Le inchieste dei reporter de "Il vascello" ©



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A proposito di arredo urbano, se n'è parlato molto negli ultimi tempi e sta per arrivare un progetto di restauro per corso Garibaldi dove si preannuncia una dilluminazione innovativa all'interno di un progetto che ha già allarmato (con un solenne avvertimento) la sovrintendenza. Ci siamo avventurati allora in un confronto ed è desolante . C'è di tutto persino nel centro storico, con una paurosa difformità di stili che danno l'idea di una città disordinata e confusa, poco attenta al sua stile, del tutto priva di una idea unitaria. Altrettanto avviene per le pavimentazioni delle strada e per i colori delle facciate (anche nobili).


El rebelòt della illuminazione


Attendiamo il progetto definitivo per il restauro di corso Garibaldi. Con molte preoccupazioni. E' già giunta la disapprovazione della sovrintendenza. Preoccupazioni anche per la illuminazione. Si parla di lampioni innovativi. Occupiamoci allora di quello che è stato ammesso senza esitazioni di alcun genere, in primis la coscienza della città, in un settore fondamentale come la illuminazione di Cremona: le realtà esistenti sono desolanti.

In premessa va sostenuto, che il decoro di una città, il suo arredo non sono una accozzaglia di trovate più o meno gradevoli, ma al contrario debbono esprime uno stile compatibile e possibilmente adeguato alla immagine maturata e rinnovata nei secoli.Invece è stato ammesso un disordine pauroso, ciascuno, compresi gli enti pubblici (e non solo il Comune) ha fatto quello che ha voluto, in una totale mancanza di rigore e di rispetto per l'assieme, spesso consentendo un dilettantismo senza paragoni.

É regola ormai la soluzione estemporanea, buona o brutta che sia, senza tenere conto del contesto, nella gran parte dei casi inseguendo mode del momento.

Purtroppo non è un andazzo soltanto della illuminazione cittadina. Uguale coerenza dovrebbe esprimersi nella pavimentazione delle strade, dove le soluzioni, quasi tutte, sono giunte in ordine sparso dettate dalla urgenza , senza alcun rigore culturale , tenendo conto soltanto di criteri di spesa e di comode, immediate priorità tecnico funzionali.

Il pauroso disordine si è manifestato soprattutto negli ultimi 50 anni, svilendo lo scrupolo dei nostri avi manifestato anche nei colori della città (come il nostro giornale con inchieste proprie e interventi dei lettori ha ricordato in più occasioni, lamentando che in nome di una presunta modernità si siano dipinte le facciate secondo estro personale - l'albergo di via Bonomelli, la facciata ad acquarelli di via Manzoni, la casa "Lego" di viale Trento Trieste che introduce nel viale un gusto funereo e contradditorio con le altre presenze architettoniche. E così via.).

E' stata concessa, dando persino l'esempio, la facoltà di abbandonarsi a qualsiasi bizzaria giustificata dal "diverso" e dalla rivendicazione di un estro che non trova alcune giustificazione nelle realizzazioni ma che viene ammesso acriticamente dalla sub cultura dominante in città, tale da consentire e persino di approvare in consiglio comunale, lo sfascio di palazzo dell'Arte. In questo clima di dissolutezza, agevolato dalle posizioni del quotidiano obituario (o necrologico), chi reclama la coerenza, la precisione, la ponderazione, il rispetto della storia urbanistica della città, viene subito preso a calci, emerginato dalla sub cultura indifferente allo studio, è addrittura bollato come tiràa indrée.

Così Cremona, tornando alla illuminazione pubblica, fornisce al fotografo gli esempi, una minima parte dei molti visibili, che mostriamo qui sopra.

Andiamo nell'ordine, da sinistra a destra partendo dall'alto.

1 - Corso Vittorio Emanuele, l'esempio della lampionatura stradale più diffusa in città, un riferimento se non altro, anche se i lampioni più vecchi sono decisamente più belli di quelli attuali.


2- Lo scandalo di Piazza della Pace. Nella prima immagine il lampione tradizionale, il più diffuso nella vie del centro storico, dove peraltro non mancano le eccezioni, nella più totale incoerenza. Le eccezioni si trovano anche in via Beltrami, sia pure per illuminare un ingresso della casa del sen. Bodini (corpo illuminante centrale sotto il balcone) e soprattutto in piazza della Pace dove sono state montate le orrende lampionature con lampade alogene che diffondono una luce a cono tale da togliere ogni atmosfera alla piazza. ( Il problema della illuminazione, andrebbe esteso anche a Piazza del Duomo, ce ne siamo già occupati ampiamente e qui non ci ripeteremo).

