Quel che spesso si tace di Eventi noti in Italia e nel mondo

Schema ricostruttivo della porta di Ishtar e della via delle processioni

Drammatica denuncia UNESCO: danni colossali dalla occupazione di Babilonia


 Altri dettagli nello straordinario servizio del più autorevole inviato del mondo in Medio Oriente, autore del notissimo “Cronache Mediorientali” . Qui Robert Fisk denuncia il saccheggio del patrimonio archeologico:

Iraq, la morte della storia.
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di Sandy English

L’UNESCO, l’organizzazione culturale delle Nazioni Unite, ha pubblicato un rapporto che descrive gli immensi danni causati in Irak dall’esercito di occupazione americano nell’antica Babilonia, circa 100 chilometri (60 miglia) a sud di Baghdad. Il rapporto e’ stato basato sull’esame dei luoghi effettuato da eminenti specialisti, fra i quali John Curtis, John Russell ed Elizabeth Stone ed accusa le forze armate americane e polacche di avere causato "gravi menomazioni a questa localita’ archeologica di fama internazionale".
"Durante la loro presenza a Babilonia" – continua il rapporto – "le MNF-I [le forze armate multinazionali] ed i contractors da esse impiegati (per lo piu’ della KBR di Houston, USA) hanno volutamente causato guasti enormi scavando, tagliando, scrostando, e radendo al suolo, strutture di importanza archeologica fondamentale che ne sono risultate danneggiate, ivi compresa la famosa Porta Ishtar e la Via delle Processioni".

Fu il regime Baathista del Presidente Saddam Hussein ad iniziare il Progetto per il Restauro Archeologico di Babilonia. Lo scopo del regime era quello di incentivare nello stato i sentimenti nazionalisti; ma contemporaneamente alla conduzione di seri studi archeologici del sito, ebbe anche luogo l’irresponsabile aggiunta di nuove strutture: un palazzo presidenziale, parcheggi, un ristorante, colline artificiali e canali. Il rapporto dell’UNESCO parla anche di imperfetti restauri di fabbricati antichi.

Subito dopo l’invasione americana i locali musei di Hammurabi e Nebuchadnezzar furono saccheggiati, ma fortunatamente vennero solo rubate repliche di oggetti antichi in gesso. Assai piu’ grave fu l’incendio della Biblioteca e Archivio di Babilonia, che conteneva preziose documentazioni archeologiche.

Nell’Aprile del 2003 l’esercito degli Stati Uniti, e infine anche soldati polacchi, occuparono il sito e poco dopo vi stabilirono una installazione permanente chiamata Camp Alpha, che vi rimase fino al Dicembre 2004, quando il sito venne restituito al Ministero delle Antichita’ e Patrimonio Storico (SBAH). L’esercito americano recinto’ la zona con palizzate e ferro spinato e incarico’ dell’esecuzione della maggior parte dei lavori la detta societa’ americana KBR, consociata della grossa impresa edile americana Halliburton.
Le forze armate della "Coalizione" o la stessa KBR scavarono otto trincee, compresa una lunga 160 metri, tutte sul sito dell’antica citta’ di Babilonia. Il materiale asportato durante gli scavi venne o ammonticchiato ai lati delle trincee o usato per riempire i noti gabbioni HESCO che si impiegano per costituire barricate. L’UNESCO riferisce che in ognuno di essi la terra conteneva "frammenti di vasi e di mattoni antichi".



Il complesso di Ziggurat è stato gravemente danneggiato dal movimento dei carri armati


Allo scopo di costruire strade o erigere terrapieni l’esercito di occupazione ha scavato fosse nel sito antico e rovinato senza rimedio collinette costituite da resti di insediamenti umani accumulatisi nel corso di migliaia di anni. In un punto del rapporto si dice che "il taglio praticato dalle trincee mostra in sezione un deposito di vari frammenti archeologici". Alcuni di questi tagli hanno rimosso lati interi di tali collinette o sono penetrati entro antichi muri di mattoni. Le forze di occupazione hanno inoltre raschiato e spianato parecchie aree e colline artificiali di interesse archeologico. Alcune di esse vennero poi coperte di sabbia e di ghiaia per farne parcheggi militari.
"Questa operazione" – rileva il rapporto – "ha interessato ampie zone di Babilonia ed ha richiesto l’uso di grossi mezzi meccanici per compattare il suolo, probabilmente distruggendo anche, cosi’, qualsiasi oggetto antico che si trovasse in profondita’. Gli effetti delle sostanze chimiche sparse sugli strati archeologici inferiori non sono ancora noti".

Grossi terrapieni vennero costruiti usando il materiale di risulta delle trincee, il quale, come dice il rapporto dell’UNESCO, conteneva mattonelle con iscrizioni del periodo di Nebuchadnezzar. I soldati dell’occupazione hanno inoltre infisso dei pali d’acciaio entro mura antiche che recavano anch’esse iscrizioni dei tempi di Nebuchadnezzar.

"I guasti apportati alla porta di Ishtar" – dice il rapporto – "comprendono la rottura di nove delle mattonelle facenti parte dei corpi di animali che adornano la porta e che rappresentano il leggendario serpente-drago simbolo di Marduk, il dio della citta’ di Babilonia".

