Sensazionale Pierre Gadonneix, presidente della francese eDF alleata di Enel sulla realizzazione delle prospettive nucleari del governo BerlusconiA Caorso incombe una nuova centrale nucleare Accanto alla vecchia! Il centro destra non obietta
di Antonio Leoni
Mentre il presidente della Provincia Giuseppe Torchio si affanna giustamente intorno alla spartizione del cosiddetto “tesoretto”, ovvero il rimborso dello Stato alle località che hanno patito le servitù nucleari, molto si agita intorno ai propositi di ritorno al nucleare del Governo Berlusconi. La chiave per saperne di più è Pierre Gadonneix (nella foto a destra) che svolge un ruolo fondamentale quale presidente della eDF, la società francese che ha costituito pochi mesi fa una joint venture al 50 per cento con ENEL allo scopo di progettare la fattibilità delle quattro centrali che si presuppone saranno costruite in Italia.
Ed ecco la sorpresa (non del tutto per la verità). Torna in ballo Caorso. Andiamo in ordine, perchè il quadro in cui si colloca la ipotesi ... cremonese - piacentina è complesso. Il 51 per cento sarà detenuto da Enel e eDF, il resto sarà aperto alla collaborazione di altri investitori. Dove saranno situate e come si sa poco perché il governo Berlusconi procede sotto misura nei toni. Ma qualche indiscrezione comincia a trapelare. Proprio il governo ha proposto la joint venture di eDF con Enel, già nel 2007 Prodi aveva confermato l’accordo al culmine di trattative che sono iniziate 5 anni fa: Il tutto è stato rilanciato dalla intesa franco - italiana di circa un mese fa quando sono stati precisati gli estremi della collaborazione. L’Italia dopo il referendum che aveva negato il nucleare si è proiettata verso il gas ed il carbone: oggi a fronte dei problemi di approvigionamento e di emissione di CO2, si sostiene che va riconsiderata la opzione del nucleare. Con grandi problemi. Occorre un formidabile aggiornamento delle nostre competenze.Ecco allora in diretta il presidente di eDF. Afferma Pierre Gadonneix : “L’Italia aveva realizzato un’enorme conoscenza nello sfruttamento della energia nucleare, ma purtroppo dopo il referendum ha perso non del tutto, ma in modo significativo questo vantaggio ed è costretta a ricorrere a chi può aggiornarla. Molti ingegneri italiani ad altissimo livello sono a Flamanville, nel nord francese, dove si sta costruendo una centrale nucleare: qui Enel detiene il 12,5 per cento”. Aggiunge Gadonneix: “ La costruzione della prima centrale italia sarà interamente a guida eDF. Nelle seguenti la competenza sarà interamente trasferita a Enel che comunque sta già procedendo nella scelta dei siti”. Con quali criteri? “I siti di Montalto di Castro, Trino e Caorso corrispondono ad alcune richieste essenziali: le zone prescelte devono godere di un facile accesso idrico, siano mare o fiumi. Ecco quindi che la scelta di luoghi come quelli indicati è perfettamente compatibile, le località erano state scelte con estrema cura. Le nuove centrali potrebbero essere collocate accanto a quelle vecchie. Si avrebbero notevoli vantaggi di procedure e nella loro realizzazione: Le vecchie centrali in ogni caso andrebbero completamente smantellate.” Ma le scelte sono già state compiute? Conclude il presidente di eDF Pierre Gadonneix: “ Non ci sono indicazioni definitive del governo, anche perché prioritariamente vanno create leggi e regolamentazioni ad hoc, il nucleare è in ogni caso una strada che si percorre in lungo periodo”. Di fronte a queste prospettive il centro sinistra ha espresso un flebile no, poco operativo, in campagna elettorale, pur essendosi manifestata l'intenzione di indire un referendum provinciale al quale ha aderito l'allora sindaco Giancarlo Corada, il centro destra ha taciuto nel modo più assoluto. Si legga qui sotto. Confermata la anticipazione de "Il Vascello": Scajola, "l'anno prossimo cominceremo a costruire le centrali", Caorso tra i siti, ulteriore conferma a Bratislava, ma Cremona tace