3- Passiamo , nella quina e sesta immagine, alla illuminazione del Palazzo Comunale che celebra i suoi otto secoli di storia. Ebbene, se il rispetto si nota nei lampadari sotto i portici, ecco in totale contraddizione nella foto accanto, la illuminazione del cortile Federico II. Che senso ha? Per illuminare il cortile, destinato ad eventi, si poteva avere coerenza di forme con un'uguale finalità. Si è ricorsi invece a faretti da discount 3x2.

4 - Passiamo a Piazza Stradivari, tanto per restare in centro storico. A destra il lampione sotto i portici... bancari, uguale se non altro al tipo di lampione che è stato introdotto sotto i portici di piazza Marconi e via Monteverdi (palazzo ex Regime Fascista). Ma la Camera di Commercio si contraddice e introduce, sotto i suoi portici, un oggetto geometrico che ha qualche pretesa di design, ma che è assolutamente incoerente con il resto delle illuminazioni della piazza. Lasciamo perdere la pensilina, che fa la sua parte, ma è una bruttura e non ha nessun senso la illuminazione a parete di via Capitano del Popolo, accanto. E sono difformi anche i fari a riflessione, sotto i portici dell'ex Casa di Bianco, uno posto addirittura sopra un capitello a margine della torre del capitano, in sfregio alla bellezza del marmo scolpito sottostante.

5- Non possiamo evidentemente fare un catalogo di tutte le sconcezze in materia nella città. Un lettore ci suggerisce di osservare anche l'anarchia, il guazzabuglio più totale da viale Trento Trieste al parco del vecchio ospedale, guardando alle vie intorno a Piazza Castello, ai lati di via Milano (dove c'è il mulino ristrutturato con contorno di nuove costruzioni), alla via che costeggia l'ex municipio di Duemiglia verso il cimitero... Per dare un ultimo riscontro,i bastano le ultime due immagini scattate sotto i portici di via Platina: il corpo illuminante stile '800 sotto il soffitto a travi è subito contraddetto, all'estremità dei portici verso via XX settembre, dalla plafoniera bianca che non è neppure capace di dialogare con l'illuminatore nero e di foggia del tutto diversa,posto a poco più di un metro sulla destra.

Quando in questa città si parlerà sul serio di arredo urbano senza vergognarsi di queste ed altre malfatte?

Invece.... ecco il nuovo, perseverare è diabolico

Si pensava che almeno di prospettiva le situazione migliorasse. Ma ecco la segnalazione dell'architetto cremonese Giuseppe Maurizio La Gamba. Ed attendiamo ancora di conoscere le "invenzioni" per corso Garibaldi.... Intanto per restare al cantiere Stazione - Dante - Trieste, abbiamo anche i semafori in posizione inidonea, abbattuti persino prima che entrassero in funzione. E' riprovevole da parte degli automobilisti, ma tutto dà il segno di un malessere diffuso per una operazione costosissima che in tempo di crisi si poteva evitare e che si è voluta portare avanti ad ogni costo (anche con un discusso concorso internazionale) quando molti segnali, come per il parking di Piazza Marconi, indicavano che era una idea da abbandonare.
Caro direttore, le segnalo un caso controverso nella gestione frazionata e frammetaria degli appalti del doppio senso unico Via Dante/Trento e Trieste.Fronte stazione: tre nuove tipologie di lampioni sono presenti (apparentemente senza disegno di insieme):
il primo , a doppio braccio + braccio singolo, lungo l'asse di via Dante (presente sia per l'illuminazione stradale che per l'illuminazione pedonale);
il secondo, a bracci snodati, fronteggia la strada di accesso alla FS;
il terzo, ad illuminazione riflessa, fiancheggia il percorso pedonale di accesso alla stazione.
Tre lampioni diversi, installati nello stesso tempo, alla faccia dell'inquinamento luminoso e soprattutto della coerenza estetica, penalizzando oltre tutto la sosta (l'auto va demonizzata?).



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di Ven, 17 apr 2009