Danni enormi vennero anche arrecati alla Via delle Processioni della citta’. Il rapporto mette in rilievo che impronte di pesanti veicoli hanno infranto l’antica pavimentazione della strada. "Inoltre" – esso dice - "in mezzo alla Via delle Processioni vennero collocate tre file di blocchi di due tonnellate l’uno", che vennero poi rimossi da elicotteri nel 2004.

Le vibrazioni nella zona di pesanti attrezzature hanno danneggiato anche altre strutture di importanza archeologica. E’ crollato il tetto del Tempio di Ninive, accanto al quale era stata costruita una piattaforma per elicotteri che veniva usata di continuo.

Dopo il ritiro dalla zona delle forze militari straniere, poi, il sito ha continuato ad essere manomesso in seguito alle rivalita’ esistenti entro il governo insediato dagli Stati Uniti. Ad esempio, il locale governatore della provincia sta attualmente costruendo un grande giardino sullo storico sito, una parte del quale ha fatto spianare da un bulldozer. Il governatore e il Ministero delle Antichita’ e Patrimonio Storico (SBAH) si contestano a vicenda il diritto di accedere alla zona.

Nonostante gli infiniti ammonimenti fatti dagli archeologi prima e durante la guerra, è stato trattato con disprezzo un patrimonio culturale che appartiene non solo al popolo iracheno ma all’intero pianeta.

Traduzione di Rolando M.


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Russia. Anche una centrale Enel tra gli obiettivi strategici dei missili Usa

Presentata a Obama la 'deterrenza minima'

(Apcom-Nuova Europa) - Una centrale di proprietà dell'Enel figura tra gli obiettivi strategici per i missili nucleari Usa 'consigliati' da un gruppo di esperti all'amministrazione Obama. Un rapporto dedicato alla nuova dottrina atomica degli Usa, stilato dalla Federation of America Scientists and The Naturale Resources Defense Council è oggi in prima pagina sul quotidiano russo Kommersant, che evidenzia i 12 obiettivi economici scelti dal gruppo di esperti come alternativa alle città russe più popolose. Nel mirino riorientato dei missili americani dovrebbero finire, secondo il gruppo di esperti, una serie di aziende cruciali per la Russia: da Gazprom alla major petrolifera Rusal ai gruppi metallurgici Nornickel e Severstal, "e addirittura la tedesca E.ON e l'italiana Enel". I due obiettivi 'stranieri' derivano dalle relative proprietà dei due gruppi energetici in Russia: per E.On la compagnia di generazione OGK4 e la Centrale Sredneuralskaya che fa capo a OGK-5, quindi ad Enel.
In realtà, il rapporto "Dalla contrapposizione alla deterrenza minima" intende sostanziare l'idea della necessità di un progressivo disarmo nucleare già discussa dal presidente Barack Obama con il collega russo Dmitri Medvedev lo scorso primo aprile. E poi rilanciata al mondo intero pochi giorni dopo con il discorso a Praga.
Gli autori dello studio, catalogato come 'Occasional Paper n.7' dell'aprile 2009, sostengono che l'attuale potenziale nucleare americano non solo è superfluo, ma rappresenta un pericolo per gli stessi Stati Uniti: basterebbero alcune centinaia di testate atomiche per gestire la "deterrenza minima". Sempre che la Russia raccolga la proposta e la sfida, prospettiva che - sostengono fonti ascoltate da Kommersant - trova un certo consenso a Mosca. La Federation degli Scienziati americani è una organizzazione non governativa, ma molto influente: fu creata nel 1945 dagli esperti che lavorarono al primo programma nucleare americano

Una rivelazione tremenda: l'orrore di Bagharam

Seicento persone sono rinchiuse in celle comuni come animali nello zoo, senza poter incontrare familiari né avvocati


di Lionella Napoleoni


Guantanamo, un limbo legale dove sono finite 245 persone.La prigione è solo la punta dell'iceberg delle violazioni dei diritti umani commesse da George W. Bush e purtroppo reiterate.

Nella base di Baghram, in Afghanistan, c'è l'altra Guantanamo, non un limbo ma un girone dell'inferno. Seicento persone sono rinchiuse in celle comuni come animali nello zoo, senza poter incontrare familiari né avvocati.

Tecnicamente sono prigionieri di guerra, ma nessuno in quest'angolo maledetto di sabbia e roccia sa cosa siano le Convenzioni di Ginevra. Qui fino a poco tempo fa la tortura era di casa.

Nel 2002 due prigionieri afgani sono morti per i colpi subiti: i soldati statunitensi li avevano appesi al soffitto e massacrati con spranghe di ferro e mazze da baseball. Era di casa anche la pratica di inviare i prigionieri nei paesi arabi per essere interrogati sotto tortura.

La prigione, infatti, è nata come centro di smistamento dei detenuti e solo nel 2004 è diventata la destinazione dei "terroristi nemici di Bush". Baghram ha così sostituito Guantanamo, che aveva scatenato troppe polemiche. Speriamo che la chiusura di Guantanamo sia il primo passo verso la fine di tutti gli abusi, e non l'ennesima trovata giornalistica.


