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Sensazionale Pierre Gadonneix, presidente della francese eDF alleata di Enel sulla realizzazione delle prospettive nucleari del governo Berlusconi

A Caorso incombe una nuova centrale nucleare
Accanto alla vecchia! Il centro destra non obietta


di Antonio Leoni


Mentre il presidente della Provincia Giuseppe Torchio si affanna giustamente intorno alla spartizione del cosiddetto “tesoretto”, ovvero il rimborso dello Stato alle località che hanno patito le servitù nucleari, molto si agita intorno ai propositi di ritorno al nucleare del Governo Berlusconi.
La chiave per saperne di più è Pierre Gadonneix (nella foto a destra) che svolge un ruolo fondamentale quale presidente della eDF, la società francese che ha costituito pochi mesi fa una joint venture al 50 per cento con ENEL allo scopo di progettare la fattibilità delle quattro centrali che si presuppone saranno costruite in Italia.

Ed ecco la sorpresa (non del tutto per la verità). Torna in ballo Caorso.

Andiamo in ordine, perchè il quadro in cui si colloca la ipotesi ... cremonese - piacentina è complesso.

Il 51 per cento sarà detenuto da Enel e eDF, il resto sarà aperto alla collaborazione di altri investitori. Dove saranno situate e come si sa poco perché il governo Berlusconi procede sotto misura nei toni. Ma qualche indiscrezione comincia a trapelare.
Proprio il governo ha proposto la joint venture di eDF con Enel, già nel 2007 Prodi aveva confermato l’accordo al culmine di trattative che sono iniziate 5 anni fa: Il tutto è stato rilanciato dalla intesa franco - italiana di circa un mese fa quando sono stati precisati gli estremi della collaborazione.
L’Italia dopo il referendum che aveva negato il nucleare si è proiettata verso il gas ed il carbone: oggi a fronte dei problemi di approvigionamento e di emissione di CO2, si sostiene che va riconsiderata la opzione del nucleare.
Con grandi problemi. Occorre un formidabile aggiornamento delle nostre competenze.Ecco allora in diretta il presidente di eDF.

Afferma Pierre Gadonneix : “L’Italia aveva realizzato un’enorme conoscenza nello sfruttamento della energia nucleare, ma purtroppo dopo il referendum ha perso non del tutto, ma in modo significativo questo vantaggio ed è costretta a ricorrere a chi può aggiornarla. Molti ingegneri italiani ad altissimo livello sono a Flamanville, nel nord francese, dove si sta costruendo una centrale nucleare: qui Enel detiene il 12,5 per cento”.
Aggiunge Gadonneix: “ La costruzione della prima centrale italia sarà interamente a guida eDF. Nelle seguenti la competenza sarà interamente trasferita a Enel che comunque sta già procedendo nella scelta dei siti”.
Con quali criteri?
I siti di Montalto di Castro, Trino e Caorso corrispondono ad alcune richieste essenziali: le zone prescelte devono godere di un facile accesso idrico, siano mare o fiumi. Ecco quindi che la scelta di luoghi come quelli indicati è perfettamente compatibile, le località erano state scelte con estrema cura. Le nuove centrali potrebbero essere collocate accanto a quelle vecchie. Si avrebbero notevoli vantaggi di procedure e nella loro realizzazione: Le vecchie centrali in ogni caso andrebbero completamente smantellate.
Ma le scelte sono già state compiute?
Conclude il presidente di eDF Pierre Gadonneix: “ Non ci sono indicazioni definitive del governo, anche perché prioritariamente vanno create leggi e regolamentazioni ad hoc, il nucleare è in ogni caso una strada che si percorre in lungo periodo”.

Di fronte a queste prospettive il centro sinistra ha espresso un flebile no, poco operativo, in campagna elettorale, pur essendosi manifestata l'intenzione di indire un referendum provinciale al quale ha aderito l'allora sindaco Giancarlo Corada, il centro destra ha taciuto nel modo più assoluto. Si legga qui sotto.

Confermata la anticipazione de "Il Vascello": Scajola, "l'anno prossimo cominceremo a costruire le centrali", Caorso tra i siti, ulteriore conferma a Bratislava, ma Cremona tace

Il Senato approva definitivamente il «Ddl Sviluppo». Ora è legge e l’Italia dopo 22 anni torna nel nucleare. Il Ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola è atteso a sei mesi di fuoco. Il governo deve presentare nei prossimi sei mesi i decreti attuativi per la selezione dei siti su cui nasceranno le centrali e per gli stoccaggi dei rifiuti radioattivi. Entro la fine dell’anno saranno individuati i siti su cui costruire le centrali ed entro un anno ne sarà richiesta l’approvazione al Parlamento. Se l’obiettivo è la costruzione di 12.000 Megawatt atomici a regime, con investimenti stimabili in circa 35 miliardi, dall’intesa Italia-Francia di febbraio dovrebbero nascere 4 centrali Epr da 1.600 Megawatt l’una (una di queste è quella di Caorso, alla quale sembra favorevole il centrodestra In Provincia e Comune di Cremona).Scajola sottolinea infatti che è arrivata «disponibilità a livello locale da vari enti». Altri reattori potrebbero essere gli Ap 1000 di Westinghouse.

