"Il Vascello" e la conoscenza

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Una leggenda "metropolitana" della grande pittura cremonese riceve da mons. Achille Bonazzi la ulteriore e doverosa smentita scientifica, eppure qualcuno ha parlato ancora di "mistero"

Conferma scientifica: avevano gli occhi i personaggi del Boccaccino

Una guida di Cremona parla addirittura di "bizzarria" del pittore cremonese ma si sapeva già che le pupille dei personaggi del maestro cremonese in S. Sigismondo sono bianche soltanto per il distacco del film pittorico avvenuto dopo la applicazione a "secco". Un incidente che in qualche altro caso è provocato dalla provvisorietà dei restauratori

(l.s.) - Con un titolo a tutta pagina appare l'annuncio che è stato svelato il "mistero" della... "cecità" nelle figure di Camillo Boccaccino nel catino absidale di San Sigismondo. La scoperta è attribuita a Monsignor Bonazzi che è il primo a sorriderne. "Basta osservare l'altro dipinto del Boccaccino verso nord: qui la traccia delle pupille è ancora evidente".
In effetto mons. Achille Bonazzi ha confermato quello che si sapeva da tempo, e cioè che le pupille bianche sono l'esito di un distacco del film pittorico realizzato da Camillo Boccaccino (che dunque gli occhi li ha dipinti...) dando ulteriore prova scientifica con lo scrupolo che lo contraddistingue a conferme anche recentissime (Marco Tanzi ne ha parlato durante la visita pubblica a San Sigismondo con l'associazione Testori): la pretesa "bizzarria" di Boccaccino della quale si parla persino in una guida di Cremona è la solita leggenda metropolitana: sono le parti dipinte " a secco", ovvero le rifiniture portate dal pittore quando l'affresco è asciutto, che cadono o vengono erroneamente tirate via in qualche restauro.
L'incidente non è peraltro che l'ultimo: tanti anni fa questo fatto fu affrontato con monsignor Voltini che sembrò quasi scandalizzato dall'ardire...(è la conseguenza di conoscenze elementari delle tecniche pittoriche). Ma mons. Voltini, dopo l'incontro con Marco Tanzi con la onestà intellettuale che lo distingue non parlò mai di "pupille"" bianche per scelta artistica.
La "bizzarria" appare invece nella guida citata, molti anni dopo. Le leggende sono difficili a morire,ma il "mistero" è svelato da molti anni. Mons. Bonazzi ha aggiunto ulteriori particolari sul distacco del film pittorico originale, suggeriti dall'esame scientifico.
C'è una casistica diramatissima: negli ultimi anni non si immagina quante volte restauratori sprovveduti hanno tirato via le parti a secco originali dicendo che si trattava di "antiche ridipinture".

E' il più piccolo d'Italia, ancora troppo poco conosciuto dai cremonesi, eppure in travolgente espansione di numeri e di qualità, una gemma della quale una città che si definisce "della musica" non potrebbe e non deve privarsi, nonostante i tagli totali di un Paese che improvvidamente non investe in cultura, tanto meno in quella musicale

All'Istituto superiore di studi musicali Monteverdi vola il bilancio culturale, non quello finanziario, Cremona si dia anche
"il piano regolatore della cultura"


Il Maestro Fracassi durante una lezione
Corsi, anche a livello universitario
"La Monteverdi" oggi è Istituto Superiore di Studi Musicali "Claudio Monteverdi", una realtà unitaria nella quale trovano spazio:
i corsi non pareggiati (ex Scuola Civica) dì canto, pianoforte, chitarra classica e acustica, propedeutica musicale, violino, violoncello, jazz, arpa, clarinetto e sax, musica da camera per archi, flauto e relative materie complementari;
i corsi ordinamentali pareggiati dell'Istituto Musicale Pareggiato per le scuole di canto, organo, pianoforte, violino, violoncello e relative materie complementari, che consentono il conseguimento del diploma di Conservatorio per la specifica disciplina secondo il vecchia ordinamento;
i corsi dell'Alta Formazione Artistica e Musicale che comportano il conseguimento del diploma accademico di I e II livello, offrendo oggi la possibilità di fruire di un'offerta formativa completa e dl livello universitario anche - e finalmente - in ambito musicale. Presso l'istituto sono attivati:
- il Triennio Sperimentale di I Livello per le scuole di canto, organo, pianoforte, violino, violoncello, che consente il conseguimento del diploma accademico di I livello;
- il Biennio dì II Livello in Discipline Musicali ad Indirizzo Intepretativo e Compositivo (BIINT-COMP), per le scuole dì canto, organo, pianoforte, violino, viola e violoncello, ossia un corso di formazione musicale avanzata, mirato a fornire elevate competenze di livello professionale e artistico, che si conclude nel conseguimento del diploma accademico dill livello;
- il Biennio di Il Livello per la Formazione dei Docenti nella classe di strumento musicale (A77) (BI-FOR-DOC), che prevede il conseguimento del diploma accademico di II livello abilitante per l'inserimento nelle graduatorie nazionali per l'insegnamento; nell'ambito di questo corso sono state conseguite le prime Lauree (per 7 allievi) nel mese di dicembre e altre (per circa 35 allievi) sono previste per il mese di giugno.