Pulizia etnica: 1400 morti alla settimana nello Sri Lanka

Colombo starebbe cercando di invertire il rapporto fra abitanti tamil e singalesi


Circa mille quattrocento persone di etnia tamil muoiono ogni settimana nel gigantesco campo profughi di Manik Farm.

La denuncia arriva dal giornale britannico Times che in un'inchiesta avanza anche l'ipotesi che il governo di Colombo abbia costruito dei campi in cui concentrare la popolazione tamil. "Ci sono accuse che il governo stia cercando di cambiare il rapporto numerico fra la popolazione tamil e quella singalese che abita la regione. Persone influenti vicine al governo hanno discusso questa soluzione" ha rivelato al Times Mangala Samaraweera, ex ministro degli Esteri, ora all'opposizione.

Il campo profughi di Mannik Farm è stato costruito per ospitare più di 300 mila civili tamil, costretti a lasciare la costa nordorienatale dell'isola, a causa dell'avanzata delle forze governative in guerra contro i ribelli delle Tigri Tamil. Il giornalista del Times ha raccolto testimonianze di cooperanti e funzionari del governo britannico che hanno denunciato le pessime condizioni di vita all'interno del campo. Molte delle morti sarebbero dovute alla diarrea o correlate all'acqua che vi si beve, mentre altre testimonianze raccolte dal giornale in maggio, raccontavano di lotte per accaparrarsi il cibo, dal quale donne, vecchi e bambini restavano esclusi.
La denuncia del Times segue di un giorno il comunicato della Croce Rossa internazionale che ha fatto sapere di aver dovuto ridurre i propri interventi sull'isola, su precisa richiesta del governo di Colombo, che ha dichiarato di avere "la situazione sotto controllo". Mahinda Samarasinghe, ministro per i Disastri ambientali e i Diritti umani, ha spiegato che "ora la necessità sono differenti" e che "il trasporto dei cadaveri e dei pazienti non è più necessario". La Croce Rossa ha dovuto abbandonare il presidio di Trincomalee dove sono stati curati più di 30 mila civili, durante l'evacuazione dalle zone del conflitto, e quello di Batticaloa, che provvedeva invece ad accogliere le denunce di rapimenti e uccisioni extragiudiziarie.

DOCUMENTI

Le torture USA, ecco i memorandum ufficiali resi pubblici da Obama (in inglese)
International video - music:
Lament of Iraq
Dove porta l'euro forte: le conseguenze e le speculazioni mondiali, anche nel settore agricolo.

Freston de Rothschild


Vai a leggere


Il testo integrale della risoluzione Onu (PDF) per la tregua in Libano.

Offriamo molti strumenti per capire la vicenda Calipari che raccontiamo per esteso (con la ripresa dei documenti ufficiali e del finto sdegno italiano) Intanto gli inglesi se ne vanno in giro a provocare attentati?. Per leggere il tutto, con un contributo di Maurizio Blondet, cliccare qui
Si vada a vedere la foto pubblicata da "Il Vascello subito dopo la strage di Fallujah. E' un documento terribile che però va presentato per dovere di informazione, così come furono documentati gli orrori dei campi nazisti. Non pubblichiamo la foto qui perchè chi non vuole avvicinarsi all'immagine, sia opportunamente avvertito. La foto peraltro è in linea da 13 MESI. Solo nei mesi scorsi la conferma di RaiNews.


What

Un altro eccezionale documento de "Il Vascello"

Elezioni afgane, ecco il messaggio integrale dei talebani agli elettori

"I seggi saranno presi di mira dai mujahiddin"

Siamo ogni giorno perfettamente informati delle posizioni assunte dallo schieramento occidentale in vista delle imminenti consultazione nel tormentato paese medioorientale dove è in corso una guerra sanguinosa che impegna anche l'Italia - Dalla parte opposta solo notizie sporadiche come la presunta minaccia dei talebani di tagliare le dita agli afgani che andassero a votare - La minaccia esplicita è che "le sedi elettorali saranno prese di mira dai mujahiddin. Per dovere di verità a 360° e senza parteggiare per nessuno. Ecco l'intervento ufficiale sulle elezioni dell'Emirato dell'Islam in Afganistan. I talebani, appunto. É datato 7 agosto 2009.



In nome di Allah il Compassionevole, il Misericordioso.


I costanti inciampi e sconfitte degli alleati invasori capeggiati dagli Stati Uniti, sia in campo militare che in altri campi, le loro ritirate, le vittorie storiche dei Mujahiddin ad Helmand e in altre parti del paese che hanno avuto luogo in questi giorni, la resistenza dei Mujahiddin; tuttocio’ ha contribuito nel suo complesso ad assestare un colpo massiccio alla potenza militare, alla arroganza, e all’amor proprio dell’America e dell’Inghilterra. Ora esse non intraprenderanno piu’ delle vaste operazioni militari con l’usata facilita’.

