Fatti e memorie non solo locali



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Una magnifica avventura umana e scientifica

Chi va sul Po e negli spiaggioni scopre fossili
da portare al Museo: due ritrovamenti

Facciamone i nomi, alcuni sono personaggi noti in città: Adis Badaracchi, Fulvio Stumpo, Renato Bandera, Enzo Stroppi, Giuseppe Bellini, Mario Simonetto, in passato anche Agostino Melega

a cura di Renato Bandera              

Un semipalco di corna di bisonte e un frammento di zanna, di mammut o di elefante

Ogni estate i nostri fiumi, in primis il Po, con l’abbassamento del livello delle acque dovuto alle scarse precipitazioni stagionali ed al drenaggio necessario per l’irrigazione, restituiscono “frammenti” del nostro passato.

Ritrovamenti casuali di reperti paleontologici e archeologici, emersi per l’opera di erosione della corrente sulle sponde e sul letto dei fiumi, consentono agli esperti di ricostruire gli ambienti floro-faunistici e il susseguirsi delle civiltà nella Pianura Padana.

Piroghe ( soprattutto presenti nell’Adda e nell’Oglio e nel cremasco, ex areale del Lago Gerundo), ceramiche, terrecotte, buccheri e anche selci lavorate, consentono di leggere il dipanarsi della vicenda umana nelle epoche , già storiche, delle terramare e degli ambienti acquitrinosi della, allora, non piatta, ma connotata da pianalti e depressioni, pianura ,ricoperta da  vasti e fitti boschi  planiziali. Gli enormi tronchi che riaffiorano, di enorme circonferenza e lunghezza, ne sono  testimoni.

Il Po, oltre a reperti archeologici, non facilmente leggibili perché, purtroppo, molto frammentati per il rotolamento cui li sottopone la corrente e per il mancato contesto di ritrovamento, restituisce fossili e sub-fossili di animali, ora esotici, che vivevano qui da noi nelle ere geologiche del passato remoto, molto più interpretabili.

Elefanti, mammut, orsi delle caverne, bisonti, lupi, ippopotami, cervi megaceri e molta altra fauna, dall’epoca della savana ( si, come quella africana di oggi !) all’ultima glaciazione, hanno calpestato la nostra terra, hanno vissuto, nutrendosi adeguatamente ed abbondantemente per la ricchezza dei pascoli, e si sono riprodotti sotto il Torrazzo.

In questo periodo è da segnalare la consegna al legittimo proprietario ( cioè lo Stato ), nelle persone dei Conservatori dei Musei di Storia Naturale ed Archeologici della Provincia, di almeno due “pezzi” interessanti.

Si tratta di un semi-palco di corna di  bisonte ( bison priscus) , già in bacheca espositiva nell’ambito della Mostra dedicata ai 150 anni del lancio della Teoria dell’Evoluzione della Specie, elaborata dal naturalista inglese Charles Darwin, presso il Museo di Scienze Naturali di Cremona.

L’altro ritrovamento, effettuato casualmente dai canoisti Enzo Stroppi e Giuseppe Bellini, sullo Spiaggione del Manola a Spinadesco, è costituito da un notevole frammento di zanna, pesante e ben fossilizzato che, finora non è stato definitivamente classificato se appartenente ad un elefante ( elefas antiquus) o ad un mammut ( mammuthus).

Attualmente, per evitare la desquamazione delle fibre ossee dovuta all’assenza di umidità, il reperto è conservato, avvolto in candidi panni…quasi fosse un bimbo da accudire amorevolmente , presso il Museo di Viale Trento e Trieste, ed affidato alle cure della Conservatrice Cinzia Galli.

L’estate 2009 è appena iniziata! Prima della Festa al Padre Po AICS, fissata il 5 e 6 settembre prossimi, che sancisce una sorta di giro di boa stagionale per i vogatori che solcano il Grande Fiume, c’è ancora tanto tempo per effettuare paleontologia e archeologia da raccolta sul greto dei nostri sorprendenti corsi d’acqua.

Il Vascello invita tutti gli appassionati, come dire…! , a far ballare l’occhio per individuare, raccogliere e consegnare agli esperti il materiale reperito.

Si aggiungeranno, così facendo, capitoli nuovi alla nostra storia locale e, magari, i più accorti, potranno vedere il proprio nome citato su qualche rivista scientifica specialistica per l’unicità del ritrovamento effettuato

Il Grande Fiume e i “numeri” di inizio estate 2009

Bison Priscus, un suo scheletro a Monte Croara (sotto), indi una rappresentazione di mammut: il mammut (Mammuthus primigenius BLUMENBACH, 1803) è, in Europa, l'animale più significativo del Pleistocene.

 

Accade che , a mezzanotte e mezza di un mercoledì qualsiasi, ti fermi la Polizia Stradale, perché corri troppo veloce in città, ti chieda patente libretto e, successivamente, di aprire il baule dell’automobile. Stai per eseguire; ti blocchi a metà gesto e avverti gli agenti di non spaventarsi per il contenuto che vedranno. Tibie, femori, costole, astragali, bacini, pezzi di scatole craniche, fossili o sub-fossili, animali ed umane, che hai raccolto sul fiume in qualche settimana di ricerche.