Il Senato approva definitivamente il «Ddl Sviluppo». Ora è legge e l’Italia dopo 22 anni torna nel nucleare. Il Ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola è atteso a sei mesi di fuoco. Il governo deve presentare nei prossimi sei mesi i decreti attuativi per la selezione dei siti su cui nasceranno le centrali e per gli stoccaggi dei rifiuti radioattivi. Entro la fine dell’anno saranno individuati i siti su cui costruire le centrali ed entro un anno ne sarà richiesta l’approvazione al Parlamento. Se l’obiettivo è la costruzione di 12.000 Megawatt atomici a regime, con investimenti stimabili in circa 35 miliardi, dall’intesa Italia-Francia di febbraio dovrebbero nascere 4 centrali Epr da 1.600 Megawatt l’una (una di queste è quella di Caorso, alla quale sembra favorevole il centrodestra In Provincia e Comune di Cremona).Scajola sottolinea infatti che è arrivata «disponibilità a livello locale da vari enti». Altri reattori potrebbero essere gli Ap 1000 di Westinghouse. Ma proprio su comuni e regioni sono puntati i riflettori. La Toscana con il governatore Martini, il Piemonte con la governatrice Bresso contestano «una scelta sbagliata». La Puglia con Nicky Vendola, la Sardegna con Ugo Cappellacci, la Basilicata con Vito De Filippo sono schierati per il «No» così come il presidente della conferenza delle Regioni Vasco Errani che contesta «una strada sbagliata». Aperture erano arrivate a suo tempo dal Veneto e dalla Lombardia. L’orizzonte temporale per avere le prime centrali nucleari in rete è ipotizzabile intorno al 2020. Ecco i primi nomi dei siti che ospiteranno le centrali: Monfalcone (Go), Chioggia (Ve), Ravenna, Caorso (Pc), Trino (Vc), Fossano (Cn), Scarlino (Gr), San Benedetto (Ap), Latina, Termoli (Cb), Garigliano (Ce), Mola (Ba), Scanzano Ionico (Mt), Palma (Ag), Oristano. Intanto una ulteriore conferna giunge da Bratislava, da parte dell'Enel. L'Enel ha identificato alcuni siti possibili candidati ad ospitare le centrali nucleari in Italia, che potrebbero entrare in produzione gia' a partire dal 2018. Lo ha detto, all'inaugurazione della centrale nucleare di Mochovce in Slovacchia, l'amministratore delegato dell'Enel, Fulvio Conti, spiegando che ''i nostri tecnici stanno gia' lavorando per l'individuazione dei siti, alcuni dei quali sono gia' stati identificati'' attraverso degli studi di fattibilita' condotti dal gruppo, in attesa di conoscere i criteri che verranno dettati dai decreti attuativi. L'obiettivo, ha spiegato Conti, e' quello di arrivare ''entro il 2013 ad iniziare la cantierizzazione'', mentre i ''tempi tecnici per la costruzione possono richiedere dai 4 ai 5 anni. In questo calendario ideale, se ci trovassimo nel 2013 a mettere la prima pietra, l'ultima potrebbe arrivare nel 2018 e quindi la produzione potrebbe iniziare in quella data''. Un illustre esperto, il prof. Gianni Mattioli, sostiene che la scelta di Caorso per una nuova centrale nucleare contraddice ad ogni principio di prudenza. Ma sono i francesi che premonoI conti in tasca degli italiani e la salute sono tutti contro il nucleare e per la vantaggiosità delle energie rinnovabili Importante presenza a Cremona di uno dei maggiori esperti italiani di energia nucleare a nome del comitato nazionale che si preoccupa del riquilibrio delle fonti energetiche nel nostro Paese.Si tratta del prof. Gianni Mattioli, dell'università Laromana La Sapienza, invitato dal corrispondente comitato cremonese per il risparmio energetico e le energie rinnovabili.