Sia il pubblico americano che quello inglese hanno seguito attentamente gli sviluppi dei combattimenti in Afghanistan. Le autorita’ di entrambi questi paesi avevano assicurato che sarebbero senz’altro riuscite ad infrangere la forza dei Talibani ed a creare un’atmosfera pacifica e favorevole alla tenuta delle elezioni; ma esse non hanno raggiunto questo obiettivo. Tutto al contrario, gli invasori hanno sofferto in questo breve periodo di tempo perdite cosi’ pesanti da non avere precedenti in tutto l’anno trascorso.

Le autorita’ americane e britanniche, e quelle dei loro alleati, hanno perso la pubblica considerazione a causa delle loro esagerazioni, vanterie e slogans, dimostratisi inconsistenti. E ora vorrebbero rifarsi degli insuccessi diffondendo frasi fatte e previsioni circa le prossime elezioni di Agosto.

Ma tanto gli afgani che le persone di tutto il mondo sanno bene che un processo politico condotto in un’atmosfera di occupazione straniera e di oppressione, e per obbedire agli ordini dell’America e dei suoi alleati, non rispecchia le necessita’ degli afgani ne’ realizza le loro aspirazioni. Mai potranno uscire dalle elezioni delle personalita’ politiche che abbiano veramente a cuore gli interessi vitali e i valori che interessano gli afgani o dare vita ad un sistema politico che sia accettabile per gli afgani.

Gia’ due anni fa gli afgani hanno visto coi loro occhi le conseguenze delle elezioni, la loro cosiddetta trasparenza ed i loro risultati. Su 30 milioni di afgani gli organizzatori hanno messo insieme un meschino mucchietto di schede, hanno ampiamente truccato i voti, e hanno messo in piedi un’amministrazione che ha agito piu’ che altro come un centro di spionaggio che desse modo agli americani di massacrare e torturare la gente.

È con la coordinazione aerea fornita da questa amministrazione che gli americani hanno distrutto molte case e molti villaggi afgani. Essa ha riempito le prigioni di gente ed ha calpestato i valori islamici ed afgani. Essa ha avuto mano nell’invio di altre migliaia di soldati stranieri che hanno inondato il nostro paese. Sotto questa amministrazione l’immoralita’ si e’ diffusa dappertutto; essa ha inoltre cercato con tutti i mezzi e modi di traviare le nuove generazioni afgane. E vi sarebbe altro da dire.

Gli americani stanno cercando ancora una volta di gettar polvere negli occhi degli afgani. Essi vorrebbero rimettere al potere i loschi figuri che il popolo gia’ conosce, affinche’ costoro continuino a dominare il destino degli afgani e li facciano affogare nel sangue per qualche altro anno ancora.

L’Emirato Islamico dell’Afghanistan considera l’attuale dramma politico una profanazione delle autentiche aspirazioni islamiche ed afgane. Esso sollecita percio’ tutti gli afgani a non nutrire speranze che dalle prossime elezioni risulti qualche prosperita’ o alcunche’ di bene, e li sollecita percio’ ad impedire che il processo delle elezioni abbia il suo corso.

Gli afgani non devono andare a votare, se non vogliono dare maggior forza alle file degli infedeli, al male, e agli invasori che hanno occupato il loro paese. Infine devono evitare di recarsi alle sedi elettorali, perche’ esse verranno prese di mira dai Mujahiddin.

L’Emirato Islamico dell’Afghanistan

Traduzione di Rolando M.

Il generale USA: "Stiamo perdendo la guerra"

Il Pentagono ad Obama: mandare più soldati in Afghanistan o perdere la guerra

E’ arrivato il momento per l’amministrazione Obama di annunciare un ulteriore estendersi della Guerra in Afghanistan e di avvertire la gente che l’insurrezione Talibana deve essere arginata entro 12 o 18 mesi se si vuole evitare agli Stati Uniti il rischio di un’umiliante sconfitta.
Il Generale Stanley McChrystal, che comanda le forze armate americane e della NATO in Afghanistan, sta continuando a far uso dei mezzi di informazione americani per condizionare l’opinione pubblica affinche’ accetti l’invio cola’ di altri soldati e lo stanziamento di altri soldi per sostenere l’occupazione. Il generale doveva presentare alla Casa Bianca un’analisi della guerra questa settimana, ma la cosa e’ stata rimandata a dopo le elezioni presidenziali afgane del 20 Agosto.
In un’intervista di fine settimana con il The Wall Street Journal - estratti dalla quale vennero pubblicati Lunedi’ sotto il titolo "Ora i Talibani stanno vincendo" - il generale McChrystal ha dichiarato che il conflitto si trova "in un momento critico e decisivo". "Proprio ora" – ha detto – "questi Talibani si mostrano un nemico molto aggressivo", aggiungendo che le forze di occupazione avevano in pratica 12 mesi per arrestare il loro "impeto" e la loro "iniziativa", ma hanno bisogno di più armi, più uomini, più denaro.

