Ma l'assessore competente, il pallidissimo Campagnolo, insediatosi anche alla guida della Biblioteca, se ne fa un baffo. La piega che oggi lamentiamo ha certamente radici lontane (che, però, non assolvono nessuno, anzi..) in un provincialismo che per superficialità o per invidia e persino , in qualche caso, per cretinismo, prima di tutto accuratamente si autoassolve.
La...allegria con la quale da un giorno con l'altro si decide di eliminare una sezione del museo è figlia di questa città immemore e inconsapevole del dovere di valorizzare, difendere, presentare orgogliosamente i suoi cervelli.
Dobbiamo difendere il Palazzo Coimunale e la sua collezione di violini ed insieme i pittori cremonesi: Vittori, Busini, Botti, Moroni, Bragadini, Arata,i Rizzi, Biazzi, Balestreri e così via. Che non sono quattro imbrattatele finiti al Museo perché sono morti. L'oggi è quasi del tutto assente, ma non per merito o per carenza di spazio.

Il problema è che l'arte moderna, l'attualità impongono delle scelte. A Cremona sono state accuratamente evitate. Nonostante le straordinarie evidenze archittoniche e artistiche, la città precipita qui con un calando rossiniano, in particolar modo dagli anni '70 del Novecento fino ad oggi, si impiastriccia un ingorgo provincialistico davvero da rabbrividire.


Emblematici e patetici i tentativi di recuperare la materia. Si è avuta la la eccezione del Piccio, ma questo... audace sguardo nell'Ottocento è stato suggerito dai bergamaschi.
La spiegazione c'è: i nostri politici sono molto timorosi di disturbare il loro corpo elettorale. Nel settore, dettati da incompetenza e furbizia guardano indietro di tre ed anche di quattro secoli, oltre tutto con clamorose dimenticanze, non si sono ancora accorti del Genovesino, ad esempio (si dice poco?).

Le uscite museali di pittura moderna sono state negli ultimi anni fallimentari o scandalose (pensiamo a qualche mostra che era stata rifiutata altrove per i suoi intenti chiaramente commerciali: un caso per tutti, la mostra di Enrico Scuri) .

Si ignora del tutto, nei palazzi della cultura a Cremona la scultura dei primi del Novecento, per non parlare almeno della fotografia storica, non si ha il coraggio, la competenza e l'audacia di scegliere l'oggi in ogni campo, ci si para dall'accusa di pusillanimità o di incompetenza, accettando soltanto le donazioni che non impegnano nel rischio della scelta.
Tornando al caso specifico, allo sfratto della pittura cremonese cosa obiettano Iotta e Berneri? Noi mettiamo in magazzino i poveri morti, però non li dimentichiamo, faremo delle mostre cicliche, con i cataloghi.
Sappiamo bene come vanno queste cose: se ne fanno due o tre, una pare sia già preannunciata (Emilio Rizzi?), poi una volta mancano i soldi, un'altra il martello, un'altra il diavolo, un'altra c'è sciopero, un'altra ancora c'è voglia di andare al mare oppure cambia l'assessore, oppure si dimentica , oppure si scansa, e crescono le ragnatele nei magazzini, come è già capita alle tele che non sono del Novecento e che questo Museo non si sogna neppure lontanamente di studiare. Si veda il percorso travagliatissimo dei cataloghi.
Dateci una strategia culturale, una volta per tutte. Allora potremo discutere se spostare o no i violini e dove mettere (certamente non nei magazzini) le opere dei pittori cremonesi.