In mattina si è misurato con la stampa in attesa del successivo incontro con parecchi amministratori del territorio sul tema "Un Po libero dal nucleare: un patto tra i territori". Patto assolutamente necessario dal momento che il ritorno al nucleare piove sulla testa delle amministrazioni locali e delle Regioni che tutt'al più saranno chiamate e prendere atto delle scelte quando le decisioni saranno state già prese.
La battaglia per ripristinare la verità delle cose è estremamente difficile perché una massiccia campagna mediatica ha convinto anche il cittadino medio al fatto che il nucleare sia l'unica via di uscita del nostro Paese per il proprio approvvigionamento energetico. Molti sono persino convinti che il prezzo del nucleare sia addirittura più conveniente di quelli di altre materie energetiche (petrolio e carbone), e non considerano neppure che il prezzo in salute della popolazione anche in una situazione assolutamente "normale", cioè senza eventi assolutamente catastrofici come Cernobyl, resti comunque altissimo. In termini di vite umane, per parlarci chiaro. Salute ed economia depongono tutti a favore delle energie rinnovabili alle quali d'altronde l'Italia dovrebbe puntare per il 20 per cento secondo gli obiettivi stabiliti dall'Europa: biomasse, energia eolica, solare. L'excursus del Prof Mattioli è stato sintetico, esauriente, estremamente documentato. Si è anche parlato della localizzazione dei siti, Caorso in primo luogo. In pratica sui piedi dei cremonesi. Il prof. Mattioli affermato che persino la carta delle faglie che percorrono il nostro paese dovrebbe tener fuori Caorso dalla scelta governativa. Ecco a destra la carta Imax raffigurante le massime intensità macrosismiche nei comuni italiani.. Ma soprattutto i francesi (si rilegga qui sopra il nostro servizio con l'intervista al presidente di EdF) previlegiano questa soluzione, come d'altronde l'altra localizzazione, anche più pericolosa, quella di Montalto di Castro. Conferma dunque di una scelta che sarebbe estremamente pericolosa e antieconomica, il che consiglierebbe una formidabile presa di coscienza dei cittadini. Una iniziativa, dunque, quella presa dal comitato cremonese che invita a un reale, informato, trasversale impegno contro il nuovo insediamento a Caorso e contro la scelta di Berlusconi, Scajola e C. protagonisti della legge recentemente approvata sulla riapparizione del nucleare. Purtroppo a Cremona a Provincia tira un' aria nel centrodestra assolutamente acritica, favorevole alla legge che rilancia il nucleare: non sposerà certamente l'ambizione di indire un referendum locale.Nella foto: il sindaco di Pizzighettone Luigi Edoardo Bernocchi, il prof. Gianni Mattioli, l'on. Marco Pezzoni. Le ACLI : La crisi e lo sviluppo sostenibile impongono anche il no a nuove centrali nucleari, altre modalità e impegni per il mondo del lavoro
 |  | La centrale di Caorso? No al nucleare e a un'altra servitù, mai pagata (nonostante le promesse)
La centrale di Caorso prima dell'avvio dei lavori di smantellamento. EDF ritiene, come si legge qui sopra, che Caorso sia un sito ideale per la realizzazione di una delle quattro centrali che assieme a Enel costruirà in Italia. La scelta del sito spetta comunque al Governo. La nuova centrale sorgerebbe accanto ai resti della "vecchia".