I pirati della Somalia e il traffico di rifiuti tossici

di Jhonn Hari (Independent)


Chi immaginava che nel 2009, i governi del mondo avrebbero dichiarato una nuova Guerra ai Pirati? Mentre leggete questo, la Marina Reale Britannica - appoggiata dalle navi di più di due dozzine di paesi, dagli USA alla Cina - sta navigando nelle acque somale per combattere degli uomini che ancora raffiguriamo come furfanti della pantomima del pappagallo sulla spalla. Presto combatteranno le navi somale ed anche inseguiranno i pirati sulla terraferma, in uno dei più disintegrati paesi del mondo..
Ma dietro le stranezze da linguaggio dei pirati di questa storia, vi è uno scandalo non rivelato. La gente che i nostri governi etichettano come "una delle grandi minacce dei nostri tempi" hanno una storia straordinaria da raccontare - e qualche buon diritto dalla loro parte.
I pirati non sono mai stati affatto quel che pensiamo siano. Durante l'"età d'oro della pirateria" - dal 1650 al 1730 - l'idea del pirata come rapinatore insensato e selvaggio che oggi persiste è stata creata dal governo britannico in un grande sforzo di propaganda. Molte persone comuni la ritenevano falsa: i pirati erano spesso liberati con la forza dalla forca da folle sostenitrici. Perché? Cosa potevano capire che noi non possiamo?
Nel suo libro "Furfanti di tutti i paesi", lo storico Marcus Rediker studia attentamente le testimonianze per scoprirlo. Se allora diventavi un mercante o un marinaio - strappato dalle banchine dell'East End di Londra, giovane ed affamato - finivi in un inferno di legno galleggiante. Ed alla fine di mesi o anni di questo, eri spesso truffato sui tuoi salari.

I pirati sono state le prime persone a ribellarsi contro questo mondo. Comprendevano persino schiavi africani fuggiti e vivevano con loro come pari. I pirati dimostravano "piuttosto chiaramente" - e sovversivamente - che le navi non dovevano essere dirette nella maniera brutale ed oppressiva della marina mercantile e della marina reale". E' per questo che erano popolari, nonostante fossero dei ladri improduttivi.
Nel 1991, il governo della Somalia - nel Corno d'Africa - crollò. Da allora i suoi 9 milioni di abitanti barcollano nell'inedia - e molte delle forze più ignobili del mondo occidentale hanno visto questo come una grande opportunità per rubare la riserva alimentare del paese e per scaricare i nostri residui radioattivi nei loro mari.
Si: residui radioattivi. Appena il governo era finito, delle misteriose navi europee cominciarono ad apparire al largo delle coste della Somalia, a scaricare grandi serbatoi nell'oceano. La popolazione costiera ad ammalarsi. Al principio soffrivano di strane infiammazioni della pelle, nausea e bambini deformi. Quindi, dopo lo tsunami del 2005, centinaia dei barili scaricati e sgocciolanti si depositarono sulla spiaggia. La gente cominciò a soffrire di malattie causate dall'irradiamento e più di 300 morirono.
Ahmedou Ould-Abdallah, l'inviato dell'ONU in Somalia, mi racconta: "Qualcuno sta scaricando qui materiale nucleare. Vi sono anche piombo e metalli pesanti come cadmio e mercurio - dite voi". Molto di questo è rintracciabile agli ospedali ed alle fabbriche europee, che pare lo passino alla mafia italiana perché lo "sistemi" a buon prezzo. Quando ho chiesto a Ould-Abdallah cosa stessero facendo su questo i governi europei, ha affermato con un sospiro: "Nulla. Non vi sono state nessuna rimozione, nessun risarcimento e nessuna prevenzione".

Allo stesso tempo, altre navi europee depredano i mari della Somalia della loro maggiore risorsa: il pesce. Abbiamo distrutto le nostre riserve di pesce con il sovrasfruttamento - ed ora siamo passati alle loro. Oltre $300 milioni di valore di tonno, gamberetti, aragoste ed altri animali marini vengono rubati ogni anno da grandi pescherecci che assalgono illegalmente i non protetti mari della Somalia.
I pescatori locali hanno perduto improvvisamente i loro mezzi di sussistenza e stanno soffrendo la fame.
Questo è il contesto del quale sono emersi gli uomini che chiamiamo "pirati". Tutti concordano che erano dei comuni pescatori somali che al principio hanno preso i motoscafi per cercare di dissuadere i trasportatori ed i pescherecci, o almeno levare su di essi una "tassa". Chiamano se stessi la Guardia Costiera Volontaria della Somalia - e non è difficile capire perché.
Non, questo non rende giustificabile la presa di ostaggi e, si, alcuni sono chiaramente soltanto dei banditi - specialmente quelli che hanno ritardato il traffico delle vettovaglie del Programma Mondiale Alimentare. Ma i "pirati" hanno l'appoggio schiacciante della popolazione locale per una ragione. Il sito di notizie somalo indipendente WardherNews ha condotto la migliore ricerca che abbiamo su quello che pensano i somali comuni - e ha scoperto che il 70% "appoggiava fortemente la pirateria come una forma di difesa nazionale delle acque territoriali del paese".
La storia della guerra alla pirateria del 2009 è stata riassunta nel modo migliore da un altro pirata, che visse e morì nel quarto secolo A.C. Fu catturato e portato da Alessandro Magno, che chiese di sapere "cosa intendesse prendendo possesso del mare". Il pirata sorrise e rispose: "Quel che tu intendi prendendo l'intera terra: ma poiché io lo compio con una piccola nave, vengo chiamato un ladro, mentre tu, che lo fai con una grande flotta, sei chiamato un imperatore".
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Johann Hari è inviato del quotidiano Independent. Sui reportages da Iraq, Israele, Palestina, Congo, Repubblica Centroafricana, Venezuela, Perù e USA ed il suo giornalismo è apparso in pubblicazioni di tutto il mondo. Per contattarlo, scrivete a johann@johannhari.com . Questo articolo in precedenza è comparso sull'Independent e sull'Huffington Post.