Per adesso ci avete detto che a Palazzo dell'Arte (dell'Arte, si badi bene) volete metterci un museo del calcio e soprattutto farci sopra un roof garden, violando l'opera di Cocchia a spese dei cittadini che pagano le tasse. Ecco il massimo dell'audacia, cari Bodini e Soregaroli. Meno male che Vialli è statto costretto a rinunciare perché il Governo non gli ha dato i soldi.
Basta con le proposte parziali, ingenerose e persino offensive per la cultura della città. Come ha dimostrato la reazione della famiglia Busini che rivuole indietro tutte le tele del notevolissimo artista, purtroppo chiuso da una città che si ignora persino gli impegni presi. Le opere erano state donate a patto che si aprisse una sala. Invece adesso, le sale le vogliono chiudere tutte. Quelle di Busini e di altri. Che disperazione.





La pagina è stata aggiornata alle ore 20:42:56
di Dom, 29 mar 2009



La sciagura di idee estemporanee in un Museo mal congegnato: proposte contro l'inefficienza.


di Angelo Garioni Sabadini

e Lorenzo Madini ©


Da qualche mese fa le nostre pagine si occupano, si veda qui a sinistra, di una notizia: la dirigente del settore affari museali Ivana Iotta e l'assessore alla cultura Gianfranco Berneri hanno proposto di sistemare presso il Museo Civico la collezione storica dei violini cremonesi.

Lo scopo ovvio sarebbe quello di affiancarla alle evidenze del Museo Stradivariano, trasferito da qualche anno nelle stanze del piano nobile del palazzo Magio.

La questione nel volgere di poche settimane ha perso eco, ma noi vogliamo umilmente suggerire alcune idee che dovrebbero ispirare l’azione dell’Amministrazione Comunale, dei suoi dirigenti ed assessori.
Ovviamente la prima considerazione che sorge è la seguente: trasferire i violini al museo civico non risolve la sua carenza di visitatori, né rende utile servizio ai violini stessi. I mali del museo nascono dalla distribuzione interna, il cosiddetto layout, e dall’allestimento interno come confermano le correzioni effettuate dal Tanzi.


I violini e la collezione stradivariana devono avere uno spazio migliore ed unico, come suggerisce il senatore Bodini molto timidamente, e soprattutto un nuovo allestimento. Basta del resto fare un viaggetto in una capitale europea, ma anche in una città come Rouen, per capire cosa non si deve fare nell’allestimento del nostro museo.
Quanti tra noi, visitando lo Stradivariano, si sono chiesti: “E allora?”

Allora... proprio così! Cosa possiamo capire dalla infinita teoria di oggetti esposti, provenienti dallo studio del maestro, accavallati nelle teche fino a riempire lo spazio senza la minima spiegazione se non una minuscola targhetta. Per molti il fascino di viti, morse, bacchette di legno, foglietti di carta ritagliate, effe ingiallite o meglio ponticelli abbozzati risiedono nell’idea che furono forgiate dalle mani di un genio.

Però davanti a queste teche violette noi ci chiediamo: cosa capisce il visitatore che non sia un liutaio? Cosa apprende, quale esperienza estetica ed emozionale vive? Non sono quadri, non sono sculture ma semplici brogliacci di studio. Forse non interessa al visitatore capire e vedere a cosa servono questi strumenti, quali innovazioni hanno apportato alla tecnica della liuteria. Manca insomma quella parte didattico-ludica che serve nei musei ad attrarre l’attenzione, ispirare la curiosità stimolare la fantasia. In due parole il museo stradivariano è estremamente noioso, e forse lo stesso Stradivari se fosse vivo lo ammetterebbe.


Affiancare ad esso i violini potrebbe favorire un maggiore afflusso ma non risolverebbe il problema di fondo. Togliere i capolavori da quel luogo magico che è la sala degli sposi del Palazzo Comunale, affacciata su piazza del Duomo, ha senso se noi andiamo ad arricchire ed impreziosire l’esperienza collocandoli in una nuovo e lussuoso contesto. Ma non basta la teca, ovviamente: dobbiamo fornire al visitatore la prova tangibile che i violini cremonesi sono unici, e questo si ottiene ascoltando il suono degli stessi. Cosa mai considerata appieno dai gestori della collezione.
Quindi sarebbe utile unire i violini ed il museo stradivariano in una nuovo contenitore. Creare in questa teca un museo contemporaneo nell’allestimento e nella gestione economica, aggiungendo una sala d’ascolto (o sala concerti da camera) dove poter udire ad un determinato orario il suono soave degli stessi, con modalità da definire attraverso il lavoro di apposita commissione scientifica, che tenda a tutelare la conservazione degli stessi. Il luogo andrebbe individuato in quella parte della città che maggiormente accoglie un tessuto urbano dall'atmosfera antica: il pensiero corre evidentemente non ad uno spazio vuoto ma al palazzo Pallavicino.