Accade che un noto giornalista del quotidiano locale più diffuso, con soddisfazione mista ad ansia da classificazione, ti comunichi che, nelle sue mini-campagne quotidiane di ricerca di fossili sul Po, abbia individuato un cranio che, molto probabilmente, appartiene ad un “ cro-magnon “. Antenato dell’”homo sapiens”,  nostro predecessore ( noi, nonostante tutto, siamo sapiens- sapiens !).

Accade che, chi meno ti aspetti, ti comunichi questa notizia, eccitato e stupito, e quasi ti gridi

“ Abbiamo trovato l’elefante !!” .

Accade che, diffusasi la voce, tutti i frequentatori del Grande Fiume, conservino e consegnino, ai soliti noti azzecca garbugli , paleontologi per diletto e curiosità, ossa e reperti di ogni  misteriosa fattezza che il Fiume, quest’ anno ricco d’acqua da alcuni mesi, prima per le 2 piene dovute alle piogge, raccontate da Vita Cattolica ,e ora per il disgelo delle abbondanti precipitazioni invernali, fa riemergere sugli spiaggioni e ghiaioni che lo connotano.

Quello della raccolta paleontologica e archeologica sul greto del Po è un altro modo di vivere gli spazi fluviali. Da Stagno Lombardo a Cremona; da Monticelli d’Ongina a Spinadesco; da Pizzighettone ( Adda )  a Piadena ( Oglio), decine di barcaioli  hanno appreso che ciò che la corrente fa ritrovare, per effetto dell’erosione delle sponde, non è materiale inutile, da lasciare o buttare.

Molti hanno capito che questi oggetti sono, invece, frammenti importanti della storia geologica, della fauna e delle forme di civiltà che, nel corso delle ere e del susseguirsi delle generazioni,  si sono succedute sul nostro territorio, soprattutto sulle sponde dei corsi e specchi d’acqua.

Le collezioni dei Musei della nostra Provincia , in primis il Museo di Storia Naturale di Cremona e quello del Gruppo Naturalistico Paleontologico di San Daniele PO, senza trascurare quelli di Pizzighettone, Piadena e Soncino, alcuni solo archeologici ed altri a due sezioni, sono implementate, in maniera anche importante, dalla consegna dei “ pezzi “ rinvenuti dagli appassionati.

Negli ultimissimi tempi , Cinzia Galli, Conservatrice del Museo Naturalistico Paleontologico comunale di Cremona, e Davide Persico, Responsabile delle raccolte di S. Daniele Po, comune del quale è diventato Sindaco, hanno in esame, per la necessaria classificazione e datazione, i  due reperti , segmento di zanna ( elephas antiquus o mammuthus ? ) e cranio ( cro-magnon ? ) che, una volta identificati con precisione presso le due Università con le quali i  musei collaborano ( Pavia e Parma),  arricchiranno le già nutrite collezioni da loro ordinate.

Adis Badaracchi, Fulvio Stumpo, Renato Bandera, Enzo Stroppi, Giuseppe Bellini, Mario Simonetto, in passato anche Agostino Melega, frequentatore di spiaggioni per elioterapia, (quelli a me noti.., ma so di molti altri, di Cremona o di paesi rivieraschi dei nostri fiumi, di cui non conosco i nomi !) sono tra i più assidui fornitori di materiale.

I reperti meno “ nobili o rari “ servono, ci è stato detto, per redigere le “tesine” degli studenti delle facoltà di Scienze Naturali. Nulla, dunque , di ciò che viene riconsegnato al legittimo proprietario ( lo Stato) va disperso ! Magari non viene esposto, così come invece è accaduto al cranio di megacero ( grosso cervo palestrato), al corno di bisonte o, come senz’altro accadrà al frammentane di zanna, in una teca espositiva museale, ma tutto contribuisce a farci capire da dove veniamo e come siamo collocati, ora, nell’ecosistema , per difenderlo e preservarlo.

La soddisfazione dei paleontologi-archeologi da raccolta è quella di vedere il proprio nome sulla scheda esplicativa di una vetrina espositiva, o su uno studio specialistico di un esperto, su una pubblicazione scientifica.

La soddisfazione, poi, che prende lo scopritore al momento del rinvenimento del reperto è impagabile! Ore e ore di schiena curva su sabbia e sassi, o nel fango, lo scrutare il terreno sotto il sole cocente,  sono dimenticate in un batter di ciglia….aspettando di sapere esattamente a chi apparteneva l’osso che hai in mano e di comunicare agli altri “ colleghi “, anche per scatenare un poco di simpatica invidietta per la  perizia dimostrata, il ritrovamento effettuato. Dove poi l’hai fatto, il ritrovamento, è un segreto tuo, anche se è un segreto di Pulcinella. I nostri fiumi, le sorprese,infatti, decidono loro a chi , come e quando farle. Casualmente ed ogni tot di piene passate sotto i ponti emerge qualcosa di veramente notevole.E’ la lotteria del caso che spinge a mettersi in canoa o in barca e ad effettuare una “battuta al reperto”..prima che vada qualcun altro prima di te.

L’estate 2009 è, comunque, appena cominciata  anche da questo punto di vista !! Vediamo cosa ci riserverà da qui all’autunno.         



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di Ven, 17 lug 2009