Il quadro strategico della guerra ai pirati somali

di Antonio Mazzeo, Peacereporter


Una nuova ondata di sequestri di navi e petroliere, circa trecento marinai nelle mani dei pirati, gli inseguimenti da parte di una cinquantina di imbarcazioni militari provenienti da Europa, Asia, Africa e Nord America, le prime cinque vittime, quattro pirati e un ostaggio, dopo la controffensive delle unità da guerra francesi e statunitensi.
La campagna internazionale contro la pirateria che imperversa nelle acque del Golfo di Aden ha subito una drammatica escalation.


I Navy Seals e la 'Guantanamo galleggiante'. L'evento più emblematico, seguito in diretta da centinaia di milioni di telespettatori, è avvenuto la domenica di Pasqua, quando i tiratori scelti dei Navy Seals , il corpo d'élite della marina Usa imbarcati sulla fregata lanciamissili 'Bainbridge', hanno ucciso tre pirati che navigavano a bordo di una scialuppa a largo delle coste somale. Nell'imbarcazione era tenuto prigioniero il capitano Richard Philipps, sequestrato dopo il fallito arrembaggio alla nave cargo 'Maersk-Alabama'. Un quarto sequestratore è stato fatto prigioniero dai marines e condotto sull'unità navale Usns Lewis and Clark, trasformata in vero e proprio carcere galleggiante per la detenzione 'provvisoria' delle persone sospettate di atti di pirateria. I militari Usa decideranno nei prossimi giorni se deportare il prigioniero in Kenya, paese con cui è stato sottoscritto un accordo che ricorda le 'extraordinary renditions' post 11 settembre, o se processarlo invece direttamente negli Stati Uniti.


Un cargo 'di riguardo'. Lo show può iniziare. Il sanguinoso blitz dei Navy Seals era un atto dovuto: la compagnia di navigazione statunitense Maersk Line Ltd. è infatti una delle più strenue sostenitrici di Africom, il nuovo comando istituito dalle forze armate Usa per le operazioni di guerra nel continente africano. Il 27 novembre 2007, questa società privata aveva organizzato un convegno dal titolo 'Africom: anticipare le richieste logistiche', invitando come relatore Dan Pike, direttore del team per gli affari africani del Dipartimento della Difesa Usa.
La liberazione del capitano Richard Philipps è stata anche l'occasione perché il Pentagono portasse a termine la trattativa con la rete televisiva Spike Tv (legata a Mtv di Viacom), che si è aggiudicata l'esclusiva delle operazioni anti-pirateria della marina statunitense nel Golfo di Aden. Sarà così realizzato un vero e proprio reality show che si chiamerà 'Pirate Hunters: USN' (Cacciatori di pirati: la Us Navy") e che sarà seguito da due troupe che opereranno a bordo della nave anfibia San Antonio e della portaelicotteri lanciamissili Uss Boxer, nave ammiraglia della Combined Task Force 151 che presidia le acque del Corno d'Africa.


Verso una vera e propria guerra. Con l'acutizzarsi della crociata anti-pirateria, l'ammiraglio Mike Mullen che guida la flotta Usa anti-pirati, ha preannunciato che le forze armate rivedranno "globalmente e profondamente" le loro strategie operative. In discussione c'è l'ipotesi di estendere le azioni armate direttamente in territorio somalo, forti dell'autorizzazione deliberata recentemente dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Gli esperti del Pentagono e della Nato suggeriscono poi l'uso di forze aeronavali 'miste', composte da portaelicotteri, fregate, unità più piccole e veloci per l'inseguimento delle imbarcazioni dei pirati, più un ampio dispositivo di forze aree, elicotteri e velivoli senza pilota. Verrebbe auspicato inoltre l'intervento diretto dei contractor privati nella prevenzione degli assalti e l'ampliamento delle 'difese passive e attive' delle navi cargo e delle petroliere, grazie all'installazione di armi 'non letali' come cannoni ad acqua, fili elettrici e apparecchiature laser ed acustiche che generano rumori dolorosi a lungo raggio.


L'Italia in campo con una fregata e i Consubin. Dallo scorso 6 aprile le acque del Corno d'Africa sono perlustrate dalla fregata italiana 'Maestrale' con un equipaggio di 220 marinai, più gli incursori-subacquei del Comsubin e due elicotteri lanciamissili Ab-212. Nei piani originari del ministero della Difesa, la 'Maestrale' avrebbe dovuto operare nell'ambito dell'operazione navale dell'Unione europea 'Atalanta', sotto il comando dell'ammiraglio britannico Philip Jones. Dopo il sequestro del rimorchiatore italiano 'Buccaneer' con 16 membri di equipaggio, è stato però deciso che la fregata resterà sotto comando nazionale, mantenendo così massima autonomia d'azione.