Ma proprio su comuni e regioni sono puntati i riflettori. La Toscana con il governatore Martini, il Piemonte con la governatrice Bresso contestano «una scelta sbagliata». La Puglia con Nicky Vendola, la Sardegna con Ugo Cappellacci, la Basilicata con Vito De Filippo sono schierati per il «No» così come il presidente della conferenza delle Regioni Vasco Errani che contesta «una strada sbagliata». Aperture erano arrivate a suo tempo dal Veneto e dalla Lombardia. L’orizzonte temporale per avere le prime centrali nucleari in rete è ipotizzabile intorno al 2020. Ecco i primi nomi dei siti che ospiteranno le centrali: Monfalcone (Go), Chioggia (Ve), Ravenna, Caorso (Pc), Trino (Vc), Fossano (Cn), Scarlino (Gr), San Benedetto (Ap), Latina, Termoli (Cb), Garigliano (Ce), Mola (Ba), Scanzano Ionico (Mt), Palma (Ag), Oristano.

Intanto una ulteriore conferna giunge da Bratislava, da parte dell'Enel. L'Enel ha identificato alcuni siti possibili candidati ad ospitare le centrali nucleari in Italia, che potrebbero entrare in produzione gia' a partire dal 2018. Lo ha detto, all'inaugurazione della centrale nucleare di Mochovce in Slovacchia, l'amministratore delegato dell'Enel, Fulvio Conti, spiegando che ''i nostri tecnici stanno gia' lavorando per l'individuazione dei siti, alcuni dei quali sono gia' stati identificati'' attraverso degli studi di fattibilita' condotti dal gruppo, in attesa di conoscere i criteri che verranno dettati dai decreti attuativi.
L'obiettivo, ha spiegato Conti, e' quello di arrivare ''entro il 2013 ad iniziare la cantierizzazione'', mentre i ''tempi tecnici per la costruzione possono richiedere dai 4 ai 5 anni. In questo calendario ideale, se ci trovassimo nel 2013 a mettere la prima pietra, l'ultima potrebbe arrivare nel 2018 e quindi la produzione potrebbe iniziare in quella data''.

Un illustre esperto, il prof. Gianni Mattioli, sostiene che la scelta di Caorso per una nuova centrale nucleare contraddice ad ogni principio di prudenza. Ma sono i francesi che premono

I conti in tasca degli italiani e la salute sono tutti contro il nucleare e per la vantaggiosità delle energie rinnovabili

Importante presenza a Cremona di uno dei maggiori esperti italiani di energia nucleare a nome del comitato nazionale che si preoccupa del riquilibrio delle fonti energetiche nel nostro Paese.Si tratta del prof. Gianni Mattioli, dell'università Laromana La Sapienza, invitato dal corrispondente comitato cremonese per il risparmio energetico e le energie rinnovabili.
In mattina si è misurato con la stampa in attesa del successivo incontro con parecchi amministratori del territorio sul tema "Un Po libero dal nucleare: un patto tra i territori". Patto assolutamente necessario dal momento che il ritorno al nucleare piove sulla testa delle amministrazioni locali e delle Regioni che tutt'al più saranno chiamate e prendere atto delle scelte quando le decisioni saranno state già prese.
La battaglia per ripristinare la verità delle cose è estremamente difficile perché una massiccia campagna mediatica ha convinto anche il cittadino medio al fatto che il nucleare sia l'unica via di uscita del nostro Paese per il proprio approvvigionamento energetico. Molti sono persino convinti che il prezzo del nucleare sia addirittura più conveniente di quelli di altre materie energetiche (petrolio e carbone), e non considerano neppure che il prezzo in salute della popolazione anche in una situazione assolutamente "normale", cioè senza eventi assolutamente catastrofici come Cernobyl, resti comunque altissimo. In termini di vite umane, per parlarci chiaro.
Salute ed economia depongono tutti a favore delle energie rinnovabili alle quali d'altronde l'Italia dovrebbe puntare per il 20 per cento secondo gli obiettivi stabiliti dall'Europa: biomasse, energia eolica, solare.
L'excursus del Prof Mattioli è stato sintetico, esauriente, estremamente documentato.
Si è anche parlato della localizzazione dei siti, Caorso in primo luogo. In pratica sui piedi dei cremonesi. Il prof. Mattioli affermato che persino la carta delle faglie che percorrono il nostro paese dovrebbe tener fuori Caorso dalla scelta governativa. Ecco a destra la carta Imax raffigurante le massime intensità macrosismiche nei comuni italiani.. Ma soprattutto i francesi (si rilegga qui sopra il nostro servizio con l'intervista al presidente di EdF) previlegiano questa soluzione, come d'altronde l'altra localizzazione, anche più pericolosa, quella di Montalto di Castro. Conferma dunque di una scelta che sarebbe estremamente pericolosa e antieconomica, il che consiglierebbe una formidabile presa di coscienza dei cittadini.
Una iniziativa, dunque, quella presa dal comitato cremonese che invita a un reale, informato, trasversale impegno contro il nuovo insediamento a Caorso e contro la scelta di Berlusconi, Scajola e C. protagonisti della legge recentemente approvata sulla riapparizione del nucleare. Purtroppo a Cremona a Provincia tira un' aria nel centrodestra assolutamente acritica, favorevole alla legge che rilancia il nucleare: non sposerà certamente l'ambizione di indire un referendum locale.Nella foto: il sindaco di Pizzighettone Luigi Edoardo Bernocchi, il prof. Gianni Mattioli, l'on. Marco Pezzoni.