Complessivamente, l'Istituto conta circa 450 allievi tra cui, particolarmente significativo risulta il numero (circa 80) di iscritti ai corsi del comparto universitario che, grazie all'articolazione delle lezioni anche nei giorni festivi, ha saputo soddisfare ed accogliere richieste di studenti lavoratori e non - provenienti da tutta Italia.

Come potrebbe una città qualificarsi come città della musica se perde o trascura la cura delle sue radici? Se non propone e non costruisce. Se non produce. Se non rinnova ed adegua la sua tradizione? E' la domanda di fondo alla quale devono rispondere anche le forze politiche che si propongono per la guida della città e che di questo argomento (come di altri, dei quali sanno poco o nulla) parlano, al massimo, di sfuggita. Perché il tema non smuove il voto. Diceva Leo Longanesi che in questa Paese non si fa la manutenzione ordinaria perché non richiede il taglio del nastro tricolore.

Anche la formazione appartiene alle realtà che nascono e si costruiscono giorno per giorno. Meglio il fatto eclatante. Poi non importa se sarà dimenticata. Intanto i fotografi avranno fatto il loro dovere.

Sembra, la nostra, una premessa lunga ed inutile. Ma intorno a queste considerazioni si gioca una partita importantissima. La esistenza a Cremona dell' Istituto Superiore di studi musicali "Claudio Monteverdi", del quale i cremonesi in fondo sanno pochissimo e che ha sede nei piani superiori della stupenda ma ormai insufficiente, scuola Realdo Colombo.

Il presidente della scuola Gianni Mainardi ed il direttore Loris Pezzani hanno fatto il punto. Ad un successo straordinario, impareggiabile con tutti i conservatori italiani, si accompagna una situazione finanziaria ed una carenza strutturale che potrebbero portare alla perdita della sua autonomia. Cioè Cremona, in altre parole, città della musica, resterebbe senza il conservatorio ( l'istituto pareggiato è equivalente).

Il successo: oltre quattrocento allievi, è il più piccolo istituto musicale d' Italia che raggiunge il livello universitario con un sensazionale incremento di adesioni ai corsi di Alta Formazione, ha sfornato artisti di valore internazionale, può collegarsi ad altre realtà cremonesi come i master della Stauffer, ma è costretta alla gestione ordinaria. Lo Stato non si fa più sentire. Non sgancia un quattrino. La gestione ordinaria costa in 1 milione e 200 mila euro esclusivamente di provenienza locale (650 mila il Comune, 400 mila le rette, 160 mila la Stauffer, 30 mila la Provincia, 15 mila la Camera di Commercio, più altre piccole realtà private) .

Ecco allora il motivo di soddisfazione espresso da Mainardi e Pezzani . Il bilancio ordinario ha raggiunto il pareggio, grazie anche ai sacrifici personali degli insegnanti. Ma questo bilancio ordinario pareggia oggi, domani non si sa. Primo elemento di preoccupazione. Se non si copre il budget ordinario, si sarà costretti alla perdita di autonomia. Cremona città della musica, appunto, che divide la sua gemma. Da rabbrividire sulla ennesima occasione persa.

C'è poi da aggiungere che per volare alto ci vuole anche l'intervento straordinario. Con il bilancio attuale, la "Monteverdi" non può acquistare un degno pianoforte. Tanto per dire. E non può disporre per la normale attività didattica, di un suo auditorium. Il palcoscenico è indispensabile per la formazione di un artista. Gianni Mainardi è stato esplicito. A queste condizioni non ci sto.