di Giuseppe Torchio, presidente della amministrazione provinciale Il dibattito su “nucleare si” o “nucleare no” ritorna ciclicamente, in modo più o meno strumentale, alla ribalta del dibattito politico. Come ha giustamente sottolineato Antonio Leoni, questo territorio sta combattendo per ottenere ciò che gli spetta per lo smantellamento della centrale di Caorso: gli Enti Locali cremonesi, che hanno speso milioni per la vicinanza di un impianto nucleare in strutture e servizi, attendono dal Governo quanto speso sino ad oggi, comprese le compensazioni ambientali. Per questo, la legge 13 recante “misure straordinarie di risorse idriche e di protezione dell’ambiente”, va integrata e modificata. Nella legge si parla solo di compensazioni per territori “confinanti”, mentre a Roma, alla presenza dei funzionari ministeriali e come pareva condividere lo stesso Ministro Scajola in una sua lettera, avevamo chiesto il rispetto della legge per la redistribuzione delle risorse anche ai territori limitrofi entro 10 chilometri dai siti. Se, rispetto al pregresso si è riusciti, dopo il pressing che abbiamo posto in essere ad includere nel riparto dei fondi di compensazione i Comuni confinanti, ora bisogna procedere nell’includere quelli limitrofi.
Se con Stogit, Snam rete Gas, Enel e Terna si sono avviate e si stanno avviando relazioni per compensazioni per altri tipi di impianti a livello locale, non capisco perché ciò non possa avvenire per la presenza dei siti nucleari. Basti pensare che l’ASL di Cremona, per le misure di sorveglianza, misure di soccorso, di controllo, ha speso 210mila, senza dimenticare gli investimenti fatti negli scorsi anni per i Centri di Decontaminazione, strutture, corsi di formazione, piani di intervento, protezione civile, con le spese sostenute dagli Istituti Ospitalieri di Cremona.Ora Pierre Gadonneix, presidente della società francese Edf, rilancia come riferisce il servizio de "Il Vascello" virgolettando le parole del potente presidente della società francese che assieme a Enel sta già promuovendo collaborazione e competenze - l’ipotesi di nuovi impianti nucleari in Italia siglando accordi con il presidente Berlusconi. E già parla pure di possibili siti: esplicitamente Caorso, lungo il Po, vicino anche agli ex impianti. Dunque dopo il mancato riconoscimento della precedente, un’altra servitù per Cremona e soprattutto uno scelta oculata? Una scelta del governo che non tiene conto di quanto già l’Italia sta facendo in materia di energia da fonti rinnovabili (idroelettrico, fotovoltaico, eolico, salti d’acqua, biomasse e biogas). Meno 20% di emissioni di gas serra, più 20% di risparmio energetico, una fetta di rinnovabili pari al 20% della torta energetica entro il 2020. Questi sono obiettivi che si era data l’Unione Europea prima che scoppiasse la crisi finanziaria. E questi devono restare. Cremona diventerà la prima provincia “Carbon Zero”, un esempio emblematico europeo. Tanto per fare un esempio, a livello provinciale, la produzione di energia da fonti alternative ammonta complessivamente a 100 Mw, senza contare quanto si potrà fare in termini di produzione di energia pulita con il progetto di regimazione; nei giorni scorsi è giunta la formale risposta del gruppo energetico E.On, che si è detto pronto ad investire 1,3 miliardi di euro sul Po, puntando a produrre circa 921 MWh tramite l’idroelettrico, (il 3% del fabbisogno nazionale!!) attuando il progetto dell’Autorità di bacino per la regimazione, navigazione tutto l’anno, sicurezza idraulica, irrigazione. In altre parole, abbiamo un tesoro a pochi metri da noi. Un tesoro che può fruttare energia pulita e definitiva sistemazione del Po: basta sfruttarlo.