Le ACLI : La crisi e lo sviluppo sostenibile impongono anche il no a nuove centrali nucleari, altre modalità e impegni per il mondo del lavoro

La centrale di Caorso? No al nucleare e a un'altra servitù, mai pagata (nonostante le promesse)


La centrale di Caorso prima dell'avvio dei lavori di smantellamento. EDF ritiene, come si legge qui sopra, che Caorso sia un sito ideale per la realizzazione di una delle quattro centrali che assieme a Enel costruirà in Italia. La scelta del sito spetta comunque al Governo. La nuova centrale sorgerebbe accanto ai resti della "vecchia".


di Giuseppe Torchio, presidente della amministrazione provinciale

Il dibattito su “nucleare si” o “nucleare no” ritorna ciclicamente, in modo più o meno strumentale, alla ribalta del dibattito politico. Come ha giustamente sottolineato Antonio Leoni, questo territorio sta combattendo per ottenere ciò che gli spetta per lo smantellamento della centrale di Caorso:  gli Enti Locali cremonesi, che hanno speso milioni per la vicinanza di un impianto nucleare in strutture e servizi, attendono dal Governo quanto speso sino ad oggi, comprese le compensazioni ambientali. Per questo, la legge 13 recante “misure straordinarie di risorse idriche e di protezione dell’ambiente”, va integrata e modificata. Nella legge si parla solo di compensazioni per territori “confinanti”, mentre a Roma, alla presenza dei funzionari ministeriali e come pareva condividere lo stesso Ministro Scajola in una sua lettera, avevamo chiesto il rispetto della legge per la redistribuzione delle risorse anche ai territori limitrofi entro 10 chilometri dai siti. Se, rispetto al pregresso si è riusciti, dopo il pressing che abbiamo posto in essere ad includere nel riparto dei fondi di compensazione i Comuni confinanti, ora bisogna procedere nell’includere quelli limitrofi.

Se con Stogit, Snam rete Gas, Enel e Terna si sono avviate e si stanno avviando relazioni per compensazioni per altri tipi di impianti a livello locale, non capisco perché ciò non possa avvenire per la presenza dei siti nucleari. Basti pensare che l’ASL di Cremona, per le misure di sorveglianza, misure di soccorso, di controllo, ha speso 210mila, senza dimenticare gli investimenti fatti negli scorsi anni per i Centri di Decontaminazione, strutture, corsi di formazione, piani di intervento, protezione civile, con le spese sostenute dagli Istituti Ospitalieri di Cremona.Ora Pierre Gadonneix, presidente della società francese Edf, rilancia – come riferisce il servizio de "Il Vascello" virgolettando le parole del  potente presidente della società francese che assieme a Enel sta già promuovendo collaborazione e competenze - l’ipotesi di nuovi impianti nucleari in Italia siglando accordi con il presidente Berlusconi. E già parla pure di possibili siti: esplicitamente Caorso, lungo il Po, vicino anche agli ex impianti.  Dunque dopo il mancato riconoscimento della precedente, un’altra servitù per Cremona e soprattutto uno scelta oculata? Una scelta del governo che non tiene conto di quanto già l’Italia sta facendo in materia di energia da fonti rinnovabili (idroelettrico, fotovoltaico, eolico, salti d’acqua, biomasse  e biogas). Meno 20% di emissioni di gas serra, più 20% di risparmio energetico, una fetta di rinnovabili pari al 20% della torta energetica entro il 2020. Questi sono obiettivi che si era data l’Unione Europea prima che scoppiasse la crisi finanziaria. E questi devono restare. Cremona diventerà la prima provincia “Carbon Zero”, un esempio emblematico europeo. Tanto per fare un esempio, a livello provinciale, la produzione di energia da fonti alternative ammonta complessivamente a 100 Mw, senza contare quanto si potrà fare in termini di produzione di energia pulita con il progetto di regimazione; nei giorni scorsi è giunta la formale risposta del gruppo energetico E.On, che si è detto pronto ad investire 1,3 miliardi di euro sul Po, puntando a produrre circa 921 MWh tramite l’idroelettrico, (il 3% del fabbisogno nazionale!!) attuando il progetto dell’Autorità di bacino per la regimazione, navigazione tutto l’anno, sicurezza idraulica, irrigazione. In altre parole, abbiamo un tesoro a pochi metri da noi. Un tesoro che può fruttare energia pulita e definitiva sistemazione del Po: basta sfruttarlo.