Il presidente Mainardi ha espresso la sua proposta: "Occorre a Cremona, nello stato di emergenza finanziaria, un piano regolatore della cultura. Che scelga i pilastri della identità cremonese e accantoni il superfluo in attesa di tempi migliori . Poi una grande sinergia tra le istituzioni musicali esistenti ".

Un discorso logico, un impegno elettorale obbligatorio, si direbbe, per ciascun partito o candidato "cremonese".. Dimenticando però la frase di Longanesi.

Ciò nonostante la "Monteverdi" ha predisposto un nutrito programma musicale dal 29 maggio al 13 giugno. . Per migliorare il rapporto tra cittadini e Istituto ed evitare l'onta che qualcuno, passando dalle parti della Realdo Colombo, domandi manzonianamente: " Istituto superiore di studi musicali Monteverdi, che accidente è?".

Affermazioni nazionali e internazionali di allievi

Se i risultati contano per definire il successo di una scuola, ecco i recenti successi di alcuni allievi nell'ambito di concorsi e competizioni nazionali ed internazionali:

Aurèle Marthan -allievo del Prof. Maurizio Baglini nella classe di Prassi Esecutiva e Repertorio per Pianoforte del BI-INT-COMP - vincitore lo scorso marzo del concorso pianistico Claude Kahn di Parigi e assegnatario del premio per la migliore interpretazione dì un'opera di Chopin, che ha concluso l'esperienza con un concerto finale nella Salle Gaveau di Parigi;

Alessandro Manara - allievo del Prof. Marco Fracassi nella classe di Organo - finalista lo scorso aprile al prestigioso concorso "Premio delle Arti" tenutosi presso il Conservatorio di Bologna;
Lena Yokoyama - allieva della ProLa Laura Gorna nella classe di Violino dei corsi ordinamentalì - vincitrice del secondo premio del concorso di musica da camera G. Rospiglìosi" svoltosi a Pistoia, con il partner pianistico Diego Maccagnola (cremonese) docente nei corsi non pareggiati dell'Istituto e allievo della prof.a Maria Grazia Bellocchio;

Tania Bossio - allieva della prof.a Biancamaria Piantelli nella classe di Pianoforte dei corsi non pareggiati - vincitrice del terzo premio al concorso "Ansi" di Vescovato.


Anche in campo locale l'Istituto Monteverdi vanta iniziative e partecipazioni.

Vanno citate entusiasmanti collaborazioni con il Teatro A. Ponchielli" di Cremona, che ha coinvolto ilCoro di Voci Bianche nella produzione dell'opera "Carmen" e il concerto di chiusura del Festival "Archmnritrno" che ha visto la partecipazione attiva dell'Orchestra dell'Istituto nel concerto del M° Alberto Mandarini, . Importanti le masterclass a partire dal 2008, di cui l'ultima dedicata all'opera organistica di F. Mendelssohn tenuta da una delle più affermate organiste del panorama mondiale, la londinese Jennifer Bate, in occasione dell'inaugurazione dì un grande organo sinfonico. E' prevista per il 9 giugno, un masterclass tenuta dal grande organista Christian Schmitt, presso la sede dell'Istituto, interamente dedicata alle Trio Sonate di iS. Bach.

Ecco poi i progetti in fase di definizione:

• l'avvio dei Master di Alto Perfezionamento per Strumenti ad Arco in collaborazione con l'Accademia W. Stauffer tenuti dai grandi Maestri Accardo, Giurarma, Filippini e Petracchi;

• progetti di interscambio con la Facoltà di Musicologia,

• varie iniziative artistiche in collaborazione con il Teatro "A. Ponchielti" e la Fondazione Stradivarì (Ente Triennale degli strumenti ad arco) e la Scuola dì Liuteria;

• l'attivazione dei corsi di avvio alla pratica strumentale per piccoli allievi attraverso il Metodo Suzuki, rinomato a livello internazionale per i risultati artistico-didathd conseguiti.


Una realtà in espansione, dunque, che intende proporsi alla città di Cremona con una serie di eventi . Le iniziative imminenti sono descritte nel calendario de "Il Vascello". Clicca qui.