Utilizziamo uno spazio già restaurato, che in futuro e pensiamo lontano purtroppo, sarà dedicato alla liuteria. E’ inutile spendere ulteriori fondi o cercare dallo Stato finanziamenti, dato che non ci danno neanche quelli per istituire il centro di restauro… Inoltre sarebbe magnifico poter udire il suono dei nostri amatissimi violini nella cappella del palazzo. Certo non sappiamo se in tale sede vi sarebbe spazio sufficiente, ma immaginiamo che in futuro se l’istituto di restauro avesse fame di metri quadrati si potrebbe recuperare palazzo Colletta, ovvero ex Distretto Militare, che si trova abbandonato di fronte al Pallavicino.


Per il Sistema Museale Cremonese il discorso è complesso. Tralasciando il triste rio del museo archeologico (ma che bello sarebbe se San Lorenzo accogliesse i reperti più significativi rinvenuti sotto piazza Marconi!), notiamo che i difetti dell’Ala Ponzone risiedono nei restauri e riallestimenti condotti negli anni ’80 e ’90. A Cremona abbiamo forse un unico caso di museo dove, dopo averlo percorso in lungo arriviamo alla sezione finale dello Stradivariano e dobbiamo ritornare all’ingresso... Semplicemente geniale! Fuori dall'ironia, è inconcepibile, come inconcepibile è l’utilizzo di una scala antincendio per accedere ai mezzanino dove sono esposte le ceramiche ed altri oggetti. Inoltre l’allestimento e le esposizioni delle collezioni rasentano il paradosso. Non vi è distinzione di sorta tra la pinacoteca e le sale dedicate alle collezioni più svariate. Si arriva persino ad assistere ad un mirabilia di oggetti della Cremona ottocentesca che in modo casuale accoppiano una porta sottratta negli anni ’50 alle scellerate demolizioni di San Quirico e Vincenzo con un mirabile quadro del cavo Cerca al mulino di San Rocco. Cosa significa? Museo della città o curiosità? Tra l’altro la porta suddetta non è ottocentesca ma molto più antica del quadro quindi non è una rappresentazione di Cremona ottocentesca, ma semplicemente un’accozzaglia di intenti poco chiari.


Per scrivere questo articolo abbiamo visitato più volte il museo. Abbiamo anche constatato che in una domenica di dicembre che la magnifica mostra sul Duomo di Cremona era deserta ed irraggiungibile. Solo noi abbiamo uno spazio espositivo temporaneo nascosto nei meandri della corte principale dietro pini e magnolie con un sentiero di legno che, bagnato dalla pioggia, diviene una pista dedicata al pattinaggio su ghiaccio.
Non siamo quindi a criticare in modo pregiudiziale l'idea della Iotta e di Berneri. Tuttavia, come il direttore de “Il Vascello” ha più volte ribadito, non bastano idee od intuizioni estemporanee: Cremona merita un progetto d'insieme, una strategia che contempli un sistema museale adeguato, organico, ben studiato, che valorizzi appieno sia il contenuto sia il contenitore. In altre parole, vorremmo vedere i nostri pezzi d'arte elegantemente sistemati in quei complessi architettonici di pregio che adornano la nostra bella Cremona, tralasciando idee bizzarre e totalmente fuori contesto come quella, fortunatamente tramontata, del museo del calcio.