A ciò si aggiunge la risorsa del cosiddetto “miniidroelettrico, capace di produrre, a regime, 35 milioni di Kw, produzione sufficiente a soddisfare il fabbisogno elettrico di 36mila abitanti / 13.500 famiglie: una città come Crema. C’è poi il progetto della Fabbrica della Bioenergia prevede di realizzare azioni coerenti e sinergiche sul territorio Cremonese mirate al miglioramento della qualità di vita urbana e rurale nell’economia di mercato post Kyoto, grazie allo sviluppo dell’interdipendenza tra Natura (Campagna) e città, ovvero agricoltura innovativa sociale sostenibile.  Nella produzione di energia da biogas in cinque anni abbiamo fatto passi da gigante: trenta impianti conosciuti in Provincia di cui non tutti ancora in esercizio. La potenza installata è pari a 22,94 MW e l’energia producibile annua sarà pari a 183520 Mwh. Entro il 2020 le previsioni del Piano Energetico sono di arrivare a circa 50 MW di potenza elettrica installata. Dulcis in fundo, l’energia solare che già produciamo avendo installato pannelli sugli edifici di proprietà della Provincia, assicurando l’autonomia energetica ad alcune scuole. Appare evidente, quindi, che la strada che abbiamo intrapreso ci permetterà di avere energia pulita, assai minore dipendenza dal petrolio o dal gas, miglioramenti ambientale, difesa del territorio. Ma perché l’amministratore di Edf non fa un giro a Cremona?