La Cina corteggia il Caspio con i contanti

di M.K. BHADRAKUMAR
Tradotto da Manuela Vittorelli


La crisi globale si sta allargando all'Asia Centrale. Potrà produrre sensibili cambiamenti nel Grande Gioco per il controllo delle riserve energetiche del Mar Caspio. In superficie potrà sembrare che l'intensità delle rivalità si sia attenuata, dato che gli attori principali – la Russia e l'Occidente – stanno ora riflettendo sulle condizioni precarie delle loro finanze e sulla necessità prioritaria di rimettere in sesto le loro economie.

Ma il rallentamento del Grande Gioco inganna. La Cina ha da guadagnare da qualsiasi cambiamento di assetto. Tra tutte le principali economie mondiali, è in Cina che il pacchetto di stimoli da 4000 miliardi di yuan (585 miliardi di dollari) del governo potrebbe aver cominciato a mostrare i primi risultati, mettendo l'economia del paese in una situazione “migliore del previsto”, come ha dichiarato il Primo Ministro Wen Jiabao .

La possibilità che la Cina sia la prima grande economia a riprendersi le attribuisce un ruolo cruciale alla guida dell'economia mondiale in generale e di quella centroasiatica in particolare.

Dopo un prestito di 25 miliardi di dollari concesso alla Russia a febbraio, la Cina ha acconsentito a prestare al Kazakistan 10 miliardi e si aspetta che i due paesi ricambino aumentando le forniture energetiche alla Cina.

Potrebbero essere i segnali premonitori di un evento sismico nella geopolitica dell'Asia Centrale. La regione ha davanti a sé fosche prospettive economiche e guarda istintivamente alla Cina alla ricerca di una via d'uscita. Per la Cina è una grande occasione per prendere sotto la propria ala la regione. Per la corsa all'energia del Caspio le conseguenze sono profonde.

(Per ulteriori informazioni clicca qui)

OGM: il mondo secondo Monsanto

Un film rivelatore . ecco l'intervista all'autrice Marie-Monique Robin
Fonte: il consapevole

Marie-Monique Robin racconta come è nato il progetto del libro e del film "Il mondo secondo Monsanto" e traccia la storia della nascita degli OGM resistenti al pesticida Roundup.
Perché ha scelto di parlare di Monsanto?
Avevo già fatto tre film sui temi della biodiversità e tutte le volte, nel corso delle mie ricerche mi ero imbattuta nella Monsanto. Chiaramente avevo già sentito parlare di Monsanto, perché mi ero già interessata agli OGM e alle biotecnologie anche se in maniera superficiale. Ad un certo punto mi sono detta che occorreva indagare approfonditamente su Monsanto: la multinazionale leader mondiale nel settore delle biotecnologie e nella produzione di organismi geneticamente modificati il cui scopo principale è quello di impossessarsi di tutte le sementi del mondo.
Come è cominciato il progetto?
Ho cominciato facendo ricerche in rete. La prima cosa che ho fatto è stata digitare sul motore di ricercala parola “Monsanto”: ho riscontrato 7 milioni di occorrenze. Successivamente ho digitato “Monsanto inquinamento”, “Monsanto corruzione” e via dicendo: tutto era già su internet, centinaia di articoli parlavano della multinazionale, la storia era già praticamente tutta lì. È così che è cominciata: ho fatto ricerche in rete per quattro mesi e più andavo avanti più comprendevo quanto la storia di Monsanto – un’azienda chimica fondata da oltre un secolo che stava acquistando tutte le aziende semenziere del pianeta – fosse assolutamente controversa.
Da qui è nato il progetto di raccontare la storia dell’azienda dalla sua nascita fino ad oggi per cercare di capire se il suo passato potesse portare luce sul presente. Come tutti ormai sanno gli OGM sono un argomento controverso, caldo: il mio interesse era capire come Monsanto fosse diventata leader incontrastato in questo settore proponendosi al pubblico (si veda a questo proposito il suo sito internet) come risolutrice dei problemi della fame del mondo e come produttrice di organismi geneticamente modificati che non presentano alcun rischio per la salute umana. Alla luce della sua storia industriale, possiamo credere alla Monsanto quando si presenta in questo modo?
Quali sono le caratteristiche degli OGM prodotti e utilizzati da Monsanto?
Oggi al mondo esistono due categorie di OGM – e ricordo che Monsanto possiede il 90% degli organismi geneticamente modificati coltivati nel mondo. La prima categoria, circa il 70% del totale, è costituita da piante OGM capaci di resistere all’erbicida Roundup(parimenti prodotto da Monsanto). Monsanto ha sempre dichiarato che il Roundup è innocuo per l’ambiente e biodegradabile: menzogne. Per questo tipo di pubblicità menzognera Monsanto è stata condannata sia a New York che recentemente in Francia. E, cosa ancora peggiore, se si vedono tutti i documenti presenti in rete relativi alle ricerche condotte sugli effetti del Roundup appare evidente il fatto che la commercializzazione dell’erbicida dovrebbe essere assolutamente vietata. Questo 70% di OGM è stato creato per resistere all’erbicida: gran parte della soia e della colza che noi mangiamo presenta tracce di Roundup, ma sulla pericolosità di questi residui per la salute umana e animali non sono stati fatti studi.
La seconda categoria di OGM è composta da quei semi che sono loro stessi in grado di produrre una tossina insetticida, il Bt (Bacillus thuringiensis): anche sugli effetti del Bt sulla salute umana non sono stati condotti studi.
Prima di iniziare a lavorare a questo progetto, personalmente non avevo pregiudizi sugli OGM: credevo alle informazioni che passano sui media ed essendo figlia di agricoltori, quando tornavo nella mia regione, non sentivo discorsi preoccupati su questo tema. Ma bisogna ben comprendere una questione fondamentale, la grande manipolazione a cui tutti siamo stati sottoposti. La storia degli OGM comincia negli Stati Uniti: Monsanto stava per perdere l’esclusività del brevetto (che dura 20 anni) sul Roundup – l’erbicida più venduto al mondo: la formula stava per essere liberalizzata e altre industrie avrebbero potuto produrlo.
A questo punto entrano in scena gli OGM resistenti al Roundup: Monsanto comincia a produrli per non perdere le vendite dell’erbicida. Da allora, nel momento in cui negli Stati Uniti un coltivatore decide di piantare sementi OGM è obbligato a firmare due contratti: il primo in cui si impegna ad acquistare tutti gli anni i semi brevettati, il secondo contratto obbliga all’acquisto del Rondup prodotto esclusivamente da Monsanto.
È all’inizio degli anni Ottanta che Monsanto comincia a lavorare alla realizzazione di OGM che resistano al Roundup: non si tratta di super magnifiche piante in grado di risolvere il problema della fame nel mondo, ma di organismi messi punto per non perdere la preminenza mondiale sul mercato dei pesticidi.
Tratto da: www.arte.tv/monsanto.