A ciò si aggiunge la risorsa del cosiddetto “miniidroelettrico, capace di produrre, a regime, 35 milioni di Kw, produzione sufficiente a soddisfare il fabbisogno elettrico di 36mila abitanti / 13.500 famiglie: una città come Crema. C’è poi il progetto della Fabbrica della Bioenergia prevede di realizzare azioni coerenti e sinergiche sul territorio Cremonese mirate al miglioramento della qualità di vita urbana e rurale nell’economia di mercato post Kyoto, grazie allo sviluppo dell’interdipendenza tra Natura (Campagna) e città, ovvero agricoltura innovativa sociale sostenibile. Nella produzione di energia da biogas in cinque anni abbiamo fatto passi da gigante: trenta impianti conosciuti in Provincia di cui non tutti ancora in esercizio. La potenza installata è pari a 22,94 MW e l’energia producibile annua sarà pari a 183520 Mwh. Entro il 2020 le previsioni del Piano Energetico sono di arrivare a circa 50 MW di potenza elettrica installata. Dulcis in fundo, l’energia solare che già produciamo avendo installato pannelli sugli edifici di proprietà della Provincia, assicurando l’autonomia energetica ad alcune scuole. Appare evidente, quindi, che la strada che abbiamo intrapreso ci permetterà di avere energia pulita, assai minore dipendenza dal petrolio o dal gas, miglioramenti ambientale, difesa del territorio. Ma perché l’amministratore di Edf non fa un giro a Cremona? |
Le Acli si chiedono quale sia il senso del fare attività amministrativa proprio oggi che la crisi segna pesantemente la vita dei singoli cittadini, specialmente dei ceti più deboli. Si tratta di una crisi strutturale all’attuale sistema, figlia di un liberismo selvaggio che per decenni ha prodotto benessere solo per pochi, ha travolto i diritti dei più, ha devastato il pianeta e ha seminato insicurezza ovunque. Uno dei fattori alla base della crisi -individuato da illuminati economisti- è l’iniqua distribuzione dei redditi a livello mondiale. Lo riconferma lo stesso Obama che ha posto a cardine della sua politica economica proprio il principio di “diffondere la ricchezza”e di creare maggiore equilibrio nella distribuzione dei redditi. Sappiamo che nel nostro paese le differenze di reddito sono particolarmente ampie: il 10% più ricco detiene circa il 42% della ricchezza totale. Ciò significa: lavoro precario, salari bassi, riduzioni fiscali favore dei ricchi e conseguenti tagli delle prestazioni dello stato sociale. Le Acli, quotidianamente vicine alle difficoltà della gente, ritengono che le Amministrazioni locali possono e devono intervenire per attutire i contraccolpi della crisi sulle famiglie e sulle comunità. Ritengono anche giunto il momento in cui le Amministrazioni debbano favorire politiche per la sostenibilità economica, sociale e ambientale al fine di uscire dal modello fallimentare della crescita senza limiti e del profitto a tutti i costi. Uno strumento strategico per cominciare a progettare un futuro diverso del territorio può essere il Patto di Sviluppo Provinciale, concertato tra le varie realtà amministrative, produttive e sociali. Ripartire dal lavoro - E' necessario ripartire dalla centralità del lavoro indicato anche dall’Ocse come “unica via per ridurre le disuguaglianze”. Le Acli hanno a cuore la condizione di tutti i lavoratori, specialmente di quelli oggi più penalizzati: i precari, i giovani e le donne privi di qualsiasi aiuto in caso di crisi dell’azienda, quelli che sono sfruttati e senza diritti. Da sempre, promuovono il diritto al lavoro e del lavoro come diritto di cittadinanza e chiedono alle nuove Amministrazioni: - un’attenzione alla salvaguardia dell’occupazione, al sostegno delle piccole realtà produttive tanto presenti in provincia; - di incentivare nuove opportunità lavorative in coerenza con la specifica vocazione e risorse del territorio; - di rilanciare la formazione come chiave di accesso al lavoro, specialmente per i giovani; di fare orientamento al lavoro e accompagnamento professionale durante i cambiamenti di percorso lavorativo; - di rinforzare l’economia civile che non produce profitti ma bene per la comunità; - di sostenere quelle esperienze di produzione e commercio virtuosi che creando circuiti di solidarietà allargata