Le Acli si chiedono quale sia il senso del fare attività amministrativa proprio oggi che la crisi segna pesantemente la vita dei singoli cittadini, specialmente dei ceti più deboli. Si tratta di una crisi strutturale all’attuale sistema, figlia di un liberismo selvaggio che per decenni ha prodotto benessere solo per pochi, ha travolto i diritti dei più, ha devastato il pianeta e ha seminato insicurezza ovunque. Uno dei fattori alla base della crisi -individuato da illuminati economisti- è l’iniqua distribuzione dei redditi a livello mondiale. Lo riconferma lo stesso Obama che ha posto a cardine della sua politica economica proprio il principio di “diffondere la ricchezza”e di creare maggiore equilibrio nella distribuzione dei redditi. Sappiamo che nel nostro paese le differenze di reddito sono particolarmente ampie: il 10% più ricco detiene circa il 42% della ricchezza totale. Ciò significa: lavoro precario, salari bassi, riduzioni fiscali favore dei ricchi e conseguenti tagli delle prestazioni dello stato sociale. Le Acli, quotidianamente vicine alle difficoltà della gente, ritengono che le Amministrazioni locali possono e devono intervenire per attutire i contraccolpi della crisi sulle famiglie e sulle comunità. Ritengono anche giunto il momento in cui le Amministrazioni debbano favorire politiche per la sostenibilità economica, sociale e ambientale al fine di uscire dal modello fallimentare della crescita senza limiti e del profitto a tutti i costi. Uno strumento strategico per cominciare a progettare un futuro diverso del territorio può essere il Patto di Sviluppo Provinciale, concertato tra le varie realtà amministrative, produttive e sociali.
Ripartire dal lavoro - E' necessario ripartire dalla centralità del lavoro indicato anche dall’Ocse come “unica via per ridurre le disuguaglianze”. Le Acli hanno a cuore la condizione di tutti i lavoratori, specialmente di quelli oggi più penalizzati: i precari, i giovani e le donne privi di qualsiasi aiuto in caso di crisi dell’azienda, quelli che sono sfruttati e senza diritti. Da sempre, promuovono il diritto al lavoro e del lavoro come diritto di cittadinanza e chiedono alle nuove Amministrazioni: - un’attenzione alla salvaguardia dell’occupazione, al sostegno delle piccole realtà produttive tanto presenti in provincia; - di incentivare nuove opportunità lavorative in coerenza con la specifica vocazione e risorse del territorio; - di rilanciare la formazione come chiave di accesso al lavoro, specialmente per i giovani; di fare orientamento al lavoro e accompagnamento professionale durante i cambiamenti di percorso lavorativo; - di rinforzare l’economia civile che non produce profitti ma bene per la comunità; - di sostenere quelle esperienze di produzione e commercio virtuosi che creando circuiti di solidarietà allargata esprimono un modello alternativo.
Politiche sociali - Davanti all’attuale disagio economico e sociale delle famiglie i Comuni possono e devono mettere in campo strumenti adeguati a dare supporto alle famiglie che perdono il lavoro e vivono con un reddito ridimensionato: facilitazione dei servizi, delle tariffe e del prelievo fiscale. Anche in questo momento difficile, è però importante sostenere la capacità di auto-promozione e auto-tutela della famiglia attraverso politiche integrate e mirate a superare la logica dell’intervento emergenziale e assistenziale. Davanti al rischio reale di povertà per tanti nuclei familiari occorre sviluppare forti reti di welfare locale secondo il modello fondato sulla collaborazione tra istituzioni e non profit, sull'integrazione socio-sanitaria e socio-assistenziale. Reti capaci di mutare le condizioni che generano bisogno e povertà, ma anche in grado di promuovere responsabilità personale e di comunità. Le Acli fanno già parte attiva di queste reti sul territorio e ne supportano le fatiche: chiedono però alle Amministrazioni di mettere in atto una collaborazione più qualificata ed efficace con le realtà del terzo settore in grado di intervenire nel sociale. Lo dicono specialmente in riferimento alle difficoltà di interazione inontrate con alcuni Comuni e alla necessità di realizzare forti sinergie sulle politiche sociali in qualche quartiere periferico della città.
Politiche dell’immigrazione - La presenza di immigrati è ormai strutturale e fondamentale per il nostro sistema produttivo ed anche per quello sociale. Che ne sarebbe se i lavoratori stranieri lasciassero i nostri campi, le officine o se le badanti abbandonassero i nostri anziani? Il fenomeno della convivenza plurale e colorata è ormai un dato di fatto e va affrontato con lo strumento della legalità, dei dirittidoveri ma anche dell’accoglienza. Questa è una strada già sperimentata da Comuni e da associazioni e che va riconfermata. Le Acli per esempio, attraverso il ‘Consiglio territoriale per l’immigrazione’ hanno partecipato al progetto UNRRA per la coesione sociale delle colf-badanti nel distretto di Crema. Hanno promosso la loro autonomia ed emancipazione accompagnandole nella ricerca/offerta di lavoro e promovendo la rappresentanza della categoria. Queste e tante altre esperienze positive condotte dalle Acli nei distretti provinciali dimostrano che le Amministrazioni possono praticare concrete politiche coerenti alla logica dei diritti umani e della pari uguaglianza e dignità tra i cittadini come vuole la nostra Costituzione: le uniche in grado di costruire una convivenza civile con gli stranieri e le più idonee a vincere la paura che li dipinge prevalentemente come nemici da cui difenderci.
Politiche che favoriscano la produzione di energia rinnovabile e la tutela dei beni comuni - L'attenzione al ricorso a fonti energetiche locali ed eco-compatibili e a tecnologie finalizzate al risparmio energetico resta fondamentale in una visione integrata e sostenibile dello sviluppo del sistema produttivo cremonese. La compatibilità dello sviluppo territoriale con la tutela e la valorizzazione dell’ambiente va presidiata da chiari e forti decisioni politiche. Le Acli vedono con preoccupazione il progetto legislativo di ritorno agli impianti nucleari per produrre energia elettrica. Serie valutazioni tecniche e la presa d’atto che le centrali verrebbero realizzate senza tenere conto del legittimo parere delle Amministrazioni e tanto meno dei cittadini, ci spingono a chiedere agli amministratori di attenersi al principio di “precauzione”, a non venire meno al loro ruolo decisionale, a cercare il consenso delle popolazioni interessate. Le Acli sono pure impegnate a difendere il diritto all’acqua come inalienabile e inviolabile per tutti e pensano che la disponibilità e l’accesso all’acqua potabile deve essere trattata come un bene e non come una merce: sull’acqua non si può fare lucro e la sua gestione deve avvenire al di fuori del mercato, tramite enti di diritto pubblico e non deve essere messa nelle mani dei privati. Sollecitano pertanto i Comuni a condurre un chiaro e deciso impegno in tale direzione.

La Presidenza Provinciale delle Acli

No agli OGM e all'etanolo!

Piu' produttivita', ruolo dei mercati, sicurezza alimentare tra i temi del G8 agricoltura concluso a Cison di Valmarino dal ministro all'agricoltura italiano Zaia. Il quale ha affermato la sua contrarietà alla diffusione degli OGM e all'impiego di terreno agricolo per la produzione di biocarburanti (etanolo). A questi due argomenti il nostro giornale ha dedicato e dedica ampi servizi, anche perchè la tentazione degli OGM è stata ampiamente coltivata dalla Fiera di Cremona e addirittura in consiglio provinciale è stata auspicato l'utilizzo dell'etanolo, il biocarburante che proviene in Italia da coltivizioni intensive di mais e di soia. Due possibili distruzione del nostro territorio.
Su questi temi sono presenti due servizi nelle nostre pagine. Di etanolo ci occupiamo in una pagina intera. Sugli OGM e sulla Monsanto, la multinazionale principale promotrice al mondo di OGM abbiamo una sensazionale intervista con Marie-Monique Robin (nella foto a sinistra) la quale ci racconta come è nato il progetto del libro e del film "Il mondo secondo Monsanto" e traccia la storia della nascita degli OGM resistenti al pesticida Roundup, altra sciagura piombata sull'umanità, come "Il Vascello" ha riferito a suo tempo.