I gay iracheni rimpiangono Saddam

di Enrico Oliari


Una volta c’era il burka, poi non c’era più. Una volta c’erano l’oppressione della donna, la discriminazione sociale, i diritti civili calpestati e il fondamentalismo islamico: erano le giustificazioni che portavano al casus belli per invadere l’Afghanistan dei talebani, ma certamente deboli per giustificare l’attacco all’Iraq di Saddam Hussein, paese in cui era cosa del tutto normale incontrare ufficiali dell’esercito di sesso femminile, come pure tecnici ed intellettuali dello stesso genere.

Oltre alla Turchia, l’Iraq rappresentava l’unica nazione laica di quella parte del mondo arabo, un paese dove non esistevano condanne per gli omosessuali, un’isola di impunibilità giuridica circondata da nazioni che ancora oggi adottano pene (compreso quella capitale) per i reati di sodomia e che trovano il plauso di un Vaticano integralista che si è opposto alla moratoria internazionale per questo genere di reati.

Era l’Iraq di Saddam Hussein. Oggi non lo è più.

Come c’era da aspettarsi, tolto di mezzo il laico e laicista Saddam Hussein, hanno rialzato la testa gli integralismi religiosi e persino si è notata l’esistenza di gruppi di "talebani": l’imposizione forzata di una verità fideistica genera nei fatti discriminazione, intolleranza, sangue.

In Iraq i gay sono tornati ad essere perseguitati come accadeva secoli fa, con i capi tribù che emettono sentenze di morte per fucilazione, impiccagione o per lapidazione; stessa sorte accade alle ragazze che vengono stuprate o alle donne adultere: per loro non più l’emancipazione, lo studio e la carriera, ma un salto nella repressione del passato, quando la donna era completamente schiava e sottomessa all’uomo.

Gli omosessuali del nuovo Iraq vengono giudicati dalla collettività sul momento, come nel caso di Sadr City, la baraccopoli sciita di Bagdad, dove sono stati giustiziati due omosessuali sul cui petto era affisso un biglietto con le scritte "pervert" e "puppy"; il giorno successivo, come ha informato l’Osservatorio sull’Iraq, è stata la volta di un giovane uomo dello stesso sobborgo, ma sono ben 25 i giovani gay di Sadr City eliminati negli ultimi due mesi.

Le autorità religiose e civili sostengono di limitarsi ad invitare la popolazione a desistere dai comportamenti omosessuali, ma l’attivista inglese Peter Tatchell, in contatto con i gruppi gay iracheni clandestini o esiliati, ha affermato in una recente intervista di essere al corrente di bambini assassinati solo per il sospetto di essere omosessuali.

Il Grande Ayatollah Ali al Sistani, la massima autorità religiosa fra gli sciiti iracheni, ha invitato a colpire con durezza chi pratica l'omosessualità ed è stato seguito nell’esempio da una serie di altri imam della stessa confessione i quali intervengono ripetutamente per infondere nella popolazione l’omofobia in nome di Allah. Già nel 2005 l'ayatollah Ali al-Sistani emanò un decreto in base al quale gay e lesbiche dovevano essere "puniti, anzi, uccisi nel modo peggiore, più cruento"




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di Mer, 19 ago 2009