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Il libro sacro, il Guru Granth Sahibi, che i devoti considerano la parola viva di Dio. Sopra questa "bibbia" sikh viene sventolato di frequente un pennacchio di crine di cavallo, in segno di omaggio e preghiera



Per un giorno Cremona è diventata una città del... Punjab, ammesso che i cremonesi se ne siano accorti.

A volte la città sembra cloroformizzata e chissà quanti nostri concittadini nel pomeriggio se ne sono andati altrove, magari chiedendosi cosa si poteva fare di meglio per tirare a sera. Nonostante gli annunci dei giornali, i cremonesi erano pochissimi a seguire il lungo corteo della più bella festa sikh di primavera dal Foro Boario al parco Sartori in via dei Classici.



Non si sono sono certamente dimenticati del "baisakhi" , questo il nome della celebrazione, i 2500 sikh accorsi da ogni parte del nord d'Italia i quali in processione dietro il libro sacro, hanno rappresentato un tripudio di devozione e colori, di gesti rituali e di ricongiungimenti familiari, di preghiere e cibi della più classica tradizione del Punjab, distribuiti generosamente senza distinzione di razza, di nazionalità e di fede (anche al vostro cronista e fotografo).. Perché il sikkismo è questo. Anche stare seduti tutti a terra è un simbolo di fratellanza e di parità.



L'occasione è una festa di primavera che ricorda anche il khalsa, il patto d'onore stabilito dal decimo guru quando chiese a cinque confratelli se sarebbero stati disposti a dare la vita per la fede sikh e loro, tutti e cinque, si fecero avanti. La manifestazione è durata fino al pomeriggio inoltrato, estremamente pacifica ed ordinata.



Verso le ore 17.30 il libro sacro è tornato al tempio. Lo sfollamento è stato graduale, è quando i sikh se ne erano andati, non è rimasta una cartaccia nel prato. Come... a Napoli. Efficientissima anche l'AEM che ha poi provveduto a smaltire i sacchi di rifiuti.

Molte le domande dei cremonesi presenti sul senso di questa celebrazione.



Il Sikhismo ("sikh" significa discepolo) è stato fondato solo 500 anni fa da Guru Nanak.("guru" significa guida spirituale). Nato vicino a Lahore (ora in Pakistan), Nanak (1469-1539) ricevette un'educazione indù, ma elaborò una sua religione secondo la quale tutti sono uguali agli occhi dell'unico vero Dio e tutti possano entrare in contatto con lui senza bisogno di riti o sacerdoti



La raccolta degli inni sacri dei sikh è il Guru Gnth Sahib. I sikh considerano questo libro la parola viva di Dio e lo onorano svendolandovi sopra durante la lettura un chauri (un piumino di peli di animali).
I sikh pregano Dio tutti i giorni. Le funzioni religiose collettive si svolgono in un edificio detto gurdwara. Una funzione sikh comprende preghiere, la lettura del Guru Granth Sahib e il canto di inni (detti kirtan), accompagnato da sitar e da tamburi.



Il distintivo dei sikh è formato da più simboli: una lama a due tagli al centro (il potere divino), un cerchio (Dio non ha né inizio né fine) e due lame che si incrociano (kirpan, ossia le responsabilità del sikh verso Dio e verso la comunità).
Quella dei khalsa è una comunità molto speciale. Tutti i khalsa portano le cinque K: ossia i capelli lunghi, segno che si ascolta il volere di Dio; il pettina kanga, simbolo di pulizia; i pantaloni Kaccha, segno di continenza; il kirpan che non è un arma ma un simbolo di giustizia, il kara, un bracciale di acciaio che rappresenta la forza infinita di dio. Quasi tutti i sikh portano il turbante. Poiché non possono tagliarsi i capelli, il turbante evita che si sporchino e che siano di impiccio.
Il turbante dei bambini raccoglie ugualmente i capelli lunghi e si chiama patka (si veda la foto grande del bimbo con la maglia magenta)..




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2500 sikh in corteo per la festa del libro sacro: ore di devozione e colori

Il reportage fotografico è di Antonio Leoni © 2009













La pagina è stata aggiornata
alle ore 16:29:22
di Sab, 17 apr 2010