La Provincia per l'Expo: c'è anche il distretto del bio carburante e si parla di OGM, gli altri progetti

Il nuovo affare del capitalismo globale

L'acquisto dell'Africa

Una sensazionale inchiesta di Der Spiegel
di Horand Knaup e Juliane von Mittelstaedt [Der Spiegel] - Traduzione di Irene Campari

Governi e fondi di investimento stanno comprando terreni agricoli per produrre cibo – un business molto profittevole, mentre la popolazione globale cresce e con essa anche i prezzi. La posta di questo Monopoli che gioca con la vita reale è altissima. Sta infatti portando ad un nuovo colonialismo al quale molti paesi poveri si sottomettono per necessità. Ogni crisi ha i suoi vincitori. Un gruppo di questi è seduto nella Stuyvesant Room del Marriott Hotel di New York. La sala Conferenze – con luci soffuse e ombre ben costruite – è piena di signori provenienti dallo Iowa, da San Paolo del Brasile e da Sydney – agricoltori, produttori di grano, grandi proprietari terrieri e gestori di fondi finanziari. Ciascuno di loro paga 1.995 dollari (€1.395) per partecipare al "Global AgInvesting 2009", la prima conferenza per investitori nell’emergente mercato mondiale dei terreni agricoli. Un signore dell’Organization for Economic Cooperation and Development (OECD) tiene la prima presentazione.
Propone i suoi grafici con PowerPoint. Per alcuni dati ha usato un approccio discendente, partendo dalla situazione prevista nel 2050. Rappresentano i terreni agricoli che stanno scomparendo quale risultato del cambiamento climatico, della desertificazione, delll’urbanizzazione e della mancanza d’acqua. Altri invece, che seguono invece un approccio ascendente, rappresentano la richiesta di cibo e biocarburanti, prezzo degli alimenti e crescita della popolazione. C’è un gap crescente tra il contenuto dei due blocchi di slide: è la fame. Stando alle previsioni, nel 2050 ci potrebbero essere 9.1 miliardi di persone sulla terra, circa due miliardi in più di quelle che ci sono ora.
Nei prossimi 20 anni, la domanda mondiale di cibo crescerà del 50%. "Ci sono prospettive molto pessimistiche" dice l’uomo dell’OECD che appare serio e anche un po’ triste mentre dipinge il futuro del mondo. Tuttavia, per l’audience della Stuyvesant Room - tutti uomini tranne un gruppetto di donne – tutto ciò è fonte di buone notizie e l’umore è altrettanto buono. Come potrebbe essere altrimenti? Dopotutto, la fame è il loro business. La combinazione di "più individui e meno terra" rende quello sul cibo un investimento sicuro, con un ritorno annuale del 20-30%, raro in questi tempi di crisi economica. Non ci sono esperti di Wall Street, nemmeno persone che muovono soldi da un continente all’altro come fossero palle da biliardo. Al contrario, questi sono investitori estremamente conservatori che comprano o affittano terreno per produrre farina o allevare mandrie. Ma in Europa e negli Stati Uniti la terra è scarsa e costosa. Risolvere il problema significa dirigersi verso nuove terre disponibili solo in Africa, Asia e Sud America. Questa combinazione di fattori ha prodotto un gioco in cui la posta è molto alta, una specie di Monopoli della vita vera, in cui fondi di investimento, banche e governi sono impegnati in una gara per accedere alle terre arabili del mondo.

'L’ultima frontiera per trovare Alpha'