Alcune proposte per il futuro dell' Istituto Monteverdi"

Forattini, dalla Raffineria di Cremona a grande della satira

di Sandro Rizzi


Lo sapevate che in Giorgio Forattini c'è un pizzico di cremonesità? L'abbiamo scoperto visitando al Palazzo Reale di Milano la mostra a lui dedicata (fino al 27 settembre). A 22 anni, nel 1953, quello che doveva diventare uno dei maestri della satira politica, cominciò a lavorare nella allora Raffineria Italia (oggi Tamoil). Un passaggio breve, perché dopo i prodotti petroliferi divenne rappresentante di case discografiche e di elettrodomestici, mentre creava slogan pubblicitari.

La carriera di vignettista cominciò quando vinse un concorso al quotidiano romano "Paese Sera".

Nel 1973 uscì la prima vignetta su "Panorama", la prima vignetta di successo arrivò nel 1974: salta un tappo (Fanfani) d'una bottiglia di spumante con un vistoso "NO" sull'etichetta, a raffigurare la vittoria dei no al referendum sul divorzio. Poi a "Repubblica" fino al 2000, quindi alla "Stampa" (dove già era stato tra l'82 e l'84), a "Il Giornale" dal 2006, attualmente, dall'agosto 2008, lavora per il "Quotidiano nazionale" (Il Giorno, Resto del Carlino, Nazione).
Chi vuole ripassare sorridendo quasi quarant'anni di vita politica italiana vada alla mostra (ingresso gratuito): ci vuole più di un'ora per un carrellata sui personaggi, da Fanfani a Berlusconi, che Forattini ha bersagliato tutti i giorni con la sua matita ora lieve ora acida. Non è una mostra "di" Forattini, ma "su" Forattini. Qui è il bello, il coinvolgente. Si parte dalle vignette, per ricostruirle con elaborazioni grafiche, con vere e proprie "sculture", oggi si dice installazioni, giochi di società, tabelle, filmati. I più giovani forse ignorano qualche nome, ma ci sono esaurienti didascalie ad aiutare, per date e avvenimenti.

Tra i visitatori molti anche gli stranieri, che riescono a divertirsi pur senza conoscere le persone, perché il linguaggio della caricatura non ha confini (al massimo si chiede aiuto a qualche accompagnatore italiano).
Certi politici nel vedersi masticano amaro, mentre il cittadino comune apprezza, malignamente gode, perché nella vignetta trova qualche rivalsa nei confronti dei potenti.

Durante la Prima Repubblica uno dei più bersagliati era il repubblicano Spadolini, sempre ritratto nudo, un putto gonfio come un pallone, ma con un pisello piccolo piccolo talvolta nascosto da una fogliolina d'edera, il simbolo del suo partito: ebbene nonostante il carattere non facile reagiva con stile: "Ogni volta che usciva una mia vignetta su di lui - racconta Forattini - , mi chiamava e chiedeva l'originale. Mi considerava un suo grande elettore. Ed era sempre riconoscente. Per contraccambiare , mi faceva avere in regalo un libro su Garibaldi. Sempre lo stesso. Devo averne una ventina". Invece D'Alema, quand'era capo del governo, chiese tre miliardi di risarcimento per la vignetta che lo ritraeva mentre "sbianchettava" la famosa Lista Mitrokhin: poi ritirò la querela in diretta tv da Santoro, ma Forattini chiuse con Repubblica. Classici: Andreotti con le orecchie a punta e la gobba, Veltroni "bruco", lo "scheletro" Fassino, gli stivali neri di Craxi.
"Forattini, coraggio, libertà, sberleffo" è il titolo della mostra (il catalogo Electa ha la prefazione di Piero Ostellino). Per l'occasione il Giorno ha pubblicato un supplemento offerto ai visitatori: in un'intervista Forattini disdegna il termine "vignettista", oggi troppo svilito, definendosi "disegnatore politico".

" Il più bravo?" Chiede l'intervistatore.

Risposta: "Come disegno, altri sono più bravi di me. Ma dal punto di vista della libertà, sì, sono il migliore". Capace di autoironia nel disegnarsi: nella prima sala, lui in pigiama a righe si guarda allo specchio e si vede Napoleone.


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di Gio, 6 ago 2009