esprimono un modello alternativo. Politiche sociali - Davanti all’attuale disagio economico e sociale delle famiglie i Comuni possono e devono mettere in campo strumenti adeguati a dare supporto alle famiglie che perdono il lavoro e vivono con un reddito ridimensionato: facilitazione dei servizi, delle tariffe e del prelievo fiscale. Anche in questo momento difficile, è però importante sostenere la capacità di auto-promozione e auto-tutela della famiglia attraverso politiche integrate e mirate a superare la logica dell’intervento emergenziale e assistenziale. Davanti al rischio reale di povertà per tanti nuclei familiari occorre sviluppare forti reti di welfare locale secondo il modello fondato sulla collaborazione tra istituzioni e non profit, sull'integrazione socio-sanitaria e socio-assistenziale. Reti capaci di mutare le condizioni che generano bisogno e povertà, ma anche in grado di promuovere responsabilità personale e di comunità. Le Acli fanno già parte attiva di queste reti sul territorio e ne supportano le fatiche: chiedono però alle Amministrazioni di mettere in atto una collaborazione più qualificata ed efficace con le realtà del terzo settore in grado di intervenire nel sociale. Lo dicono specialmente in riferimento alle difficoltà di interazione inontrate con alcuni Comuni e alla necessità di realizzare forti sinergie sulle politiche sociali in qualche quartiere periferico della città. Politiche dell’immigrazione - La presenza di immigrati è ormai strutturale e fondamentale per il nostro sistema produttivo ed anche per quello sociale. Che ne sarebbe se i lavoratori stranieri lasciassero i nostri campi, le officine o se le badanti abbandonassero i nostri anziani? Il fenomeno della convivenza plurale e colorata è ormai un dato di fatto e va affrontato con lo strumento della legalità, dei dirittidoveri ma anche dell’accoglienza. Questa è una strada già sperimentata da Comuni e da associazioni e che va riconfermata. Le Acli per esempio, attraverso il ‘Consiglio territoriale per l’immigrazione’ hanno partecipato al progetto UNRRA per la coesione sociale delle colf-badanti nel distretto di Crema. Hanno promosso la loro autonomia ed emancipazione accompagnandole nella ricerca/offerta di lavoro e promovendo la rappresentanza della categoria. Queste e tante altre esperienze positive condotte dalle Acli nei distretti provinciali dimostrano che le Amministrazioni possono praticare concrete politiche coerenti alla logica dei diritti umani e della pari uguaglianza e dignità tra i cittadini come vuole la nostra Costituzione: le uniche in grado di costruire una convivenza civile con gli stranieri e le più idonee a vincere la paura che li dipinge prevalentemente come nemici da cui difenderci. Politiche che favoriscano la produzione di energia rinnovabile e la tutela dei beni comuni - L'attenzione al ricorso a fonti energetiche locali ed eco-compatibili e a tecnologie finalizzate al risparmio energetico resta fondamentale in una visione integrata e sostenibile dello sviluppo del sistema produttivo cremonese. La compatibilità dello sviluppo territoriale con la tutela e la valorizzazione dell’ambiente va presidiata da chiari e forti decisioni politiche. Le Acli vedono con preoccupazione il progetto legislativo di ritorno agli impianti nucleari per produrre energia elettrica. Serie valutazioni tecniche e la presa d’atto che le centrali verrebbero realizzate senza tenere conto del legittimo parere delle Amministrazioni e tanto meno dei cittadini, ci spingono a chiedere agli amministratori di attenersi al principio di “precauzione”, a non venire meno al loro ruolo decisionale, a cercare il consenso delle popolazioni interessate. Le Acli sono pure impegnate a difendere il diritto all’acqua come inalienabile e inviolabile per tutti e pensano che la disponibilità e l’accesso all’acqua potabile deve essere trattata come un bene e non come una merce: sull’acqua non si può fare lucro e la sua gestione deve avvenire al di fuori del mercato, tramite enti di diritto pubblico e non deve essere messa nelle mani dei privati. Sollecitano pertanto i Comuni a condurre un chiaro e deciso impegno in tale direzione. La Presidenza Provinciale delle Acli |