Susan Payne, una signora inglese dai capelli rossi, è l’Ad del più grande fondo agricolo nell’Africa del sud; 150.000 ettari, la maggior parte in Sud Africa, Zambia e Mozambico. Payne spera di ottenere mezzo miliardo di euro dagli investitori. Parla di lotta alla fame, ma l’heading nelle sue slide in PowerPoint, abbellite con foto di campi di soia al tramonto, raccontano un’altra storia. Uno di quegli heading fa riferimento a "Africa – l’ultima frontiera per trovare alpha." La parola "alpha" sta a significare un investimento per cui il profitto è più grande del rischio. Africa è "l’alpha country". Perché la terra in alcune regioni è molto fertile e proprio a buon mercato. Il latifondo di Payne costa 350-500 dollari per ettaro in Zambia, circa un decimo del prezzo che avrebbe in Argentina o negli Stati Uniti. Per un piccolo produttore, la media per ettaro in Africa è rimasta invariata negli ultimi 40 anni. Con un poco di fertilizzante e di irrigazione in più, il profitto potrebbe quadruplicare insieme al raccolto. Per gli investitori ci sono quindi condizioni perfette. Susan Payne la vede così e in tal maniera anche i suoi investitori. Infatti, ci sono state talmente tante richieste per quel tipo di investimento che Payne ha dovuto recentemente creare un nuovo fondo finanziario. Sono attualmente disponibili una gran quantità di capitali. E’ il secondo anno di crisi economica globale, e gli investitori stanno cercando approdi sicuri, che è il motivo per cui l’audience di New York include non solo gestori di hedge fund ed executive dell’industria dell’agricoltura, ma anche rappresentanti di fondi pensione e capi di uffici finanziari di ben cinque università, Harvard inclusa. Migliaia di fondi di investimento, dal piccolo al grande, hanno iniziato ad applicare la formula base del mondo e della vita: l’uomo deve mangiare, comunque.
La BlackRock, una compagnia di investimenti statunitense, per esempio, ha creato un fondo agricolo di 200 milioni di dollari, e ne ha investiti 30 milioni per l’acquisto di terreni. Renaissance Capital, una compagnia russa, ha comprato più di 100.000 ettari in Ucraina. Deutsche Bank e Goldman Sachs hanno investito i loro soldi in fattorie cinesi per l’allevamento di maiali e galline, investimenti che includono i diritti legali sui terreni agricoli. Il cibo sta diventando il nuovo petrolio. Le riserve mondiali di grano si sono drasticamente ridotte fino ad arrivare ad un minimo storico all’inizio del 2008, accompagnato da un’esplosione dei prezzi. Proprio come era accaduto per il petrolio durante la crisi degli anni Settanta. Ci sono state contestazioni e proteste per il pane in giro per il mondo, e 25 paesi, inclusi quelli con i più grandi esportatori di grano, hanno imposto restrizioni all’esportazione di cibo. Poi è arrivata la seconda crisi del 2008, quella economica. Due paure – la paura della fame e quella dell’incertezza – sono confluite in quello che qualcuno sta già definendo come un colonialismo di seconda generazione.

Una situazione Vinci-Vinci?

Cosa differenzia questo colonialismo dal primo è il fatto che quei paesi sono disposti a lasciarsi conquistare. Il primo ministro dell’Etiopia ha detto che il suo governo è "entusiasta" alla sola idea di rendere accessibili centinaia di migliaia di ettari di terreno. Il ministro turco dell’agricoltura ha da parte sua dichiarato: "Scegli e prendi quello che vuoi". Nel bel mezzo di una guerra contro i Talebani, il governo pachistano fece uno show in strada a Dubai cercando di convincere gli sceicchi con argomenti quali la sospensione delle tasse o eccezioni nella legislazione del lavoro. Tutti questi sforzi hanno due speranze in comune. Una è quella delle nazioni povere di raggiungere lo sviluppo e la modernizzazione nel settore agricolo. L’altra è la speranza mondiale che gli investitori stranieri in Africa e Asia siano in grado di produrre sufficiente cibo per un pianeta che ben presto sarà popolato da 9.1 miliardi di individui; che essi si portino quindi con sé tutto ciò che finora è mancato ai paesi poveri, tecnologia inclusa, capitali e conoscenze; e che questi investitori siano capaci non solo di raddoppiare i raccolti di grano, ma in molte regioni dell’Africa, aumentrala dieci volte. Alcune stime hanno previsto infatti un declino della capacità produttiva tra il 3 e il 4% nel 2080, se comparato con l’anno duemila.

La Provincia di Cremona ha presentato i suoi PROGETTI DEL TAVOLO EXPO. In sintesi: La Fabbrica della Bioenergia - Lo Spaventapasseri - Isole e Foreste tra Adda e Po - The Green Public Procurement Information Network – GPPinfoNET - Parco dei Monasteri. Oltre a: La nuova azienda agricola – Miglioramento genetico per l’utilizzo sostenibile delle produzioni vegetali ed animali.
Ecco gli estremi dei singoli progetti.


LA FABBRICA DELLA BIOENERGIA - trova la sua origine nell’ambito dei lavori del Patto per lo Sviluppo in provincia di Cremona. Nel corso del 2007, il tavolo tematico “Energia” del Patto, coordinato dal Settore Ambiente della Provincia, ha fatto proprie le sollecitazioni allora proposte da vari esponenti del Governo relative alla creazione di un distretto agroenergetico in provincia di Cremona.

realizzare un luogo di verifica e confronto di tecnologie, sperimentazione di nuove soluzioni impiantistiche, sviluppo e realizzazione di progetti imprenditoriali; favorire e rafforzare il confronto fra i diversi soggetti inseriti nel tessuto produttivo; promuovere e sostenere la ricerca, l’innovazione tecnologica e la formazione per il miglioramento continuo dell’efficienza e sostenibilità energetica, economica e ambientale in provincia di Cremona. Il tutto avendo come sede di coordinamento il recupero dell’area ex macello di Cremona

OGM regole di coesistenza: secondo le direttive dell’UE, quando avremo la delega per la funzione di controllo, per la presenza promiscua di colture tradizionali e OGM in campo, monitoreremo il rispetto delle regole come da dettato comunitario. Vedi anche "La Nuova azienda agricola".


POLO TECNOLOGICO The Green Public Procurement Information Network - GPPinfoNET Il GPP è uno strumento di gestione sostenibile dell’EXPO: per attivare le filiere agroalimentari locali, biologiche, a basso impatto ambientale e provenienti dal commercio equo e solidale; per incentivare la produzione, attraverso le amministrazioni locali.


LO SPAVENTAPASSERI è un Progetto didattico-educativo rivolto alle scuole – collegato al progetto di Educazione alimentare del Comune di Cremona. Sensibilizzazione per un’alimentazione corretta ed equilibrata Approfondimento delle conoscenze del settore agro-alimentare (cremonese). Sviluppo di particolari tematiche riguardanti gli aspetti sociali, culturali legati all’alimentazione


ISOLE E FORESTE TRA ADDA E PO è un progetto finalizzato alla realizzazione di azioni coordinate in cui le risorse ambientali, culturali e infrastrutturali si compongono in un unico lungo percorso che corre sulle aste fluviali della provincia di Cremona. I Parchi fluviali, costellati da rocche, castelli, torri e cinte murarie, sono i contesti che costituiscono l'ossatura principale del progetto: l’ambiente fluviale si presta alla realizzazione di corridoi di connessione, greenways e blueways, percorsi naturalistici costellati da importanti evidenze di natura antropica. Isole e foreste tra Adda e Po


LA NUOVA AZIENDA AGRICOLA – Miglioramento genetico per l’utilizzo sostenibile delle produzioni vegetali ed animali Soggetti promotori: Laboratorio di Tecnologie della Riproduzione (prof. Cesare Galli) ; Plantechno (prof. Corrado Fogher), Università Cattolica del Sacro Cuore (prof. Bruno Battistotti).
Il progetto prevede: Riunione di tutte le realtà di eccellenza della provincia di Cremona che operano nel settore delle biotecnologie .Trasformazione delle produzioni primarie, animali e vegetali, ottenute con tecniche sostenibili in prodotti di qualità con lo sfruttamento delle biomasse secondarie per la produzione di energia (biogas, bioetanolo, singas) Miglioramento mirato della genetica delle specie di interesse zootecnico e vegetali tramite la selezione assistita per ottenimento di genotipi in grado di superare difficoltà di ordine produttivo e per diversificare la produzione primaria. Costruzione di una filiera che consenta lo sfruttamento sostenibile delle produzioni agricole (produzione di alimenti ed energia in loco – modello esportabile nei paesi in via di sviluppo) Implementazione di un progetto dimostrativo mirato all’applicazione delle biotecnologie nel settore agro-zootecnico (sicurezza per la salute e ambiente). Utilizzo non alimentare della filiera zootecnica (carne e latte) per produzione di molecole a scopo farmaceutico, di tessuti ed organi.


PARCO DEI MONASTERI - Soggetti promotori: Provincia di Cremona per settore 1 (Magazzino Carri/Monastero S. Monica) Risorse richieste: 800.000 Euro complessivi, da destinare al rifacimento delle coperture del Magazzino Carri (comparto 1 A). La Provincia cofinanzia l’intervento per almeno 240.000,00 euro pari al 30% del costo totale, salva la possibilità di incrementare il cofinanziamento.
Comune di Cremona per nuovo auditorium e sala musica – 1° lotto

I progetti presentati dal Comune di Cremona

Parco dei monasteri  
Polo tecnologico (comprende la sede della fabbrica della bioenergia)
Fabbrica della bioenergia (partecipazione del comune a progetto promosso dalla provincia di cremona
Festival di mezza estate (ampliamento arena giardino)
Miglioramento accessibilita’ del polo fieristico e autostradale
Usi e consumi alimentari (integrato con progetto educazione alimentare promosso dalla provincia di cremona)
Predisposizione di un calendario degli eventi coordinato e tematizzato

I progetti presentati dal Comune di Crema

Recupero area ex stalloni (formazione e accoglienza)
Polo didattico di via Bramante (università – didattica e accoglienza – intesa informatica-agroalimentare
Polo Cosmesi (per il quale la Provincia di Cremona partecipa al partenariato di presentazione dell’azione sperimentale a supporto di sistemi produttivi (programma regionale DRIADE, azione 1.1 DAFNE .- capofila UNIPRO)
Villaggio polifunzionale
Filiera agroalimentare (Stanga – Scuola casearia, Sraffa)
Riqualificazione ex statale Crema - Lodi

I progetti presentati dal Comune di Casalmaggiore, Ente Fiera, Camera di Commercio

Il Comune di Casalmaggiore, la CCIAA e l’Ente Cremona Fiere Spa non hanno presentato nuove progettualità ma sostengono quelle presentate al Tavolo Territoriale di confronto e precisamente:
Comune di Casalmaggiore: la nuova azienda agricola
CCIAA: la Fabbrica della Bioenergia





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di Lun, 3 ago 2009